Tanzania 2006 – il diario

 

Tanzania: Kilimanjaro e altre storie

La partenza verso la Tanzania

Sabato 26 agosto

Tanzania - verso Arusha

Tanzania - verso Arusha

Siamo pronti per partire, finalmente. La preparazione al viaggio è stata lunga e sofferta. Quante cose da ricordare, organizzare, decidere. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta e se qualcosa ci siamo scordati, pazienza! Dopo tre anni ripercorriamo nuovamente l’orribile strada per Malpensa. Come sempre Dino alla guida. Come sempre noi in fibrillazione. All’aeroporto per noi il viaggio è già cominciato. Valigie, zaini, gente in transito: siamo finalmente nella terra di nessuno. Imbarchiamo gli zaini oversize e partiamo per…Londra? Ma come, dobbiamo andare a sud e voliamo verso nord? Stranezze dei voli a basso costo.

Heathrow è più tranquillo di come ce lo aspettavamo, visto l’allarme attentato dei giorni scorsi. Troviamo perfino la smoking area e ne approfittiamo abbondantemente. Ci sono addirittura i bar dove si può comodamente consumare e fumare senza sentirsi dei criminali. Arriva l’ora del nostro aereo: imbarco e partenza. Il volo non è affollato e, grazie alla galanteria di Sigfrido, Valeria si aggiudica una fila da tre posti per poter dormire. Sig si accartoccia in una fila da due. Dormiamo naturalmente poco e male ma questi sono i voli intercontinentali.

Domenica 27 agosto

Alla luce dell’alba di questa domenica africana intravediamo tra i bagliori del sole tra le nuvole a 10000 metri il Monte Kilimanjaro che ci aspetta silenzioso. Atterriamo a Dar es Salaam in un aeroporto che pare sonnolento, vuoto, tranquillo. Forse perché è domenica? Forse perché siamo in Africa? Forse perché siamo storditi noi per non aver dormito? Troviamo “al volo un volo” per Arusha circondati da decine di assistenti in cerca di mancia. Un’altra ora di aereo e siamo al Kili Airport. E’ mattina presto e anche qui veniamo circondati da un bel gruppo di aspiranti aiutanti. Uno di loro ci aiuta sul serio e con il suo telefono riusciamo a contattare Loth, la nostra guida in Tanzania, che però in questo momento è a NGoro NGoro, ci dice. Nessun problema, manda suo fratello a prenderci. Speriamo. Passa un’ora e arriva la nostra truppa: Praygod, il fratello di Loth, un secondo fratello più giovane e Bryson alla guida della jeep che ci farà da casa per i prossimo giorni.

Tanzania - la strada verso Arusha

Tanzania - la strada verso Arusha

Partiamo verso Arusha e lungo la strada si svela ai nostri occhi l’Africa: polvere, terra rossa, uomini, donne e bambini che indossano tutti i colori del mondo, acacie spinose e contorte tra l’erba secca. Il cuore comincia a battere forte.

Arriviamo ad Arusha e cerchiamo una guesthouse economica per le due notti a venire. Il posto è modesto ma pulito e con doccia calda. Perfetto per noi. Agganciamo la preziosa zanzariera sul letto e usciamo in esplorazione. Arusha è un formicaio attivo, anche la domenica. La nostra guesthouse è attaccata allo stadio e oggi ci sono concerti di musica locale: una festa.

Verso le due del pomeriggio ci incontriamo con Pray per gli ultimi accordi e per pagare il nostro trekking sul Kilimanjaro dei prossimi giorni.

Per il resto del pomeriggio gironzoliamo ancora qua e là, continuamente abbordati dai soliti venditori di tutto. Una buona cena, una doccia (finalmente!), alle 8.30 siamo già nel letto e ci addormentiamo pure.

Lunedì 28 agosto

Oggi giornata di relax. Colazione e poi di nuovo in cammino qua e là per Arusha. Ci piazziamo in un bel bar frequentato solo da locali e cerchiamo di farci capire. Dopo due ore le birre sono arrivate ma del cibo non se ne parla. Sarà finito, non ci hanno considerato o non ci hanno capito? Mah, cambiamo ristorante. Al pomeriggio facciamo un sonnellino (si fa per dire, due ore!) e poi scendiamo di nuovo in strada tra la gente e la confusione. Una tappa all’internet cafè per scrivere notizie a casa, cena e poi in stanza. Scompattiamo gli zaini e li ricompattiamo versione Kilimanjaro: domani si parte sul serio.

Kilimanjaro (Parte 1) – L’avvicinamento

Martedì 29 agosto

Day 1 – Rongai (1800 mt) – Simba Camp (2700 mt)

Tanzania - partenza per il Kilimanjaro

Tanzania - partenza per il Kilimanjaro

Prima sveglia all’alba di una lunga serie: siamo in piedi alle sei, prepariamo le ultime cose, facciamo colazione e alle sette la nostra squadra ci viene a prendere. Stipata nella jeep c’è una moltitudine di persone: tre portatori, il cuoco, l’aiuto, la guida, Praygod e Bryson, l’autista. Oltre naturalmente a sacchi, ceste, tende, provviste, taniche. Incastriamo i nostri zaini e noi stessi e partiamo: lasciamo Arusha, attraversiamo Moshi e arriviamo a Marangu. Qui prima tappa per pagare i permessi per i parco e fare le ultime spese. Da qui proseguiremo per Rongai, da dove abbiamo deciso di partire per il trekking (la via da Marangu è troppo affollata). Ci vogliono due ore di jeep su strada sterrata per raggiungere il campo base. Attraversiamo una moltitudine di villaggi affollati fatti di case di legno completamente ricoperte di polvere e terra rossa. Lungo la strada decine e decine di bambini di tutte le età, fuori e dentro le scuole, uomini e donne a piedi e in bicicletta carichi di fascine di mais o di enormi caschi di banane sulla testa, diretti probabilmente verso i mercati.

Arriviamo all’entrata del parco: il cuoco ci fa consumare una piccola colazione e poi si parte. Al nostro gruppo si sono aggiunti altri due portatori. Siamo una piccola squadra: come dice Gabriel, la nostra guida, siamo l’imbattibile Simba Team! Camminiamo per tre ore circa attraversando campi di mais oramai secco infestati da branchi di babbuini che ci tagliano la strada tra il furto di una pannocchia e l’altra. Dopo pochi chilometri il sentiero si addentra nella foresta fitta e ombrosa e sopra le nostre teste saltellano bellissime scimmie bianche e nere dalla lunga e folta coda. Camminando camminando lasciamo la foresta e proseguiamo attorniati da una strana vegetazione di aghifoglie di vario tipo. Grossi corvi ci volteggiano intorno gracchiando: non vuol dire nulla, non scherziamo! Non siamo ancora morti! Nel tardo pomeriggio arriviamo al nostro primo campo: si montano le tende, ci servono tè, biscotti e popcorn dolci.

Esploriamo un po’ i dintorni aspettando la cena e patendo il primo freddo. E’ un po’ nuvolo e la vetta della montagna non si vede, ma guardando verso il basso, dai nostri primi 2700 metri possiamo ammirare le sterminate pianure dell’Africa.

Tanzania - Kilimanjaro - campo 1

Tanzania - Kilimanjaro - campo 1

Dunque, parliamo dalla cena. Ci stavamo comodamente apparecchiando il nostro tavolino davanti alla tenda quando vediamo sopraggiungere un secondo gruppo trek: team di portatori e guida e al seguito tre americani. Cominciano a montare il loro campo e… attenzione! Hanno una grossa tenda dedicata per mangiare al coperto. Gabriel, la nostra guida, lancia un rapido sguardo e decide che il nostro gruppo non può essere da meno. In cinque minuti fa svuotare la tenda dei nostri portatori e ci fa trasferire all’interno tavolino e sgabelli. Cerchiamo di protestare cordialmente spiegando che non ci importa nulla di mangiare al coperto, anzi, preferiamo l’aria aperta, che così i ragazzi devono montare e smontare tutto per due volte, soprattutto che la tenda non è adatta, e troppo piccola per starci dentro seduti. Niente, Gabriel è irremovibile. La reputazione innanzi tutto! Pazienza. Ci pieghiamo a novanta gradi e ci sediamo al tavolo dentro la tendina, con un principio di scoliosi. E poi, che dire? Ci hanno pure messo le candele sul microtavolo e la cena che ci servono è magnifica per qualità e quantità: un’ottima zuppa di cetrioli, pesce fritto, stufato di verdure, crocchette di patate, banane e avocado e per finire tè e caffè a volontà. A fine abbuffata rotoliamo fuori dalla “sala da pranzo” per fumare una sigaretta digestiva.

Il cielo è diventato terso e sulla nostra testa compare una volta celeste blu notte illuminata da una scintillante mezzaluna e puntinata di stelle pulsanti e silenziose. Sarà un cammino bellissimo.

Mercoledì 30 agosto

Day 2 – Second Cave – Kikeleva (3700 mt)

Tanzania - sveglia sul Kilimanjaro

Tanzania - sveglia sul Kilimanjaro

Ci svegliamo presto al mattino e usciamo dai nostri sacchi a pelo per la colazione: salsicce, uova, pane tostato, miele, frutta, tè…sicuramente l’energia non ci mancherà.

La truppa smonta il campo e alle otto siamo in cammino. Noi e Gabriel procediamo più lentamente rispetto a cuoco e portatori che ci sorpassano con fare deciso per andare a montare il secondo campo. Dopo tre ore di marcia su crinali coperti oramai solo da bassa vegetazione, ci fermiamo a SecondCave per consumare il pranzo al sacco. Mezz’ora di pausa e si riparte. I piedi cominciano a soffrire e ci fermiamo una o due volte durante il tragitto. Il paesaggio è bellissimo e Gabriel risponde a tutte le nostre domande su animali, piante, sentieri, cime sullo sfondo.

In altre tre ore giungiano al campo. Sono circa le tre del pomeriggio. Ci viene servita la solita ricca e rifocillante merenda, sistemiamo la nostra tenda con il necessario per la notte. Nel frattempo sta salendo dal fondovalle una nebbia fittissima, o forse nuvole. Fa molto freddo. Aspettiamo fiduciosi e congelati la cena, che dopo poco ci viene servita in proporzioni a dir poco mostruose: crema di verdure, riso con piselli, pollo al sugo, uova cotte in pastella, fagiolini, frutta. Esagerati! Ci sentiamo oche all’ingrasso, ma spazzoliamo quasi tutto.

Tanzania - Kilimanjaro - campo 2

Tanzania - Kilimanjaro - campo 2

Poi le solite operazioni prima di dormire, che qui sono decisamente complicate. Un semplice passaggio alle lontane latrine richiede pila, ricerca fazzoletti nello zaino, calata di sette strati di vestiti e ritorno. Il lavaggio denti è una specie di equilibrismo: fuori dalla tenda armati sempre di pile, bottiglia dì acqua, spazzolini e dentifricio: il tutto in piedi, al gelo e con i guanti da mettere e togliere. La vita selvaggia.

Ci rifugiamo in tenda: anche questa operazione disagevole: una volta tolti gli scarponi e gli indumenti più ingombranti ci rifugiamo nei sacchi a pelo. Ma…amara sorpresa. La tenda è stata montata su un terreno dalla pendenza sinistra: nel giro di qualche minuto finiamo ammucchiati sul fondo. Decidiamo di arrenderci all’evidenza, puntelliamo con i piedi e cerchiamo di passare la nottata. Speriamo non ci scappi di nuovo la pipì.

Giovedì 31 agosto

Day 3 – Kikeleva (3700 mt) – Tarn Hut – Mawenzi (4200 mt)

Tanzania - Kilimanjaro - campo 3 - courtesy by Phillis Heydt

Tanzania - Kilimanjaro - campo 3 - courtesy by Phillis Heydt

All’alba rotoliamo fuori dalla tenda, facciamo colazione e riusciamo persino ad usufruire entrambe e “solidamente” delle latrine del campo. Decisamente l’Africa d’alta quota ci fa bene alla salute! Dopodichè si parte. Camminiamo per circa quattro ore in uno splendido paesaggio di roccia, strane piante che sembrano preistoriche. Alle nostre spalle le pianure sottostanti si allargano sempre di più allo sguardo. Verso l’una e trenta arriviamo al terzo campo e alle quindici ci servono il pranzo: accettiamo ma chiediamo per pietà di saltare la cena in favore di tè caldo e biscotti. Il campo è collocato in un avvallamento ai piedi del bellissimo massiccio del Mawenzi (5200 mt) che si erge sopra di noi come un gigante. Poco distante un piccolo e mesto lago che ci farà da rifornimento d’acqua per la prossima tappa. Il sole tramonta e veniamo avvolti dalle solite nuvole dense e dal freddo pungente. La landa desolata è battuta da giganteschi corvi. Siamo vestiti a sufficienza, sembriamo Fogar e Armaduk e ci sentiamo bene, per ora. Nessun mal di testa né perdita di appetito. Solo una inquietante e fastidiosa meteorismoaerofagia. Per fortuna siamo una coppia di lunga data, sconsigliamo il trek sul Kilimanjaro a coppie recenti. A meno che non vogliano subito affrontare la prova del fuoco e togliersi ogni dubbio sull’amore e sulla reciproca attrazione e affezione. Qui veramente messa a dura prova. Parola di Armaduk.

Venerdì 1 settembre

Day 4 – Tarn Hut (4200 mt) – Kibo Hut (4750 mt)

Tanzania - Kilimanjaro - verso il campo 4

Tanzania - Kilimanjaro - verso il campo 4

Come sempre al mattino si smonta il campo, colazione e si parte: ancora cuoco e portatori in avanscoperta con tutta l’attrezzatura e noi e Gabriel a seguire con passo più lento. Oggi dobbiamo raggiungere il campo quattro, la base per l’ascesa alla vetta. Oggi entreremo nel vero e proprio regno delle aquile, respirando aria rarefatta e gelida, sopra le ultime nuvole.

Partiamo da una altezza di 4200 metri e durante il tragitto il paesaggio attorno a noi si fa desertico. Solo rocce, terra rossa, pietrisco, strani fiori in bassi cespugli e piccole piante semigrasse. L’avvicinamento al Kibo Hut è lungo e faticoso. Procediamo alla velocità del bradipo, il respiro si fa più corto, le gambe pesano come fossero di cemento. Ma l’irrealtà della natura che ci circonda ci fa superare tutto: il cielo ha un colore blu intenso e cristallino, la pianura d’alta quota sembra un deserto lunare, il Mawenzi dietro alle nostre spalle ci sovrasta maestoso e di fronte a noi il Kilimanjaro ci osserva in silenzio, immoto e vivo al contempo. Una meravigliosa magia.

Tanzania - Kilimanjaro - il campo 4 in lontananza

Tanzania - Kilimanjaro - il campo 4 in lontananza

Passo dopo passo, respiro dopo respiro, giungiamo a Kibo Hut, molto affollato rispeto ai nostri precedenti campi: qui si uniscono molte vie di ascesa oltre alla Rongai Route.. Il nostro super Simba Team ha già naturalmente montato il campo e vuole assolutamente farci ingollare un pasto trimalcionico. Questa ci rifiutiamo di mangiare, pur apprezzando. Dateci solo un tè caldo, per pietà! La prima parte della giornata è stata molto faticosa e questa notte ci aspetta la tratta più dura. Ci sentiamo in forma, ma stiamo ancora digerendo il pranzo al sacco di un’ora fa. Giungiamo ad un accordo: ingolliamo solamente la zuppa di verdure oltre al tè, anche se purtroppo ci rinchiudono nuovamente nella canadese dei portatori adattata a sala mensa. Sigfrido striscia imprecando dentro e fuori più volte per cercare di evitare il colpo della strega, il che non è così agevole perché comporta mettersi e togliersi ogni volta gli scarponi. Valeria, più zen per ora, recita un mantra e pratica la respirazione yoga.

Verso le sei di pomeriggio ci infiliamo nella nostra tenda per cercare di dormire qualche ora: alle 23.30 suonerà la sveglia per partire verso la cima. Ci buttiamo nei sacchi già mezzi vestiti, il freddo è veramente intenso e, non si sa come, riusciamo pure ad addormentarci.

Kilimanjaro! (Parte II) – La vetta e il ritorno

Venerdi 1 settembre (notte) – Sabato 2 settembre

Day 4/5 – Kibo Hut (4750 mt) – Gilman’s Point (5710) – Uhuru Peak (5895 mt) – Kibo Hut (4750 mt) – Horombo Camp (3700 mt)

Tanzania - sotto la cima del Kilimanjaro - il Mawenzi

Tanzania - sotto la cima del Kilimanjaro - il Mawenzi

Ci alziamo nella notte profonda, beviamo un tè bollente, ci copriamo con tutto quello che abbiamo e poi, pile accese sulla fronte per avere libere le mani, partiamo. L’atmosfera è surreale. La pianura sotto di noi è un’ombra scura e la montagna incombe di fronte a noi come un colosso. Gabriel, Valeria Sigfrido, l’aiuto guida: procediamo in fila indiana a passo lentissimo. Non possiamo fare di più: l’ossigeno è estremamente rarefatto e ad ogni respiro l’aria gelida ghiaccia i polmoni. Il terreno è difficile e faticoso, fatto di sabbia fine e pietra lavica. Spesso si fa un passo avanti e si scivola verso valle. Ascendiamo inizialmente in linea retta e da un certo punto in poi in un all’apparenza infinito zigzag tra le rocce. Dal cielo le stelle e la luna ci regalano una debole luce. Poco dopo di noi sono partiti altri piccoli gruppi. Il maestoso vulcano avvolto dalle tenebre è ora punteggiato da tante piccole luci, un serpente di puntini luminosi, Alzando ogni tanto lo sguardo percepiamo a stento il profilo scuro della montagna nel punto dove si incontra con il cielo. Camminiamo in un profondo silenzio, fuori e dentro di noi.

Tanzania - Kilimanjaro - l'alba dalla vetta

Tanzania - Kilimanjaro - l'alba dalla vetta

Il tempo comincia a trascorre ad un ritmo diverso e ignoto: non sappiamo più dire da quanto siamo partiti. Continuiamo a procedere in fila indiana, muti, passo dopo passo, con il respiro corto e il gelo che trapassa i vestiti. Ogni ora circa ci fermiamo per una pausa di pochi minuti per bere un sorso d’acqua e provare a mangiare un pezzo di frutta secca o di cioccolata. Le bottiglie negli zaini si sono congelate e noi insieme a loro. Alle quattro del mattino, ancora avvolti dalle tenebre, arriviamo inaspettatamente a Gillman’s Point (5681 mt): credevamo di essere ancora distanti. Possiamo fermarci solamente qualche istante perché la vetta è ancora distante e ci manca lo strappo finale. Per raggiungere il punto più alto dell’Africa: Camminiamo nel buio totale sulle pendici del vulcano e sul crinale del cratere e della sua bocca ora spenta, profonda e silente: siamo pervasi da un’aura magica, mitica e terrifica al contempo. Giungiamo ad Uhuru Peak, 5895 metri sul livello del mare: sono le 5.30 del mattino del 2 settembre 2006. Siamo molto affaticati, gli ultimi metri sul terreno ghiacciato ci hanno tolto le forze.

Ma sta sorgendo l’alba e una sottile linea rossa e gialla incendia l’orizzonte, che qui abbraccia l’intera curvatura terrestre. Possiamo osservare la linea di confine tra terra e cielo a 360°: sotto di noi un mare di nuvole, di fronte il giorno nascente, alle nostre spalle la notte gelida e scura.

Restiamo ad ammirare solo pochi minuti, attardarsi è pericoloso per il misto di altitudine elevata e temperature intorno ai 20° sotto lo zero. Cominciamo la discesa e l’alba ci accompagna con le sue evoluzioni di luci e colori in divenire. Finalmente possiamo vedere ciò che abbiamo solo immaginato durante questa lunga notte di tenebre. Alla nostra sinistra la profonda e vasta pianura del cratere di sabbia fine e formazioni rocciose che paiono sculture, alla nostra destra le ultime vestigia del ghiacciaio che un tempo ricopriva, insieme alle nevi perenni, gran parte della cima del Kilimanjaro. La luce dell’alba lo attraversa accendendolo di incredibili riflessi di luce. Tutto intorno a noi l’Africa, immensa, bellissima.

Rischiando il congelamento delle mani Sigfrido cerca di fare qualche fotografia. Primo scatto e…finisce il rullino. Nooooaaahhhhh. L’operazione sostituzione pellicola senza guanti ad oltre 5000 metri è un atto di puro coraggio. Le dita si attaccano al metallo della macchina fotografica come la lingua al cubetto di ghiaccio. Appena il sole sorge completamente la temperatura si alza di qualche grado e recuperiamo immediatamente un po’ di tono. La discesa è decisamente più agevole dell’ascesa, contrariamente a quanto spesso capita in montagna: da Gillman’s Point a Kibo Hut possiamo correre a rotta di collo sulle lunghe e ripide lingue di sabbia e ghiaia. Ginocchia permettendo.

Tanzania - Kilimanjaro - l'alba dalla vetta

Tanzania - Kilimanjaro - l'alba dalla vetta

Sono le sette del mattino, ci fermiamo un istante a metà discesa: il sole ora è accecante e proviamo una sensazione di totale straniamento, come sotto l’effetto di una droga potente. La notte senza dormire, l’altitudine, il freddo sovrumano e ora il sole bruciante: le orecchie cominciano a ronzare, mani e piedi sembrano muoversi al rallentatore, i suoni giungono ovattati e pare che la voce propria e altrui arrivi come una strana eco lontana. Il tempo non si è solo fermato ma si è arrotolato su se stesso e si è confuso. Che ore sono, stiamo ancora dormendo forse, stiamo sognando, non siamo ancora saliti. Forse siamo sempre stati qui, dalla notte dei tempi. Mai provata prima d’ora una simile sensazione.

Arriviamo alle nostre tende alle otto del mattino ma senza percezione alcuna dell’ora reale. Beviamo un tè e ci riposiamo fino alle 11.00 circa. Ce l’abbiamo fatta. Ce ne rendiamo conto, ma dobbiamo ripartire. Ci aspetta un cammino di circa quattro ore per raggiungere il campo successivo sulla via del ritorno, Horombo Camp.

Tanzania - Kilimanjaro - scendendo dalla vetta

Tanzania - Kilimanjaro - scendendo dalla vetta

La prima parte della discesa è facile, siamo ancora adrenalinici per la vetta conquistata. Lentamente ci allontaniamo dalle cime del Kilimanjaro e del Mawenzi che ci congedano con la loro immensa bellezza. L’ultima ora di sentiero sembra non finire mai, arriviamo al campo distrutti, per non entrare nel dettaglio dei piedi di Valeria, oramai inutilizzabili. Camminiamo da oltre tredici ore, impossibile pretendere di meglio.

Ci accasciamo davanti alla nostra tenda, il Simba cuoco ci rifocilla con la solita ottima cena. Quando scende il sole arriva nuovamente il freddo: siamo scesi di quota ma in fondo siamo ancora a 3700 metri. Alle 19.30 siamo già chiusi nei sacchi a pelo a dormire. Esausti. Felici. Domani ci si sveglia alle 6.00 a.m. Va tutto bene.

Domenica 3 settembre

Day 6 – Horombo Camp (3700 mt) – Marangu Gate (1900 mt)

Tanzania - arrivo trek Kilimanjaro - il Simba Team

Tanzania - arrivo trek Kilimanjaro - il Simba Team

“Frugale” colazione come sempre, distribuzione delle mance al fantastico Simba Team e poi partiamo per l’ultima tappa del trek: ci aspettano 19 chilometri circa, in discesa per giunta. Che per chi non sapesse nulla di montagna spacca le gambe decisamente più che la salita. I piedi di Valeria entrano in sciopero dopo i primi 5/6 Km. Decisione immediata e irrevocabile: via lo scarpone sinistro che oramai morde le dita dei piedi come un dobermann e affrontare il resto del sentiero con una scarpa sì e una no. Quindici chilometri di simpatico claudicamento, per fortuna il terreno è accettabile e non presenta troppe asperità. Le cinque ore di strada che percorriamo si snodano, dopo il primo breve tratto, in gran parte attraverso una foresta magica, umida e ombrosa, tra fiori, scimmie e corsi d’acqua. Le ultime centinaia di metri paiono senza fine ma la fine arriva: Marangu Gate si palesa come un miraggio. Affrontiamo felici l’attesa per ottenere il nostro sudato certificato che sancisce la conquista della vetta più alta dell’Africa.

Il Simba Team ci accoglie con un applauso, con dedica speciale a Valeria che ha uno scarpone legato al collo e una calza munita di zoccolo di fango di molti centimetri. Concludiamo festeggiando tutti assieme con la prima e agognata birra dopo un’ intera settimana.

Tanzania - Kilimanjaro - certificato Valeria

Tanzania - Kilimanjaro - certificato Valeria

Tanzania - Kilimanjaro - certificato Sigfrido

Tanzania - Kilimanjaro - certificato Sigfrido

Loth e Praygod sono venuti a prenderci: salutiamo i due ragazzi del team che si fermano qui e partiamo alla volta di Arusha: ci stipiamo nella jeep in dieci persone più i bagagli, più abili che Houdini. All’arrivo facciamo una tappa all’ufficio del Maasai Expedition per concludere l’organizzazione e il pagamento del safari dei prossimi giorni. Salutiamo il resto dei ragazzi e torniamo all’albergo del nostro primo giorno. Finalmente ci facciamo una doccia: la prima dopo molti giorni. Usciamo per farci un’altra birra e per cenare;. Andiamo a dormire molto presto, come ovvio, molto soddisfatti naturalmente!

Safari!

Lunedì 4 settembre

Tanzania - Tarangire - baobab

Tanzania - Tarangire - baobab

Alle 9.30 il nuovo team safari ci viene a prendere in albergo. Per questa nuova avventura saremo meno numerosi: solo noi due, Bryceson nel doppio ruolo di guida e driver e Hamadi in veste di cuoco e tuttofare. Dopo il primo pieno di gasolio la jeep imbocca la strada verso il parco del Tarangire. Due ore e mezza circa di splendida steppa Maasai color ocra e rosso. Lungo la via ogni persona, ogni casa, ogni villaggio, ogni albero è un magnifico quadro, un’istantanea che ci lascia a bocca aperta. Arriviamo al primo camping base prima di pranzo, giusto in tempo per montare la tenda e per ripartire con Bryceson alla volta del nostro primo parco nazionale africano.

L’area del parco è molto grande e la giriamo in lungo e in largo per molte ore. Testa fuori dal tetto scoperto della jeep, macchina fotografica pronta. Incredibile: a pochi metri dai nostri occhi decine e decine di zebre, giraffe, gnu, impala, elefanti, uccelli multicolori. Il parco del Tarangire ha i colori della stagione secca, i colori della terra e della polvere, sovrastati da uno dei cieli più belli che si possano vedere, un cielo azzurro intenso ricamato da file infinite di nuvole bianche. Rimaniamo affascinati dagli splendidi e contorti baobab, vere opere d’arte della natura.

Tanzania - Tarangire - leonessa

Tanzania - Tarangire - leonessa

Ecco all’improvviso il nostro primo leone, pardon, leonessa, comodamente sdraiata all’ombra di un albero. Difficile trovare le parole per descrivere appieno la nostra emozione. Torniamo al campo impolverati e soddisfatti. Una doccia semifredda (ma qui le temperature lo consentono) e poi un’ottima cena preparata da Hamadi mentre i gestori del campsite ci propinano uno spettacolino per turisti di un improbabile trio di acrobati/musicisti/giocolieri africani. Birra, applauso finale e poi a dormire: domani mattina si riparte, destinazione Lake Manyara.

Martedì 5 settembre

Tanzania - Lake Manyara - giraffa

Tanzania - Lake Manyara - giraffa

Al mattino consumiamo la nostra colazione con una certa difficoltà, avvolti da centinaia di api molto interessate al nostro tavolo e ai nostri piatti. Bryson ci dice di non preoccuparci, anche se risulta oggettivamente difficile spalmare il miele sul pane imburrato completamente ricoperto dagli insetti ronzanti. Smontaggio tenda, carico bagagli e partiamo alla volta di Mto wa Mbu sulle rive del Lake Manyara. Giungiamo al secondo campsite e scarichiamo nuovamente tutto. La fortuna ci aiuta e visto che ci sono anche molte stanze (vuote) possiamo evitare la tenda per lo stesso prezzo. Accettiamo volentieri: abbiamo un letto vero e un bagno tutto per noi. Hamadi ci prepara il pranzo al sacco e siamo pronti per partire verso il secondo parco del nostro viaggio. Il Lake Manyara è molto diverso dal Tarangire: qui la presenza dell’acqua fa sì che tutto sia molto più verde. Nella folta foresta incontriamo subito scimmie, manguste, giraffe ed elefanti.

Tanzania - Lake Manyara - aironi e ippopotami

Tanzania - Lake Manyara - aironi e ippopotami

Percorriamo per molti chilometri le strade sterrate del parco sobbalzando sulla nostra jeep e arriviamo in riva al lago, che è in realtà una bassa laguna ora in parte secca (la stagione delle piogge è lontana). Nell’acqua galleggiano migliaia di pellicani, aironi ed altri uccelli insieme ad un nutrito gruppo di ippopotami all’apparenza sonnacchiosi. Ci fermiamo a mangiare il nostro pranzo al sacco in una zona dedicata alla sosta in cima ad una collina con una vista splendida sul parco e poi riprendiamo il giro: babbuini, gazzelle, impala, bufali, altre giraffe, ancora elefanti, dik dik, waterbuck…un vero delirio zoologico. Siamo decisamente soddisfatti e torniamo al nostro campsite, alla nostra stanza, alla doccia fredda, alla cena, buona come sempre, purtroppo ad un altro “acrobatic show” decisamente improvvisato, al buon riposo.

Mercoledì 6 settembre

Tanzania - Mto Wa Mbu - il villaggio

Tanzania - Mto Wa Mbu - il villaggio

Oggi ci fermiamo a Mto wa Mbu. Lasciamo per un momento i safari, la natura e gli animali per dedicare l’intera giornata al cultural walk. Partiamo insieme a Sunday, una guida del Cultural Tourism Program, che ci accompagnerà per tutto il giorno a conoscere le tribù che vivono in questa zona: visiteremo i villaggi, conosceremo le persone che li abitano e le loro diverse tradizioni.

Attraversiamo risaie e piantagioni di banane, assaggiamo i piatti tipici, conosciamo gli artigiani dell’ebano, quelli che lavorano le foglie di banano, i produttori di birra fermentata. Veniamo accolti magnificamente in un asilo: la maestra ci presenta i bimbi, cantiamo insieme a loro, e ci lanciamo pure in girotondi improvvisati. Come farà questo angelo di donna a coinvolgere tutti questi cuccioli scatenati avendo a disposizione solo uno stanzone spoglio, una panca e quattro giochi in croce è un mistero. Visitiamo anche una scuola per ragazzi in difficoltà, persa tra la vegetazione, senza banchi decenti e neppure il pavimento. Anche qui una maestra orgogliosa del proprio lavoro, impegnata in una impresa difficile,

Tanzania - Mto Wa Mbu - il villaggio

Tanzania - Mto Wa Mbu - il villaggio

Entrambe hanno la nostra ammirazione immediata e non solo. Ci stiamo impegnando per far loro arrivare qualche aiuto concreto. Una vera goccia in un mare immenso, ma meglio che niente ci sembra. Proseguiamo il cammino e ad ogni sosta veniamo “assaliti” da decine di bambini (quelli che non sono a scuola!) che, per quanto gridano e muovono le mani, sembrano venti volte tanti quanti sono. Camminiamo tutto il giorno tra ombre e luci, con una tappa per pranzare in cima ad una collina, seduti sulle immense radici di uno dei baobab più grandi d’Africa. Da qui possiamo vedere il Lake Manyara, la steppa Maasai, mentre dietro le nostre spalle si alza imponente la Rift Valley. Tornati al campsite offriamo una birra a Sunday che, con grande cortesia, ci scrive tutto ciò che abbiamo visto e che ci ha descritto oggi. Pubblichiamo il suo racconto in una pagina a parte. Leggetela, l’Africa è natura ma anche e soprattutto cultura: quella antica e troppo spesso dimenticata dei suoi popoli.

Due Sogni in Tre Giorni

Giovedì 7 settembre

Tanzania - verso Ngoro Ngoro

Tanzania - verso Ngoro Ngoro

Seduti come sempre con Bryceson al tavolo, facciamo la solita ricca colazione e decidiamo nel mentre il programma della giornata. Oggi partiremo un po’ più tardi per essere al parco di Ngorongoro verso l’ora di pranzo. Rientriamo in stanza per preparare i bagagli: sembra una serra. Ieri abbiamo lavato nel micro lavandino del bagno tutto il lavabile e ora i panni stesi hanno alzato una fitta nebbia. Ritiriamo i vestiti ancora umidi negli zaini impolverati mentre Bryceson e Hamadi caricano il resto. Si parte. Lungo la strada che si arrampica su per la Rift Valley ci fermiamo ad uno Mzungu Shop (per inciso, gli Mzungu siamo noi bianchi. La traduzione esatta della parola ha diverse versioni, alcune irripetibili…). Scatta l’acquisto dei primi souvenirs, dopo la dura contrattazione da copione. Strappiamo un prezzo ragionevole, prezzo da Mzungu si intende! Si riparte.

Tanzania - il cratere di Ngoro Ngoro

Tanzania - il cratere di Ngoro Ngoro

Dopo un altro bel tratto di strada arriviamo all’ingresso del parco decisamente emozionati: la scritta dice proprio Ngoro Ngoro National Park. Un sogno si sta per realizzare. Dopo una breve sosta per le pratiche d’ingresso e il pagamento del pedaggio la jeep prosegue saltellando sulla strada rossa e sterrata che si inerpica sul bordo esterno del cratere tra una vegetazione lussureggiante. Il cielo è grigio e pieno di nuvole ma Bryceson ci rassicura: Ngoro Ngoro è come un mondo a parte, laggiù ci sarà il sole. Arrivati alla sommità ci fermiamo ad un view point che ci mozza il fiato: laggiù, duecento metri circa sotto di noi, in una pianura sterminata si intuiscono piste, steppe, laghi, numerosi branchi di animali. Il cratere ha un diametro di circa diciotto chilometri: un immenso bacino brulicante di vita. L’alba del mondo ci aspetta.

Arriviamo al campsite che è invaso da zebre e mucche maasai: nei parchi i campsite non sono recintati, sono semplicemente aree adibite al campeggio, con una zona comune dove cucinare e mangiare e delle latrine. Montiamo la tenda e, dopo aver preso il pranzo al sacco, partiamo alla volta del cratere. Lungo la strada i maasai pascolano le loro strane mucche con la gobba e lunghe corna: sono macchie rosse e viola in campo ocra. Un tale orgasmo per gli occhi che contempliamo senza fotografare. E al check point ci facciamo fregare 10.000 scellini tanzaniani per una fotografia ad un gruppo di Maasai appostato all’uopo. Decisamente molto furbi. Loro naturalmente. Pazienza, mzungu mistake!

Tanzania - Ngoro Ngoro

Tanzania - Ngoro Ngoro

Bryceson passa alle marce ridotte: la strada per scendere sul fondo è decisamente ripida.In breve tempo arriviamo sul fondo del cratere. Qui la visione reale supera ogni fantasia: la vita selvaggia animale è incalcolabile per numero e varietà, almeno alla percezione del nostro sguardo. Centinaia di zebre e gnu ci accolgono appena imboccata la prima pista sabbiosa. Consumiamo in jeep il contenuto del nostro lunch box osservati da migliaia di occhi erbivori. E poi partiamo davvero: per circa cinque ore attraversiamo in lungo e in largo la pianura vulcanica di Ngoro Ngoro: ancora zebre e gnu, poi impala, gazzelle di thomson, facoceri, iene, elefanti, fenicotteri, struzzi, leonesse, e anche i rarissimi rinoceronti (anche se molto in lontananza).

Tanzania - Ngoro Ngoro - ghepardo

Tanzania - Ngoro Ngoro - ghepardo

Poi, sperato ma inaspettato, ecco il ghepardo. In mezzo all’erba bruciata dal sole ecco che spunta, sonnacchioso, con la sua caratteristica piccola testa e il corpo snello e flessuoso. Che tensione emotiva vederlo davvero, libero, reale, vicino. Verso la fine del giro, mentre stiamo per avviarci verso la strada d’uscita, quasi per caso si palesa ai nostri occhi il simba man, il re della foresta: un imponente leone maschio ci cammina incontro per un bel tratto. Restiamo come ipnotizzati. Poi si siede. Noi anche. Siamo stati veramente fortunati ad incontrarlo, dice Bryceson. Ne siamo convinti anche noi. La risalita della parete del cratere è ardua anche con una jeep a marce ridotte: ci lasciamo alle spalle uno dei luoghi più belli del mondo. Ce ne allontaniamo con nostalgia immediata.

Tanzania - Ngoro Ngoro - leone

Tanzania - Ngoro Ngoro - leone

Tornati al campo incontriamo un folto gruppo di italiani di Avventure nel Mondo, che non ci paiono poi così avventurosi visto che si stanno preparando da soli spaghetti De Cecco al Tonno Rio Mare (invece che dare qualche soldo ad un ragazzo tanzaniano che cucina cibo locale, per inciso). Mah…Brusco rientro tra il genere umano. Per fortuna scambiamo quattro chiacchiere con una coppia di ragazzi spagnoli molto simpatici : Berta e Santiago. Dividiamo una birra con loro in attesa della cena. Una luna quasi piena illumina il cratere, laggiù. Poi comincia a salire una fitta nebbia. Il freddo si fa pungente. Alle 8.30 siamo già chiusi in tenda.

Venerdì 8 settembre

Tanzania - ingresso al Serengeti

Tanzania - ingresso al Serengeti

Ci svegliamo ancora immersi nella nebbia e nell’aria gelida. Smontiamo le tende e dopo colazione ci rimettiamo in marcia, destinazione Serengeti. Un altro grande sogno si sta per realizzare. Strade sempre sterrate, testa fuori dalla jeep, cuore che batte a mille. Solita tappa all’ingresso del parco, fotografia di rito al gate e siamo dentro. Viaggiamo per un’ora scarsa per raggiungere il campsite che ci farà da base. Sulla strada le oramai solite ma sempre bellissime gazzelle, gli impala e una leonessa solitaria con radio collare che sfugge alla foto. Pazienza. Arriviamo al Dik Dik Camp Site, un vero basic camp site: niente acqua, niente elettricità, nessuna recinzione per la notte. Perfetto per noi. Giusto il tempo di scaricare la jeep e partiamo immediatamente per le prime ore nell’immenso parco del Serengeti, grande per intenderci come il Piemonte. Noi gireremo in lungo e in largo l’area di Seronera.

Tanzania - Serengeti - la savana

Tanzania - Serengeti - la savana

Percorriamo le piste che attraversano l’area in tutte le direzioni. Per oltre cinque ore ci perdiamo tra sottili strisce tracciate tra immense distese che si estendono a perdita d’occhio. La savana è bellissima: un mare giallo oro di lunghi e sottili fili d’erba attraversati dal vento dal quale spuntano le acacie contorte con la chioma ad ombrello e i giganteschi baobab. Una sottile polvere copre tutto, noi compresi. L’aria è calda, si possono percepire i profumi e i forti odori della natura. Il Serengeti è ancora diverso dagli altri parchi che abbiamo visitato. Qui si possono percorrere molti chilometri senza vedere nessun animale data la vastità dell’area, e questo rende gli incontri con loro, gli avvistamenti, ancora più emozionanti se possibile.

Tanzania - Serengeti - leopardo

Tanzania - Serengeti - leopardo

Nel lungo tragitto incontriamo piccole scimmie, babbuini, facoceri, iene, ippopotami, elefanti, zebre, gnu, gazzelle di tutti i tipi, giraffe, leoni, uccelli di tutti i colori possibili, struzzi. Poi Bryceson, collegato via radio con le altre guide nel parco, riceve una segnalazione e ci dirigiamo in una particolare zona: con fortuna inaspettata riusciamo a vedere, comodamente sdraiato su un alto ramo d’acacia, un bellissimo esemplare di leopardo. Grande fortuna davvero: sono animali notturni e l’avvistamento è molto raro.

Rientriamo al campsite nel tardo pomeriggio, ci “laviamo” con le salviette, Bryceson ci procura una birra a prezzo accettabile. Ci sembra di non poter desiderare nulla di più da questa giornata.

Tanzania - tramonto al Serengeti

Tanzania - tramonto al Serengeti

La natura invece ci regala un’ultima meraviglia: scende la notte e nel cielo sorge la luna piena. Il Serengeti si accende d’argento, la savana danza sull’onda di un vento sottile. Alla luce di una lampada a petrolio consumiamo la cenda davanti alla tenda. Prima di andare a dormire facciamo un’ultima tappa alle latrine: meglio evitare di uscire durante la notte. Qui gli animali sono padroni, noi gli ospiti. Illuminiamo infatti con la pila un jackal (una specie di coyote per intenderci) che si aggira nel campo. Ci chiudiamo in tenda e ascoltiamo il suono della notte africana: una iena se la ride vicino alla nostra tenda mentre poco distante dormono i leoni. Good night Serengeti

Sabato 9 settembre

Tanzania - Serengeti - leopardo

Tanzania - Serengeti - leopardo

Ci svegliamo molto presto per poterci godere ancora mezza giornata immersi nella natura selvaggia. La luce delle prime ore del mattino trasforma il Serengeti in una terra nuova e straniera: il giro di oggi ci sembra un’avventura completamente diversa rispetto a ieri. Oltre a reincontrare tutti gli animali di ieri ed altri ancora la fortuna ci regala un nuovo faccia a faccia con i leopardi: uno che fugge veloce dal ramo di un albero appena arriviamo e si perde nell’erba alta della savana e un secondo che invece possiamo osservare veramente da vicino, mollemente sdraiato tra l’erba. Percorriamo le piste in ogni direzione possibile, respirando l’aria ventosa, polverosa e calda di quest’alba del mondo e ci riempiamo gli occhi di cieli e orizzonti infiniti. Torniamo alla base con, impressi nel ricordo, centinaia, migliaia di animali in transito in questa magnifica terra, la loro terra, nella quale in certi momenti ci sentiamo degli intrusi.

Al pomeriggio partiamo, destinazione Mwanza e attraversiamo una parte del parco molto meno frequentata dai turisti. Più di tre ore di strada infame, tempestata di buche e dossi, vissuta tutta in piedi sui sedili con la testa fuori dal tetto della jeep: respirando l’aria bollente, cacciando le mosche tze tze, ubriacandosi di natura in mutamento e immobile al contempo, di savana bruciata, di retroguardie di migrazioni, di nuvole in fuga nel cielo. Usciamo dal parco sapendo che un pezzo del nostro cuore è rimasto lì, seppellito sotto un’acacia.

Montiamo il campo per la notte in un bel campsite appena fuori dai confini del parco. A cena conosciamo tre viaggiatori tedeschi diretti verso il Kenya. Due di loro sono persone di dubbio gusto. Cerchiamo di evitarli il più possibile. Non importa, la precedente notte di luna piena al Serengeti ci ha talmente colmato cuore, testa, occhi, stomaco di una bellezza sublime che poco ci scalfisce. Mangiamo, chiacchieriamo fino a tardi con Bryceson, andiamo a dormire. Tutto qui.

Verso il Tanganica

Domenica 10 settembre

Tanzania - Mwanza - lago Vittoria

Tanzania - Mwanza - lago Vittoria

La sveglia per partire è molto presto: verso le 6.30 siamo già in viaggio. Bryceson e Hamadi ci devono portare fino a Mwanza e poi ripartire per tornare ad Arusha in giornata. Per loro si tratta di un viaggio di oltre dieci ore su strade difficili e faticose. Dopo pochi minuti di jeep ci appare il lago Vittoria, un vero mare di acqua dolce. Il paesaggio cambia continuamente, restiamo incollati ai finestrini per non perderci nulla. Arrivati a Mwanza prendiamo alloggio in un hotel di buon livello per concederci qualche agio. Ci accomiatiamo da Bryceson e Hamadi con vero dispiacere. Sono stati giorni bellissimi e intensi, vissuti fianco a fianco con loro. Bryceson è una persona veramente speciale, intelligente, curiosa, spiritosa. Chissà se un giorno riusciremo a reincontrarci.

Tanzania - Mwanza

Tanzania - Mwanza

Dopo aver comprato i biglietti del bus per la partenza di domattina alla volta di Tabora lasciamo il 90% dei vestiti alla lavanderia e ci incamminiamo per la città. Mwanza è molto grande rispetto ai villaggi che abbiamo visto fino ad ora (Arusha a parte). Qui i turisti sono veramente pochi, ci stiamo spingendo verso l’ovest della Tanzania, fuori dalle rotte più battute. L’atmosfera ci pare un poco più aspra, meno accogliente, ma probabilmente è solo una nostra senssazione. Arriviamo a piedi fino al porto, fino ad un’ansa dove campeggiano grandi e curiose formazioni rocciose rifugio di decine di grossi ibis. Due ore di cammino sotto il sole cocente ci stordiscono: torniamo all’albergo e ci piazziamo sulla terrazza bar: qualche birra, qualche sigaretta, qualche foto rubata dall’alto. Un po’ di riposo per far arrivare l’ora di cena. Mangiamo in albergo, cucina africana e indiana. Poi ci ritiriamo nei nostri appartamenti.

Lunedì 11 settembre

Tanzania - alba a Mwanza

Tanzania - alba a Mwanza

La notte trascorre un po’ agitata. In stanza fa molto caldo, il condizionatore romba come un jet al decollo e dobbiamo spegnerlo, di aprire le finestre non se ne parla: fuori ci sono truppe di zanzare in tenuta d’assalto. Abbiamo la sveglia alle 5.00 a.m. e Sigfrido passa metà della notte sul cesso mentre Valeria si gratta le punture d’insetto e suda nel letto per i crampi allo pancia. Per fortuna nulla di grave, al mattino riusciamo a stare in piedi. Soltanto una cena troppo elaborata per i nostri stomaci abituati da due settimane al cibo sano e genuino. Alle 5.30 siamo pronti per partire, dopo aver rifatto gli zaini per l’ennesima volta. Geko, il tassista amico di Bryceson che abbiamo conosciuto ieri ci è venuto a prendere e ci porta alla stazione dei bus: Mohamed Transportation. E’ ancora buio ma la città è già in movimento. Il bus stracolmo parte in orario alle 6.00 a.m. e, tra brevissimi tratti di strada asfaltata e lunghi tratti sulle solite piste polverose di terra rossa in circa sette ore siamo a Tabora, esausti soprattutto per l’orrenda musica che ci hanno propinato a tutto volume e per tutto il viaggio. Durante il tragitto facciamo due soste alla stazione dei bus di due villaggi un poco più grandi di quelli che vediamo scorrere veloci dal finestrino: le stazioni sono il solito delirio di venditori e compratori.

Tanzania - Mwanza

Tanzania - Mwanza

Ci viene in mente all’improvviso che oggi è l’ 11/09 e noi siamo gli unici due bianchi a viaggiare su un bus della Mohamed Trans. In un mondo alla rovescia potremmo essere additati come possibili terroristi! Amenità a parte, la gente è invece molto cordiale con noi due Mzungu. Arriviamo a Tabora giusto per scoprire che il treno per Kigoma che dovevamo prendere non passerà più questa sera ma, probabilmente, domattina verso le sette. Compriamo i biglietti, cambiamo qualche traveller cheques in banca e gironzoliamo un po’ per Tabora che si rivela essere una piccola cittadina molto bella, con un’atmosfera pacata e piacevole. Ci sistemiamo all’Orion Tabora Hotel. Per una cifra ridicola alloggiamo in un posto magnifico: giardini con animali in libertà, hall “esotica”, stanze con patio e letto a baldacchino. Godiamoci il bello, domani si parte di nuovo all’alba e si viaggia in seconda classe su un treno a scartamento ridotto! Sempre che parta, s’intende…

Martedì 12 settembre

Tanzania - aspettando il treno per Kigoma

Tanzania - aspettando il treno per Kigoma

Forse per eccesso di precisione e previdenza ci svegliamo alle sei del mattino, riempiamo gli zaini, facciamo colazione e ci incamminiamo a piedi verso la stazione. Il treno, dicono, dovrebbe arrivare e partire verso le 7.30. Speriamo. Incontriamo mescolato alla folla variopinta un altro Mzungu: Marcos, dall’Argentina. Facciamo conoscenza e una seconda colazione insieme e alle otto saliamo sul treno, che nel frattempo è arrivato. La stazione è affollatissima di gente, colori, odori, mercanti, mendicanti, vecchi, bambini. Il treno non ne vuole sapere di partire e decide di muoversi solo verso le 10.30. Dobbiamo percorrere circa 350 km e ci metteremo più o meno dodici ore, arrivando a Kigoma a questo punto verso le dieci di sera. Un viaggio interminabile ma bellissimo.

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Il paesaggio che vediamo dai finestrini è come un film che non ci si stanca mai di guardare. Passiamo molto tempo a scambiare parole con Marcos: lui viaggia da solo già da molti mesi per tutta l’Africa. Passa da un paese all’altro per visitare i campi profughi. E’ laureato in diritto internazionale e ha scelto di lasciare il lavoro per conoscere di persona la realtà. E’ un ragazzo allegro, intelligente, curioso, coraggioso. La giornata trascorre tra chiacchiere, pranzo, conoscenze e amicizie varie con i compagni di viaggio che pare essere senza fine. Arriviamo finalmente a Kigoma, sulle rive del lago Tanganica, alle dieci di sera: siamo stanchi, sporchi e la giornata non è ancora finita. Prendiamo un taxi insieme a Marcos e ci facciamo lasciare alla pensione che abbiamo scelto sulla guida. Lui prosegue per un’altra guest house e ci salutiamo con la promessa di rivederci l’indomani. Entriamo fiduciosi: peccato che il tizio alla reception ci accoglie con un irremovibile: “no room, full booking…”.

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

E adesso? E’ buio, sono due giorni che non ci laviamo, Kigoma è grossa come un lavandino e pare che tutto sia anche altrove. Come può essere? Pare che da domani e per tre giorni si terrà proprio qui una conferenza nazionale sull’acqua, con ministri vari. Perfetto. Tentiamo di telefonare ad altri hotel con esito negativo. Con un colpo da maestro Sigfrido decide di restare incollato al nostro uomo: alternando pianto greco e promesse di mancia chiediamo di trovarci una soluzione di fortuna in qualsiasi modo, tanto siamo muniti di sacco a pelo e zanzariera. Anche un pavimento ci va bene. Otteniamo un rifugio per la notte: ci sistemano nella casetta/magazzino accanto alla pensione, dormitorio degli operai che la stanno ristrutturando. Sacco e zanzariera si rivelano molto utili: le lenzuola sono inquietanti e la stanza è un covo di mosquitos; Il bagno è al fondo del garage: non potersi fare la doccia è un duro colpo, non ci resta che rifugiarci nel sonno. Domani qualcosa accadrà.

Mercoledì 13 settembre

Ci svegliamo acciaccati ma comunque pronti ad affrontare il nuovo giorno. Ci alziamo e tentiamo di uscire dalla stanza per andare al gabinetto ma…uno degli operai (ignaro della nostra presenza) ci ha chiusi dentro! Questo ci sembra troppo, dobbiamo anche pisciarci nei pantaloni? Quando riusciremo ad uscire da qui? Presi da un attacco di semi isteria cerchiamo di sfondare la porta, facendo un tale rumore che per fortuna qualcuno ci sente e ci libera. Dio, o Allah, sia lodato. Il nostro amico della reception ci porta due secchi d’acqua per lavarci, sempre nel garage naturalmente; Non osiamo tanto e ci sciacquiamo giusto la faccia. Dopo colazione andiamo in giro per Kigoma per cercare di capire se, come da nostro progetto, possiamo raggiungere il Mahale National Park o se dobbiamo rinunciare. Bastano pochi scambi di informazioni per capire che ci dobbiamo rassegnare.

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Il Mahale N.P. è fuori dalla nostra portata: o servono molti soldi per raggiungerlo con i voli charter o serve molto tempo per aspettare l’unica nave che passa una volta a settimana sul lago Tanganica e si ferma a Kigoma. Noi non abbiamo né gli uni né l’altro. Un po’ avviliti, cerchiamo a questo punto il modo per lasciare Kigoma. All’ufficio della Precision Air ci liquidano con un altro “full booking” fino al 20 di settembre, alla stazione dei treni ci dicono lo stesso, ma fino addirittura al 24. Siamo bloccati sul lago Tanganica. Ricordo che non ci laviamo da giorni. La nostra sopportazione sta raggiungendo un punto critico. Che fare? La guida suggerisce di raggiungere l’unico hotel a 4 stelle sulla collina: lì si possono trovare passaggi su charter privati se si ha fortuna. Così facciamo: siamo ricevuti da un gentilissimo e professionale direttore indiano che in poco tempo ci trova due biglietti aerei della Precision Air facendo semplicemente una telefonata e spacciandoci come clienti del suo lussuoso hotel. Tutto il mondo è paese.

Per ricambiare la cortesia decidiamo di investire qualche soldo e offrirci realmente come ospiti per una notte: l’hotel è caro ma ci sembra il minimo. Presa la decisione già ci immaginiamo finalmente sotto la doccia di uno dei bungalow super lusso con giardino e vista sul lago, o a nuotare nella bella piscina all’aperto all’ombra degli alberi. Destino beffardo: il direttore accetta ma l’hotel è al completo (e ti pareva), come tutti in città. Accettiamo la sua offerta alternativa: una stanza in un edificio fuori dal cancello dell’hotel, dove di solito dorme lo staff. Va bene; Bagni in comune ma almeno potremo lavarci, urge, necessita, è impellente! Ci sistemiamo nella stanza spoglia e…incredibile, dai tubi della doccia comune non esce nulla. Chiediamo aiuto, aspettiamo. Alle 17.30 ancora non è successo nulla. Oramai emaniamo l’odore di una discarica abusiva. Abbiamo appuntamento con Marcos giù in città, dobbiamo andare. La doccia continua a restare un miraggio.

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Scendiamo dalla collina e ci andiamo a bere una birra godendoci il tramonto sulla spiaggia in riva al lago Tanganica con il nostro amico argentino. Anche lui ieri sera ha duramente faticato a trovare da dormire ed è finito in una topaia tipo la nostra dopo aver rischiato la rissa con il taxista troppo esoso. Decidiamo di mangiare insieme la cena e finiamo per caso in un bellissimo bar ristorante locale con un giardino pieno di gente ai tavoli improvvisati. Nel giardino ci sono tanti piccoli chioschi dove è possibile ordinare e farsi cucinare da mangiare, il bar fornisce le bevande. Sigfrido e Marcos si fanno preparare mezzo chilo di carne di capra che è appesa ad un gancio ricoperta di mosche ma che pare succulenta dopo essere stata arrostita. Io mi faccio preparare una frittata con le patate. La cena è buonissima, facciamo lunghe chiacchiere con persone che conosciamo sul momento. Una bella serata.

Verso mezzanotte torniamo all’hotel sulla collina, sempre nel miraggio di una doccia. Illusi. Dai tubi continua a non uscire nulla. Sigfrido questa volta si arrende, esausto (o forse ammorbato dal suo stesso olezzo mentre Valeria opta per l’attacco frontale. Attraversiamo il cortile e assaliamo il portiere di notte con fare determinato e tono alterato: “no water in our room! Please, help us!” Il portiere si scusa e dopo dieci minuti un cameriere mortificato ci corre incontro…con due bottigliette da mezzo litro di acqua minerale. Decisamente non ci siamo capiti. Poi la sentenza: “ ah, l’acqua per la doccia intendevate…no, dove dormite voi non c’è”. Attimo di panico. Poi la necessità aguzza l’ingegno. Chiediamo furbescamente: “Avete la piscina, vero? Perfetto, noi andiamo a fare un bagno e a lavarci nelle docce della piscina. Grazie. Arrivederci.”. I camerieri stupiti non osano protestare. Dieci minuti dopo attraversiamo la hall muniti di asciugamano, sapone, ciabatte. Passiamo attraverso il giardino ed entriamo in piscina. Una delle più belle docce a memoria d’uomo!

Giovedì 14 settembre

Oggi sarà una semplice giornata di spostamento, senza particolari degni di nota. Dobbiamo attendere metà giornata prima della partenza del nostro volo. Dopo un veloce giro in città passiamo il resto delle ore ai bordi della piscina, in relax completo. Alle tre del pomeriggio chiamiamo un taxi e raggiungiamo il piccolissimo aeroporto di Kigoma;: voliamo verso Dar es Salaam. Arriviamo che oramai è buio, facciamo ancora in tempo a comprare i biglietti per il giorno seguente destinazione Zanzibar. Troviamo alloggiamo in una pensione in città decisamente di scarsa qualità. Un boccone subito fuori dalla pensione, quattro chiacchiere con un gatto petulante e sporco come una marmitta e poi buonanotte a questo mondo e a quell’altro.

Zanzibar

Venerdì 15 settembre

Tanzania - Zanzibar

Tanzania - Zanzibar

La sveglia suona alle 5.00 a.m. ma siamo ben contenti di lasciare questa stanza per volare verso Zanzibar. Il nostro volo è il primo del mattino e alle 7.30 siamo già atterrati nell’isola delle spezie. La trasvolata è durata circa un quarto d’ora, veramente poco. Contrattiamo con l’ennesimo tassista per farci portare in città, a Stone Town. La città vecchia è molto bella e piena di atmosfera ma noi dobbiamo innanzitutto dedicarci a risolvere una serie di faccende: aspettiamo l’apertura di un ufficio di cambio perché abbiamo quasi finito i soldi, con i soldi compriamo i biglietti per il volo di ritorno previsto per il giorno 21 e prenotiamo la notte del 20 settembre in un albergo di Stone Town. Ora possiamo cercare di raggiungere la costa est dell’isola. Abbiamo scelto per i nostri giorni di mare e relax la zona meno turistica. Ci accordiamo con il taxista che accetta di portarci a Jambiani per una cifra ragionevole.

Tanzania - Zanzibar - Mount Zion - la nostra casa

Tanzania - Zanzibar - Mount Zion - la nostra casa

Attraversiamo le periferie di Stone Town, piccoli villaggi, zone di folta foresta tropicale. Dopo Paje finisce la strada asfaltata: ecco, qui ci piace già di più. Arriviamo dopo circa un’ora e mezza di auto. Con i suggerimenti della guida e l’istinto di Sigfrido scegliamo un posto veramente bello: Mount Zion. Bungalow sulla spiaggia con piccolo patio e vista Oceano Indiano, giardino selvaggio e lussureggiante sulla spiaggia, solo sabbia per terra, palme, fiori, conchiglie, amache, un bungalow-bar senza pareti con tanto di barista simpatico, musica reggae, libri a disposizione, e poi ancora cani, bambini, cocchi, succhi di frutta fresca, gechi, notti stellate, barriera corallina…qui ci fermeremo sicuramente per un po’.

Da sabato 16 a martedì 19 settembre

Tanzania - Zanzibar - le treccine

Tanzania - Zanzibar - le treccine

Realmente Mount Zion è un posto speciale. Il proprietario è un giovane tanzaniano che sembra un giamaicano, con moglie svedese e due splendide bambine. L’atmosfera è decisamente easy e accogliente (anche se il furbo Zion in persona controlla tutto e tutti come un vero manager d’assalto). La spiaggia non è una delle più belle della costa, per via delle maree, ma sono dettagli. Alla vista tutto è talmente bello da togliere il fiato. I venditori locali on the beach parlano un mezzo italiano (Zanzibar pare una nostra colonia!), oltre all’inglese e sono tutti gentili e non troppo insistenti. In questi giorni di puro riposo riusciamo a comprare collane, braccialetti, quadri, a farci fare massaggi e Valeria pure le treccine con l’extention: tre ore di lavoro per due donne, che poi diventano quattro, poi cinque, tutte attorno alla stessa testa, e parlano tra loro in swaili e ridono e non finiscono mai!

Tanzania - Zanzibar - la raccolta delle alghe

Tanzania - Zanzibar - la raccolta delle alghe

Conosciamo svariati venditori maasai con vestiti tradizionali e cellulare alla cintola, improvvisati organizzatori di tour non meglio precisati che si presentano con i nomi di Felice, Mauro, Pino Daniele, Nino D’Angelo…mah, e dire che non ci siamo neppure fatti le canne. Naturalmente, restando finalmente stanziali per qualche giorno, facciamo delle belle amicizie: al Mount Zion conosciamo Antonio e Laura due ragazzi della Sardegna qui in viaggio di nozze. Con loro dividiamo colazioni, pranzi e cene., cocktail e birre al bungalow-bar nelle notti ventose, risate e tentativi di snorkelling in un mare troppo agitato per poter offrire la vista di qualsivoglia fondale.

Dividiamo soprattutto la promessa di rivederci, magari in Sardegna, dove prima o poi Sigfrido deve mettere piede dopo aver visto mezzo mondo. Sambiamo anche racconti e parole con una coppia di mezza età del Belgio che si sta riposando come noi dopo aver sceso il Kili. Complimenti! Il secondo giorno di permanenza conosciamo Marina, Andrea e Silvana di Roma. Alloggiano al Kipepeo, ad un chilometro e mezzo da noi via spiaggia. Anche con loro stringiamo immediatamente amicizia e ci scambiamo l’ospitalità: una sera loro a cena da Zion, una sera noi a cena da Kim, il gestore del Kipepeo.

Tanzania - Zanzibar - il beach bar del Mount Zion

Tanzania - Zanzibar - il beach bar del Mount Zion

Trascorrono quattro giorni di tempo lento, bellissimi: sveglia alla luce dell’alba, frutta fresca nei piatti a colazione, lunghe camminate sulla spiaggia alla luce della luna (e della pila) con una infinità di stelle sopra la nostra testa e migliaia di granchi sotto i nostri piedi, cene e pranzi in family restaurant sulla spiaggia dove spesso siamo gli unici avventori, devi ordinare cosa mangiare il giorno prima e farti tu il conto. Al bar battuto dai venti oceanici James, il barman, che saltella tra una birra e un cocktail, Polpetta (un magnifico micro cane) che dorme e gioca tra i nostri piedi, Cecilia, la cameriera e tuttofare del Mount Zion, gentile e con la testa tra le nuvole che vaga qua e là. Time to stay, no problem, akuna matata.

Il congedo dal Mount Zion è degno di una piccola nota: alla sera Zion ci offre un cocktail da aggiungere a quelli che abbiamo già ordinato. Si aggregano anche Antonio e Laura e la serata finisce a tequila, sale e lime. Meno male che nei quindici giorni trascorsi tra Kilimanjaro e safari siamo stati morigerati! So Long, Africa

Mercoledì 20 settembre

Tanzania - Zanzibar - la gita tra le spezie

Tanzania - Zanzibar - la gita tra le spezie

Eccoci al momento di partire. Lasciamo Mount Zion con una fitta nel cuore, anche se oggi la giornata sarà piena. Alle 9.00, ricompattati i nostri zaini, partiamo con Marina, Andrea, Silvana, Laura e Antonio per Stone Town e per il tour delle spezie. A fine giornata noi ci faremo lasciare in città mentre loro torneranno alla base. Un’ora circa di minibus e siamo alle piantagioni. Il piccolo tour si rivela bello e molto interessante: ci immergiamo in una foresta di fiori e fitta vegetazione e scopriamo con meraviglia la vera forma in natura di molte piante e spezie che siamo soliti usare senza conoscere veramente. Possiamo vedere e toccare e cogliere e annusare il pepe, il coriandolo, la noce moscata, i choidi di garofano, lo zenzero, la cannella, i frutti che diventano un sapone, le bacche che si usano come rossetto, i fiori da cui è estratta l’essenza per profumi come il mitico Chanel n° 5, i peperoncini infuocati, le bacche del caffè.

Tanzania - Zanzibar - le spezie

Tanzania - Zanzibar - le spezie

Un’orgia per il naso e per gli occhi. Alla fine del tour ci viene offerto un ottimo pranzo preparato con le spezie, che consumiamo seduti a terra sotto un portico tra le galline. Torniamo a Stone Town e restiamo ancora qualche ora con i nostri amici a girovagare per la città vecchia. Alle quattro del pomeriggio ci salutiamo: loro tornano nel paradiso di Jambiani ma, sinceramente, anche qui non è niente male! Prendiamo alloggio al bel Clove Hotel, proprio dietro il vecchio forte arabo. L’albergo ha una splendida terrazza-bar che domina i tetti della città. Verso sera usciamo alla ricerca di un posto per mangiare che scegliamo a caso e dopo una cena non degna di nota ci ritiriamo di buon ordine.

Giovedì 21 settembre

Tanzania - Zanzibar - Stone Town

Tanzania - Zanzibar - Stone Town

Oggi abbiamo tempo fino alle tre del pomeriggio per girovagare senza meta tutta Stone Town. Percorriamo in lungo e in largo gli stretti vicoli della città vecchia, ci spingiamo fino al bellissimo e incredibilmente affollato mercato ai margini della zona centrale. Tra decine di fotografie, una birra e un po’ di cibo si fa l’ora di partire verso Dar es Salaam e poi ad Arusha, per recuperare la parte di bagaglio che abbiamo lasciato in custodia ai nostri amici del Maasai Expedition. Volo più volo più bus e alle nove circa di sera siamo nuovamente nello stesso hotel del primo giorno di viaggio. Loth e Praygod ci aspettano lì con le nostre cose. Ci abbracciamo e ci scambiamo la promessa di restare in contatto. Siamo stanchi e decidiamo di mangiare un piatto veloce al ristorante dell’hotel senza uscire: Ah! Ah! Africa, pole pole, piano piano. Aspettiamo più di un’ora di orologio la cena. Ma che importa, siamo ad Arusha, il Monte Meru ci sovrasta avvolto dalle nuvole, mentre qualche chilometro più avanti il Mawenzi e il Kilimanjaro cancellano con il vento gelido, silenziosi e implacabili, le nostre impronte di qualche settimana fa.

Venerdì 22 settembre

Tanzania - Zanzibar - Stone Town

Tanzania - Zanzibar - Stone Town

Sigfrido si alza all’alba per comprare i biglietti del bus che oggi ci riporterà a Dar es Salaam: la nostra permanenza ad Arusha è stata veramente molto breve. Ricostruire gli zaini con il bagaglio al completo è molto complicato. Alla fine pesano come due vacche gravide che carichiamo comunque sulle spalle rischiando di ribaltarci. Ci trasciniamo fino alla stazione dei bus che grazie a dio è vicina. Alle 8.30 il bus parte in perfetto orario e imbocchiamo la strada per Dar; Lasciamo Arusha, passiamo per Moshi, per poi proseguire chilometro dopo chilometro per un apparente e sterminato nulla. Prima sosta verso l’ora di pranzo, per soli quindici minuti circa e poi si riprende la strada. Il viaggio è interminabile o almeno così ci appare. Qualche sosta ogni tanto, carico e scarico di sacchi, qualcuno che scende, qualcuno che sale. Verso le sei di sera riusciamo a raggiungere Dar es Salaam stanchi, sudati e affamati. Ci vogliono circa due ore per arrivare ad un albergo tra soste alla stazione centrale, raggiungimento dell’ultima fermata del bus , taxi per l’hotel. Troviamo da dormire in una specie di convitto universitario discretamente squallido, ma per ora va bene. Cena veloce appena fuori dall’albergo e domattina ci pensiamo. Promesso. Domani.

Sabato 23 settembre

Tanzania - Zanzibar - Stone Town - il mercato

Tanzania - Zanzibar - Stone Town - il mercato

Di nuovo Sigfrido si sveglia all’alba e parte per la missione M.N.U.G.T ovvero “miglioriamo il nostro ultimo giorno in Tanzania”. Dopo aver vagato per circa un’ora e mezza ed essersi pure perso per la città, riesce a trovare e prenotare immediatamente una stanza in un hotel un poco più accogliente, con tanto di piccolo giardino interno. Facciamo colazione e ci trasferiamo immediatamente. Appena arriviamo prendiamo possesso della nostra bella stanza poi una doccia, poi una sigaretta in giardino, poi collegamento ad internet, poi un pisolino, poi un’altra doccia, poi una birra…arriva l’ora di cena. Facciamo qualche parola con un ragazzo svizzero che è qui da sei mesi per lavoro: musica, politica, storia; A ruota libera. Si fa l’ora di andare a dormire. Ultima notte sotto ad un cielo africano.

Domenica 24 settembre

Ancora una sveglia all’alba: alle 6.20 già facciamo colazione e alle 7.00 siamo in aeroporto. Espletiamo le varie pratiche di rito e alle 8.30 ci imbarchiamo. Un poco di ritardo e alle 9.30 si decolla. Arrivederci Africa: scorrono veloci sotto di noi, laggiù, Zanzibar, il Kilimanjaro, il Monte Kenya, i deserti del Darfur, del Sahara, della Libia, le coste del Mediterraneo, la Sicilia, l’Etna, il mare Mediterraneo, La Sardegna, le Alpi (fateci scendere…fateci scendere…siamo arrivati! No, eh? Peccato), l’Europa centrale, l’Inghilterra. Ora dobbiamo tornare indietro. Due ore di attesa ad Heatrow e poi ci imbarchiamo per l’ultima tratta del viaggio. Atterriamo a Milano Malpensa, recuperiamo i bagagli, usciamo all’aria aperta: piove.

Tanzania:

Mappa e itinerario Tanzania

Immagini Tanzania

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  Una risposta a “Tanzania 2006 – il diario”

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