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Tanzania bad news

E dopo una bella notizia una notizia cattiva….purtroppo riguardante la Tanzania, terra magnifica e che amiamo profondamente.

elefanti tanzania

Quanto vale l’avorio? Vale 5 mila euro al chilo,

Quanto sono voraci di avorio oggi i mercati? Molto voraci, soprattutto quelli asiatici.

Quanto avorio garantisce un elefante ammazzato? Circa 7 chili di avorio.

Quanti elefanti ammazzati soddisfano le richieste odierne di mercato? Circa 40.000 elefanti.

Purtroppo la Tanzania sta chiedendo di rendere nuovamente legale il commercio dell’avorio, anche se solo per una quantità “limitata” (90 tonnellate). Dalla Tanzania è stata accertata la partenza verso porti asiatici, come Haiphong, in Vietnam, o Manila nelle Filippine, di circa 14.380 chili di avorio.

Nel 2006 nel Selous, uno dei parchi del Sud della Tanzania, c’erano 74.000 elefanti.

Nel 2009 ne sono rimasti circa 40.000 al contrario di quanto affermato dai documenti ufficiali che il governo tanzaniano ha inviato al Cites – Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate – millantando una crescita della popolazione dei pachidermi del 5% annuo…

Dopo il bando totale nel 1989, nel 1997 il Sudafrica chiese il permesso sempre al Cites di vendere in Asia – Giappone – l’avorio stoccato e, dal momento in cui il prodotto venne messo sui mercati la domanda iniziò chiaramente a salire, causa anche l’estensione legale del mercato, sempre ad opera del Cites, alla Cina. Essendo le riserve stoccate di quantità limitata ecco spiegata la forte ripresa del bracconaggio in Africa su larga scala.

Il governo tanzaniano ha ammesso che il problema del bracconaggio continua a sussistere. A causa di scarsi se non inesistenti controlli alle dogane e della corruzione delle forze dell’ordine, container carichi di avorio continuano a lasciare il paese

La tregua di questo assurdo massacro durava da una quindicina di anni ed ora, proprio in questi giorni, dal 13 al 15 marzo, a Doha nel Qatar, la proposta di riapertura della caccia all’avorio degli elefanti sarà all’ordine del giorno dei lavori del Cites.

Il ricavato di questa orrenda operazione si aggira intorno ai 14-15 milioni di dollari e, tenuto presente che il turismo in Tanzania ne porta almeno 80 all’anno solo considerando il pagamento per l’ingresso ai parchi non si capisce neppure da un punto di vista economico il senso di tale operazione.

Fortunatamente l’opposizione a tale proposta nasce già all’interno del paese: l’associazione alberghiera è fermamente contraria alla decisione del governo di chiedere la riapertura del mercato dell’avorio sottolineando come tale ipotesi minerebbe profondamente l’immagine del paese e l’industria del turismo.

A sostegno dell’opposizione interna al commercio dell’avorio della parte illuminata della popolazione tanzaniana altri 16 paesi africani, tra i quali Etiopia, Senegal, Kenya, Mali e Nigeria, chiedono una moratoria di almeno 20 anni. Sul fronte opposto, per un guadagno veloce, facile e crudele, sostengono la proposta del governo tanzaniano il Sudafrica, il Botswana, la Namibia e lo Zimbabwe.

Aiutiamo come possibile il turismo naturalistico, civile, sostenibile dell’Africa perché sia nella conservazione del territorio il futuro sul quale questo povero e martoriato continente possa basare il suo riscatto.

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