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Altri Viaggi 1988-2000

I nostri primi viaggi (anni ’80 e ’90)

Spagna, Messico, Irlanda, Grecia, Nepal, Cile

Spagna

Spagna - Alhambra, Granada

Spagna – Alhambra, Granada

Anno dei viaggi: una dozzina di volte tra il 1979 e il 2000

Come: auto e treno

Alcuni itinerari

1979 tour lungo la costa mediterrranea: Barcellona, Valencia, Alicante, Murcia, Granada, Malaga, Toledo, Madrid e ritorno.

1982 tour atlantico: Barcellona, San Sebastian, Bilbao, Santander, Burgos, Madrid, Toledo, Saragozza, Barcellona e ritorno.

1983 da Torino con un biglietto per Tangeri, Marocco. Persi a Barcellona e Valencia, mai arrivati a destinazione.

1988 Dai Paesi Baschi fino a La Coruna in Galizia

1992,1993,1994….2000 Cadaques e Catalunya.

Note

Chi non è stato in vacanza in Spagna almeno una volta negli anni ’80 scagli la prima pietra.

Per un italiano della nostra generazione la penisola iberica rappresentava la prima occasione “facile” di viaggio all’estero: avventuroso, divertente e soprattutto a basso costo.E così anche noi, da bravi italiani medi, abbiamo alcuni viaggi spagnoli da segnalare sulla mappa.

Sicuramente, al di là del divertimento classico mare – sole – notti insonni, la Spagna offriva, ed offre, uno splendore e una ricchezza di storia, architetture, natura che meritano almeno una vacanza.

Se diventa difficile trovare qualcosa da aggiungere di nuovo nella descrizione della bellezza di città come Barcellona o Madrid, non bisognerebbe rinunciare assolutamente allo splendore di Granada e dell’ Alhambra, la città araba perfettamente conservata posta sulle colline. Un viaggio medievale tra palazzi arabescati, cortili, specchi d’acqua e silenzio.

Per una emozione straniante: da non perdere, verso Madrid, la visita al Monastero de Piedra, un interessante monastero, collocato in una inaspettata isola verde dell’assolato altopiano centrale. Una vera e propria oasi.

E naturalmente Toledo, la bellissima città medievale (conosciuta nel mondo anche per la sua produzione di lame) situata su una piccola collina con il fiume Tago che la circonda su tre lati.E dalle atmosfere mediterranee e infuocate in poche ore di viaggio si può raggiungere la costa nord per respirare l’aria ventosa dell’Oceano, con le sue onde alte e scure, i suoi cieli grigi e i boschi fitti fin sulla riva del mare.

Ma un’altra immagine della Spagna, come di qualsiasi altro paese naturalmente, può essere restituita anche in altro modo: scegliere un luogo, anche piccolo, e tornarci più volte. Come ha fatto Sigfrido con Cadaques.

Cadaques è nota ai più per essere stata per decenni la dimora di Salvador Dalì , il visionario pittore che ha lasciato qui una scia di leggenda e un notevole seguito di artisti o presunti tali, tutti in cerca della giusta ispirazione che il geniale e sornione catalano pareva aver trovato. Tornare e ritornare qui a Cadaques, cenare al Bodegon di casa Anita in compagnia del funambolico proprietario Juanito, visto recentemente in un intervista TV, è stato un piacevole rito ripetuto per varie volte tra il ’92 e il 2000.

Alcuni qui a Cadaques si sono persi, come una coppia di inglesi perennemente ubriachi (attori di una famosa serie TV degli anni ’70), altri si limitano a sedersi al Cafè Maritim davanti alla baia e sorseggiare un Cremat respirando la strana atmosfera a metà tra arte e artificio che questo porticciolo emana.

Messico

Messico - Chichen Itza

Messico – Chichen Itza

Anno del viaggio: 1988

Come: Aereo + mezzi di trasporto locali

Itinerario

Torino – Parigi – New York – Houston – Mexico City – Teotihuacan – Puebla – Cholula – Oaxaca – Zona Archeologica di Monte Alban – Santa Maria del Tule – Teotitlan del Valle – Yagul – Mitla – Juchitan -Arringa / Tuxtla / Chapa de Corzo / Canon del Sumidero – San Cristobal de Las Casas – Cascate di Agua Azul – Cascate di Misol-Ha – Palenque – Campeche – Merida – Uxmal – Chichen-Itza – Yucatan:Cancun – Isla Mujeres – Playa del Carmen – Tulum – Isla Cozumel – Cancun – Mexico City – New York – Milano.

Note

Sono passati oramai molti anni da questo viaggio in Messico e molte cose saranno sicuramente cambiate ma la bellezza, la magia e lo splendore delle piramidi Maya e Azteche, delle coste selvagge dello Yucatan, delle foreste equatoriali che avvolgono i resti di antiche civiltà precolombiane sono e restano immutabili.

Almeno si spera. Il Messico continua ad essere oggi una meta di molti viaggiatori indipendenti e per tutti penso di poter dire: lasciate stare Cancun ma non perdetevi le piramidi di Palenque, nascoste tra foreste di banani, dove è possibile vedere la mitica lapide detta “dell’astronauta” per le sue misteriose incisioni; andate ad ammirare il giaguaro di terracotta con occhi di giada nascosto in una piramide a Chichen Itza; o ancora spingetevi fino alle rovine di Tulum, in riva al mare: e che mare!

Città del Messico era già allora un enorme mostro urbano circondato da chilometri di baracche e con un inquinamento quasi insopportabile. Resta comunque una grande metropoli, da percorrere, come sempre si dovrebbe fare, senza meta, lasciandosi andare al caso e agli incontri fortuiti. Con l’attenzione dovuta, si intende. Imperdibile vicino alla capitale la zona archeologica di Teotihuacan (con le piramidi di Quetzalcoatl, della Luna, e del Sole).

Messico - piramidi precolombiane

Messico – Teotihuacan

Se devo pensare ad un momento particolarmente suggestivo del viaggio ecco che mi si presenta alla memoria l’arrivo a San Cristobal de las Casas: aria gelida, montagne, indios in cammino sul ciglio della strada sterrata, colori forti in cielo grigio.

Indimenticabile per altri motivi un interminabile viaggio su un camion durato un giorno intero in compagnia del mitico Raciel Rueda Flores de Cordoba Veracruz, impegnato più che nella guida nello scolarsi un bottiglione di mescal. Vivi per miracolo ! Il mare dello Yucatan è mare caraibico, per cui non sto a scendere nei particolari. Attenzione però: sul lungomare potete incontrare granchi della dimensione di un cane bassotto e qualche scorpione, ma nulla di più. Per lo meno 16 anni fa…

E per concludere una quasi certezza: finire colpiti dalla maledizione di Montezuma. Una specie di pegno da pagare al Messico. Chi si è salvato tiri la prima pietra, chi ne è stato colpito….ha tutta la mia solidarietà! E sulle note di Mexico e nuvole, la faccia triste dell’America chiudo la porta del ricordo rimandandovi per le info alla nostra pagina omonima. Que viva Mexico !

Irlanda 1991

cieli d'Irlanda

cieli d’Irlanda

Anno del viaggio: 1991

Come: aereo + auto in affitto

Itinerario

Aereo Milano – Dublino – Milano.  Auto : Dublino – Wicklow – Waterford – Cork – Killarney – Tralee – Doolin’ – Aran Islands – Galway – Ballina – Sligo – Donegal – Letterkenny – Derry – Giant’s Causeway – Ballymena – Belfast – Drogheda – Dublino.

Note

Un viaggio di tre settimane in una terra antica e splendida, in un periodo (il 1991) in cui ancora il turismo da queste parti era abbastanza scarso e in alcune contee più remote i Bed & Breakfast costavano cifre irrisorie e la gente ti fermava per strada o nei pub per chiederti notizie dell’Italia (sopratutto del Papa).

Quasi seimila km percorsi alla velocità massima di quaranta all’ora per non perdere neanche un lembo di terra, un’insenatura o una spiaggetta solitaria dalla quale contemplare l’Oceano.

Ricordo i pub pieni di gente di tutte le età, con nonnine a bere Guinness come camionisti, ed i ragazzini fuori ad aspettare di compiere 15 anni per poter entrare (non ancora bere), per quello ci volevano 18 anni. Un paese dove all’epoca non servivano una pinta di birra ad una donna, solo ½. Alla domanda rivolta al barista – come faccio se voglio una pinta? – la risposta laconica: ne ordini ½ pinta adesso ed un’altra ½ più tardi.

E poi scogliere, prati verdissimi che finiscono nell’oceano, pecore e pastori come in un quadro impressionista. Una vita tranquilla, ora. Difficile immaginare l’Irlanda descritta dai libri sulla grande carestia del secolo precedente, secolo in cui un terzo degli Irlandesi morì di stenti ed un altro terzo partì senza nulla in tasca alla volta dell’America, unendosi agli italiani e a tutti quelli in cerca di una vita decente.

Irlanda - Clifs of Moher

Irlanda – Clifs of Moher

L’Irlanda del 1991 già faceva presagire lo sviluppo selvaggio e un po’ squilibrato che sarebbe venuto di lì a poco, dopo che le mulitinazionali europee scoprirono la manodopera a basso costo a due passi da casa senza finire per forza in Pakistan.

Sono tornato ancora nel 1996, ed ho trovato decisamente più gente, ma tutto sommato le zone più remote conservavano un fascino difficile da spiegare… il vento, gli improvvisi acquazzoni, gli squarci di sole inaspettati, i villaggi sonnacchiosi. Ora non ho idea di come sia cambiata: mi dicono che per andare alle Isole Aran si può prendere l’aereo; ai tempi c’era solo un battello in balia delle onde (con le conseguenze sullo stomaco che potete immaginare).

Credo però che questa terra, e tutta questa gente così orgogliosa e fiera, manterrà comunque a lungo quelle meraviglie che ti lasciano senza fiato, come quando al fondo di un immenso prato improvvisamente la terra cede il posto allo strapiombo delle scogliere di Moher come fossero – davvero lo sono? – le colonne d’Ercole.

Immagini – Irlanda

Grecia

Grecia - Delfi

Grecia – Epidauro

Anno del viaggio: 1994

Come: nave – motocicletta

Itinerario

Torino – Verona – Roseto degli Abruzzi – Bari – Igoumenitsa – Giannina – Meteore – Termopili – Itea -Delfi Atene – Capo Sunio – Canale di Corinto – Golfo di Nauplia – Micene – Epidauro – Mani – Porto Kagio -Sparta – Mistrax – Olimpia – Patrasso – Igoumenitsa – Brindisi – Torino.

Note

L’epica di questo viaggio scaturisce dalla particolare commistione della meta e del mezzo: chilometri e chilometri in motocicletta nella terra dei nostri avi. Un viaggio “classico” nella Grecia Classica, dieci anni esatti prima dell’inflazione Olimpiadi di Atene di questo 2004.

L’itinerario seguito ha toccato il più possibile le zone dense di storia antica, suggestive ed evocative a partire dal nome: Delfi, Micene, Atene, Sparta, Olimpia…il mito di fronte a noi, le nostre radici, il passato remoto davanti agli occhi.

Da menzionare su tutto, vivida nel ricordo, la splendida valle di Delfi che si apre allo sguardo come un eden pagano e che conserva una delle zone archeologiche più affascinanti e ricche mai viste.

Atene sapeva allora di grosso paese freneticamente urbanizzato ma l’imponente Partenone che domina la città moderna con indubbia superiorità riscatta qualsiasi stortura. Oggi sicuramente la capitale ha conquistato un nuovo volto, spero comunque conservando i suoi preziosi natali.

Grecia_I_37

Grecia – Capo Sunio

Molto suggestiva Micene con le sue incredibili testimonianze funerarie come le tombe di Agamennone e Clitennestra, nomi evocativi e mitici che solleticano ancestrali memorie scolastiche. Ricordo Epidauro, soprattutto per il suo immenso e splendido teatro che, per l’incredibile acustica, è ancora oggi utilizzato per concerti e prosa. In questo splendido scenario greco mi sono gustata una bellissima rappresentazione de “Gli uccelli” di Aristofane. Suggestivo, anche se non ho capito una sola parola.

Da non perdere lo spettacolo unico delle Meteore, monasteri bizantini arroccati sulla cima di strane e incredibili formazioni rocciose. Uno scenario quasi fantascientifico e surreale, ma di incredibile bellezza. La varietà delle coste, lo splendido mare Egeo, il Canale di Corinto, i tramonti ellenici (come quello spettacolare di Capo Sunio al Tempio di Nettuno) sono solo alcune delle numerose tappe del tragitto. A distanza di anni è difficile ricordarle tutte. Resta una memoria complessiva: Grecia classica e natura che si conciliano armonicamente in uno spettacolo unico che riempie lo sguardo ed il cuore, toccando profondamente l’anima e trasmettendo un vago e misterioso senso di appartenenza a questi luoghi.

Nepal

Nepal

life in Nepal

Anno del viaggio: 1994

Come: Aereo + mezzi locali + trekking

Itinerario

In Aereo Torino : Francoforte – New Delhi – Kathmandu e ritorno. In Pulmann-Camion :Kathamndu – Dumre.  Annapurna trekking: Dumre – Besishahar – Bahundanda – Chamje – Tal – Bagarchap – Chame – Pisang – Manang – Phedi – Thorong La – Muktinath – Jomsom – Kalopani – Tatopani – Shika – Ghorepani – Macchapucchare – Birethanti – Pokhara. In Pullman: Pokhara – Kathmandu.

Note

Fin da bambino avevo sognato di poter vedere da vicino le vette dell’Hymalaya, quando scrutavo gli atlanti cercando di memorizzare quei nomi – Daulaghiri, Macchapucchre, Everest (o Sagarmatha, suo nome vero); Mi ricordo la sera prima di partire di aver visto per caso in TV un documentario proprio sulla zona dell’Annapurna…. credo di non aver chiuso occhio, quella notte.

Comunque, l’arrivo a Kathmandu è stata una delle cose più stranianti: dopo aver letto tutto quello che era possibile leggere sul Nepal , mi ero fatto un’idea sullo stato in cui l’avremmo trovato : povero, dimesso, caotico e polveroso. Ecco che però vengo smentito prontamente appena arrivati all’aeroporto: legni pregiati, sala d’aspetto lumunosa e ricca di tappeti e opere d’arte locali; ma dove siamo?!?. All’apertura del cancello capisco che l’aeroporto (come poi ho saputo dopo) era l’unica cosa appena restaurata, per il resto l’assalto dei taxi scassati , dei bambini sorridenti e sporchi e dei cani pulciosi (e dell’odore forte di spezie ed immondizia) mi fa capire che effettivamente mi trovo nel terzo mondo.

Kathmandu A Kathmandu passiamo le prime ore a cercare un fantomatico alberghetto che ci aveva raccomandato un nostro amico. Lo troviamo, anche se questi qui del nostro amico non si ricordano e le foto-ricordo che gli abbiamo portato li lasciano indifferenti ( a ritorno dal trekking scopriremo che l’albergo cercato era un altro con lo stesso nome)…

Dopo alcuni giorni trascorsi ad abituarsi a questo mondo brulicante di vita e di bellezza e di cose che ti colpiscono alla bocca dello stomaco per la loro apparente crudeltà, si scopre un popolo di una sincerità e di una apertura a noi sconosciuta, e si impara presto ad amare i suoni, gli odori forti e le facce così diverse che si incontrano. Passare pomeriggi interi a girare per le strade imbambolati è cosa normale, almeno per i curiosi come me.

Nepal - trekking

Nepal – trekking

Il Trekking Gran parte dei 35 giorni passati qui in Nepal li abbiamo spesi, io ed il mio compagno di viaggio Gianni, a faticare sotto il peso di due zaini mostruosi su è giù per i sentieri e le mulattiere di un classico del trekking: L’Annapurna Trail. Duecento chilometri in mezzo a scenari di indescrivibile bellezza per ventidue giorni di cammino, dai 600 m di Dumre fino ai 5600 m del passo del Thorung La, e poi giù per la valle di Muktinath e Jomsom fino a Pokhara.

Al ritorno a Kathmandu : 8 chili di peso in meno, una forma fisica mai più raggiunta in seguito e una serie di ricordi che posso solo provare a condividere con voi atraverso le fotografie scattate laggiù.

A nolti anni di distanza da quel viaggio mi ha ferito leggere dei morti e della guerra civile che si è consumata in Nepal, un paese dove c’è un re inetto dalla faccia idiota, dove ci sono i ribelli maoisti (!), ed un popolo gentile che meriterebbe decisamente di meglio…Andateci, non ve ne pentirete!

Immagini Nepal

Cile

Cile - piste

Cile – piste

Anno del viaggio: 1998

Come: aereo + mezzi locali

Itinerario

Aereo: Milano – Amsterdam – Buenos Aires – Santiago, Bus, Aerei Locali e Jeeps: Santiago – Iquique – Calama – San Pedro de Atacama – Chuquicamata – Villa del Mar – Santiago – Temuco – Villarica – Osorno – Puerto Mont – Chiloè – Santiago.

Note

Una ventina di giorni passati a correre come matti su e giù per questo incredibile paese, incredibile sin dalla forma : 80-100 km di larghezza per circa 4000 di lunghezza! Essendo arrivati in aereo a Santiago che si trova… bravi!, giusto nel mezzo, il primo problema è ovviamente decidere se andare a Nord o a Sud, già sapendo di dover sprecare un paio di giorni per tornare al punto di partenza in tutta fretta per andare a vedere cosa c’è dall’altra parte. Ma così è il viaggiatore: per vedere un animale, una leggenda, una montagna, o un viso è disposto a fatiche inenarrabili ed a disagi biblici. Quindi via sul primo pulmann in partenza per il nord (Iquique – 26 ore).

Iquique ha un aspetto veramente impressionante : da un lato una duna gigantesca (ma gigantesca sul serio – circa 600 m di altezza) e dall’altro l’oceano pacifico. Qui (e ad Antofagasta) arrivavano dal deserto dietro la duna i treni carichi di rame e zolfo ed altri minerali da imbarcare. C’è un porto ancora molto attivo, anche se non più per il commercio delle ricchezze del sottosuolo, ormai esaurite o diventate quasi senza valore.

C’è anche una via di mezzo tra un mercato ed un supermercato enorme vicino al porto, dove si vende di tutto, dagli stuzzicadenti alle barche. Dopo aver chiesto a qualcuno, capisco di che si tratta: probabilmente per una reminiscenza del periodo d’oro del commercio di minerali, Iquique è Zona Franca, e qui tutto costa molto meno; viene gente da tutto il resto del Paese ed ognuno ha diritto ad un certo quantitativo di merce secondo regole insondabili.

Cile

Cile

Da Iquique il nostro itinerario ha toccato Calama dove ci sono le miniere a cielo aperto di Chiquicamata (vedi il recente film sul Che), San Pedro de Atacama in pieno deserto (era un’oasi, mi dicono che ora costa come Acapulco). E giù, giù di nuovo verso Santiago.

In pratica il Cile attraversa vari paralleli e le differenze climatiche tra nord e sud sono impressionanti: dal deserto del Nord si passa a laghi e montagne innevate dove si scia e le cittadine (Villarica, Pucon) sembrano costruite dagli Svizzeri! Qualche domanda ai locali, una consultatina alla guida, e si scopre che ai tempi del colonialismo c’erano i tedeschi. Ah, ecco.

Il rammarico più grande di questo viaggio è stato non poter arrivare in Patagonia, poiché la stagione (era Agosto, inverno da queste parti) non lo consentiva… tipo 30 gradi sottozero e venti a 110 km/h! Il patetico tentativo di chiedere alla capitaneria di porto se c’erano navi in partenza mi è fruttato qualche risolino e qualche epiteto tipo “gringo”… Che a dispetto dell’epica di quando eravamo bambini vuol dire più o meno “stupido bianco”.

Se potete andateci a Gennaio o Febbraio, troverete un clima più mite, anche se ci saranno più turisti e attraversare il deserto di Atacama di notte per giungere a San Pedro sarà forse meno poetico.

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