Marocco 2010 – il diario

 

Marocco 2010

Il Ramadan a 50 gradi tra montagne e deserto del Marocco

Dopo un primo fallito tentativo di organizzare il nostro viaggio annuale verso luoghi lontani, ai primi di agosto decidiamo di poter partire anche questa volta ma dobbiamo scegliere una meta più vicina ed abbordabile, per il portafoglio e per il poco tempo che ci resta per l’organizzazione. Vince il Marocco. Un po’ di ricerche, qualche contatto web per avere riferimenti certi relativi all’idea di un trekking sui monti dell’Atlante e il pernottamento nel deserto e non ci resta che preparare gli zaini. Evviva, si parte!

13 agosto

Marocco - Rabat

Marocco – Rabat

Partiamo da Torino per Parigi – Rabat, con l’Air France. Sbarchiamo all’incredibile scalo di Rabat (veramente misero per essere l’aeroporto di una capitale) nel primo pomeriggio. Dopo quindici minuti muti davanti al rullo trasportatore bagagli accettiamo la triste realtà: i nostri zaini non ci sono… Vaghiamo per un’ora tra vari uffici aeroportuali per arrivare a capire che in serata arriverà un altro volo da Parigi con i nostri bagagli. Dovremo tornare. La ricerca di informazioni nel frattempo ci ha fatto scontrare con un mondo di persone rallentate e come sospese, alcune un po’ scorbutiche: ci rendiamo conto solo ora che abbiamo scelto come meta un paese in pieno Ramadan. Perfetto.

Un taxi ci porta nei pressi della medina, la città vecchia tutta vicoli labirintici e mercati, dove prendiamo alloggio nel primo riad del viaggio. I riad sono un luogo per dormire molto particolare; di solito si trovano solo nella medina, vi si accede da una piccola porticina nascosta in un vicolo. Appena entrati si accede ad un cortile interno aperto generalmente pieno di piante, fontana e mosaici colorati, sul quale si affacciano circolarmente due o tre piani di stanze. Bellissimo.

Ci facciamo una doccia e partiamo in esplorazione. Camminiamo in lungo e in largo per i vicoli invasi da botteghe di ogni genere e sorta, usciamo dalla città vecchia e ci infiliamo nella Cashba, la città-fortezza antica che domina una collina sull’oceano. Anche qui vicoli e stradine color sabbia, bianco e azzurro. Arriviamo fino al punto più alto, un piazzale-terrazza sull’oceano scuro e immenso. Tra una foto e una sosta arrivano le 8 di sera e con un taxi ci facciamo riportare in aeroporto dove per fortuna sbarcano i nostri zaini che questa volta hanno voluto viaggiare da soli. Altro ritorno verso la città, ancora una camminata notturna nella medina per cercare un posto dove cenare e poi a dormire. Prima giornata intensa.

14 agosto

Marocco - Marrakech - Medina

Marocco – Marrakech – Medina

Al mattino ci svegliamo piuttosto presto e dopo una ricca colazione e uno sguardo a Rabat dal tetto del riad, ci carichiamo gli zaini in spalla e raggiungiamo a piedi la stazione dei treni per acquistare i biglietti per Marrakech. La stazione è moderna e il servizio efficientissimo, molto meglio che l’aeroporto. Due ore di attesa in un bar, tra caffè e sigarette (sempre un po’ di nascosto e con un certo disagio, essendo circondati da persone che non possono nè bere, nè mangiare nè fumare fino al tramonto) e arriva l’ora di partire.

Il viaggio è confortevole: i treni in Marocco sono nuovi, puliti, puntuali. Nella fermata a Casablanca salgono nel nostro scompartimento due giovani ragazzi tedeschi. Scambiamo un po’ di chiacchiere e, arrivati a Marrakech li seguiamo al riad che hanno prenotato per vedere se c’è una stanza libera visto che noi non abbiamo idea di dove pernottare. La contrattazione con il tassista e la successiva discussione, appena entrati a piedi nella medina, con le varie “guide” che ci assaltano ci fa capire che la durezza del Ramadan in aggiunta al caldo torrido, non ci aiuterà nei rapporti con le persone, un poco “ruvide” e nervose in questa circostanza. Il riad ha posto anche per noi, è bello e accogliente. Ci prendiamo una delle stanze che si affacciano sulla terrazza-giardino del tetto. Uno sguardo a Marrakech dall’alto e poi ci tuffiamo nel delirio della sua medina per tutto il pomeriggio. Verso sera raggiungiamo la mitica piazza Djemaa El-Fna: venditori, decine e decine di ristoranti di strada, incantatori di serpenti, tatuatori di henné, ammaestratori di scimmie, venditori d’acqua vestiti come maghi che suonano campanelle, banchi immensi di datteri e fichi secchi, fasci di menta, questuanti, calessi e cavalli, decine, centinaia di persone: uno spettacolo incredibile. Basti pensare che nel 2001 la piazza è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio orale e immateriale dell’umanità. Ceniamo in uno dei ristoranti di strada e facciamo arrivare l’ora del ritiro circondati da questo magnifico e antichissimo “carnaval-serraglio”.

15 agosto

Marocco - Marrakech - preghiera alla Koutoubia

Marocco – Marrakech – preghiera alla Koutoubia

Il mattino ci riserva la sorpresa di un cielo cupo carico di pioggia, che quando cade ci riserva l’altra sorpresa di non rinfrescare neppure un po’ l’aria. Esaurito l’inutile scroscio ci perdiamo per la medina di Marrakech, dove cercare di orientarsi è veramente impossibile. Perdersi è un dato di fatto. Oltre alle mille incredibili stradine di botteghe, persone in transito, motorini, biciclette, carretti, colori e profumi facciamo tappa alla Medersa di Ali Ben Youssef (scuola coranica), al Musée de Marrakech, alle tombe dei Saaditi e verso il tramonto siamo di nuovo nella Djemaa El-Fna da dove raggiungiamo la grande e bellissima Moschea Koutoubia all’ora della preghiera serale. Centinaia di fedeli musulmani in preghiera sulla piazza antistante. Un momento molto suggestivo. Dopo un veloce passaggio in riad ceniamo in un ristorante nei pressi della piazza che, nonostante l’aspetto lussuoso, non soddisfa il palato. Il cibo di strada di ieri sera era decisamente superiore e non ci ha fatto neppure venire mal di pancia. Sotto un nuovo scroscio di pioggia ritorniamo alla nostra temporanea casa sui tetti. Domani si parte per raggiungere le montagne. (Per il percorso dettagliato del trek clicca qui)

16 agosto

Al mattino presto una jeep ci viene a prendere e partiamo verso le montagne dell’Atlante, prima tappa a Imlil. Oggi la pioggia si fa più seria e man mano che procediamo verso Imlil, sempre più fitta. Arrivati in paese (un piccolo e bellissimo paesino di montagna) incontriamo in un bar Jamal, il giovane gestore della piccola compagnia locale che abbiamo contattato via internet dall’Italia per organizzarci il trek e il deserto. Una mezz’ora di formalità e poi, sempre con la jeep, raggiungiamo l’hostal fuori paese che dovrebbe farci da base d’appoggio per il grosso dei bagagli mentre siamo in cammino: la partenza, da piano, è prevista nel primo pomeriggio. All’hostal incontriamo la nostra guida e il cuoco. Ci piazziamo, ci

Marocco - Imlil - monti dell'Atlante

Marocco – Imlil – monti dell’Atlante

cambiamo (gli scarponcini prendono il posto dei sandali) e stazioniamo sulla terrazza in attesa che spiova. Passano i minuti ma la pioggia purtroppo si fa sempre più intensa. Fiumi di fango scivolano a valle dalla cima delle montagne che ci circondano. Ibrahim, la nostra guida, scuote la testa e cancella le speranze. Per oggi non si parte. Vabbè, pomeriggio di molle descanso. La stanza è confortevole. Ci piazziamo e, appena la pioggia cala un poco, assieme ad una coppia di ragazzi olandesi che alloggiano nello stesso hostal, decidiamo di gironzolare un poco per i dintorni. Purtroppo la strada che porta in paese è invasa da un torrente in piena e siamo isolati. L’extra meteorologico ci riserva lo spettacolo di una piccola draga che cerca con affanno di ripristinare il collegamento. Tra due passi, cibo, chiacchiere e contemplazione delle montagne avvolte dalle nubi arriva l’ora di andare a dormire, sperando nel sole di domani. Marocco, aiutaci…

17 agosto

Ci svegliamo sotto un bellissimo cielo azzurro e un sole caldo. Grazie Marocco! Finalmente possiamo partire. Lasciamo metà del contenuto degli zaini in stanza, assistiamo al carico dell’attrezzatura sul mulo (la dolce, forte e silenziosa Caterina, che lavorerà per noi nei prossimi giorni) ed insieme a Ibrahim, la guida, e Mohammed, il cuoco, partiamo per il primo giorno di trek. Dopo qualche tornante sulla strada imbocchiamo il bosco e passo dopo passo saliamo verso la cima per ripidi sentieri che profumano di resina e, ad onor del vero, anche di cacca di mulo. Dopo qualche ora arriviamo al punto più alto, in prossimità di un passo dal quale dovremo scendere nella valle successiva. Tappa the alla menta servito da un bimbo di sei anni al massimo presso un piccolo posto tappa sulla strada. Purtroppo le piogge torrenziali di ieri hanno reso impossibile proseguire in questa direzione: laggiù, nel fondovalle, dovremmo, per proseguire, guadare un fiume che ora è in piena. La guida decide

Marocco - Trekking sui monti dell'Atlante

Marocco – Trekking sui monti dell’Atlante

di farci tornare indietro e prendere un altro sentiero per raggiungere il rifugio della notte. Attraversiamo nuovamente il bosco e ci fanno fermare: ora di pranzo! Mohammed, sotto i pini, riesce con un piccolo fornello a cucinarci dell’ottimo cibo. Troppo, la metà finisce nella bocca di un cane pastore che ci segue come un’ombra. Gli avanzi sotto i denti del mulo Caterina. Spieghiamo ai nostri amici che non importa lo standard, durante il trek a noi basta far colazione e cenare, altrimenti il cammino diventa difficile. Dopo la pausa ripartiamo fino ad imboccare un lungo sentiero a mezza costa che ogni tanto attraversa qualche piccolo villaggio berbero, per poi inoltrarsi nuovamente nella natura. Man mano scendiamo verso valle e per raggiungere il rifugio notturno alla fine anche da questa parte ci tocca comunque guadare un ampio torrente decisamente in piena. Scalzi e stanchi arriviamo all’hostal, spartano e molto simil-galera, ma va bene lo stesso. Dopo una doccia nei bagni comuni arriva l’ora di cena, che consumiamo su una terrazza vista montagne nonostante il freddo pungente.

18 agosto

La mattina seguente i due italiani, i due marocchini e il mulo ripartono per raggiungere la cima di una nuova montagna. Il tragitto è molto suggestivo e vario: boschi e poi una carrozzabile che sale verso la cima e attraversa sperduti villaggi per poi lasciare spazio a sentieri arrotolati come serpenti tra rocce, scarni alberi aggrappati ai precipizi, pastori e capre persi tra le nuvole. Arrivati alla cima lo spettacolo è magnifico e dopo una pausa contemplativa iniziamo la dura e lunghissima discesa

Marocco - Trekking sull'Atlante - il passo

Marocco – Trekking sull’Atlante – il passo

per un nuovo fondovalle. Con i piedi sofferenti attraversiamo alcuni villaggi e risaliamo ancora per raggiungere il paese arroccato in cima ad uno dei contrafforti della montagna successiva che ci aspetta domani. Il rifugio è accogliente, nel bel mezzo di un villaggio povero, vero, bello (per noi, naturalmente, che qui ci passiamo solo ma non ci viviamo…). Le case di legno e fango che ci circondano sono disposte su vari livelli a terrazze lungo le pendici della collina: il tetto di una casa è il pavimento-cortile di quella che la sovrasta e ci giocano i bimbi insieme a polli e capre. Surreale.

L’ hostal dispone pure di un familiare e piccolo hammam. Ceniamo e lasciamo che arrivi il buio e il silenzio. Sempre spezzato dal ritmico e suggestivo canto serale dei muezzin.

19 agosto

Partiamo presto al mattino per una nuova e lunga salita verso la cima della successiva montagna. Il sole splende e nonostante la quota il caldo è pesante. Non riusciamo a capire come facciano guida e cuoco a non mangiare e soprattutto bere per tutta la giornata. Il precetto religioso è un vero mistero per noi. Il percorso di oggi ci regala ancora fantastici paesaggi di natura che alternano terra rossa, rocce, cieli limpidi e azzurri, piccoli torrenti, profumi e colori che si imprimono indelebilmente nel profondo. Cammina cammina, tra soste, contemplazioni, ripartenze, mantra mentali che aiutano a

Marocco - Trekking sull'Atlante - verso la meta

Marocco – Trekking sull’Atlante – verso la meta

mantenere il passo, arriviamo al passo dal quale possiamo ammirare l’enorme valle sotto di noi che accoglie laggiù, aggrappato alle sue pendici, il piccolo villaggio di Imlil dal quale siamo partiti e che dovremo raggiungere. La discesa è ripida e molto faticosa. Arriviamo finalmente alla carrozzabile e per gli ultimi due chilometri abbiamo la fortuna di trovare un passaggio in auto fino all’hostal. I nostri martoriati piedi ringraziano. Chiuso il cerchio e tornati al punto di partenza ci rinfreschiamo, cambiamo, e trascorriamo le ultime ore della lunga giornata sulla terrazza ad osservare il tramonto e la caduta della notte, scaldandoci con molte tazze di dolcissimo the alla menta. Domani si parte per il deserto.

20 agosto

Ricomponiamo gli zaini cacciando sul fondo l’oramai inutile da qui in poi attrezzatura montana e partiamo con nuova jeep e nuovo driver per il tour di quattro giorni che ci porterà a conoscere il deserto del Marocco: il Sahara. Scendiamo a valle lasciandoci alle spalle Imlil e percorriamo molti chilometri di pianura prima di arrampicarci per ripidi tornanti che scalano la montagna: arriviamo ai 2260 metri del Tizi n’Tichka Pass che domina questa parte delle montagne dell’Atlante, per poi ridiscendere verso una città sperduta nel deserto: Ouarzazate, mecca del cinema marocchino e internazionale. Poco fuori dalla città ci fermiamo a visitare i fantastici studios cinematografici della Atlas Film Corporations dove sono stati girati pezzi di film come Kundun e L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese e kolossal commerciali come Il gioiello del Nilo. Interessante e divertente.

Marocco - Ouarzazate - studi cinematografici

Marocco – Ouarzazate – studi cinematografici

a parte il caldo sovrumano, più vicino ai 50 che ai 40 gradi. Durante il tragitto il nostro driver ci molla sul ciglio della strada per andare a pregare nella moschea più vicina. Ne approfittiamo per bere e fumare, almeno in sua assenza non ci sentiamo in colpa! Il viaggio prosegue verso la valle del Dades attraversando l’incredibile, verde e rigogliosa valle delle rose. Qui viene prodotta l’acqua di rose più buona e pregiata al mondo, oltre all’incredibile olio di argan, una pianta che cresce solo in alcune zone del Marocco. Verso il tramonto raggiungiamo l’hotel per la notte che è incastonato, come roccia tra le rocce, nelle Gorge del Dades, una spaccatura profonda di roccia rossa sul cui fondo scorre un fiume. Un canyon suggestivo e imperdibile per chi visita il Marocco.

21 agosto

Al mattino ripartiamo per un giro nelle Gorge del Dades e successivamente nelle ancora più imponenti Todra Gorge: una fenditura verticale nella roccia con la strada che scorre accanto al torrente che l’ ha scavata. Dopo le luci e le ombre delle Gorge proseguiamo verso il deserto che lentamente si prepara ad accoglierci trasformando il paesaggio che scorre veloce

Marocco - Gorge del Dades

Marocco – Gorge del Dades

dietro ai finestrini prima in rocce grigie, poi in rocce miste a sabbia ed infine sostituendo tutto ciò che ci circonda con sabbia fine e impalpabile. La strada è sempre più una linea sottile nel nulla. Sul ciglio della polverosa via scorgiamo piccole rocce sormontate da pozzi di legno e tende berbere. Sono i cercatori di acqua e fossili, che vivono durante il giorno in piccole grotte scavate nella terra. Il nostro giovane driver si ferma e poi tenta una manovra spiritosa per scalare con la jeep una piccola duna di sabbia. Piccola o non piccola la sabbia del deserto non perdona e la jeep sprofonda con due ruote e si pianta. Perfetto: sono le due del pomeriggio, 50 gradi, solo due tende berbere all’orizzonte e noi. Ci soccorre il guardiano del pozzo che, dopo vani tentativi con una pala, trova una corda salvifica grazie al passaggio di un’altra solitaria jeep che ci traina fuori dalla tomba di sabbia. Nel frattempo i berberi ci hanno fatto scendere nella loro grotta per trovare un poco di fresco e naturalmente ci hanno venduto qualcosa. Beh, a volte un piccolo imprevisto ti fa conoscere e vivere una esperienza che ti saresti perso, come quella di bere un the sotto terra con i piedi infilati in un buco sul pavimento della grotta nel quale scorre una rinfrescante falda d’acqua.

Riusciamo a proseguire e raggiungiamo uno degli ultimi avamposti abitati prima del mare di sabbia del Sahara: Merzouga. Alloggiamo in una piccola casa-hostal con solo due stanze, ci facciamo la doccia (inutile, fuori ci sono venti a 45 gradi che soffiano implacabili), lasciamo il grosso dei bagagli e partiamo in groppa a due vetusti dromedari verso le dune di Erg Chebbi. Ci accompagnano due ragazzini di 15 e 11 anni che conducono i dromedari con inaspettata autorità. L’ingresso nel deserto è mozzafiato: vuoto, silenzio, vento, piccoli uccelli che si appoggiano sulla sabbia, rumore ovattato degli zoccoli dei

Marocco - Il Sahara

Marocco – Il Sahara

dromedari sul manto giallo che pare di seta. Il deserto è veramente una esperienza unica. Dopo due ore di sentieri che solo le nostre piccole guide e i dromedari vedono arriviamo ad una piccola oasi dove sorge un villaggio di tende berbere. Ci servono the su un tappeto appoggiato sulla sabbia e le ore del tramonto alternano le sfumature dell’oro, del rosa, dell’arancio, del blu metallo.

Ceniamo all’aperto sotto le stelle e decidiamo di non usare la tenda ma dormire all’aperto. La luna quasi piena splende e ci regala lampi d’argento. Nel profondo della notte, al suo tramonto, possiamo contemplare un cielo scuro punteggiato da migliaia di stelle. Nel silenzio del deserto i nostri pensieri volano sulle dune.

22 agosto

L’alba nel deserto ci sveglia con nuovi scenari di inesplicabile emozione. Colazione sul tappeto e poi altre due ore di ritorno in carovana con altri viaggiatori di ritorno verso il villaggio di Merzouga. Renault e Citroen, come abbiamo sprannominato i nostri due dromedari, mettono a dura prova le terga e l’approdo al villaggio ci pare un miraggio. In stanza ci laviamo via la sabbia del Sahara e poi ripartiamo per raggiungere, dopo molte ore, molte tappe e incredibili paesaggi, il piccolo villaggio di

Marocco - Ait Ben Haddou

Marocco – Ait Ben Haddou

Ait Ben Haddou e la sua vecchia città antica, la Casbha meglio conservata del Marocco. Il piccolo paese sotto la cashba è un reticolo di vie sterrate, case e negozi e su una di queste vie dall’aspetto di mediterraneo far west arriviamo al nostro hostal. Piccolo ma molto bello e con una sorpresa inaspettata dopo ore di caldo insopportabile. Nel cortile centrale sul quale si affacciano le stanze una piccola piscina in stile hammam che ci attira con i suoi rumori freschi da sirena. Neppure il tempo di buttare gli zaini in stanza e ci immergiamo soli in questa oasi imprevista. Rinfrancati e rinfrescati si fa ora di cena e poi di un lungo sonno.

23 agosto

Al mattino raggiungiamo l’ingresso alla Cashba arroccata sulla collina di fronte a noi. Ci accompagna una guida locale, un signore di 82 anni che sgambetta e corre su per le scalinate e tra i vicoli raccontandoci la storia del paese, mezzo originale e mezzo ricostruito essendo stato location di molti famosi film del passato (Pasolini, Gesù di Nazareth), e recenti come il Gladiatore. Vero e falso si mescolano comunque con armonia e la camminata ha il sapore di un piccolo viaggio nel passato. Salutiamo Ait Ben Haddou e ripartiamo per il lungo tragitto che ci riporterà a Marrakech, passando nuovamente per i 2260 metri del Tizi n’Tichka Pass. Salutiamo con una sosta meditativa le montagne dell’Atlante e dopo qualche ora arriviamo allo stesso riad nella medina nel quale avevamo alloggiato qualche giorno fa. Prendiamo nuovamente possesso della nostra camera sul tetto. Il caldo è sempre più soffocante.

24 agosto

Oggi è il compleanno di Sigfrido, e questo anno lo festeggiamo qui in Marocco, a Marrakech. Decidiamo di regalarci una giornata piena di sollazzi e, dopo una mattinata trascorsa nuovamente a gironzolare qua e là per gli stretti vicoli della medina, torniamo in riad dove abbiamo prenotato hammam e massaggio. Una delizia! Finiti i vari trattamenti ci ritiriamo in stanza con aria condizionata per cercare di sfuggire alle temperature da forno dell’esterno: Della nostra stessa idea una tartaruga che dal terrazzo si presenta, lemme lemme, sul nostro uscio rimasto socchiuso e, dopo il nostro benvenuto, decide di entrare e

Marocco - Marrakech - the turtle

Marocco – Marrakech – the turtle

mettersi a dormire in un angolo della stanza. Si fa l’ora di cena, che abbiamo prenotato sulla terrazza-tetto del riad e ci uniamo ad una tavolata di francesi e franco-marocchini di elevato standard economico-sociale ma scarsa caratura morale. Vabbè, sempre una esperienza. Avremmo voluto goderci di più la notte di Marrakech ma il caldo insopportabile (oltre 35 gradi alle 10.30 di sera) ci costringe a chiudere anticipatamente la serata e a ritirarci per la notte nella nostra fresca stanza. Sempre occupata dalla tartaruga.

25 agosto

Al mattino ci svegliamo non proprio in forma: cibo in abbondanza, unico vino di tutto il viaggio, caldo e poi freddo della sera prima ci hanno messo a dura prova. Ci carichiamo gli zaini, salutiamo la tartaruga e con un taxi raggiungiamo la stazione nella ville nouvelle per prendere un treno che ci porterà verso nord, a Fes. Nel tragitto verso la stazione il termometro di una banca segna 51°. E sono solo le 10 del mattino. Ci sembra di galleggiare in una bolla. Dopo l’acquisto dei biglietti, l’attesa in una caffetteria (dove c’è pure il WIFi e con Skype chiamiamo casa), arriva l’ora della partenza. Nonostante le sette – 7 – ore di viaggio che ci aspettano siamo rinfrancati all’idea dell’aria condizionata delle carrozze di prima (che costano veramente poco e vale la pena di prendere). Sbagliato! Dopo mezz’ora dalla partenza ci accorgiamo che l’aria si fa sempre più soffocante: l’impianto di aria condizionata non funziona e i finestrini sono sigillati. Dopo un’ora si scatena la sommossa

Marocco - Il riad di Fes

Marocco – Il riad di Fes

generale e mentre gli addetti vanno e vengono senza riuscire ad ottenere nulla, cerchiamo di respirare stazionando davanti alle porte di accesso al treno aperte, nonostante le calziate dei controllori. L’aria che arriva da fuori sembra di fuoco, ma perlomeno è aria! Arrivati verso Casablanca siamo talmente distrutti che pensiamo di scendere lì anche se non era nei nostri programmi ma un miracoloso tecnico riesce a far ripartire l’impianto. Evviva! Ripartiamo. Sbagliato. Dopo pochi chilometri tutto come prima. Arriviamo a Fes in uno stato fisico e morale al limite della decenza, litighiamo subito con due tassisti per il prezzo della corsa verso il riad, ne troviamo uno più ragionevole e sbarchiamo nella medina in un riad molto bello e al contempo quasi inquietante nel suo essere deserto e silenzioso. Doccia, assolutamente, e poi si fa buio e siamo talmente stanchi che preferiamo saltare la cena piuttosto che uscire di nuovo in questa torrida notte senza una meta ben precisa. Domani ci penseremo.

26 agosto

Oggi giriamo tutto il giorno per la medina di Fes, forse la più bella che abbiamo visto qui in Marocco, forse. La sua particolarità rispetto alle altre è che si sviluppa in tutto il suo incredibile reticolo di vicoli e violetti per un percorso non pianeggiante ma in continua salita e discesa per scalinate, ripide stradale, ripidissime salite. Budelli ricolmi di merci colorate e di ogni tipo: cibo, cuoio, vestiti, souvenir, metalli lavorati, scarpe, spezie…un mercato continuo e una folla in perenne transito che si schiaccia e si spintona involontariamente tra questi ombrosi passaggi. Tra le altre cose non manchiamo la visita ad una delle concerie storiche di Fes che dall’alto di una terrazza ci lascia senza fiato. Un enorme cortile assediato dalle case circostanti

Marocco - Fes - le concerie

Marocco – Fes – le concerie

completamente costituito da vasche di pietra bianchissime (calce viva), o colme di acque pigmentate di rosso, blu, marrone. E dentro alle vasche uomini immersi fino alla cintola che pestano con i piedi le pelli. Un lavoro durissimo. L’odore è forte (ti danno dei piccoli mazzi di menta da tenere sotto il naso per sopportare) e la visione è insieme magnifica e infernale. Le fotografie nella sezione immagini possono raccontare meglio delle parole questa visione. Intanto il caldo non molla, continuiamo a girare fino a che le forze ce lo consentono e poi ci ritiriamo per qualche ora nella fresca stanza dell’ombroso riad. Dopo la preghiera della sera che segna anche per oggi la fine del digiuno usciamo nuovamente e, entrati nella medina da una bellissima porta antica, scegliamo un posto semplice affacciato su uno dei vicoli più vivi rispetto al giorno e consumiamo la nostra meritata cena.

27 agosto

Al mattino un taxi ci porta alla stazione centrale dei bus da dove partiremo per il piccolo villaggio di Chefchaouen arroccato sulle montagne del Riff, nel nord del Marocco. Ci tocca aspettare più di due ore per la partenza in una stazione vuota e sonnolenta di caldo e Ramadan. Si fa comunque ora di partire e il viaggio è sempre e comunque molto bello, con immagini e paesaggi diversi che scorrono veloci fuori dai finestrini. Arrivati a Chefchaouen raggiungiamo in taxi l’entrata della piccola

Marocco - Chefchaouen - monti del Riff

Marocco – Chefchaouen – monti del Riff

medina-città vecchia e ci incamminiamo alla ricerca del nostro riad tra vicoli tutti assolutamente dipinti di bianchi e azzurri surreali. il riad è al fondo di una stretta scalinata sulle pendici della collina sulla quale tutto il paese è come appeso. La piccola stanza, anche lei tutta bianca e azzurra, è una specie di oasi e dopo una veloce rinfrescata ci avventuriamo senza meta tra le infinite stradine del paese, i mille gatti sacri a Maometto, i teli colorati appesi ai fili sulle pareti delle case, le centinaia di botteghe, hammam e ristoranti.

Molto turistica ma non per questo meno bella, la linda e azzurra Chefchaouen appesa al fianco della montagna ci lascia fare.

28 agosto

Oggi, 28 agosto 2010 decidiamo di arrenderci infine al caldo infernale che ci assedia: non ce la sentiamo di ripartire e ci prendiamo ancora una giornata di cazzeggio a Chefchaouen. Riusciamo a gironzolare per vicoli e piazze per tutta la mattinata, spingendoci fino al limitare del paese verso la montagna e i suoi ruscelli che scendono impetuosi dall’alto. Tra una sosta, una bibita e una foto facciamo arrivare le due del pomeriggio e poi decretiamo la sconfitta all’afa e ci ritiriamo di

Marocco - Chefchaouen - il riad

Marocco – Chefchaouen – il riad

buon grado nella nostra fresca stanza fino al tardo pomeriggio. Impossibile deambulare a queste temperature. Oltre tutto a Sigfrido sono uscite delle strane bolle che non capiamo ancora che cosa siano: allergia? Eritema? No, varicella no, non può essere…

Verso il tramonto osiamo mettere il naso fuori e dopo altri passi senza meta facciamo arrivare l’ora di una buona e meritata cena in un accogliente ristorante nascosto tra i vicoli. Poi i giochi si chiudono anche per oggi.

29 agosto

Il mattino successivo le bolle di Sigfrido assomigliano sempre più inesorabilmente ad una varicella ma nulla ci può fermare. S’ha da partire! Zaini in spalla, lasciamo l’accogliente riad e a piedi raggiungiamo la stazione dei bus per dirigerci ancora più verso nord, a Tetouan. L’attesa del bus nella piccola e scassata stazionino è lunga ma le ore passano comunque e si fa l’ora di partire. Il tragitto verso Tetouan e la costa mediterranea è molto bello e il bus, dopo essersi inerpicato ancora per un tratto di montagna si tuffa quasi a precipizio tra boschi, laghi e valli di inedita bellezza. Poi compare il mare, laggiù, a chiamarci con il suo soffio fresco. O almeno si spera.. Arrivati a destinazione cerchiamo un taxi per farci portare al riad e un tizio si propone: cammina cammina alla fine al taxi non arriviamo mai e capiamo, giunti comunque a destinazione, che ci ha accompagnato a piedi. Paghiamo il dovuto al taxi più ecologico mai preso in vita nostra e ci piazziamo in stanza. Nel giro di

Marocco - Tetouan - tra le montagne del Riff e il Mediterraneo

Marocco – Tetouan – tra le montagne del Riff e il Mediterraneo

poco siamo nuovamente fuori e ci tuffiamo nella medina di calce bianca di Tetouan, se non la più bella certamente la più vera. Quasi nessun turista ed anche qualche momento di piccola tensione, tra sguardi a metà tra l’infastidito e l’ostile e piccoli screzi con fantomatiche guide che vorrebbero assisterci e che diventano discretamente offensive al nostro rifiuto. Ma il nervosismo del caldo unito al Ramadan ci fa scusare tutto. Finiamo fino in cima alle mura della città vecchia e ci riposiamo un poco osservando la città sottostante spazzata da un forte vento umido che si muove caotica e quotidiana tra le montagne del Riff che la sovrastano e il mare a pochi chilometri che la chiama verso l’Europa, come una fascinosa e crudele Circe.

Tornati in riad ci riposiamo un poco sulla terrazza-tetto e conosciamo una coppia simpatica che viene dal Portogallo: consumiamo sera e cena insieme a loro. W la multiculturalità!

30 agosto

Per la cronaca: nel frattempo le bolle di Sigfrido hanno preso pieno possesso del loro territorio e si sono moltiplicate, violente e numerose, su tutto il corpo. Varicella senza dubbio. Il caldo umido certo non aiuta ma che possiamo fare? Dobbiamo comunque proseguire verso Rabat da dove partiremo per il volo di ritorno. Con forza e perseveranza, mista ad un pizzico di disperazione e nervosismo, ci carichiamo gli zaini in spalla e raggiungiamo a piedi la stazione dei bus, destinazione Tangeri. Abbiamo deciso di fermarci lì per una notte come tappa intermedia per non viaggiare troppe ore e approfittare della possibilità di mettere piede in questa città dal nome mitico. Il viaggio è discretamente lungo ma non disagevole. Sbarcati dal bus veniamo assaliti dalla solita decina di tassisti ma questa volta sul prezzo proprio non ci mettiamo d’accordo. Mandiamo a quel paese l’esoso e troppo furbo tassista di turno e facciamo gli eroi: lo troviamo a piedi da soli il riad! Ah, ah….All’inizio sembra facile, ci incamminiamo verso la città vecchia-medina, che anche qui a Tangeri è arroccata in alto, su una collina che domina il mare, ma appena entrati nel labirinto di vicoli siamo persi.

Marocco - Tangeri

Marocco – Tangeri

Qualsiasi mappa cartacea o GPS che sia non potrà mai aiutarvi in una medina. Parla l’esperienza. Non ci diamo per vinti e nonostante il caldo che non molla, le bolle varicellose che bruciano. piccoli screzi tra i due membri dell’equipaggio che cominciano inevitabilmente a dare segni di nervosismo e affaticamento, raggiungiamo il riad dopo un’ora di cammino. Sembriamo due disperati accattoni ma ci accolgono comunque. Ci restauriamo in stanza e verso sera decidiamo di avventurarci alla ricerca di cibo. Dalla medina scendiamo fino al lungomare di Tangeri, grossi viali alberati quasi deserti. Tutto pare semichiuso, fuori stagione, addormentato. Non capiamo se sia per il Ramadan o per cos’altro. Camminiamo a lungo nel buio tiepido e suggestivo di questo porto di frontiera fermandoci anche molte volte lungo la spiaggia vicina al porto ad osservare il mare scuro che accarezza la spiaggia. Un dromedario solitario è stato lasciato solo a dormire sulla sabbia, vecchio e pulcioso divertissement per turisti quando il sole sarà alto. Sul viale sfrecciano auto e bus, sulla passeggiata camminano sparuti gruppi di giovani e coppie con figli.

Di ristoranti aperti nessuna traccia. Ci godiamo comunque l’atmosfera per un po’ e poi, rientrando nella medina verso il riad, troviamo su una piccola piazzetta un bar che serve anche qualche piatto. Perfetto. Nutrito il corpo cerchiamo di dare riposo alla mente andando a dormire. Che ottimismo.

La notte si rivela infernale: Sigfrido oramai non riesce neppure ad appoggiare la testa sul cuscino, tali e tante sono le vesciche fiorite nel corso delle ore e il dolore che procurano. Il Ramadan deve essere arrivato ad una delle sue date clou per cui dalle 4 del mattino una serie di muezzin infervorati partono con preghiere che mai in tutti questi giorni avevamo sentito così potenti e ripetute. Inutile cercare di dormire: verso le 4.30 decidiamo di salire sul tetto del riad ad osservare il mare scuro, fumare svariate sigarette ed aspettare la fine delle preghiere, approfittando del fresco e umido vento mediterraneo. Approdiamo all’alba come due naufraghi.

31 agosto

Marocco - Notte a Tangeri

Marocco – Notte a Tangeri

Colazione e prepariamo gli zaini per l’ultimo viaggio in terra marocchina. Nel frattempo telefoniamo in Italia e ci facciamo dare indicazioni sui farmaci da prendere in caso di varicella e per informare che non siamo sicuri di partire e di arrivare in Italia. Se ci beccano non ci fanno certo salire sull’aereo! Con un taxi raggiungiamo la stazione dei treni, tappa farmacia, e aspettiamo nel caldo sempre torrido il nostro convoglio. Il viaggio verso Rabat scorre, volenti o nolenti, e ci ritroviamo nel luogo dal quale più o meno due settimane fa eravamo partiti. Ancora un breve giro serale per la medina, una cena e poi a dormire per quel poco che si può. La sveglia è prevista alle 4.30 del mattino…

1 settembre

Ci svegliamo puntuali alle 4.30 e il taxi ci lascia in aeroporto. Cerchiamo di farci notare il meno possibile, Sigfrido sì è pure munito di cappellino con visiera. E siccome abbiamo deciso di non farci notare succede che:

1) arrivati al controllo documenti ci facciamo riprendere da un poliziotto perché abbiamo dimenticato di compilare il modulo di uscita e veniamo rispediti indietro

2) arrivati al controllo bagagli ci facciamo rimandare indietro perché abbiamo tenuto come bagaglio a mano il cavalletto della macchina fotografica e non ce lo fanno passare

Comunque….partiamo. Marocco, Rabat – Francia, Parigi – Italia, Torino. Siamo a casa. Anche questo anno.

Marocco:

Mappa e itinerario Marocco

Immagini – Marocco

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