Irlanda 2005 – Il diario

 

Irlanda: George, Mildred & Sons

Go Ireland! Irlanda, stiamo arrivando!

1 Agosto 2005 – Lunedì

Irlanda

Irlanda

In un caldo, torrido, afoso pomeriggio di agosto partiamo felici da Torino per il nostro viaggio verso l’Irlanda. Paola, Dino, Valeria, Sigfrido, multipla gialla e valigie al seguito. Raggiungiamo l’aeroporto di Orio al Serio da dove decolla (si spera) il nostro volo Ryanair “low cost” per Shannon. Lasciamo la macchina nel parcheggio, facciamo il chek-in liberandoci così dei voluminosi bagagli e decidiamo di mangiare cena. Pessima decisione. L’aeroporto offre un orrido self service che serve cibi di infima qualità. Pazienza.

Ora dell’imbarco, arrembaggio per trovare i posti sull’aereo (chissà perché la Ryanair non li assegna, mah…). Il volo è tranquillo e atterriamo a Shannon alle 23.00 ora locale. Ritiro bagagli e poi andiamo a prendere la nostra auto in affitto. La strada per il primo B&B è breve: per fortuna visto che è buio, l’auto ha i comandi a destra e si guida a sinistra. Valeria prende posto alla guida e senza incidenti arriviamo al Shannonside (Shannon – contea di Clare).

Ci accoglie la padrona di casa e ci introduce nel fantastico mondo delle camere dei bed & breakfast irlandesi: pareti rosa, letti morbidi, moquettes ovunque, tende ricamate, abat-jour di pizzo. Che dire, decisamente non è il nostro gusto ma, inutile negarlo, veramente accogliente ! Buonanotte Irlanda.

2 Agosto 2005 – Martedì

Ci svegliamo ristorati e rinfrancati in terra d’ Irlanda che, dopo la pioggia della notte, ci regala uno splendido arcobaleno sullo sfondo del cielo grigio del mattino. Chiudiamo le valigie appena aperte la sera precedente, ci gustiamo una ricca e succosa colazione e partiamo verso Killorgin, direzione Limerik. Ora si tratta sul serio di guidare a sinistra. In realtà nel giro di pochi chilometri tutto risulta semplice, a parte imboccare le rotonde nella direzione opposta a quella a cui siamo abituati!

Senza grandi incertezze cominciamo a percorrere le strade irlandesi, immediatamente affascinati dal verde dei prati che scorrono accanto a noi e dal cielo di nubi scure rotto qua e là da sprazzi di sole. Al primo paese siamo già fermi per fare due passi senza meta precisa. Fotografiamo le case con i tetti di paglia, ci fermiamo accanto ad un parco attraversato da un piccolo rio dove un tempo si lavavano i panni (My beautiful laundrette !), entriamo a curiosare in un negozio di musica e strumenti musicali; Infine risaliamo in macchina e proseguiamo verso la nostra meta.

All’ora di pranzo siamo a Killorgin, un bel paese vivo e colorato (come quasi tutti i paesi qui in Irlanda), attraversato da un grosso fiume. Per cercare il nostro B&B della sera a venire ci infiliamo nel primo pub di una lunga serie. Bella scusa! Scatta l’ordinazione della Guinness, anche questa prima di una lunga serie. Paola e Dino assaggiano perplessi, vagheggiando l’italico vino, ma dopo qualche sorso sono già conquistati. Facciamo quattro chiacchiere con il barista e con il vecchietto ancorato al bancone (di default in ogni pub irlandese che si rispetti). Capiamo la metà di quello che ci dicono e proseguiamo nella ricerca del B&B

Alla fine lo troviamo: in realtà ci eravamo già passati davanti più volte! Il Riverside House (Killorgin – contea di Kerry) è situato in cima alla collina e le sue vetrate offrono uno splendido

Irlanda - prime tappe

Irlanda - prime tappe

scorcio di fiume. Siamo accolti dal cane di casa: Toby, un grosso meticcio nero, si rotola “pericolosamente” di fronte a noi in caccia di carezze. La padrona di casa ci mostra le nostre camere, come sempre accoglienti. Abbiamo giusto il tempo di lasciare le valigie e ripartiamo per il Ring of Kerry: bisogna sfruttare appieno il pomeriggio.

Percorriamo la strada lungo la costa che si apre ai nostri occhi con splendidi panorami, scogliere, prati verdi, immense spiagge atlantiche. Facciamo una tappa vicino ad una piccola baia. Mangiamo un panino in un chiosco vicino al mare. Proseguiamo verso sud e ci buttiamo in una stradina laterale che si spinge ancora di più verso il mare. La macchina ci consente di improvvisare rispetto al percorso tracciato per il turismo di massa e di lasciarci alle spalle le strade più trafficate d’Irlanda.

Arriviamo così in un punto della costa assolutamente deserto, perso tra i pascoli e i prati a picco sull’Oceano. Da questo punto di osservazione possiamo vedere le Skellig Island. Ci fermiamo vicino ad una targa commemorativa che ricorda la caduta in quel punto di una pattuglia di piloti americani durante la Seconda Guerra Mondiale. Un piccolo pezzo di storia. Il cielo ci offre alcuni squarci di azzurro tra nuvole grigie. Un ottimo inizio.

Ci spingiamo fino all’isola di Valencia, unita alla terraferma da un lungo ponte. Percorriamo tutto il perimetro dell’isola gustandoci il panorama rarefatto e silenzioso e, tornati sulla terraferma, facciamo tappa a Waterville. La cittadina di Waterville si distribuisce ordinata con le sue piccole case colorate sulla riva di un’ampia baia che si apre sull’ agitato Oceano. Facciamo quattro passi sul lungomare, ci sediamo in un pub a bere la nostra Guinness-aperitivo proprio di fronte alla statua di Chaplin, che qui a Waterville trascorreva giorni di vacanza e risposo. E come non capirlo: cielo e mare si fondono in un orizzonte infinito, il vento spazza nuvole veloci nel cielo, la pace e la tranquillità regnano sovrane in questo luogo.

Riprendiamo la strada del ritorno, abbiamo ancora un bel po’ di chilometri davanti a noi prima di arrivare. Decidiamo di tagliare per le montagne facendo un “passo” di poche centinaia di metri. Lo scenario intorno a noi è magico: nessun essere umano all’orizzonte tranne noi, prati e rocce scure, pecore tra i prati, cielo che minaccia pioggia…lontani dal mondo, lontani da tutto.

Arriviamo a Killorgin che sono quasi le sette di sera e ci ricordiamo troppo tardi che in Irlanda per la cena è già troppo tardi! Facciamo molta fatica a trovare un posto che ci serva ancora qualcosa da mangiare. Alla fine lo troviamo: non è il massimo ma il nostro stomaco ringrazia comunque! Ancora una birra della buonanotte al primo pub lungo la strada per il B&B e poi… tutti a dormire.

Verso Doolin

3 Agosto 2005 – Mercoledì

Freschi e pimpanti dopo il ristoro notturno e la ricca colazione chiudiamo le valigie e carichiamo la macchina. Si parte di nuovo! Fuori piove ma siamo attrezzati con tutto l’occorrente: giacche, maglioni, cappelli, giacche a vento, bandane, ombrelli….niente ci fermerà! Nemmeno la pioggia d’ Irlanda!

Cominciamo la mattinata facendo compere per la giornata: una presa multipla con attacco inglese che ci permetta di caricare macchina fotografica digitale e cellulari e cibarie varie per il pranzo. Il commesso del negozio di materiale elettrico è un irlandese burbero e simpatico che ci dice: come mai siete qui ? In vacanza, rispondiamo. E lui: ah, noi irlandesi ora siamo in vacanza in Italia e voi qui in Irlanda, crazy world!

Irlanda - colline e campi

Irlanda - colline e campi

Eccoci per strada: Valeria alla guida, Sigfrido navigatore munito di cartina e guida, Paola dietro munita di sigarette, Dino accanto che si chiede (e ci chiede) continuamente come mai questo prato è così verde? Perché quel prato è più verde dell’altro? Ecco, vedi, vedi, quello è ancora più verde…saranno sementi particolari…guarda, guarda quello come è verde…il mio non è così verde…ecco Paola, guarda quello come è verde…Paola fuma.

Dopo aver percorso un po’ di strada la pioggia ci lascia e il sole fa capolino. Un miracolo.Guidando lentamente, osservando con cura il mondo dai finestrini, arriviamo a Dingle. La cittadina è piena di turisti, essendo una delle tappe consolidate dei tour in Irlanda. Un piccolo porto, pub, case e negozi coloratissimi e la storia del delfino Fungie, un delfino solitario comparso in queste acque alcuni anni fa che ha deciso di restare a giocare ogni giorno con tutte le barche che escono dal porto. Siamo tentati di fare i turisti medi e acquistare il Fungie-tour, ma il tempo e poco. Optiamo per un aperitivo Guinness in un bellissimo pub vicino al porto che ci costringe a molteplici passaggi in bagno e ripartiamo.

Proseguiamo lungo la costa verso nord percorrendo la penisola di Dingle. La strada è stretta e tutta curve ma il panorama è splendido. Le scogliere sono sempre più a picco sul mare, sempre più “irlandesi”. Verso l’ora di pranzo ci fermiamo a mangiare un panino “en plain air”. Troviamo un prato vista oceano, una specie di terrazza naturale sospesa sul nulla. Sullo sfondo le isole Blasket. Seduti nell’erba mangiamo, osserviamo il volo dei gabbiani sopra e sotto di noi, scambiamo quattro chiacchiere con una simpatica coppia di Bari in viaggio di nozze e…ci facciamo il nostro primo vero caffè all’estero: fornelletto, moka, bicchierini, zucchero. Siamo attrezzatissimi, neppure le raffiche di vento ci scoraggiano. Bere un buon caffè, seduti sull’orlo del mondo, questa è vita.

Dopo la pausa la meta per la sera è Ballydavid, contea di Kerry, per dormire al Nic Gerailts B&B. Ballydavid è un piccolissimo paese in parte sul mare e in parte nell’entroterra. Arriviamo vicino alla piccola spiaggia e, per chiedere informazioni, ci fermiamo naturalmente in un pub: che novità! Il tempo è clemente e ci accomodiamo ai tavoli esterni in riva alla spiaggia. Una bella pausa. Troviamo il nostro B&B: ci accoglie Alina, la figlia della proprietaria, una ragazza dolce e gentile che, dopo averci mostrato le nostre camere ci offre un tè nel salotto buono di casa. Tempo per una doccia e siamo di nuovo in macchina: abbiamo deciso di cenare a Dingle, che dista solo pochi chilometri. Ballydavid non offre una grande scelta…

Arrivati a Dingle scatta il primo tour souvenir: Paola, Dino e Valeria escono ed entrano frenetici e indecisi da tutti i negozi possibili, mentre Sigfrido decide di fare l’anti-consumista e scatta un po’ di fotografie qua e là. La seconda cena irlandese ci ripaga della prima non completamente riuscita. In attesa che si liberi un tavolo finiamo a fare quattro chiacchiere con due ubriaconi da banco che si lanciano nel racconto di una barzelletta incomprensibile. Neppure il nostro traduttore ufficiale Sigfrido riesce a capirci qualcosa. Comprendiamo solo che tutti hanno superato il tasso alcolico da un pezzo.

Giunge finalmente il nostro turno al tavolo e dopo qualche difficoltà di interpretazione del menu riusciamo ad ordinare ad una cameriera (come dappertutto qui nei pub irlandesi) super efficiente e iperattiva. Soddisfatti e rinfrancati, con lo stomaco pieno decidiamo di fare quattro passi digestivi ma veniamo naturalmente risucchiati nell’ultimo pub della giornata per la Guinnes/wisky della buonanotte. Il pub è veramente fantastico: un vecchio negozio di scarpe adattato, tutto in legno, molto accogliente. Al bancone un tizio simpatico e decisamente alticcio, che dice essere originario per madre di Salerno, interroga Sigfrido sulla visione della Madonna fuori dalla finestra. In effetti anche noi la vediamo: o il wisky è molto buono oppure qua fuori, davanti al pub, c’è una chiesa. Chissa…

4 Agosto 2005 – Giovedì

Irlanda - il ferry da Tarbert

Irlanda - il ferry da Tarbert

Al mattino, appena aperti gli occhi, non possiamo che constatare che ci aspetta un’altra grigia giornata di pioggia. Ci consoliamo con una colazione deliziosamente casalinga e come sempre carichiamo la macchina: oramai abbiamo una organizzazione perfetta ed ogni singolo bagaglio ha il suo incastro dedicato. Guai a mutare l’ordine! Una tappa al piccolo market per le provviste della giornata, una tappa a Dingle per un ultimo saluto e poi si parte sul serio. Il primo tratto di strada ci vede impegnati tra curve che si arrampicano su per una montagna (si fa per dire…) e la pioggia battente. Arrivati al punto più alto del passo dovremmo vedere dei laghi. Mah, nebbia e pioggia, nuvole basse e occhiali appannati non facilitano. Laggiù qualche macchia scura, forse sono i laghi…cerchiamo di consolarci con un caffè ma pioggia e vento ci fanno desistere.

Proseguiamo in direzione Tralee per giungere poi a Tarbert da dove partono i ferry per attraversare un piccolo tratto di mare e accorciare il tragitto bypassando la costa che in questa zona non offre nulla di così interessante. La traversata non dura più di mezz’ora, che sfruttiamo per preparare e mangiare i panini senza neppure scendere dalla macchina: fuori diluvia. Chilometro dopo chilometro giungiamo a Kilkee, un grosso paese ancora sul mare. Ci fermiamo a fare qualche fotografia in riva alla spiaggia: noi vestiti come montanari in mezzo a gente in costume da bagno e ciabattine che si tuffa nell’Oceano gelato sotto la pioggia. Qualcuno ha sbagliato qualcosa. Irlanda – Italia 1 a 0.

Scatta l’ora della prima Guinnes della giornata. Ci rifugiamo in un bel pub che si affaccia sulla via centrale del paese. Tappa obbligata al bagno per restituire immediatamente la birra al pub e poi di nuovo in automobile verso Doolin. Arriviamo a metà pomeriggio, ottimamente accolti nel semplice e accogliente B&B Emorhuo di Margaret (Doolin – Contea di Clare). Dalle nostre stanze possiamo ammirare i prati dietro casa sui quali scorrazzano liberi cavalla e puledrino: una visione.

Indomiti decidiamo di uscire immediatamente, giusto il tempo di fare un veloce bucato nel lavandino da veri italiani medi per approfittare dei termosifoni accesi come stendibiancheria. Riprendiamo l’auto e scendiamo a Doolin da una strada che definire ripida è poco, una specie di tuffo dal trampolino, immediatamente ribattezzata K2. Sigfrido continua a lottare con le nuvole che, non appena piazza il cavalletto (operazione che impegna dai 10 ai 15 minuti) si piazzano davanti al sole, per poi spostarsi non appena smonta il tutto. Ci dirigiamo al porticciolo per acquistare i biglietti della barca che domani ci porterà alle isole Aran. Sul molo tira un vento gelido mentre la pioggia continua a non dare tregua.

Irlanda - Doolin

Irlanda - Doolin

Ad acquisto fatto non ci resta che entrare nel pub per la birra-aperitivo e poi restarci fino all’ora di cena. Purtroppo la pioggia battente ha fatto prendere la stessa decisione a tutto il paese e il pub O’Connor sembra un vagone della metro nell’ora di punta. Non importa: il posto è molto bello e accogliente comunque, uno dei pub più storici dell’Irlanda. Tra pinte di birra al bancone, chiacchiere, sigarette fumate sull’uscio, facciamo arrivare l’ora del caffè che, come liceali in gita, ci facciamo di nascosto in camera di Paola e Dino. Domani ci aspettano le isole, good night!

Aran Islands

5 Agosto 2005 – Venerdì

Dopo la solita abbuffata di colazione, ci presentiamo al porto per salire sulla barca: la nostra destinazione è Inisheer, una delle più piccole isole dell’arcipelago delle Aran, scelta per evitare la folla. La nostra barca pare in buone condizioni, la ciurma è composta da giganteschi orsi rossi irlandesi dall’aspetto rassicurante. Saliamo: cioè, Paola, Dino e Sigfrido salgono; Valeria rotola giù dalla scaletta della barca con fragore tra lo sguardo attonito degli altri passeggeri. Nulla di che, ma le chiappe dolgono…

Come lasciamo il porto l’Oceano si fa sentire ma per fortuna con dolcezza: un mare tranquillo. Anche la giornata sembra essere dalla nostra parte: il cielo è azzurro e splende il sole. Sembra un altro mondo rispetto a ieri. Durante la traversata viviamo anche un emozionante fuori programma: l’elicottero della Guardia Costiera ci raggiunge e ci sorvola a bassissima quota per una buona mezz’ora. Dallo sguardo preoccupato dei marinai comprendiamo che dal cielo stanno contando i passeggeri per controllare che non ne abbiano caricati troppi. L’apoteosi è raggiunta quando un Guardacoste si cala dall’elicottero direttamente sul pontile della barca: tripudio e applausi dei turisti, supponiamo multa salata per la ciurma!

Irlanda - Isole Aran - Inisheer

Irlanda - Isole Aran - Inisheer

Attracchiamo su Inisheer e decidiamo di percorrerla a piedi per gustarci da vicino la sua essenza. Vicino al piccolo porto ci sono alcune case e pub, dove naturalmente facciamo una tappa veloce, e poi ci incamminiamo per un sentiero lungo la costa. Il panorama è meraviglioso: l’isola è completamente ricoperta da una ragnatela di muretti a secco che rendono surreale lo scenario. Ci spingiamo fino sul mare arrampicandoci sulle rocce per poi perderci nel labirinto dell’interno, tra sguardi attoniti di mucche al pascolo, cespugli di piccoli fiori colorati, voli di uccelli, sole, silenzio e nuvole veloci. Senza quasi rendercene conto camminiamo per più di tre ore e sfiniti ritorniamo al pub di partenza. Ci accomodiamo ai tavoli di pietra all’esterno per una birra e un panino vista Oceano. La pace assoluta!

Nel primo pomeriggio riprendiamo il traghetto per la terraferma e dopo l’ora di traversata (più tranquilla dell’andata) siamo pronti per la gita alle Cliffs Of Moher che distano pochi chilometri da Doolin. Arrivando dalla pace e dal silenzio di Inisheer l’impatto è un po’ traumatico. Un enorme parcheggio a pagamento (decisamente caro!), file di pullman turistici, megastore di souvenir. Percorsa una ripida salita sul fianco della collina però il fastidio precedente lascia il passo all’emozione: le scogliere sono imponenti, centinaia di metri di roccia scura tagliati a picco sul mare, casa di centinaia di uccelli che volano sotto di noi. Una meraviglia naturale senza pari. Paola si tiene a debita distanza dal bordo mentre Dino, naturalmente, zampetta vicino al baratro. Facciamo le fotografie di rito e, durante l’ennesima operazione di montaggio e smontaggio del cavalletto Sigfrido lo scassa definitivamente. Tragedia! Passiamo dieci minuti a cercare viti e bulloni tra l’erba poi desistiamo, con la promessa di una nuova attrezzatura al nostro fotografo ufficiale.

Irlanda - Cliffs of Moher

Irlanda - Cliffs of Moher

Rientriamo a Doolin e decidiamo di fermarci al B&B almeno per il tempo di una doccia calda. Alla sera proviamo il secondo pub del paese per la cena. Ci accomodiamo al Mc Dermot dove rifocilliamo anima e corpo ben piazzati ad un tavolo conquistato con fatica. Mangiamo in compagnia di una coppia improbabile di Milano: un lui e una lei che si spacciano per turisti “alternativi”, ma dalle unghie laccate della donzella e dalle ordinazioni casuali, paiono un bluff. Lui si ritrova a mangiare baccalà e cavolo (sicuramente credendo di aver chiesto tutt’altro) ostentando soddisfazione, mentre lei lo osserva con sguardo d’odio dal quale trapela senza ombra di dubbio il pensiero: “ma dove cazzo mi ha portato questo qua? Avrei fatto meglio ad accettare l’invito a Sharm El Sheik di Paolo…). Noi mangiamo, beviamo, fumiamo, pazzeggiamo e poi risaliamo il K2 per la nanna nel nostro caldo e accogliente B&B. Una giornata da non dimenticare.

6 Agosto 2005 – Sabato

Al mattino presto, come una vera macchina da guerra, stiamo già macinando chilometri, destinazione Connemara, Dopo un’ora di strada Valeria si accorge di aver fregato senza volere le chiavi della stanza del B&B di Margaret, nonostante le sue mille rassicurazioni: vabbè, niente di grave…rimedieremo, tornare indietro, giammai!!!

Sulla strada decidiamo di fare tappa a Galway, una città piuttosto grande che ci potrebbe consentire di saziare la fame di cavalletti di Sigfrido. Abbandoniamo la pace delle strade tra la natura e ci tuffiamo nel traffico congestionato cittadino. Lasciata la macchina in un parcheggio multipiano ci incamminiamo a piedi per le vie del centro: anche se noi abbiamo perso il senso del tempo oggi è sabato e la frenesia degli acquisti non ha latitudine: un discreto casino! Ma la fortuna aiuta gli audaci e nella zona pedonale, tempestata di negozi di ogni sorta, ne troviamo uno di foto-cine-ottica: il cavalletto nuovo fiammante è nostro! Naturalmente festeggiamo con una Guinnes, mentre un cantore di strada di una bravura fuori dal comune accompagna con voce e chitarra.

Irlanda - Connemara

Irlanda - Connemara

Sulla strada dil ritorno verso l’auto le vesciche di Dino e Sigfrido decidono di arrendersi. I due prodi si infilano velocemente in un centro commerciale per cercare un bagno. Paola e Valeria decidono di approfittarne immediatamente per fumare alcune sigarette. I due pisciatori si perdono nei meandri del Centro faticando a trovare una toilette che, una volta raggiunta, chiederà un contributo di 30 centesimi a testa. Una delle pisciate più care della storia. Sul marciapiede le due fumatrici stanno per dare l’annuncio della scomparsa di due italiani a Galway, ma eccoli espulsi dal Centro Commerciale con aria decisamente più rilassata. Verso l’auto e si riparte.

Percorrendo la costa il paesaggio pian piano si trasforma: lasciamo alle nostre spalle le ruvide scogliere oceaniche per addentrarci sempre più in una terra di piccole lagune, nebbie sottili, alberi contorti, anse di mare che si spingono placide tra la terra: il Connemara, la terra delle fate e degli elfi.Arriviamo al Rush Lake House (Roundstone – Contea di Galway), un B&B molto bello pieno di fiori, con stanze nuove di zecca. Smontiamo il puzzle dei bagagli e ci riposiamo in camera per un poco. Si è fatta quasi l’ora dell’aperitivo. Roundstone è un piccolissimo paese molto accogliente, poche case colorate sulla riva di una laguna salata. Incantati dal luogo non ci rendiamo conto che sono quasi le 18.00 e a breve nessuno ci darà più da mangiare. Ma che orari hanno qui in Irlanda ? Il panico scatta al secondo: no, il ristorante è chiuso… Mai preoccuparsi però, abbandonarsi agli eventi, e così troviamo cibo e birra e comodi divani sui quali stravaccarci per concludere degnamente questa ennesima, splendida giornata.

Connemara

7 Agosto 2005 – Domenica

Dopo la tradizionale foto di rito alla partenza dal B&B decidiamo di fermarci ancora per un po’ a Roundstone: abbiamo individuato nel parco del vecchio castello la zona souvenir e la febbre consumistica è immediatamente salita. Sigfrido ci lascia al nostro destino consumistico e si allontana a fotografare i suoi soggetti preferiti: particolare di croste di telline su carena di nave marcia, contrasto tra filo d’erba color sabbia e frammento di roccia grigio antracite. Paola, Dino e Valeria acquistano la qualsiasi: scatolette celtiche, tamburelli, braccialetti energizzati alla fortuna, sciarpe multicolore e quant’altro. Soddisfatti entrambe gli schieramenti decidiamo, prima di imboccare la strada che ci porterà verso Westport, di percorrere a passo d’uomo la piccola penisola di Inishnee, proprio di fronte a Roundstone. Piccole strade sterrate tra l’erba, cavalli affabili e contadini burberi. O molto brilli.

Una delizia! La strada verso la Contea di Mayo scorre tranquilla, tra musica sparata dall’IPod, nazionali con filtro di Paola e…ma guarda come sono verdi, ma come fanno a essere così verdi…di Dino. Facciamo tappa a Clifden, per pausa pipì-Guinness-pipì di rito in un ennesimo bel pub popolato da vecchietti irlandesi alticci, desiderosi di chiacchiera ma incomprensibili. Il percorso tra il Connemara e la Contea di Mayo è una tappa continua.

Individuiamo quasi per caso una stradina laterale che, salendo per le colline, ci porta su un piccolo altipiano dove troneggia il monumento ad Alcock&Brown: chi sono lorsignori? Nientemeno che i primi due folli aviatori che hanno compiuto un volo transoceanico ben prima di Lindberg. Un aereo di pietra puntato verso est troneggia in cima a questa collina silenziosa, a memoria di un viaggio folle e avventuroso di due uomini intrepidi (e, questa è storia, decisamente ubriachi). Una impresa da film. Probabilmente prima o poi qualcuno la racconterà.

La prossima tappa è l’abbazia di Kylemore, che si specchia su un piccolo lago circondato dalle colline, oggi per metà collegio esclusivo e per metà convento. Decidiamo di ammirare e fotografare solo da fuori: troppi turisti, biglietto di ingresso di costo proibitivo.

Riprendiamo il cammino e ci inoltriamo per la Joyce Country, una zona di natura meravigliosa. Il cielo grigio e immobile questa volta ci regala un istante da sogno: le montagne si specchiano in un lago immoto come uno specchio. Una immagine surreale. Prendiamo a caso una stradina laterale e passiamo un po’ di tempo in una darsena abbandonata e silenziosa sotto una lieve pioggerellina quasi piacevole. Lasciamo questo angolo magico e arriviamo finalmente a destinazione: Westport. Troviamo senza difficoltà il nostro B&B: Harmony Heights (Westport – contea di Mayo ), una casetta arroccata sulla collina appena fuori città, immersa nei fiori.

Irlanda - Joyce Country

Irlanda - Joyce Country

Ci riceve un simpatico ragazzo un po’ impacciato, Le nostre camere sono semplici e, come sempre, “zuccherose”. In quella di Valeria e Sigfrido troneggia un copriletto di finta seta lilla fosforescente; dalla camera della stanza di Paola e Dino ci si affaccia su un giardinetto che vomita fiori multicolori, nanetti, oche e gatti di ceramica. Ci sembra perfetto! Non disfiamo neanche più le valigie (oramai siamo rassegnati a partire il giorno seguente), ci docciamo e torniamo verso il centro per la cena. Westport, attraversata da alcuni canali pieni di papere, è carina e accogliente, con una strana piccola piazza centrale dalla forma ottagonale. Ci gustiamo il nostro aperitivo all’aperto e poi scegliamo di cenare in un ristorante invece che in un pub: almeno non dobbiamo mangiare entro le 18.30!

La cena è buona, gustata in una sala al primo piano di un locale tutto in legno che pare l’interno di una nave antica. Tra antipasti, primi e secondi il tempo scorre: è l’ora del caffè! Torniamo al nostro B&B e ci rifugiamo nella stanza viola di Hansel e Gretel, cioè…di Valeria e Sigfrido. Caffettiera, fornelletto, sigaretta sul balconcino scavalcando la finestra… la vita è bella!

8 Agosto 2005 – Lunedì

La colazione del mattino ci viene servita in una piccola stanza circondata da finestre ricolme di quintali di fiori. La padrona di casa, una dolce signora lievemente offesa nel fisico da una recente malattia, ci racconta di sé e dei suoi cari. Alle pareti della stanza tutte le fotografie di famiglia, i matrimoni, il dolce viso con gli occhi a mandorla della figlia il giorno della sua prima comunione. Un attimo di intimità e di scambio umano, profondo e sentito, tra persone che forse non si vedranno mai più.

Facciamo tappa nel centro di Westport per comprare qualche provvista per il pranzo e per scaricare la macchina fotografica digitale di Dino che trabocca oramai di fotografie. Siamo diretti a Bellmullet, ma facciamo una lunga deviazione imboccando una strada che si perde tra i boschi, fino ad arrivare in cima ad un piccolo colle da quale posiamo ammirare le valli e le pendici circostanti ricoperte di boschi di abeti. In questo luogo solitario, sul ciglio di una strada di terra, ci sfreccia accanto la macchina del postino. Ma dove sarà la prima casa in questo orizzonte verde?

Ridiscendiamo tra i boschi e ci inoltriamo lungo la penisola di Achill Island, una terra di grandi spazi poco popolati, rarefatti, sospesi. Facciamo uno stop nei pressi di un antico villaggio abbandonato all’epoca della grande carestia e picnicchiamo tra l’erba. Bypassiamo la nostra tappa serale per spingerci fino sulla punta della costa dove, sul molo, sopravvive un vecchio faro e una stazione meteorologica, una fra quelle che comunicò i dati alle truppe alleate il giorno del D-Day. Un pezzo di storia silenzioso e dimenticato che ci lascia molte suggestioni. Riusciamo a farci l’ennesimo caffè su un muretto, prima di invertire la marcia e tornare indietro.

Irlanda - penisola di Achill Island - il faro

Irlanda - penisola di Achill Island - il faro

Arriviamo al Channel Dale (Bellmullet – Contea di Mayo), un bellissimo B&B gestito da una signora gentile ma dai modi di un sergente dei marines. Osservando le foto dei figli appese alle pareti (1,2,3,4,5,6…) comprendiamo il suo necessario piglio. Una mezz’ora di pausa nelle rispettive camere e poi è ora di mangiare: il pub ci serve una cena ottima, sul marciapiede davanti alla porta aperta un cane stramazzato a terra dal sonno ci racconta della quiete di questo paesino. Per digerire ci facciamo ancora due passi fino sul mare, sotto un cielo nero tempestato di stelle.

Yeats Country

9 Agosto 2005 – Martedì

In questa giornata ci trasferiremo dalla Contea di Mayo a quella di Sligo: la nostra tappa serale sarà a Killybegs, ma lungo il tragitto come sempre ci aspettano molte cose. Siamo nella Yeats Country e la poesia ci circonda ovunque. Facciamo un piccolo tragitto apiedi addentrandoci in un fitto bosco che si apre sulle rive di un lago “fatato”, dalle quali si scorge la piccola isola di Innisfree, raccontata nei versi del Poeta. Ci fermiamo vicino ad un piccolo molo semiabbandonato dove galleggia la ruggine di alcuni pescherecci, per poi arrivare vicini ad un piccolo castello che visitiamo solo con lo sguardo, nei pressi del quale ci mangiamo con gusto i nostri soliti panini di mezzogiorno, accompagnati questa volta da qualche sorso di vino bianco, acquistato su preghiera di Paola, in preda ad astinenza enologica (o forse in overdose di birra…).

Irlanda - Yeats Contry - Innisfree

Irlanda - Yeats Contry - Innisfree

Riprendiamo la striscia di asfalto e proseguiamo sazi e rinfrancati. Forse troppo. Sorpassiamo in velocità il cimitero dove giace il corpo di Yeats. Quando ce ne accorgiamo siamo già molto oltre. Valeria comincia la sua lagna lamentosa sull’occasione perduta ma, grazie all’insistenza di Sigfrido invertiamo la marcia e a costo di molta strada in più torniamo sui nostri passi. Paola e Dino non si accorgono di nulla. Il vino era buono? Il piccolo cimitero che conserva le spoglie mortali del poeta non ha nulla di maestoso, come il suo sepolcro. La grandezza resta nelle sue parole. Commossi salutiamo con i suoi versi: “Cast a cold eye on life, on death. Horseman, pass by!”.

Nuovamente imbocchiamo la strada precedente percorsa, costeggiamo una buffa montagna dall’aspetto curioso (un panettone, o forse una chiglia di veliero….) e finalmente giungiamo al nostro Bed & Breakfast: Hollycrest Lodge (Killybegs – Contea di Donegal). La casa è appena prima del paese, come sempre corredata di padrona affabile, marito sfuggente e, questa volta, di un piccolo cagnetto zoppicante piuttosto simpatico. Dopo la solita piccola pausa ci addentriamo in paese che, nonostante le piccole dimensioni, è uno dei porti di pesca più importanti dell’Irlanda. Si sente dalla puzza, indubbiamente. Facciamo la pausa aperitivo proprio vicino al porto e decidiamo che alla sera mangeremo in un ristorante poco oltre Killybegs, come consiglia la guida.

Torniamo al B&B per farci eleganti (si fa per dire) e ci presentiamo in orario da Kitty Kelly, un fiabesco piccolo edificio viola e fucsia sulla collina. Il servizio è impeccabile, la cena un po’ meno, la birra scadente, il conto salato: forse era meglio il nostro solito pub. Nota positiva le quattro chiacchiere scambiate con un signore irlandese davanti al locale che ci incanta con il tipico umorismo di questi luoghi, raccontandoci delle olimpiadi invernali che loro hanno tutti gli anni (a dispetto delle nostre torinesi 2006) quando arriva anche solo una piccola nevicata: il suo racconto degli inesperti automobilisti locali è esilarante!). Andiamo verso i nostri letti con piacere, salutando la notte con il nostro solito caffè: addio Killybegs, e grazie per tutto il pesce…

10 Agosto 2005 – Mercoledì

Oggi è mercoledì ma a noi non ce ne frega assolutamente nulla: oramai abbiamo perso completamente la cognizione del tempo; potrebbe essere domenica come giovedì. Questa è vita! La prima meta della giornata prevede la tappa alle Sleave Leagues, le scogliere più alte d’Europa, meno famose delle Cliffs of Moher forse perché meno a picco sull’Oceano, ma decisamente supèriori per altezza: circa 600 metri sul libello del mare. Ci inerpichiamo con l’auto su una strada tortuosa fino a giungere in cima: arriviamo in uno dei luoghi più belli visti in questo viaggio. La cima è avvolta da nuvole, qua e là piccoli laghi circondati da prati di erica in fiore fanno pensare di essere in alta montagna, se non fosse per i gabbiani che ci galleggiano dentro mollemente.

Irlanda - Sleave Leagues

Irlanda - Sleave Leagues

Le solite centinaia di pecore bianche e muso nero si avventurano tra i crepacci. Un luogo da sogno. Naturalmente ci facciamo un caffè, per rendere il tutto ancora più straniante. Dopo una lunga meditazione in silenzio, con lo sguardo perso verso l’orizzonte oceanico e il precipizio sotto di noi decidiamo che è ora di ripartire. La strada verso Carrigart, dove sosteremo per la notte, è ancora lunga: attraversiamo un passo tra le solite colline-montagne e. in una sosta, ecco in agguato il primo (e per fortuna ultimo) imprevisto del viaggio: il bagagliaio è bloccato: tutti i nostri miseri averi sono per sempre chiusi là dentro…Dopo un attimo si smarrimento, qualche madonna a bassa voce (siamo pur sempre nella cattolicissima Irlanda) ci dirigiamo verso la prima cittadina che possegga una officina: Ardara.

Il meccanico, sconsolato, ci comunica che non può fare nulla e ci indirizza al primo concessionario Toyota come la nostra auto. Ci toccano un bel po’ di chilometri extra e giungiamo ad Inver. L’officina autorizzata vuole l’autorizzazione della compagnia di noleggio per scassinarci la macchina; la compagnia di noleggio (con la quale Sigfrido parla al telefono) non ci dà l’autorizzazione e ci comunica che dobbiamo aspettare il loro furgone riparazioni, senza previsione di tempi. Dopo breve consultazione decidiamo di farci letteralmente smontare i sedili posteriori, scassinare il baule e rimontare il tutto come viene. E chi non è con noi, peste lo colga!

Riprendiamo la strada che ci separa da Carrigart attraversando spazi aperti di natura magnifica, ora parco naturale, che si estende a perdita d’occhio. Giunti vicino alla meta fatichiamo un poco a trovare il nostro B&B (Sonas – Carrigart – Contea di Donegal), che alla fine individuiamo decisamente fuori dal paese, in cima ad una collina bellissima con vista su tutta la valle circostante. Ci aspetta una novità: qui ci riceve non la moglie ma il padrone di casa: il mitico Mr Gallagher, un lungo pennellone vagamente somigliante a Stan Laurel con due orecchie impossibili e il piglio da Padre Borwn: molto simpatico! Ci accomodiamo nelle nostre belle stanze come sempre e come sempre dopo poco usciamo alla caccia della cena: i pub stanno quasi per chiudere!

Irlanda - Sonas, Carrigart – Contea di Donegal - B&B

Irlanda - Sonas, Carrigart – Contea di Donegal - B&B

Vaghiamo per la campagna senza speranza fino a che troviamo un enorme ristorante apparentemente molto turistico, l’ Ocean View. Ci accomodiamo in una enorme sala mezza vuota che si affaccia su ampie vetrate vista mare. Fuori piove a dirotto. Siamo preoccupati, ma sbagliamo. La cena è ottima e ben servita. Talmente invitante che persino Valeria decide di infrangere un tabù e dopo mille anni si mangia un piatto di cozze. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ritorniamo che è giò buio da un pezzo a casa Gallagher, veniamo assaltati da un gatto in astinenza di carezze e bacini che non ci vuole più mollare e ci ritiriamo, sazi e stanchi, nei nostri giacigli.

La testa dell’Orsacchiotto

11 Agosto 2005 – Giovedì

Al mattino ci rifocilliamo a dovere al tavolo della colazione, carichiamo i bagagli oramai informi e salutiamo velocemente Gallagher e le sue orecchie: oggi la giornata sarà intensa, come sempre in effetti da qualche giorno a questa parte. Ci inoltriamo attraverso la Fanad Peninsula per strette strade strette tra i campi e la folta vegetazione. Uno dei paesi che incontriamo, Ratmelton, merita una sosta: facciamo quattro passi senza meta. Il paese è attraversato da un piccolo fiume, ci sono alcune case con le finestre curiosamente dipinte a colori vivaci, l’atmosfera è piacevole. Dino come sempre viene inghiottito da qualsiasi esercizio commerciale affacciato sul marciapiede per cercare un giornale italiano (oramai è padrone della lingua, non lo ferma più nessuno…).

Irlanda - Ratmelton

Irlanda - Ratmelton

Dopo qualche foto d’ordinanza riprendiamo la via fino al paese successivo che chiama una tappa birra: ci gustiamo una delle Guinness più buone di tutto il viaggio seduti all’aria aperta, in un posto che pare dimenticato da Dio e dagli uomini (per fortuna), mentre alcuni cani danno spettacolo assaltando in branco le enormi ruote di un trattore in transito. La pausa è breve, dobbiamo ripartire con destinazione Derry (conosciuta anche come Londonderry, ma non ditelo qui se non volete un pronto e immediato calcio nel culo). L’arrivo in città, dopo giorni e giorni di tranquilla campagna, ci crea qualche difficoltà. Traffico, caos, rumore: troviamo un mega parcheggio e decidiamo di incamminarci a piedi.

Arriviamo senza fatica nel centro, una bella zona pedonale circondata dalle mura. A guardare bene non sono completamente scomparsi i segni dei duri anni appena trascorsi: le torrette della polizia bombardate di vernice, i lunghi metri di filo spinato. Ci avviciniamo alla periferia del quartiere cattolico, oggi quasi completamente ricostruito, che conserva i bellissimi murales degli anni di guerra civile. Ci fermiamo in silenzio di fronte al piccolo monumento che riporta i nomi delle vittime di quella giornata tristemente nota con il nome di Bloody Sunday. Alla lapide nessuna fotografia. Meglio leggere ogni nome, ogni cognome, ogni diversa data di nascita. E di morte: la stessa per tutti. L’esperienza di Derry ci lascia un segno profondo.

Irlanda - Derry - murales

Irlanda - Derry - murales

Torniamo sui nostri passi verso l’automobile e ripartiamo per la tappa notturna: Limavady. Arriviamo che ancora fa chiaro al B&B BallyCarton House (contea di Derry). Giunti di fronte alla magione pensiamo di aver sbagliato posto: la casa sembra un piccolo castello immerso in un parco curatissimo, ci riceve la padrona di casa, una bella signora che sembra la sorella di Sidney Rome (Dino conferma). Sidney e consorte (che per non essere da meno pare Lord Synclaire) ci portano le valigie e ci fanno accomodare in stanze da sogno, per offrirci poi il tè in una veranda coperta arredata in stile coloniale. Ci sentiamo dei principi. D’Irlanda.

Battute a parte i padroni di magione sono deliziosamente gentili e ospitali e il Lord ci consiglia per la cena un pub a qualche chilometro di distanza. Nel giro di poco siamo già là: la fame si fa decisamente sentire. Il pub si chiama The Point: in effetti è collocato sulla punta estrema di un molo solitario. Dentro l’atmosfera è molto accogliente: facciamo immediatamente amicizia con una coppia di irlandesi mezzi matti e mezzi alcolizzati che stazionano, probabilmente da ore, su due poltrone vicino ad un camino. Forse sono parte dell’arredamento. La cena è veramente ottima e la serata si trasforma in una mezza festa con un irlandese oversize, simpaticissimo e ubriaco che, con parrucca in testa, invita tutti insistentemente a ballare. Alla fine l’unico che accetta è Dino che, avvinghiato alla panza di Obelix, volteggia come una dama. Un successo!!! Italia-Irlanda: 1 a zero.

12 Agosto 2005 – Venerdì

Ci svegliamo con un lieve mal di testa, causato dai bagordi della sera precedente, nel castello di Sidney che ci serve una colazione impeccabile in un salone di legno massiccio, tappeti orientali e argenteria varia. Cerchiamo di darci un contegno e spazzoliamo ogni cosa. Paghiamo, facciamo la riverenza e ce ne andiamo. Oggi visiteremo le Giant Causeway, la mitica passeggiata del Gigante. All’arrivo ci sembra di essere tornati alle Cliffs of Moher per quantità di folla e di turisti; in effetti questa è una delle mete più classiche dei tour irlandesi, ma la particolarità del luogo merita comunque una visita. Le stranissime formazioni di roccia in riva al mare hanno una forma e un aspetto singolarissimo: sembra impossibile che sia stata la natura e non l’uomo a scolpire centinaia di forme così perfette e geometriche.

Irlanda - Giant Causeway

Irlanda - Giant Causeway

Camminiamo tra le “orme dei giganti”, ci inerpichiamo per un sentiero a mezza costa e dopo molti passi decidiamo di tornare indietro e ripartire. Nel frattempo Dino si accorge che, in una delle nostre tappe, si è perso il suo maglione preferito per cui invertiamo la rotta nella vana, e naturalmente infruttuosa ricerca. Per depurarci un poco dal bagno di folla delle Giant decidiamo di imboccare una delle nostre solite stradine laterali trovate quasi per caso e arriviamo in un luogo magnifico.

Dopo una tappa pipì nei pressi di una improbabile cabina telefonica persa nel nulla presso la quale rifocilliamo due cani pulciosi a colpi di biscotti al cioccolato, ci incamminiamo a piedi su per una ripida collina fino a raggiungere un faro abbandonato che domina tutta la valle e il mare di fronte. Dalla cima si vede vicinissima la costa della Scozia, il mitico Mull of Kintyre di McCartneysiana memoria. Naturalmente ci nasce immediatamente la voglia di proseguire il nostro viaggio verso l’altra parte della costa, ma i giorni a nostra disposizione sono ormai pochi, molto pochi…

Arriviamo al Glenmore House a Ballycastle, Contea di Antrim e finalmente abbiamo la prima fregatura da un B&B: ci sembrava strano, fino ad ora tutto era stato perfetto. Il Bed & Breakfast in realtà è una specie di albergo ancora mezzo in costruzione, poco accogliente e con proprietari distratti e poco socievoli: a Valeria e Sigfrido viene data una stanza enorme e fredda mal arredata e attrezzata per i disabili, nella stanza di Paola e Dino, grossa come la cuccia di un cane, esplodono una dopo l’altra tutte le lampadine. Perfetto. Decidiamo di prenderla bene e andiamo in paese per la cena. Dopo lunga scelta tra vari locali, uno più triste dell’altro, ci rassegniamo a cenare malissimo pessimamente serviti dalla famiglia Addams in persona. Beh, anche la serata storta non poteva mancare, no?

Da Belfast al Burren

13 Agosto 2005 – Sabato

Siamo già al penultimo giorno di viaggio ma ancora non siamo sazi di percorrere in lungo e in largo la terra d’Irlanda: oggi vogliamo arrivare fino a Belfast: decidiamo di raggiungerla facendo tutta la strada possibile lungo il mare. Il panorama è bellissimo: da Antrim facciamo una tappa a Cushendun, un piccolo paese tutto bianco affacciato sull’Oceano, tranquilla meta di villeggiatura irlandese. Come per Derry e forse ancora di più, l’arrivo a Belfast crea inquietudine: la grande città non fa più per noi. Lasciamo la macchina vicino al centro e abbiamo solo il tempo di fare quattro passi per le vie principali. Troviamo una città nuova e moderna, lontana da quello che ci aspettavamo. Probabilmente con un po’ più di tempo avremmo potuto apprezzarla decisamente meglio, ma tant’è.

Non ci facciamo mancare comunque la Guinnes in un bel pub accogliente, lo scarico della seconda tornata di fotografie di Dino e l’acquisto di generi di conforto vari per lo spuntino di pranzo. Si fa presto ora di partire e lasciamo Belfast con un senso di incompiuto: tempo tiranno! Ora ci aspetta una lunga tratta in automobile. Abbiamo deciso di attraversare il paese da nord a sud per tornare all’origine del viaggio, nei pressi di Shannon, per goderci con calma e senza fretta.l’ultimo giorno di vacanza. Circa sei ore di strada con un’unica sosta per mangiare i nostri panini sul ciglio della strada. Durante il lungo percorso siamo accompagnati da splendidi cieli di nuvole rotte qua e là da lame di sole. Impossibile annoiarsi.

Irlanda - attraversando il centro del paese

Irlanda - attraversando il centro del paese

Arriviamo a Oranmore (Contea di Galway) e raggiungiamo il Cartroon House, un B&B familiare nascosto in un bel giardino curato. Ci riceve la padrona di casa, gentile ma un poco rintronata che ci fa una serie di domande senza ascoltare la risposta ma ripetendo felice il suo “grand…grand…” (ma che voleva dire? Vabbè, sembrava comunque contenta della conversazione…). Una bella doccia ristoratrice e poi, nonostante la stanchezza, scendiamo in paese per la cena. Rifocillati a dovere ci spostiamo in un pub dove annunciano una serata musicale: sui manifesti all’ingresso la foto di un aitante e ammiccante cowboy.

Ci muniamo di birre e guadagnamo un piccolo tavolino: all’ora del concerto si presentano due vecchietti stile Muppets, uno dei due con il riporto più incredibile mai conosciuto da essere umano: una specie di sfida alla fisica quantistica. Nonostante l’inquietante premessa il duo si rivela essere musicalmente di buon livello e decisamente divertente: voci, chitarra, fisarmonica. Finiamo a cantare e battere le mani. Anche in Irlanda riusciamo a concludere la serata con un vero finale da osteria!

14 Agosto 2005  Domenica

Oggi è l’ultimo giorno in Irlanda ma grazie al nostro furbesco piano di viaggio abbiamo ancora da vedere un po’ di cose: così evitiamo tristezza e sensazione di attesa che solitamente si impadroniscono degli ultimi sprazzi di vacanza. Carichiamo per l’ultima volta le valigie in automobile e decidiamo di visitare il Burren, la zona di montagne e rocce carsiche a pochi chilometri da Oranmore. Viaggiamo in lungo e in largo tra strade secondarie perse nel nulla, ci fermiamo a visitare un piccolo sito archeologico (un antico sepolcro in pietra, molto suggestivo), esploriamo la strana conformazione del Burren fino sulla costa: piccoli fiori colorati che crescono tra le spaccature lineari delle rocce grigie.

Irlanda - Burren

Irlanda - Burren

Siamo vicini alla bella cittadina di Doolin e la tentazione di tornarci è forte. Decidiamo di unire il piacere al dovere: torniamo al B&B di Margaret per restituire diligentemente le chiavi della stanza fregate impunemente giorni addietro da Valeria. Lo stupore di Margaret nel vederci tornare per scusarci e restituire il maltolto è grande e sincero. Ci troveremo una mail, al nostro arrivo in Italia, di ulteriori ringraziamenti. Italia – Irlanda: 2 a zero.

Quale miglior posto per salutare la bella terra d’Irlanda se non lo storico pub O’Connely? Questa volta il cielo di Doolin è clemente e possiamo addirittura consumare il nostro lauto pranzo seduti all’aperto sotto un tiepido raggio di sole. L’ultima Guinness ha il magnifico sapore di queste splendide settimane trascorse. Siamo sopraffatti dalla nostalgia ancora prima di partire. Da qui in poi la nuda cronaca racconta: aeroporto di Shannon, restituzione dell’auto, volo tranquillo, aeroporto di Orio al Serio, viaggio Bergamo -Torino in Multipla gialla, arrivo a Torino in tempo per una pizza e poi a casa. Con l’Irlanda nel cuore.

Irlanda:

Mappa e itinerario Irlanda

Immagini Irlanda

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