Mappa e itinerario – Samoa

 

mappa di Samoa

6 settembre 2003 – in giro per Apia

7 settembre 2003 – in giro per Apia – cascate Papapapai-tai – volo per l’isola di Savai – Anganoa Bay

8 settembre 2003 – da Anganoa Bay a Salelologa – costa sud – cascate Olemoe – geyser Alofaaga Blowholes – penisola di Falealupo – Cape Mulinuu – Vaisala (in auto)

9 settembre 2003 - da Vaisala a Manase – trekking sul Monte Matavanu

10 settembre 2003 – in giro per Manase – laguna delle tartarughe

11 settembre 2003 – di ritorno a Salelologa – da Savai all’isola di Upolu in barca

12 settembre 2003 – da Upolu all’isola di Manono in barca

13 settembre 2003 – trekking intorno all’isola di Manono

14 settembre 2003 – di ritorno a Upolu in barca – ad Apia in auto

15 settembre 2003 – in giro per Apia

16 settembre 2003 – verso la costa sud in auto – Paradise Beach – Saleapaga

17 settembre 2003 – villaggio di Sa’anapu – verso Apia per visitare la casa di Stevenson – ritorno a Saleapaga

18 settembre 2003 – Parco Nazionale O Le Pupu-Pu’e – cascate Togitogiga – passo di Le Mafa -ritorno a Saleapaga

19 settembre 2003 – in giro per le spiagge di  Saleapaga

20 settembre 2003 – tour per Fagaloa Bay e ritorno in auto

21 settembre 2003 – da Saleapaga ad Apia in auto

22 settembre 2003 – trekking al Lago Lanoto’o (lago vulcanico)

23 settembre 2003 – in giro per Apia – volo di ritorno da Apia a Los Angeles – Francoforte – Milano

24 settembre 2003 - arrivo in Italia

Immagini Samoa

Samoa – il diario

Mappa e itinerario – Fiji

 

mappa delle Fiji

23 agosto 2003 – Milano – Francoforte – Los Angeles – Nadi voli Lufthansa e Air New Zealand

24 agosto 2003 – giorno perso nello spazio – miracoli del fuso orario!

25 agosto 2003 – arrivo a Nadi, isola di Viti Levu alle 2.30 del mattino

26 agosto 2003 – in giro per Nadi

27 agosto 2003 – da Nadi alla costa sud – Coral Coast – Queens Road – Sigatoka – Korotogo in bus

28 agosto 2003 – in giro per Korotogo – Kula Eco Park – a Suva in bus

29 agosto 2003 - da Suva all’isola di Taveuni in aereo

30 agosto 2003 – trekking per la Lavena Coastal Walk

31 agosto 2003 – a Wayewu (costa sud di Taveuni) in auto – a Savu Savu (isola di Vanua Levu) in barca

1 settembre 2003 – da Savu Savu a Suva in aereo – 2° volo per  Levuka (isola di Ovalau)

2 settembre 2003 - in giro per Ovalau

3 settembre 2003 - da Ovalau all’isola di Caqelai in barca – in giro per Caqelai

4 settembre 2003 – da Caqelai a Levuka in barca

5 settembre 2003 – da Levuka a Suva in aereo – a Lautoka (King’s Road, costa nord) in bus

6 settembre 2003 – da Lautoka a Nadi – volo Air Pacific per Samoa

Immagini Fiji

Fiji – il diario

Mappa e itinerario – Bolivia

 

mappa della Bolivia

1 -2 agosto 2002 – Milano – Caracas – Bogotà – Lima in aereo

3 agosto 2002 – in giro per Lima

4 agosto 2002 – in giro per Lima – da Lima a La Paz in aereo

5 agosto 2002 – in giro per La Paz

6 agosto 2002 – da La Paz a Sucre in aereo – in giro per Sucre

7 agosto 2002 – da Sucre a Potosì in bus

8 agosto 2002 – da Potosì a Uyuni

9 agosto 2002 – tour sulle montagne– Salar de Uyuni – Isla de Los Pescadores – San VIcente

10 agosto 2002 – San VIcente – Laguna Colorada (4278 mt)

11 agosto 2002 – Laguna Colorada – confine con il Cile – Laguna Verde –vulcano  Licancabur (5960 mt) – Kulpina Ka

12 agosto 2002 – da Kulpina Ka a Uyuni – in giro per Uyuni –partenza notturna per Oruro – La Paz con il bus

13 agosto 2002 – in giro per La Paz

14 agosto 2002 – in giro per La Paz

15 agosto 2002 – da La Paz a Copacabana – Lago Titicaca

16 agosto 2002 – Copacabana – Lago Titicaca – trekking sull’Isla del Sol

17 agosto 2002 – da Copacabana, Bolivia – al Peru

Immagini Bolivia

Bolivia – il diario

5 Uomini in Barca

 

5 uomini in barca

5 uomini in barcaQuesta prima storia racconta di cinque uomini e una ciurma che per qualche giorno navigano su acque oceaniche tra isole incontaminate, animali preistorici e cieli stellati. Lontani dal mondo conosciuto, in balia dei flutti e della sorte lo “zio”, la “ragazza”, il “mercante”, la “vecchia” e “don Diego de la Vega”, guidati da marinai indonesiani lasciano le coste dell’isola di Flores alla volta di Lombok, passando per Rinca e Komodo e costeggiando Sumbawa. Ma come si sono incontrati ?

L’incontro

Al tramonto di qualche giorno precedente la nostra avventura nel piccolo porto di Labuanbajo – Flores, approdano sfiniti da dodici ore di traversata su una canoa lo zio e la ragazza. Dopo siffatta impresa il sogno di un giaciglio notturno si rivela purtroppo un miraggio. Che fare ? I due camminano sconsolati lungo la strada centrale quando incrociano tre uomini del loro medesimo idioma. La solidarietà tra conterranei assicura un letto e davanti ad alcune birre nasce il progetto dell’impresa nautica. Il gruppo sarà in tal modo formato: lo zio, così nominato dagli altri sul campo per la sua autorità anagrafica, il mercante, imbattibile in qualsivoglia trattativa, la vecchia, spilungone secco secco dai lunghi capelli, Don Diego de la Vega per la sua singolare somiglianza con Zorro, con tanto di baffetto nero e infine la ragazza, unica donna del gruppo. Non resta che incontrare la ciurma per l’inevitabile trattativa.

La trattativa

Appuntamento per cena con la possibile compagnia di navigazione in una locanda arroccata sulle colline della baia. Si presentano il capitano, il mozzo e due signore non meglio precisate come dessert. Davanti ai primi boccali di birra e al decolté del dessert il mercante, sul quale tutti puntavano per portare a casa un buon prezzo, perde il senno e si lancia in un corteggiamento improbabile. Non si avvede che è questione di dollari. Lo zio, la vecchia e Don Diego prendono in mano la situazione, lasciano il mercante alla deriva di se stesso e cominciano a contrattare. La ragazza fa tappezzeria, seduta accanto al mozzo che rutta come un dinosauro mentre le parla ma si nasconde sotto il tavolo per soffiarsi il naso chiedendo scusa tutte le volte. Paese che vai, usanza che trovi. La vecchia, seduto di fronte, assiste alla scena, cercando cavallerescamente di distrarre il mozzo nella speranza di direzionare altrove l’emissione di gas. Appeso al soffitto un geco grosso come un gatto incombe sulla tavolata. Si spera nella tenuta delle ventose. Verso notte inoltrata il tasso alcoolico ha superato i limiti di guardia, il dessert ha cambiato tavolo su ordine del capitano in cerca di avventori meno romantici . Il gruppo arriva all’accordo. Partenza domattina. Appuntamento al porto.

La partenza

Al mattino i nostri cinque intrepidi si presentano compatti, bagagli alla mano, sulla banchina del piccolo porto di Labuanbajo per la prima ispezione dell’imbarcazione. Pare sufficiente per stazza e condizioni generali. Ruggine a parte. La ciurma provvederà al vitto oltre che al trasporto. Bevande escluse. Bevande escluse ? Gravissimo ! Lo zio e la vecchia partono immediatamente alla ricerca di una cassa di birra, necessaria alla sopravvivenza del gruppo. Si incamminano verso il paese e tornano vincitori dopo circa un’ora trascorsa tra trattative di acquisto, manco a dirlo, e trasporto della preziosa e pesante cassa. Ultimi controlli e si salpa, la costa si allontana. La barca punta al largo, verso l’Oceano aperto. Interiormente tutti si fanno il segno della croce. Esteriormente tutti stappano la prima bottiglia.

La traversata

Il velieroL’impatto con le prime onde del mare aperto lascia tutti un po’ perplessi. Sarà così per tutti e cinque i giorni ? Si risponderanno più tardi. Nel frattempo rotolando da poppa a prua osservano il panorama, respirano l’aria fresca e umida del mare aperto, seguono con lo sguardo le traiettorie degli uccelli, prendono in faccia secchiate di acqua marina. Il primo pasto preparato dal cuoco di bordo mette tutti di ottimo umore: riso, pesce, verdure speziate. Si mangia seduti a terra sul ponte, tra chiacchiere in varie lingue, compresa quella dei segni.

Durante il tragitto la barca incrocia spesso piccole isole disabitate, veri e propri atolli persi nel blu, circondati dalla barriera corallina e popolati solo da granchi. Non è possibile attraccare: il capitano getta l’ancora al largo e per raggiungere le isole non resta che farsela a nuoto. Uno dopo l’altro lo zio, la vecchia, il mercante, Don Diego e la ragazza si tuffano nelle fredde acque mosse per raggiungere spiagge rosa di corallo tempestate di conchiglie che paiono gioielli, per riposare all’ombra di tre palme cresciute lì chissà come, per galleggiare a pelo d’acqua sopra castelli sottomarini di alghe e rocce e pesci e coralli di tutti i colori. Distante, al largo, la casa-barca ancorata beccheggia mollemente sulle onde in loro attesa. Quando giunge il momento di salpare il capitano chiama all’ordine con un fischietto da arbitro, che naturalmente fa scattare nel gruppo l’italico animo calcistico: GOOOAAAALLLL! rispondono inesorabilmente in coro prima di tuffarsi in acqua e raggiungere il vascello nuotando nelle pose più strane: chi perché tenta di portare a bordo una conchiglia da venti chili, chi per salvare la macchina fotografica, chi per salvare la schiena bruciata dal troppo sole equatoriale.

In una delle svariate discese si tenta un diversivo: raggiungere la riva in canoa. Viene calata in acqua dalla ciurma una piccola barca scavata nel tronco di una palma. Tentano l’impresa Don Diego e il mercante. Il primo si introduce nello stretto abitacolo senza danni. Il secondo, troppo veemente, imbarca un poco d’acqua. I due sono ora seduti uno di fronte all’altro, in attesa di staccarsi dalla chiglia della nave madre. L’illusione di salpare dura poco. Il peso sostenibile dal fuscello è stato superato. La canoa lentamente e inesorabilmente affonda. Centimetro dopo centimetro. I due assistono muti al loro naufragio. Sul ponte della nave madre il capitano e la ciurma scoppiano in un fragoroso applauso.

La tappa principe della traversata prevede l’esplorazione delle mitiche isole preistoriche di Rinca e Komodo, popolate dai varani. L’imbarcazione le raggiunge la mattina del terzo giorno di navigazione, quando oramai la cassa di birra è stata svuotata dallla sera precedente. Il trekking sulla terraferma dura tutta la giornata. Svizzeri, tedeschi, americani lo affrontano in perfetta tenuta da esploratore: scarponcino allacciato antisdrucciolo infilato su calzettone tattico, pantalone lungo, cappello, macchina fotografica con treppiede, crema fattore protezione 60. Il nostro gruppo non è da vedere: sbarca in infradito, pareo fiorato e occhiali da sole tra la perplessità degli astanti. I varani comunque li vedono pure loro: con grande soddisfazione riescono ad incrociarne alcuni tra il fitto della vegetazione, enormi e impressionanti lucertoloni carnivori dall’ingannevole aspetto sonnacchioso. Si spera non si accorgano delle ciabatte da mare che renderebbero la fuga imprecisa e probabilmente inutile. La notte seguente il gruppo e la ciurma la trascorrono attraccati al largo delle isole, in una baia tranquilla e silenziosa., sotto una volta di stelle indescrivibili. Questa sarà ricordata come la notte del mercante. Una piccola barca affianca silenziosa il vascello e in un attimo salgono a bordo piccoli indonesiani agguerriti che srotolano sul ponte stuoie contenenti ogni genere di mercanzia: collane, bracciali, maschere tribali, lance, scodelle, animali intagliati nel legno, stoffe…. E’ un attimo: il mercante scrocchia le dita, si siede nella posizione del loto, scambia uno sguardo con i compagni e prende possesso della situazione. I poveri indonesiani non sanno che cosa li aspetta: Don Diego individua una maschera e lo zio e la ragazza un varano in legno lungo almeno cinquanta centimetri. Parte la trattativa. Dopo due ore, il mercante e l’unico indonesiano sopravvissuto al match sono alle fasi finali. Tutto intorno gli altri osservano muti tra fiumi di pessimo liquore locale, probabilmente un distillato dal tubo di scappamento di un camion,e kretek, profumate sigarette ai chiodi di garofanno. Le stelle osservano mute. All’alba del giorno seguente il varano e la maschera troneggiano a prua.

Il porto di Lombok si avvicina: un gorno e una notte di mare aperto al largo di Sumbawa separano il gruppo dalla meta. Pare semplice, non fosse che per tutto il tempo restante il mare decide di divenire protagonista. Onde di molti metri sballottano la barca e il suo equipaggio a destra e a manca. Con la luce del giorno sembra divertente, ma nel buio della notte l’ansia prende il sopravvento. Restare ancorati al pavimento del ponte richiede uno sforzo non indifferente e i nostri cinque, avvolti nelle loro coperte intrise di salsedine paiono vecchi tappeti arrotolati, ognuno nel suo angolo, poi tutti in mucchio, poi alcuni a poppa altri a prua, poi di nuovo tutti in mucchio e così via. All’alba sui loro volti la notte appena trascorsa ha lasciato segni profondi.

L’approdo

La traversta dei nostri cinque finisce senza infamia e senza lode sulle coste dell’isola di Lombok in un non meglio imprecisato piccolo porto. Lo zio, la ragazza, il mercante, la vecchia e Don Diego, con i capelli scolpiti dalla salsedine, si congedano dalla ciurma e tentano di riappropriarsi della stabilità sulla terraferma. Barcollando raggiungono un bus che saltellando qua e là sulla strada di terra battuta li porterà verso le foreste lussureggianti dell’interno, popolate da migliaia di scimmie. Ma questa è un’altra storia.

Indonesia – il diario

Mappa e itinerario Indonesia

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Vietnam 2009 – il diario

 

Vietnam: un lungo, breve viaggio

Giovedì 6 agosto 2009

Vietnam - Hanoi

Vietnam - Hanoi

Come e perché quest’anno abbiamo deciso di andare in Vietnam non si sa. Le diverse mete di viaggio  si rivelano autonomamente durante l’inverno e ad un certo punto sappiamo dove andare. Torniamo ad est. L’itinerario di massima è pronto, guida, visti, zaini (ancora più ridotti rispetto all’anno scorso, bravi!). Si può partire. Volo Air France Torino – Parigi,  6 ore di attesa (purtroppo) e poi la lunga tratta verso Hanoi: undici ore sospesi per aria verso l’oriente remoto.

Venerdì 7 agosto 2009

Arriviamo ad Hanoi verso le 15.30 del pomeriggio. Siamo discretamente ammaccati dal viaggio. Recuperiamo i bagagli e, appena usciti dall’aeroporto, veniamo investiti  dall’aria calda e umida del Vietnam. Una pioggia sottile e intensa ci dà il benvenuto. Pazienza, eravamo preparati al clima non proprio accogliente di questo periodo dell’anno.  Dividiamo il taxi con una coppia di ragazzi inglesi e percorriamo le strade trafficatissime che in circa quaranta minuti ci portano in città. La quantità di auto e soprattutto di motorini e biciclette è impressionante. D’altra parte il Vietnam è un paese con più di 80 milioni di abitanti. Il fatto è che sembrano tutti qui, ora, contemporaneamente.

Vietnam - Hanoi

Vietnam - Hanoi

Troviamo una stanza in un hotel nel quartiere vecchio per la prima notte. Doccia, una mezz’ora di relax e poi ci prepariamo per un giro serale a piedi per le vie della città. Il quartiere vecchio è molto suggestivo, caotico all’inverosimile, colorato, super commerciale. Una babele. Ceniamo in un piccolo locale con terrazzina al primo piano e, tra un riso vietnamita e una birra, ci godiamo lo spettacolo notturno.

Sabato 8 agosto 2009

Gooood moooorning Vietnam! Dopo una veloce colazione ci spostiamo in un altro albergo leggermente più confortevole sempre nel quartiere vecchio, a soli tre isolati di distanza. Oggi la giornata sarà dedicata alla visita della città. Hanoi  offre molto da vedere.  Camminiamo inizialmente senza meta precisa per il quartiere vecchio che è diviso in tante diverse zone a seconda del commercio praticato: ci sono le vie degli stagnini, quelle dei commercianti di bambù, quelle dei venditori di vestiti, quelle dove si vendono strumenti musicali. Comunque c’è sempre qualcuno che vende qualcosa. Camminare per strada richiede un certo impegno: marciapiedi e vie sono sempre perennemente invase da centinaia, migliaia di persone, motorini, biciclette, auto, bus in perenne transito. Attraversare le strade è una avventura con rischio elevato. Bisogna saper prendere le misure.

Vietnam - Hanoi - old quarter - bambù

Vietnam - Hanoi - old quarter - bambù

Nell’arco della giornata arriviamo ad un bel lago nel centro della città che, su una piccola isola collegata da un ponticello, ospita uno dei tanti templi buddisti. Ci spostiamo poi, sempre a piedi, fino al Tempio della letteratura, bello e ingolfato di turisti, per poi continuare a girovagare qua e là assaporandoci la nuova atmosfera. Il caldo e l’umido raggiungono livelli allucinanti. Sfatti dalla lunga camminata e dal clima ci fermiamo a mangiare e bere in un locale sulla piazza del lago. Wireless ovunque per cui ne approfittiamo per dare notizie a casa con una bella telefonata Skype gratuita alla faccia delle nostre compagnie telefoniche.

Vietnam - Hanoi - teatro marionette sull'acqua

Vietnam - Hanoi - teatro marionette sull'acqua

Verso il tardo pomeriggio ci godiamo lo spettacolo  al Teatro delle marionette sull’acqua. Racconti di storia e leggende popolari interpretati da marionette di legno che vengono mosse e animate sull’acqua. Una tradizione antichissima. Molto particolare. A seguire cena e rientro in albergo. La prima vera giornata vietnamita volge al termine.

Domenica 9 agosto 2009

Dedichiamo la giornata di oggi ancora ad un giro per Hanoi. La chiassosa e caotica atmosfera ci ha catturati e ci buttiamo nel delirio della domenica con coraggio. Venditori di frutta, cappelli a cono, clacson, souvenir, motorini, motorini e ancora motorini.  Questa sera partiremo per Sapa, verso le montagne a nord-ovest di Hanoi, teniamo la stanza fino al tardo pomeriggio perché abbiamo prenotato un treno notturno.

Vietnam - treno notturno per Sapa

Vietnam - treno notturno per Sapa

Verso sera carichiamo gli zaini in spalla e con un taxi  ci facciamo portare alla stazione, che moltiplica, come tutte le stazioni del mondo, il caos per 100.  Le cuccette da 4 posti che ci aspettano sono molto belle, pulite, tutte in legno, con cuscini e lenzuola pulite. Conosciamo gli altri due ospiti del nostro scompartimento: una coppia di signori francesi di mezza età, simpatici e gentili. Il treno parte in orario, oramai è buio e, tra varie sigarette fumate tra i vagoni e svariate birre ci facciamo venire sonno. Domani ci sveglieremo tra le montagne.

Lunedì 10 agosto 2009

Vietnam - la valle di Sapa

Vietnam - la valle di Sapa

Arriviamo all’alba alla stazione di Lao Cai e lì ci aspetta il pulmino che ci porterà a Sapa. Ci stipano in 45 su un mezzo per 20 e, in qualche modo, partiamo. La strada che percorriamo si inerpica su per le montagne, il panorama è stupendo. Siamo vicini al confine con Laos e Cina: intorno a noi boschi, campi coltivati a riso in cima alle colline, nuvole bianche e basse che avvolgono tutto in una specie di nebbia soffice. Arriviamo all’albergo molto bello, con le stanze distribuite su tante terrazze arrampicate per la montagna. Dalla nostra la vista sulle montagne e sulla valle e splendida. La nebbia e il cielo grigio rendono addirittura il tutto più suggestivo.

Dopo esserci sistemati e riposati un po’ (la notte in cuccetta non è stata così indolore) facciamo un giro a piedi per il paesino. Per le strade molti turisti e un assalto di donne e ragazze delle tribù H’Mong vestite nei vari e diversi costumi tradizionali (H’Mong neri- H’Mong bianchi – H’Mong fioriti…) che cercano di venderci qualsiasi cosa: abiti, braccialetti, tessuti, ricami. Assalto a parte i colori e le fogge dei loro costumi ci lasciano veramente ammirati.

Vietnam - Sapa

Vietnam - Sapa

Gli H’mong Neri,ad esempio, indossano vestiti di colore blu-indaco. Le donne indossano una gonna e una specie di grembiule, delle ghette ricamate e una fascia rigida come cappello mentre le donne della tribù degli H’mong Fioriti indossano abiti più elaborati e di solito portano una specie di sciarpa di lana in testa. Tutte le donne H’Mong, a prescindere dalla tribù di appartenenza, portano grandi collane d’argento,braccialetti e orecchini.
 Nel nostro girovagare attraversiamo un mercato etnico di artigianato e un mercato tradizionale traboccante di frutta e verdura conosciuta e sconosciuta. Per le strade si incrociano moto, auto e mandrie di bufali. La giornata scorre tranquilla. Abbiamo concordato con due ragazze Black H’Mong un trekking per domani fino al loro villaggio. Cena e riposo sono un dovere e un piacere.

Martedì 11 agosto 2009

Vietnam - Sapa - verso il villaggio Black H'Mong

Vietnam - Sapa - verso il villaggio Black H'Mong

Al mattino le due donne della tribù dei H’Mong neri ci aspettano puntuali fuori dell’albergo e partiamo per il trekking che ci porterà al villaggio. Ci aspettano circa 5 ore di cammino tra campi di riso, sentieri inerpicati tra le montagne,  fango, sole e pioggia. molto bello. In mezzo a questa natura meravigliosa non sentiamo la fatica e lungo il tragitto chiacchieriamo di tutto facendoci raccontare il più possibile sulla loro vita. Arriviamo al piccolo villaggio fatto di case di legno e fango nascosto tra il fitto della foresta e mentre le donne preparano il pranzo accendendo un fuoco sul pavimento di terra della capanna noi giochiamo con la miriade di bambini che spuntano da ogni angolo.

Vietnam - Sapa - campi di riso

Vietnam - Sapa - campi di riso

Mangiamo con tutta la famiglia e poi incominciamo la discesa di 1 ora per raggiungere il fondovalle ritornare in paese. Raggiunta la strada principale contrattiamo un doppio passaggio in moto per tornare a Sapa ed evitarci altre due ore di cammino. Pessima decisione. A pochi chilometri dall’arrivo il mio autista inesperto perde l’equilibrio e per una banale caduta quasi da fermi la mia gamba destra si cuoce sulla marmitta incandescente. Non sembra così grave e raggiungiamo comunque il paese. Basta una mezz’ora per renderci conto che l’ustione è seria. Acquistiamo farmaci di prima necessità in farmacia e torniamo in albergo per medicare la ferita. Alla sera usciamo per cenare ma con il passare delle ore il dolore aumenta. Dormiamoci sù, tanto altro per ora non possiamo fare.

Mercoledì 12 agosto 2009

Vietnam - verso Dien Bien Phu

Vietnam - verso Dien Bien Phu

Al mattino la gamba sembra un brasato, la medichiamo, la fasciamo e,  nonostante tutto, partiamo come avevamo previsto per Dien Bien Phu . Ci aspettano 9 ore di scomodo pulmino con pochi altri turisti e molti viaggiatori locali. Tralasciando la scomodità il tragitto è bellissimo: attraversiamo una parte selvaggia e assolutamente non turistica del Vietnam, raggiungendo un passo a quasi 200 metri. Le strade sono molto brutte, piene di fango e buche per gran parte del tragitto. Arriviamo a Dien Bien Phu alle 17 circa e troviamo alloggio in un piccolo hotel piuttosto brutto ma va bene lo stesso: siamo stanchi e  necessitiamo al più presto di una stanza qualsiasi dove poter riposare e rifare la medicazione alla povera gamba abbrustolita. Nonostante la difficoltà di deambulazione  alla sera facciamo quattro passi per curiosare qua e là e cercare un posto per cenare. Acquistiamo i biglietti aerei per il ritorno ad Hanoi e dopo un lungo giro a piedi finiamo in un ristorante di un hotel che dovrebbe essere di lusso…mah…non sembra proprio. Pazienza, la nostra resistenza è vicina al limite e altri posti per cenare non se ne vedono. Dien Bien Phu non è per nulla turistica. Dopo cena ci aspettano i chilometri del ritorno fino all’albergo. Ci arriviamo a pezzi, ma ci arriviamo.

Giovedì 13 agosto 2009

Vietnam - Dien Bien Phu

Vietnam - Dien Bien Phu

La gamba peggiora ma decidiamo di continuare stoicamente il viaggio. Passiamo tutta la mattina in giro per Dien Bien Phu tra strade commerciali e non, monumenti alla battaglia vittoriosa contro i francesi con scalinate in marmo di stile sovietico, mercati, negozi e qualche birra. Alle 15,40 ci facciamo portare in aeroporto per prendere l’aereo per Hanoi. Dopo due ore siamo di nuovo all’hotel Capital nel vecchio quartiere. Il primo giro è alla ricerca di una farmacia e il secondo alla ricerca di una cena. La gamba fa male, molto male. Muoversi sta diventando sempre più difficile. Domani penseremo a che cosa fare. Domani.

Venerdì 14 agosto 2009

Vietnam - Hanoi

Vietnam - Hanoi

Oggi decidiamo di prendercela comoda. Facciamo al mattino un breve giro per Hanoi zoppicando, poi capiamo che è meglio tornare in stanza a riposare. Incomincia a piovere piuttosto forte e la mia gamba peggiora di ora in ora. Che fare? Partire o non partire per il tour della baia di Halong? Ci pensiamo e ripensiamo e decidiamo per il sì, tanto dovremmo essere sempre trasportati da bus o barche. Decidiamo di provare a fare finta che non sia successo nulla e continuare come previsto a percorrere il nostro itinerario. Quindi? Quindi oggi è meglio riposare e riprendere le forse. O almeno provarci.

Sabato 15 agosto 2009

Al mattino presto partiamo per il tour ad Halong Bay. CI caricano su un bus intruppati con altri turisti di varie nazionalità (da coppie europee e australiane a chiassose famiglie vietnamite). Dopo tre ore di bus arriviamo al porto e ci caricano su un mega barcone di legno tipo veliero. Parte il tour per la baia che, nonostante l’eccessivo sfruttamento turistico, è di una bellezza mozzafiato. Purtroppo il cielo è grigio e il verde dell’acqua non è così brillante come speravamo ma le rocce e le isole-montagne intorno a noi sono magnifiche.

Vietnam - Halong Bay

Vietnam - Halong Bay

Navighiamo per tutta la giornata con qualche stop qua e là:  una grotta di stalattiti, una spiaggia. Io purtroppo rimango sulla barca perché non sono quasi più in grado di camminare. Mi godo il paesaggio dal pontile e va bene lo stesso. Arriva l’ora di cena: la barca è ferma in una piccola baia circondata di rocce, molto suggestiva. Dopo birra, sigarette e chiacchiere con altri viaggiatori guardando le stelle ci ritiriamo in cabina per la notte. Io sto sempre peggio, incomincio a temere di dover interrompere il viaggio. Per ora non ci vogliamo pensare, anche se ci stiamo già pensando sotto sotto.

Domenica 16 agosto 2009

Dopo la colazione in barca ripartiamo e attracchiamo all’isola di Cath Bay. Un bus ci porterà fino al paese. Le semplici operazioni di sbarco, scarico zaini, raggiungimento del bus diventano molto complicate nelle mie condizioni. Il povero Sigfrido si carica di tutto, me compresa, e ci trasciniamo come il gatto e la volpe. Per aiutarci nella difficile operazione il buon cielo provvede a scatenare un temporale tipo tempesta che ci infradicia fino al midollo.

Vietnam - Halong Bay

Vietnam - Halong Bay

Durante il tragitto in bus scopriamo che la giornata di oggi prevede diverse escursioni  che praticamente finiscono tutte in -ing: trekking, byking, snorkelling, kayaking. Perfetto. La gita oggi decisamente non è alla portata della mia ustione. Desisto e decido di farmi scaricare all’albergo che ci ospiterà per la notte. Sigfrido si butta nel vortice degli -ing per portarmi per lo meno qualche foto di ciò che avremmo dovuto vedere insieme e io mi piazzo a letto con libri e tv. Ma che sfiga. Verso  sera il gruppo ritorna e dopo una lauta cena ci rifugiamo nuovamente in stanza. io oramai posso solo saltellare sulla gamba sinistra e farci un giro per il paese è al di là del possibile.

Lunedì 17 agosto 2009

Al mattino ci caricano sul bus che ci trasporta fino al molo, ci trasbordano di nuovo sul vascello, e ritorniamo, dopo qualche ora di navigazione, sulla terraferma. Continuiamo ad ammirare durante il ritorno l’incredibile e unico paesaggio naturale che ci circonda, con le immense rocce ricoperte di vegetazione che spuntano come enormi funghi dal mare. Peccato solo per l’incredibile inquinamento dell’acqua che in certi punti scintilla di colori cangianti e fosforescenti di oli e benzine. Chissà tra qualche anno cosa resterà di tanta meraviglia.

Vietnam - Hanoi - rete elettrica

Vietnam - Hanoi - rete elettrica

Al porto ci aspetta l’ennesimo bus per Hanoi, ci fermiamo per il pranzo più o meno a metà strada in un hotel orrendamente turistico e finalmente arriviamo ad Hanoi . Torniamo nel solito hotel dove oramai siamo di casa, alla sera con un piccolo e ultimo sforzo ci trasciniamo a mangiare qualche cosa solo poche vie più in là e poi ci ritiriamo per la notte. Durante la quale, per inciso, nel tentativo di raggiungere il bagno tra dolori lancinanti alla gamba, mi schianto per terra causa acqua fuoriuscita dalla doccia. Ma meno male, mi mancava. Abbiamo deciso comunque di partire domani per Huè, spostandoci dal nord del paese al centro e poi si vedrà. Continuiamo a non volerci rassegnare.

Martedì 18 agosto 2009

Vietnam - tempio buddista

Vietnam - tempio buddista

Partiamo per Huè con l’aereo alle 9 del mattino. Arriviamo e con un bus ci facciamo scaricare in centro. Fatichiamo un poco per trovare un hotel, la cittadina è meta di molto turismo che viene qui per visitare soprattutto la bellissima cittadella imperiale.. Dopo qualche ricerca troviamo posto in un albergo piuttosto bello e decidiamo di regalarcelo anche perché le condizioni della mia gamba necessitano di qualche confort in più rispetto al nostro solito standard. Siamo stanchi e, in verità, piuttosto depressi per la situazione. Al punto che saltiamo la cena tanta è poca la voglia di uscire con tutte le difficoltà che comporterebbe. Un giorno di dieta non ci farà male.

Mercoledì 19 agosto 2009

Vietnam - Hanoi - Old Quarter

Vietnam - Hanoi - Old Quarter

Anche oggi trascorriamo praticamente tutta la giornata in stanza a soffrire e a pensare cosa fare. Io non riesco praticamente neppure più ad alzarmi dal letto, se non con molta fatica e molto dolore. Riposo e medicazioni sono il nostro unico impegno quotidiano. Alla sera usciamo per cenare, non possiamo saltare di nuovo. Con una bicicarretto-taxi raggiungiamo la zona dei locali e dei ristoranti e dopo una cena così così ci facciamo riportare all’hotel, un po’ mesti e sconsolati. Che dire, che fare, chissà. Continuiamo a girare intorno alla questione e alla decisione. Non è facile, abbiamo sognato questo viaggio per mesi e ora…

Giovedì 20 agosto 2009

Vietnam - Sapa - donna tribù Black H'Mong

Vietnam - Sapa - donna tribù Black H'Mong

E ora non resta che rassegnarsi al destino e arrendersi al viaggio sia che porti cose buone sia che ne porti di meno buone e agire di conseguenza. Tra telefonate Skype e SMS con l’Italia la decisione è presa: dobbiamo raggiungere Ho Chi Min city (Saigon) e cercare un volo per tornare in patria. Altro non è possibile fare. La gamba peggiora, ho bisogno di medicazioni professionali, sono diventata un peso morto per l’inabilità a camminare e rischio l’insorgere di infezioni, che ad onor del vero cominciano timidamente a manifestarsi. Con la morte nel cuore e…nel portafoglio acquistiamo il biglietto aereo per la capitale. Dopo l’ennesima intera giornata trascorsa in stanza decidiamo di fare un piccolo-grande sforzo e uscire per cenare e distrarci un poco. Questa volta scegliamo un ristorantino con cucina indiana che ci mette di buon umore e, sulla via del ritorno, ci fermiamo pure in un bar a farci un’ultima bevuta. Con Skype telefoniamo in Italia  (qui c’è il WiFi dappertutto e funziona pure bene…incredibile) e poi andiamo a dormire.

Venerdì 21 agosto 2009

Vietnam - divinità buddiste

Vietnam - divinità buddiste

Voliamo da Huè a Ho Chi Min e con un taxi cerchiamo in hotel nella zona centrale per essere più comodi ai vari servizi. Ci fiondiamo subito all’ufficio dell’Air France e scopriamo, come già immaginavamo, che i voli non ce li cambiano e quindi sono persi. Ci chiedono tempo fino al pomeriggio per trovare comunque due posti per tornare in Italia al più presto possibile. Torniamo in hotel e alle 17 ci presentiamo con speranza: per fortuna ci hanno trovato i voli per domani. Paghiamo ex novo i due biglietti senza capire bene se siamo felici o tristi.Felici per il volo trovato. Molot, molto tristi per la fine decisamente anticipata del nostro viaggio. Vabbè.  Ceniamo in un ristorante vicino all’hotel perché non riesco più a camminare se non per pochi metri. Avviliti, scornati, delusi.

Sabato 22 agosto 2009: lasciando il Vietnam

Vietnam - in taxi a Ho Chi Min City

Vietnam - in taxi a Ho Chi Min City

Restiamo in stanza fino alle 12.00 e poi ci buttano fuori. Nell’attesa dell’ora di partenza ci rifugiamo in un bar ristorante del centro (sempre con WiFi )e cazzeggiamo fino alle 15.30 quando con il taxi ci facciamo portare in aeroporto. Comincia una lunga attesa fino all’apertura del check-In, recuperiamo una sedia a rotelle e Sigfrido mi spinge qua e là per i duty free, i bar e le zone fumatori fino all’ora della partenza (19.30). Comincia il lungo, lunghissimo viaggio di ritorno.

Domenica 23 agosto

Atterriamo a Parigi e proviamo l’emozione del transito per corsie preferenziali su sedia a rotelle, ci imbarchiamo sul volo per Torino e arriviamo a Caselle alle 9.00 del mattino. La vacanza è proprio finita, non resta che andare al CTO. Nella mente quello che abbiamo visto e quello che avevamo sognato di vedere: la costa sud del paese, le isole di Nha Trang e Phu Quoc, il delta del Mekong, il meraviglioso tempio di Angkor Wat in Cambogia…

Vietnam:

Mappa e itinerario Vietnam

Immagini – Vietnam

America Centrale 2008 – il diario

 

America Centrale: viva la vida!

Guatemala – America Centrale

26 agosto 2008 – martedì

America Centrale - Guatemala - Antigua

America Centrale - Guatemala - Antigua

Anche quest’anno arriva finalmente l’ora di partire. Destinazione America Centrale. La partenza è come sempre all’alba, questa volta da Torino. Sveglia alle 5 del mattino, taxi per caselle, imbarco bagagli e ultime sigarette. Tutto come sempre. Saliamo sul bus che ci deve caricare sull’aereo ed ecco il primo imprevisto. Ci fanno scendere e comunicano che forse non si parte: guasto tecnico. Nooooo….Dopo mezz’ora di attesa e ansia finalmente ci imbarchiamo. Arriviamo a Madrid verso le 10.30 e alle 12.40 partiamo con il volo transoceanico che ci porterà in Guatemala. L’Iberia è un po’ scadente rispetto ad altre compagnie che abbiamo usato in questi anni ma pazienza. Arriviamo a Guatemala City, Guatemala, America Centrale alle 15.30 circa, sempre del 26 agosto: miracoli dei fusi orari. Il cielo è grigio, pioviggina e l’aria è afosa e pesante. All’esterno dell’aeroporto decine di guide che offrono tour, venditori ambulanti, taxisti e mendicanti. Alle 16.00 arrivano a prenderci col bus della guest house che abbiamo prenotato dall’Italia e partiamo per Antigua, dove abbiamo deciso di pernottare per evitare il caos delirante della capitale. Un’ora circa di strada sotto la pioggia attraversando la città poi inerpicandoci per le montagne e alla fine ci siamo: Antigua, Los Loros Inn. Il posto è bellissimo, ci siamo solo noi. Buttiamo gli zaini in camera e ci avventuriamo in una passeggiata sotto l’acqua (piove) per respirare immediatamente l’aria del Guatemala e per cercare di cenare. Forse siamo troppo stanchi e frastornati ma non riusciamo a trovare nessun posto che ci soddisfi. Rinunciamo alla cena e decidiamo di andare a dormire. Decisione saggia, appena toccato il letto ci addormentiamo in tre secondi. Uno, due, tre.

27 agosto 2008 – mercoledì

America Centrale - Guatemala - Antigua

America Centrale - Guatemala - Antigua

Ci svegliamo prestissimo e, usciti dalla stanza per fumare una sigaretta, ammiriamo estasiati il paesaggio che si presenta ai nostri occhi nel silenzio del mattino: i due vulcani Agua (sempre avvolto dalle nubi) e Fuego (con il suo pennacchio fumante) ci sovrastano in tutta la loro maestosità. Dedichiamo la giornata alla scoperta di Antigua: camminiamo senza sosta per strade, vicoli, piazze e visitiamo un piccolo e interessante museo tessile. Dopo un po’ di descanso in stanza e dopo aver organizzato il tour di domani usciamo per la. cena – purtroppo scadente – accompagnata da bella musica al ristorante Los Lobos.

28 agosto 2008 – giovedì

America Centrale - Guatemala - Antigua - vulcano Agua

America Centrale - Guatemala - Antigua - vulcano Agua

Oggi ci aspetta il trekking sul vulcano attivo Pacaya. Partiamo alle 6.00 del mattino e dopo un po’ di chilometri in shuttle bus arriviamo al piccolo villaggio alle pendici del vulcano. E’ un villaggio di montagna, molto povero. Ovunque cani rognosi, bambini che vendono bastoni per il trekking, uomini a cavallo che offrono passaggi. Partiamo per la camminata, che comincia subito piuttosto ripida. Siamo un gruppo composito per età e nazionalità e la nostra guida è una donna. Tra tutti i cani macilenti alcuni decidono di seguirci nel tragitto e a metà percorso resta solamente una mammina magra come uno scheletro che, nella speranza di un biscotto, si fa tutta la strada con noi, attraversando sentieri nella foresta, pendici di sabbia lavica, rocce appuntite fino ad arrivare alla cima incandescente vicino alla bocca attiva. Naturalmente si guadagna, uno alla volta, tutti i nostri biscotti nonostante le proteste di Sigfrido che vede il suo pranzo andare lentamente in fumo….

America Centrale - Guatemala - vulcano Pacaya

America Centrale - Guatemala - vulcano Pacaya

Lo spettacolo del fiume di lava incandescente è incredibile e suggestivo, nonostante gli americani del gruppo rovinino l’atmosfera inscenando un improbabile barbecue di schifosissimi mush mellows. Ne danno pure uno alla mammina scheletro: ho ancora negli occhi l’immagine surreale di questa povera bestia che, vinta dalla fame, mastica con fatica un appiccicosissimo ammasso rosa e azzurro sullo sfondo di rocce nere e lava rosso fuoco. Uno spettacolo triste. Ci avventuriamo nella discesa con le gambe spezzate (è il primo trekking del viaggio, dobbiamo riprendere la forma…). Ritornati ad Antigua ceniamo in un semplice caffè con bruschette e panini. Meglio di ieri sera. Domani si parte, è ora di rifare gli zaini.

29 agosto 2008 – venerdì

America Centrale - Guatemala - Panajachel

America Centrale - Guatemala - Panajachel

Pronti a partire alle 6.30 direzione lago Atitlan – Panajachel. Lo shuttle bus arriva più o meno in orario e ci imbarchiamo verso la nuova destinazione. Il viaggio ci regala paesaggi suggestivi che corrono dietro ai finestrini: su e giù per colline e montagne per strade tortuose che ogni tanto si perdono nel fitto della foresta. Arrivati a destinazione ci carichiamo gli zaini sulle spalle e camminiamo per il paese alla ricerca di un posto per dormire. Per ambientarci ci sediamo a bere una birra ad un bar sulla strada principale e poi con calma cerchiamo alloggio. Ci piazziamo a Casa Laura, vicino alle rive del lago. Lasciati i bagagli riprendiamo il cammino e optiamo per un giro con il battello sul lago Atitlan fino a Santiago. Sbarchiamo, passeggiamo qua e là, pranziamo così così e traghettiamo nuovamente per Panajachel. Al ritorno ci accampiamo in un bel locale con patio interno per gustarci birra al bancone e per ripararci da una pioggia improvvisa. Io purtroppo comincio a sentirmi poco bene e, appena spiovuto, ci rifugiamo in stamza. Mi imbottisco di disinfettanti omeopatici vari e mi accascio nel letto. SIgfrido sopporta. Domani è un altro giorno.

30 agosto – sabato

America Centrale - Guatemala - Panajachel

America Centrale - Guatemala - Panajachel

“Il mattino ha l’oro in bocca” (cit.1) e mi sento meglio. Siamo in piedi all’alba vista l’ora antelucana in cui ci siamo coricati. Girovaghiamo per il paese fotografando qua e là le rive del magnifico lago Atitlan e, quando anche il resto del mondo si sveglia, girovaghiamo per diverse “agenzie” per l’acquisto di ticket aerei con destinazione Flores. Li troviamo e il viaggio riparte freneticamente. Shuttle alle 12.00 per Guatemala City airport, volo e arrivo a Flores. Il primo impatto è uno shock termico. Antigua e Panajachel ci hanno accolto con un’aria decisamente fresca mentre qui respiriamo caldo e umido “come nel culo di una vacca sacra a Bombay” (cit.2).

America Centrale - Guatemala - Flores - il nostro hostal

America Centrale - Guatemala - Flores - il nostro hostal

Dall’aeroporto Il taxista ci porta immediatamente nella sua agenzia di fiducia per acquistare il tour a TIkal (ma va bene, sempre fidarsi dei taxisti in giro per il mondo!) e dopo qualche ricerca ci piazziamo all’Hostal Goya. La stanza è molto spartana ma il posto è confortevole. Doccia d’obbligo e passeggiata per l’isola. RInfrancati e ancora debilitati per l’escursione termica ceniamo in un locale basic ma con una splendida vista del ponte che unisce Flores alla terraferma. Sotto il cielo stellato del Guatemala.

31 agosto 2008 – domenica

America Centrale - Guatemala - Tikal

America Centrale - Guatemala - Tikal

Alle 6 del mattino saliamo sul bus per Tikal. La strada è piuttosto lunga e abbiamo il tempo di riassopirci tra un balzo e l’altro. Arrivati all’ingresso del parco ci fermiamo ancora qualche minuto ad un baraccottobar per berci un caffè annacquato e poi partiamo per la foresta. Decidiamo di girare da soli senza guida. La lunga camminata ci porta tra rovine imponenti, piante secolari, animali e insetti tropicali, iscrizioni misteriose. L’area archeologica di Tikal ha una collocazione unica: le maestose piramidi Maya e i resti dei palazzi compaiono all’improvviso tra la vegetazione fitta, come nascosti ad un primo veloce sguardo. Bastano pochi passi ed ecco aprirsi una radura e scalinate in pietra ripide come muri. Per raggiungere la cima sono state costruite scale di legno di una verticalità irreale: solo

America Centrale - Guatemala - Tikal

America Centrale - Guatemala - Tikal

Sigfrido riesce a scalarle, io guardo da sotto. Il caldo e l’umidità sono incredibili e la natura che ci circonda è sorprendentemente rigogliosa. Alle 14, decisamente sfatti ma soddisfatti, saltiamo su uno dei tanti bus di ritorno a Flores. Doccia veloce e poi a spasso per l’isola: acquistiamo i biglietti bus per il Belize e ci regaliamo un aperitivo che si trasforma in cena, nel senso che una volta seduti non ci alziamo più. Nello stesso locale un gruppo di giovani americani completamente ubriachi dà spettacolo mentre fuori infuria il diluvio universale: in pochi minuti la strada si trasforma in un fiume d’acqua impossibile da guadare. Restiamo bloccati nel locale per due ore: le birre non si contano… Quando riusciamo a tornare alla guest house troviamo i gestori che stanno spazzando via l’acqua dalle stanze con le scope. Per fortuna gli zaini erano appoggiati sui letti. Buonanotte…mamma che umidità!

 

 

Belize – America Centrale

1 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - Belize - Caye Caulker

America Centrale - Belize - Caye Caulker

Sempre sotto la pioggia, ora sottile, ci piazziamo per strada in attesa del bus per Belize city, Belize, America Centrale: sono le 5 del mattino ed è ancora buio. Dopo molte ore di strada e di soste varie, verso le 11.30 passiamo la frontiera (incasinatissima). Scendi, prendi gli zaini, fai la coda per il visto di uscita, fai la coda per il visto di entrata, compila moduli su moduli con il bagaglio che pesa e casca da tutte le parti appoggiati uno alla schiena dell’altro. Con fatica e qualche bestemmia superiamo indenni la burocrazia e dopo altra strada arriviamo a Belize city alle 13.00. Siamo al porto e riusciamo a prendere al volo un water taxi per l’isola di Caye Caulker. Dopo ore di bus e strade polverose e sconnesse eccoci all’improvviso a sfrecciare su un mare blu e turchese da sogno.

America Centrale - Belize - Caye Caulker

America Centrale - Belize - Caye Caulker

Arriviamo nel paradiso tropicale di Caye Caulker e con gli zaini che ora sembrano pesare come un elefante morto ci trasciniamo sotto il sole cocente per cercare alloggio. Dopo qualche ricerca troviamo ciò che fa per noi: ci piazziamo al The Tropic, basic ma praticamente sulla spiaggia: vista mare sei nostra. Il pomeriggio è di assoluto relax. Una gattina nera molto simpatica fa gli onori di casa davanti alla porta della stanza, per i sentierini sabbiosi dell’isola ovunque cani allegri e pulciosi ci fanno le feste. Dopo una breve esplorazione (l’isola è veramente piccola, senza auto, con strade di terra e sabbia) facciamo arrivare l’ora di cena. Ci sediamo in un bar gestito da due ex fricchettoni americani. Il posto è accogliente: siamo all’aperto in riva al mare, i piedi nella sabbia, sul tavolo birra fresca e dalle casse buona musica. Che si può volere di più?

2 settembre 2008 – martedì

America Centrale - Belize - Isla San Pedro - La Isla Bonita

America Centrale - Belize - Isla San Pedro - La Isla Bonita

Finalmente ci svegliamo senza sveglia e alle 10 partiamo per un tour di snorkelling sulla barriera corallina. Sulla piccola barca siamo noi due più altre tre ragazze, non ricordo di quale nazionalità. La nostra guida è un ragazzo giovane, simpatico ed esperto. Partiamo sotto la pioggia ma dopo poco arriva il sole. Facciamo due stop in mare con tuffo e nuotata. I fondali sono fantastici. Per pranzo sbarchiamo su Isla San Pedro (la Isla Bonita cantata da Madonna…). Sulla via acquatica del ritorno ci regaliamo un altro stop in mezzo al mare e nuotiamo tra coralli, pesci tropicali, piccoli squali, tartarughe e riusciamo ad incrociare persino i lamantini! (water cow…). Un incontro raro, sono animali timidi dall’aspetto dolcissimo. Dopo tutte le ore passate in acqua ci rendiamo conto solo all’arrivo di essere mezzi ustionati. Sigfrido sembra un’aragosta bollita e io la sua gentile signora. Vado a comprare un gel miracoloso (di un impressionante colore blu elettrico) al supermercato dei cinesi di fianco all’albergo. Pare funzioni. Cena e nottata immobili nel letto: ogni minimo sfregamento produce dolori lancinanti. E domani abbiamo prenotato il lungo giro verso le Blue Hole. Tutto il giorno in mare e sotto il sole…oddio…

3 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - Belize - Blue Hole

America Centrale - Belize - Blue Hole

Partiamo alle 6.30 per il tour alle Blue Hole. Per questo giro siamo in tanti, la barca è grossa e raccoglie gente da più isole. L’equipaggio è numeroso e ci sono più guide che seguiranno i diversi gruppi a seconda delle attività: snorkelling o diving. Una delle guide (che purtroppo tocca a noi snorkellatori), è decisamente insopportabile: uno spaccone locale che fa il sergente di vascello. Naturalmente Sigfrido ed io rischiamo di litigarci pesantemente. Vabbè, decidiamo di non rovinarci la giornata anche perchè intorno a noi regna sovrana la bellezza della natura. Ci vogliono tre ore di barca per raggiungere la zona delle Blue Hole: Quando arriviamo facciamo due tappe in mare con relativo tuffo (con maglietta, vista l’ustione del giorno precedente). Incontriamo gli squali toro e tigre che nuotano a pochi metri sotto di noi (impressionante), razze, pesci tropicali di ogni genere, formazioni coralline che sembrano sculture.

America Centrale - Belize - Half Moon Caye

America Centrale - Belize - Half Moon Caye

Il mare è di un intenso blu scuro e qua e là, grazie alla barriera corallina, ci sono enormi piscine turchesi da esplorare. Si passa a nuoto da fondali bassissimi che sembrano un giardino incantato sottomarino a profondità improvvise sulle quali galleggiare, non senza un certo timore. Sempre a nuoto approdiamo all’isola di Half Moon Caye. La barca ci raggiungerà sulla costa opposta. La scena è un po’ surreale, sembriamo dei naufraghi più che turisti. Attraversiamo a piedi (scalzi, siamo arrivati a nuoto…) la foresta dell’interno piena di uccelli, iguane, paguri di terra. Approdati alla spiaggia sull’altro versante pranziamo sotto le palme e ci imbarchiamo per il ritorno. Altre tre ore di mare immenso accompagnati da branchi di delfini che giocano nella nostra scia. Una giornata magnifica. Prima di cena acquistiamo in un internet point i biglietti aerei che ci porteranno in Salvador ( un po’ overprice ma non abbiamo alternative). Domani si riparte.

4 settembre 2008 – giovedì

America Centrale - Belize - Caye Caulker

America Centrale - Belize - Caye Caulker

Dopo aver preparato gli zaini ci concediamo una mattinata di assoluto relax a zono per l’isola di Caye Caluker. All’una siamo sulla banchina in attesa del water taxi che arriva all’una e trenta e ci riporta a Belize CIty. Sbarchiamo e con un taxi raggiungiamo il piccolo aeroporto. In attesa del volo stazioniamo nel bar semi deserto al primo piano: un enorme ventilatore cerca di dare un illusorio refrigerio, due neri e un cinese giocano una sonnolenta partita a biliardo mentre una libellula impazzita rimasta intrappolata vola avanti e indietro sbattendo penosamente contro la finestra in cerca di libertà. L’aereo decolla alle 17.30 per San Salvador, EL Salvador, America Centrale e arriviamo che oramai è buio. Scegliamo un albergo a caso tra i tanti segnalati dalla guida. Con un taxi raggiungiamo l’hotel (bruttino, la stanza ancora di più), e ceniamo al locale sotto l’albergo per evitare di girare al buio per le strade di San Salvador: Ogni tanto è meglio essere prudenti.

 

 

 

El Salvador – America Centrale

5 settembre 2008 – venerdì

America Centrale - El Salvador - San Salvador

America Centrale - El Salvador - San Salvador

Ci svegliamo con calma, ci carichiamo gli zaini in spalla come sempre e raggiungiamo la stazione dei bus da dove partono quelli che ci porteranno alla nostra prossima meta: Suchitoto. La stazione è un vero caos, da qui non partono le prime classi, only chicken bus! Nel delirio di mezzi, passeggeri, venditori, carretti, moto, biciclette e quant’altro saltiamo sul primo scassone che pare andare nella direzione che ci interessa. L’autista è seduto alla guida su una specie di sdraio di plastica imbullonata a forza al pavimento. Nel tragitto in uscita dalla città ci fermiamo ad ogni angolo per raccogliere altri passeggeri.

America Centrale - El Salvador - verso Suchitoto

America Centrale - El Salvador - verso Suchitoto

Quando il bus raggiunge il tutto esaurito (molto oltre il nostro concetto di tutto esaurito!) ci ritroviamo con gli zaini in bocca, il culone di una matrona in faccia e un bambino in braccio. Sul portaoggetti direttamente sulle nostre teste stazionano ceste e secchi gocciolanti. Siamo gli unici due stranieri ma dopo una prima diffidenza iniziale suscitiamo una cordiale curiosità dai locali. Che probabilmente, nonostante i sorrisi, pensano che siamo pazzi. Il viaggio verso Suchitoto non è così lungo. Arriviamo sotto la pioggia e ci pare subito un posto bellissimo. Coperti dalle mantelle parapioggia raggiungiamo la piazzetta centrale e ci sediamo sotto il porticato per mangiare qualcosa e provare a chiedere qualche indicazione per dormire. Conosciamo Renè, il gestore, che ci suggerisce l’Hotel Villa Balanza. E’ un ragazzo simpatico e preparato e ci accordiamo con lui per il giorno seguente per un tour delle zone intorno a Suchitoto.

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - Villa Balanza

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - Villa Balanza

Villa Balanza è deserta (siamo gli unici ospiti) ma è un posto low budget magnifico. Le poche stanze hanno un patio con una splendida vista sul lago. Ci piazziamo e nel frattempo arrivano altre due ospiti, due ragazze norvegesi (Magda e Gorlin) con le quali, dopo un po’ di chiacchiere, organizziamo di cenare. Il dopocena lo trascorriamo al bar di Gerry, un ex guerrigliero di una simpatia, intelligenza e profondità veramente rare. Siamo circondati da ritratti del Che, di Fidel, fotografie e scritti del poeta Roque Dalton, bandiere rosse e cimeli del Fronte Militare di Liberazione Nazionale (FMLN). Tra le tante persone che incontriamo conosciamo anche Rebecca, una ragazza americana molto simpatica che domani verrà con noi e Renè per il tour around Suchitoto. Le bottiglie di Pilsener non si contano. Quanto ci piace questo paese sperduto tra le montagne del Salvador.

6 settembre 2008 – sabato

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - sentieri della guerriglia

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - sentieri della guerriglia

Partiamo con Rebecca e Renè per il giro di oggi che prevede come prima tappa un trekking non troppo impegnativo in una riserva naturale. Con la jeep usciamo dal paese e ci inoltriamo per le campagne circostanti. Le strade dissestate, i villaggi, la povertà diffusa ci raccontano con immagini veloci un paese ancora molto provato dalla storia che cerca con fatica di risollevarsi. Cominciamo a camminare nella foresta tra un intrico di piante per la metà sconosciute. Stiamo percorrendo i sentieri della guerriglia che in quest’area ha visto e vissuto alcune delle sue pagine più aspre e tragiche. Sul nostro percorso troviamo ancora resti dei campi di guerriglieri, trincee nascoste tra gli alberi, vecchi scarponi militari e cucine da campo.

America Centrale - El Salvador - Cinquera

America Centrale - El Salvador - Cinquera

La storia mille volte letta diventa reale e concreta sotto i nostri occhi. L’emozione è ancora più grande quando arriviamo a Cinquera, un paese devastato e distrutto dai militari negli anni della guerra. Gironzoliamo qua e là per il paese ascoltando il racconto degli avvenimenti di Renè. Osserviamo murales mezzi distrutti che ricordano i massacri e le bombe che solo pochi anni fa hanno distrutto questo piccolo paese e annientato la sua gente. Le storie che ci raccontano sono talmente forti e dolorose che ancora oggi vibrano penosamente dentro di noi.

America Centrale - El Salvador - Suchitoto

America Centrale - El Salvador - Suchitoto

Ritorniamo a Suchitoto ancora un po’ scossi e dopo un passaggio a Villa Balanza ci ritroviamo per la cena con Rebecca e con Magda e Gorlin che nel pomeriggio sono state rapinate. Senza scusare i ladri, la colpa ci sembra pure un po’ loro che se ne sono andate in giro da sole per le campagne in una zona isolata. Prudenza significa anche rispetto per la zona dove sei, anche nei suoi aspetti peggiori. Rispetto significa conoscere, informarsi e comportarsi come il luogo richiede. Senza nulla togliere al fatto che ci è dispiaciuto molto per la loro brutta avventura. Ceniamo all’Hostal di Robert, un simpatico americano che vive qui oramai da molti anni sposato ad una salvadoregna. La serata scorre tranquilla e sulla strada per Villa Balanza facciamo ancora una tappa al locale di Gerry per la birra della buonanotte.

7 settembre 2008 – domenica

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - la cattedrale

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - la cattedrale

Trascorriamo la domenica camminando a piedi qua e là per il paese. Passo dopo passo arriviamo al lago e al centro turistico comunale: negozi, ristoranti, imbarcadero. Il posto è affollatissimo di gitanti locali della domenica. CI uniamo alle allegre comitive e ci facciamo un bel pranzo vista lago. Veniamo abbordati da due vecchietti in gita di gruppo che riescono a batterci una birra in cambio di quattro chiacchiere. Molto divertente! Dopo pranzo facciamo un giro in barca e poi ritorniamo in hotel per doccia di rito. Nel tardo pomeriggio-sera proseguiamo il nostro girovagare senza meta per le strade di Suchitoto. Sulla piazza centrale si svolge un festival di musica e teatro che invade il paese con una grande festa. Ceniamo da Robert e conosciamo i londinesi Ian e Anna con i quali viaggeremo domani verso la Ruta de las Flores e Juayua. Tornati in piazza ci congediamo da Renè, passiamo a salutare Gerry alla Casona e poi ci ritiriamo a Villa Balanza. Noche Suchitoto.

8 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - El Salvador - verso la Ruta de las Flores

America Centrale - El Salvador - verso la Ruta de las Flores

Partiamo presto al mattino con Robert, Ian e Anna. Ci stipiamo tutti sul camioncino scassato e imbocchiamo la strada per la Ruta de las Flores, La prima tappa è per la colazione: ci fermiamo ad un baraccotto dal sapore prettamente locale sul ciglio della carreggiata e, insieme ai camionisti, ci mettiamo in fila per le pupusas di rito (specie di frittelle di mais con ripieno di fagioli). A seguire percorriamo chilometri e chilometri tra campi coltivati a perdita d’occhio, vulcani imponenti, paesi e piccole città.

America Centrale - El Salvador - Ruta de las Flores - Apaneca

America Centrale - El Salvador - Ruta de las Flores - Apaneca

Ad un certo punto lasciamo la strada principale e imbocchiamo quella tortuosa e in salita che ci porta verso le montagne: siamo sulla Ruta de las Flores. Facciamo varie tappe a Sonsonate, Juayua, Apaneca, Ataco. I paesi sono piccoli e i più remoti decisamente poveri ma i loro colori e la loro semplicità ci lasciano suggestioni forti. Intorno a noi le pendici delle montagne sono coltivate a caffè o avvolte da foreste lussureggianti. Arriviamo ad un piccolo lago sperduto tra la vegetazione e ci regaliamo un’ora di cammino per seguirne tutta la circonferenza.

America Centrale - El Salvador - Hostal a Juayua - Edie

America Centrale - El Salvador - Hostal a Juayua - Edie

Tra mercati e negozi di artigianato, camminate senza meta per vie e viuzze dei vari paesi la giornata si esaurisce. Torniamo a Juayua dove abbiamo deciso di pernottare. Facciamo base in un bell’hostal dal sapore fricchettone. Gli altri ospiti sono molto friendly, compreso il cane dei proprietari, Edie, che festeggia tutti con grande entusiasmo.. Alla sera ci accontentiamo solo di birra e tacos in un piccolo locale bello e deserto. Per domani abbiamo deciso un trekking, meglio riposare.

9 settembre 2008 – martedì

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

Ci svegliamo presto come sempre per essere pronti alle 8: ci aspetta un trekking tra le piantagioni di caffè e alla scoperta di sette cascate nascoste tra la foresta. L’idea ci entusiasma e ci sentiamo molto tonici. Provviste di cibo e acqua per la giornata e poi partiamo in gruppo con una guida: con noi Ian, Anna, un ragazzo catalano e due belgi che stanno girando il Centro America in bici. Camminiamo spediti per un po’, arriviamo ad una fattoria che fa da base per la partenza e a noi si uniscono altri tre ragazzi locali in supporto alla guida, muniti di machete e corde…mhhhh, la cosa tanfa…tre cani devastati dalle pulci e dalla malnutrizione decidono di unirsi al nostro gruppo.

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

Sul sentiero, che si inerpica su e giù per le colline, attraversiamo lussureggianti piantagioni di caffè (i ragazzi ci raccontano nel dettaglio quanto sia duro e sotto pagato questo lavoro…), torrenti (che dobbiamo risalire con i piedi direttamente nell’acqua), passaggi su rocce ripide e purtroppo anche tronchi sospesi a cinque metri da terra che dovremo attraversare solo muniti di corda. Col cavolo! Naturalmente mi viene una crisi isterica e convinco una guida ad accompagnarmi in un percorso alternativo (ndr non che la via alternativa sia rose e fiori: finiamo in una frana di fango e alberi divelti che dobbiamo attraversare con grande difficoltà…). Naturalmente Sigfrido passa il tronco come se nulla fosse, ma porc…

America Centrale - El Salvador - Juayua - Anna, Ian, Sigfrido

America Centrale - El Salvador - Juayua - Anna, Ian, Sigfrido

Ad una ad una incontriamo le diverse cascate, bellissime, e arriviamo ad una sorgente che forma una piscina naturale meravigliosa. Ci tuffiamo con grande godimento e refrigerio e poi oziamo un po’ consumando il pranzo al sacco. Naturalmente il mio finisce interamente nelle fauci dei quadrupedi pulciosi. Al ritorno siamo discretamente sfatti e, insieme a Anna e Ian, ci regaliamo un pomeriggio di birre una dietro l’altra e una cena messicana per le strade di Juayua. Olè.

10 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - El Salvador - viaggiando

America Centrale - El Salvador - viaggiando

Oggi si riparte ma ad un’ora umana. Il bus per Sonsonate è alle 10 del mattino e possiamo prepararci con tutta calma. Colazione, zaini in spalla e raggiungiamo a piedi la stazione dei bus insieme ai nostri nuovi amici londinesi che partono oggi per Santa Ana e, come noi, devono raggiungere Sonsonate per prendere la coincidenza. La tratta Juayua-Sonsonate ci regala una serie di siparietti curiosi: praticamente ogni cento metri il bus si ferma e strani personaggi salgono e scendono per vendere dalle caramelle ai farmaci (con tanto di presentazione del prodotto come in una nostra televendita) o semplicemente per fare comizi di vario genere. Surreale.

America Centrale - El Salvador - murales

America Centrale - El Salvador - murales

Arrivati a Sonsonate ci dividiamo da Ian e Anna e prendiamo al volo un bus per San Salvador. Ore e ore di strada e finalmente arriviamo di nuovo nella capitale. Prendiamo alloggio in un orrendo motel (San Carlos) che però ha il vantaggio di essere attaccato al terminal dei Tica Bus a lunga percorrenza che ci porteranno in Nicaragua. Compriamo subito i biglietti e poi decidiamo di fare un giro per il caos della città. Siamo vicini al centro ma sembra di essere in una immensa e scassata periferia. Non riusciamo ad orientarci e per prendere fiato ci infiliamo nel primo locale simil bar che troviamo. Scopriamo, una volta entrati, essere popolato solamente da uomini in cannottiera che stanno guardando una partita della nazionale. Speriamo vinca…

America Centrale - San Salvador - l'hostal prigione

America Centrale - San Salvador - l'hostal prigione

Ci rituffiamo nel casino totale di San Salvador, veramente impressionante, e dopo un veloce tour a piedi ci fiondiamo in un supermercato per comprare del cibo visto che questa sera mangeremo in stanza. Non ci pare igienico vagare di notte per la città senza saper bene dove andare. Rientrati nel tugurio riusciamo a dormire un pò, dalle 17 alle 20, e ci docciamo, Sigfrido si produce in una lotta corpo a corpo con uno scarafaggio grosso come un gatto. Vince SIgfrido per fortuna. Mangiamo i nostri panini e ci mettiamo di nuovo a dormire. La sveglia questa volta è veramente presto: 4.00 del mattino!

 

 

 

 

Honduras/Nicaragua – America Centrale

11 settembre 2008 – giovedì

Viaggiamo dalle quattro del mattino alle tre del pomeriggio. Partiamo col buio e chilometro dopo chilometro vediamo sorgere il sole e cambiare intorno a noi il paesaggio. In tarda mattinata passiamo il confine con l’Honduras che attraversiamo solo in transito.

America Centrale - El Salvador/Honduras - frontiera

America Centrale - El Salvador/Honduras - frontiera

Viaggiando via terra da un paese all’altro del Centro America è curioso notare come, se ad un primo sguardo tutto pare molto simile (e per un certo verso lo è), osservando più attentamente saltano agli occhi differenze significative: ad esempio nei diversi materiali con cui sono costruite le case (i tetti soprattutto), nella modalità di coltivazione dei campi, nella qualità delle strade. I nostri occhi registrano. Arriviamo a Leon – Nicaragua – America Centrale – con le chiappe piatte e, dopo una breve ricerca, troviamo alloggio all’hostal Lazy Bones. Bello ma un po’ fighetto: abitato da finti backpacker americani che si sentono molto trendy, nei loro vestiti orrendi (cit. Elio…mah…). Siamo troppo stanchi per cambiare, la stanza è confortevole e chissenefrega. Facciamo subito un breve giro per la città per anbientarci e poi ci resta solo più l’energia per una veloce cena e per il sonno.

12 settembre 2008 – venerdì

America Centrale - Nicaragua - Leon

America Centrale - Nicaragua - Leon

Rinfrancati dalla dormita e ristorati da una buona colazione, dalle otto del mattino a mezzogiorno giriamo a piedi tutta Leon. Fa molto caldo e in città si respira un’atmosfera di festa. Ovunque si incontrano parate di studenti che cantano e suonano: sono i giorni nei quali sii celebra l’apertura dell’anno scolastico. Leon è molto bella e colorata: vagabondiamo tra belle piazze e stradine ombrose, fotografiamo cattedrali, chiese, colori e persone. Torniamo all’hostal in attesa di sapere se nel pomeriggio parte una macchina per Granada. Arriva l’ ok, ci caricano con altre tre persone (siamo un po’ stretti, io finisco praticamente nel bagagliaio) e partiamo per la meta successiva. Nonostante la scomodità il viaggio Leon – Managua – Granada ci regala panorami suggestivi: come in quasi tutto il Centro America vulcani sullo sfondo e un tripudio di natura.

America Centrale - Nicaragua - Granada - Hostal Dorado di Tio Antonio

America Centrale - Nicaragua - Granada - Hostal Dorado di Tio Antonio

Passiamo accanto all’immenso lago di Managua, attraversiamo la capitale nel tardo pomeriggio (tipico e impressionante formicaio da megalopoli cresciuta a dismisura) e arriviamo a Granada che è buio. Troviamo alloggio all’Hostal Dorado di Tio Antonio, un hostal legato alla piccola ma attivissima e meritevole ong fondata da questo eccezionale spagnolo trasferitosi in NIcaragua oramai da molti anni. Le piccole stanze, come quasi sempre da queste parti, si aprono su un patio centrale debordante di fiori e piante tropicali. Amache dondolano qua e là. Ci tuffiamo nel primo tour notturno di Granada alla ricerca di una cena. Ci sediamo all’aperto al Coyote bar a guardare le stelle. L’aria è tiepida, la birra fresca. Perfetto.

13 settembre 2008 – sabato

America Centrale - Nicaragua - Granada

America Centrale - Nicaragua - Granada

Giornata tranquilla. Sigfrido si alza prestissimo per un tour fotografico alla luce dell’alba. Al suo ritorno, dopo colazione, ricominciamo a girare per la città, per le sue strade e le sue piazze, saliamo in cima ad un campanile che ci regala una vista meravigliosa, arriviamo fino al lago. Al ritorno in hostal facciamo una bella e lunga chiacchierata con Tio Antonio sulle sue attività onlus in Nicaragua, poi riposo e poi altra cena, sempre al Coyote Bar. Clienti affezionati.

14 settembre 2008 – domenica

America Centrale - Nicaragua - Las Isletas

America Centrale - Nicaragua - Las Isletas

Oggi è domenica e l’aria di festa si sente per tutta la città. Al mattino ritorniamo a piedi fino al lago e, come promesso il giorno precedente ad uno dei tanti capitani di barchette, ci facciamo portare in giro sul lago per Las Isletas. Alcune, poche, sono ancora allo stato selvaggio, abitate da uccelli e scimmie ma la maggior parte sono purtroppo private con ville da sogno di ricchi locali e/o occidentali. Molte sono addirittura in vendita. L’isoletta intera. si intende. Il luogo è bellissimo ma la colonizzazione umana lo sta velocemente rovinando e la visita ci lascia un po’ delusi. Il pomeriggio è fatto di puro descanso fino all’ora di cena. Domani si riparte.

15 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

Partenza alle 6 del mattino, zaini in spalla alla ricerca dellla stazione dei bus per Rivas. Camminando qua e là finiamo nel bel mezzo di un mercato che esplode di merci e persone di ogni genere confermando ai nostri occhi che appena dietro le vie centrali e turistiche di Granada brulica un mondo di povertà assoluta in fermento. Dopo qualche ora di bus arriviamo a RIvas e con un taxi raggiungiamo Porto San Jorge da dove partono i ferry per la meravigliosa isola di Ometepe. Il piccolo porto di partenza è un delirio di auto, camion, carri, persone, merci. Ci facciamo largo e riusciamo a conquistare il traghetto. Il cielo è carico di nuvole, il lago, grande come un mare, è scuro e agitato. A bordo conosciamo Leonardo e Alba (di Barcellona) e, arrivati ad Ometepe, insieme a loro contrattiamo un buon prezzo per un taxi-shuttle che, oltre a portarci dall’altra parte dell’isola dove abbiamo deciso di pernottare, ci “ottimizzi” la giornata facendoci contemporaneamente fare un tour.

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

Il driver Adolfo (molto gentile e simpatico) ci porta a Punta Jesu Maria, a mangiare in una fantastica bettola tra gatti e galline a Los Angeles (!), a Hojo de Agua (piscine naturali) a Playa Santo Domingo. Lungo il tragitto ammiriamo da più scorci i meravigliosi vulcani Conception e Maderas. L’isola è bellissima, selvaggia e rigogliosa. Arriviamo a Merida e troviamo alloggio alla Hacienda Merida, un hostal in riva al lago sperduto nel nulla tra la foresta . Le nostre due belle stanze con il patio sono al primo piano, fornite di amache giganti da sogno. Doccia, cena a buffet e poi a dormire. Per domani abbiamo deciso di fare un trekking alle cascate. Non sembra troppo difficile e impegnativo…

16 settembre 2008 – martedì

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - cervo volante

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - cervo volante

Le ultime parole famose… Il trekking per le cascate si rivela essere un percorso di circa dodici chilometri (io ho pure quel simpatico periodo mensile femminile…). Già da subito il caldo è pazzesco: percorriamo inizialmente uno stradone sterrato che pare non finire mai, poi incominciamo ad inerpicarci per un sentiero tra la foresta, poi arriviamo a dover scalare le rocce nel greto del torrente. Arrivati alle cascate non possiamo, nonostante la fatica, non ammettere che sono bellissime nonostante il paesaggio sia stato devastato da una frana provocata dalle piogge. Sono tra le più alte che abbiamo mai visto nei nostri vari viaggi. Gli ultimi cinquecento metri io proprio non riesco a farli. Mentre gli altri raggiungono la base della cascata mi godo il meraviglioso paesaggio lunare che ci circonda. Il ritorno è davvero faticoso.

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - le cascate

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - le cascate

Anche perché (mi scuso per la franchezza) l’assorbente oltre a fare il suo mestiere ha assorbito pure i litri di sudore spesi nella salita ed io cammino praticamente con un topo morto inzuppato di due chili tra le gambe. SIgfrido cavallerescamente cede a me l’ultimo goccio d’acqua rimasto rischiando lui la disidratazione. Con grande fatica raggiungiamo nuovamente lo stradone sterrato e, camminando come profughi, ci fermiamo a bere al primo baraccotto che incontriamo sulla via di casa. Un posto poverissimo con polli che razzolano sotto le panche e bambini che giocano a pallone in mezzo al fango. A noi pare l’Harry’s Bar. Alla sera siamo veramente distrutti. La doccia ci rinfranca e ci gustiamo la cena sotto un diluvio quasi universale chiacchierando con una coppia inglese che vive in giro per mondo. I vulcani sopra le nostre teste sonnecchiano minacciosi.

Costarica – America Centrale

17 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - Nicaragua/Costarica - frontiera

America Centrale - Nicaragua/Costarica - frontiera

Tanto per cambiare oggi la sveglia è alle 4 del mattino: sempre con Alba e Leonardo ci imbarchiamo sullo shuttle di Adolfo per raggiungere San Josè da dove parte la lancia per San Jorge. Un’ora circa di traversata del lago ed eccoci di nuovo a RIvas. Salutiamo velocemente i simpatici barcellonesi che devono saltare al volo sul loro bus. Noi prendiamo un’altra direzione: verso sud. Con un taxi ci facciamo portare da Rivas fino alla frontiera con il Costarica – America Centrale – (Penas Blancas), per prendere un bus per San Josè. Nel bordello della frontiera rischiamo di non fare il visto (meno male che un po’ di esperienza ce l’abbiamo…). Infatti dopo neppure un’ora di viaggio due occidentali meno smaliziati vengono scaricati dalla polizia ad un posto di controllo sperso nel nulla. Poveracci….Alla fermata successiva (sempre nel nulla, sempre per un controllo di polizia) un venditore promuove a squarciagola la sua offerta del giorno: con una bibita due pacchetti di patatine…desfruta la promocion!!!

America Centrale - Costarica - San Josè dall'aereo

America Centrale - Costarica - San Josè dall'aereo

La tratta da percorrere prevede un tempo di tre ore e mezza e naturalmente ce ne mettiamo 7 e mezza! Arriviamo a San Josè sotto una pioggia fine e insistente. Alloggiamo a Mi Casa. Doccia (inutile visto il tasso di umidità) e poi di nuovo per strada alla ricerca di un supermercato per comprare la cena da cucinarci noi all’hostal (la zona è periferica e non ci sono posti per mangiare; di notte la città non è così sicura…). Con internet ci compriamo i ticket aerei per il Tortuguero per il giorno successivo. Fumiamo un’ultima sigaretta sotto la veranda guardando le tartarughe che sguazzano nel giardino trasformato in una palude dalla pioggia incessante. Ci ritiriamo in stanza, la giornata è stata piena.

18 settembre 2008 – giovedì

America Centrale - Costarica - Tortuguero dall'aereo

America Centrale - Costarica - Tortuguero dall'aereo

Alle 5.30 del mattino con l’ennesimo taxi raggiungiamo l’aeroporto: ci aspetta un volo Nature Air per il Tortuguero. Naturalmente l’aereo è minuscolo e voliamo tra pioggia, nuvoloni e folate di vento inquietanti. Riesco a non terrorizzarmi perché il panorama sotto di noi è meraviglioso: foreste tropicali fittissime disegnate da fiumi che si insinuano nel verde come giganteschi serpenti. Sullo sfondo l’Oceano. Un sogno ad occhi aperti. Atterriamo a Barra del Colorado e prendiamo un water taxi per raggiungere il Tortuguero. Navighiamo per più di un’ora sul fiume in mezzo alla foresta sotto un diluvio da fine del mondo, un vero muro d’acqua. Direttamente dal fiume attracchiamo all’ hostal Casa Marbella e troviamo alloggio per i prossimi giorni.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - il paese

America Centrale - Costarica - Tortuguero - il paese

Ci laviamo e ci riposiamo. Siamo zuppi come due savoiardi nel tiramisù ma nulla si asciuga, noi compresi: il tasso di umidità è fuori norma. Dopo un pomeriggio di riposo e di passeggiate per il piccolo villaggio alle 21.30 partiamo per il giro notturno con le guide del parco per vedere le grandi tartarughe marine (tartarughe verdi giganti) che arrivano qui al Tortuguero per deporre le loro uova. L’esperienza è unica al mondo. Camminiamo in gruppo per un sentiero sabbioso parallelo alll’ oceano, illuminati solo dalle nostre pile.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - labirinto di fiumi

America Centrale - Costarica - Tortuguero - labirinto di fiumi

Lungo il percorso sono segnate diverse entrate numerate per la spiaggia e le guide sono in contatto radio con gli spotters (locali che da cacciatori di tartarughe hanno convertito la loro esperienza a tutela della natura) che segnalano la presenza o meno delle tartarughe. Solo a piccoli gruppi guidati e solo nel buio più totale si può accedere. Si cammina avanti e indietro lungo questo sentiero e si aspetta la chiamata dello spotter. Per tre volte riusciamo ad inoltrarci sulla spiaggia ed abbiamo la fortuna e l’onore di poter vedere questi giganti del mare che scavano con immane fatica il loro nido, che depongono in una specie di trance le loro uova così preziose.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - tracce di tartaruga

America Centrale - Costarica - Tortuguero - tracce di tartaruga

Accucciati in silenzio attorno alla buca, al buio, aiutati solo da luci ad infrarosso, contempliamo ammaliati questo meraviglioso ed enorme animale preistorico che, sbuffando come un mantice, depone ad una ad una le sue speranze di vita. Nelle nostre brevi incursioni riusciamo ad assistere allo spettacolo meraviglioso di un piccolo e di una mater tartaruga che ritornano con fatica tra le onde dell’oceano e si fanno inghiottire dal mare. Tutto nel buio più assoluto, tutto nel silenzio, tutto sotto un cielo scuro e minaccioso punteggiato di stelle scintillanti. Tutto accompagnati dal suono cupo e profondo delle onde. Nessuna foto (giustamente proibito), tanto nulla potrebbe rendere l’emozione. Resterà solo nel nostro ricordo, per sempre.

19 settembre 2008 – venerdì

America Centrale - Costarica - Tortuguero - foresta

America Centrale - Costarica - Tortuguero - foresta

Dopo una buona colazione partiamo alle 6.30 per un giro in barca sui fiumi che si insinuano nella foresta del parco nazionale che ci circonda. Piove, naturalmente, ma il tour è bellissimo: la vegetazione è una specie di intrico inespugnabile e lungo il tragitto incontriamo iguane, uccelli di decine di tipi diversi, coccodrilli e scimmie. Alle 9.00 siamo di ritorno e alle 9.45 ripartiamo per un giiro a piedi attraverso la foresta accompagnati da un simpatico botanico canadese di nome Ross.

Il trekking è molto interessante e scopriamo grazie a Ross come le piante, nella loro varietà e diversità, possono e sanno essere altrettanto interessanti degli animali.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - trekking nella foresta

America Centrale - Costarica - Tortuguero - trekking nella foresta

Camminiamo per ore tra alberi che “camminano”, liane del diametro di mezzo metro, alberi dal nome sconosciuto, formiche velenose, serpenti altrettanto, pipistrelli, fiori colorati, e tanto fango. Al ritorno optiamo per un pomeriggio di riposo e cazzeggio al Budda Cafè e ceniamo, unici avventori, in un ristorante deserto affacciato sull’oceano. Un gatto super affettuoso e sbaciucchione si unisce al nostro tavolo e, tra vento e diluvio, facciamo arrivare l’ora di andare a dormire.

20 settembre 2008 – sabato

America Centrale - Costarica - Tortuguero - in viaggio sul fiume

America Centrale - Costarica - Tortuguero - in viaggio sul fiume

Le urla delle screaming monkeys (scimmie urlatrici) ci salutano fin dal mattino. Addio Tortuguero: partiamo in barca alle 10 destinazione Moin ( tre ore e mezza sul fiume sotto una pioggia incessante e senza copertura tranne le noster mantelle!). A metà della foresta ci fermiamo per la pausa pranzo in un “ristorante” che sbuca surrealmente nel bel mezzo della foresta. All’ arrivo a Moin troviamo un taxi per Limon e proseguiamo per Cahuita, dove abbiamo deciso di fare base. Dopo una breve ricerca troviamo alloggio in un hostal sul mare e, scaricati i pesanti zaini dalle spalle, vaghiamo a zonzo per il paesino. L’atmosfera è molto tranquilla e fricchettona, ci stiamo come papi.

21 settembre 2008 – domenica

America Centrale - Costarica - Cahuita - hostal

America Centrale - Costarica - Cahuita - hostal

Oramai ci svegliamo all’alba anche senza motivo. Oggi avremmo potuto dormire, e invece… Ci regaliamo una ricca colazione in “paese” e poi camminiamo senza meta, arrivando a piedi fino a Playa Negra per un bagno ristoratore. Fa molto caldo e nel primo pomeriggio Il tempo volge al brutto. Torniamo all’hostal e ci piazziamo nelle amache dondolanti sul balcone vista mare. E chi può volere di più? Riposo, riposo e poi ancora riposo e poi birra-aperitivo in paese, che diventa cena. Quattro chiacchiere con due ragazzi inglesi al nostro tavolo e poi birre e birre e ancora birre. Stasera abbiamo esagerato. Torniamo all’hostal un po’ brilli e crolliamo nel letto.

Panama – America Centrale

22 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - Costarica/Panama - frontiera

America Centrale - Costarica/Panama - frontiera

Ci svegliamo presto per essere alle 6.30 alla stazione dei bus e alle 7.00 prendiamo il bus…sbagliato (direzione Limon – Tortuguero invece che Sixaola!). Scendiamo al volo e ci piazziamo sul ciglio della strada ad aspettarne un altro nella direzione opposta, quella giusta questa volta. Dopo un’ora riacchiappiamo un mezzo di trasporto, quello bbuono, ripassiamo da Cahuita (di nuovo qui?), poi finalmente ripartiamo verso Bri Bri, Puerto Viejo, Sixaola fino ad arrivare al confine tra Costarica e Panama – America Centrale. Le pratiche per i visti sono lunghe e faticose come sempre con gli zaini in spalla sotto un sole cocente, sbattuti qua e là a compilare moduli su moduli che finiranno immediatamente nel cestino.

America Centrale - Panama - Bocas del Toro

America Centrale - Panama - Bocas del Toro

Attraversiamo la frontiera a piedi camminando su un lungo ponte ferroviario di metallo: bellissimo! Ci compattiamo (stipati come polli) insieme ad altri viaggaitori su uno shuttle che ci porterà fino ad Almirante da dove partono le barche per le isole diell’arcipelago di Bocas del Toro. Sbarchiamo a Isla Colon e, visto il caldo e la fatica, ci piazziamo immediatamente in un bar retaurant sul mare per una birra fresca corroborante e poi partiamo alla ricerca dell’hostal per la notte. Siamo talmente stanchi che decidiamo di regalarci una stanza all’ Hotel Olas (58 dollari a notte per la doppia, fuori budget per noi) con tanto di aria condizionata e pappagallo caciarone alla reception. I gestori sono un po’ antipatici e puzzoni ma pazienza. Descanso, ripulitura delle membra e cena. Domani si vedrà.

23 settembre 2008 – martedì

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - playa Bocas del Drago

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - playa Bocas del Drago

Ci gustiamo ancora la ricca colazione all’hostal dei ricchi e poi decidiamo di trasferirci all’Hotel Dos Palmas da 30 dollari, proprio accanto al precedente. E’ decisamente più del nostro genere, semplice ma altrettanto pulito e con una matrona locale alla reception che pare un misto tra Ella Fitzgerald e Tyson. Che differenza fa il poco-finto lusso in più? Tutti gli hostal sull’isola sono costruiti come palafitte sul mare, con le medesime onde che sciabordano sotto il pavimento e le medesime stelle da ammirare nel cielo la notte. Qui ci piace di più. Giriamo per un po’ a piedi in paese e poi prendiamo un bus per Bocas del Drago e Playa de Las Estrellas.

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Playa de las Estrellas

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Playa de las Estrellas

Attraversiamo l’interno dell’isola, un verde fitto di foresta e piccole casupole di contadini perse nel nulla. Scendiamo alla spiaggia di Bocas del Drago, deserta, e ci incamminiamo a piedi lungo la riva del mare turchese. Più o meno ogni cento passi ci fermiamo per tuffarci in acqua, circondati da decine di stelle marine giganti. La giornata scorre mollemente tra bagni, cazzeggio e caldo allucinante. Ritorno e cena al ristorante italiano Barracuda, con una gestrice italiana scappata dal nostro paese chissà quanto tempo fa. Mica male come idea….

24 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - bradipo

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - bradipo

Oggi ci avventuriamo in un tour alla Baia dei delfini (belli, ma più sugggestivo l’incontro oramai lontano che abbiamo avuto in Belize), Coral Cay, Playas Ranas Rojas, Hospedaje Bay. Navighiamo e sbarchiamo qua e là e nel tragitto facciamo amicizia con una signora svizzera in pensione molto simpatica che si è trasferita da poco in Costarica e si sta facendo una vacanza a Panama. In questi paesi del centroamerica non è infrequente incontrare pensionati europei o americani che hanno deciso di vivere qui. Ci sono incentivi incredibili e con le nostre pensioni, per chi ancora ce l’ha, qui si puo vivere bene. Nella pausa alla Playas Ranas Rojas oltre a vedere le piccole e sgargianti ranocchie purpuree abiamo anche la fortuna di incontrare e poter immortalare (vedi sezione immagini) il bellissimo bradipo che qui chiamano orso peresoso. Molto, molto buffo. E veramente molto, molto lento. Al rItorno serata tranquilla, di cibo e di birre. Nulla da segnalare.

25 settembre 2008 – giovedì

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

Oggi abbiamo una giornata senza piani per cui gironzoliamo qua e là mollemente e senza meta. Ma la febbre del Che fare? ci assale. Senza troppo pensare prendiamo una lancia per l’ isola di fronte alla nosttra, Isla Bastimentos, e facciamo un trekking improvvisato a piedi attraversando prima il paese, poi lungo la costa (purtroppo piena di monnezza) e poi fino alla cima dell’isola, per poi scendere dalla parte opposta sul mare. E che mare! Ci aspetta una spiaggia immensa e magnifica praticamente deserta. Dopo un primo tuffo che ci salva dal sole, caldissimo, troviamo un cocco abbandonato sulla sabbia e, non senza una certa fatica, ce lo pappiamo in tutta la sua bontà. Le ore si snodano lente tra bagni e tuffi e bagni e sigarette e bagni e sole.

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

Dall’intrico di verde alle nostre spalle spunta (naturalmente, visto che ci sono io) un cane straccio che ci guarda interrogativo. Naturalmente tutta la poca acqua che abbiamo e i biscotti che dovrebbero essere il nostro pranzo sono per lui. Quando il sole accenna a mollare partiamo per la camminata di ritorno. Attraversiamo nuovamente l’isola raggiungendone la cima, scendiamo sulla costa opposta, facciamo una pausa birra-cibo in un bel “restaurant” sul mare e poi aspettiamo la prima lancia che passa in direzione Isla Colon. Banalmente doccia, realx, birre, cena. W la banalità.

26 settembre 2008 – venerdì

Al mattino ricostruiamo gli zaini e ci piazziamo in attesa sul campo di patate che dovrebbe essere l’aeroporto. Alla fine arriva pure il nostro “aereo” che per fortuna decolla in direzione Panama City, e ci arriva pure!

America Centrale - Panama City

America Centrale - Panama City

Abbiamo prenotato via internet un albergo in una zona un po’ defilata della città per non finire nel casino e lo raggiungiamo con una certa difficoltà (del taxista). La zona è quella delle ex caserme americane e pare di alloggiare in un campus. Mah…. Ci piazziamo, ci docciamo e poi con un altro taxi ci facciamo portare nella zona del Casco Viejo, la vecchia Panama City. La città è molto bella e mescola senza pietà grattacieli modernissimi e palazzi diroccati. Sulla riva del mare, in pieno Casco Viejo, contempliamo turbati le rovine della vecchia palazzina che ha ospitato l’ultima trincea del delirante Noriega. Camminiamo e fotografiamo sul lungomare, compriamo un panama per Baba, ceniamo e torniamo alla base. Americana.

27 settembre 2008 – sabato

Decidiamo di riempire l’ultimo giorno con un tour per Panama e dintorni accordandoci con un taxista che per un forfait in dollari ci scarrozza per tutto il giorno.

America Centrale - Panama City - Casco Viejo

America Centrale - Panama City - Casco Viejo

Visitiamo le rovine della città vecchia, il mirador, il porto, il centro super moderno, ancora il Casco Viejo e ci regaliamo un tour completo al Canale di Panama con tanto di museo (su quattro livelli, molto bello) e vista live del transito barche sul canale. Esausto, il nostro amico taxista ci riporta in albergo ma noi non siamo ancora sazi. Per conto nostro torniamo al Casco Viejo per cenare (una cena cara ma buonissima!) e poi, tornati in hotel, aspettiamo che si faccia l’ora di partire. Purtroppo ci siamo. Come da accordi ritorna la nostra guida-taxista del pomeriggio e ci porta all’aeroporto. La vacanza volge al termine e infatti cominciano le prime sfighe. Si parte con due ore di ritardo. L’aereo ha dovuto…cambiare le gomme!!! Mesti e rassegnati vaghiamo per l’aeroporto, poi arriva l’ora dell’imbarco.

28 settembre 2008 – domenica

America Centrale - Panama City

America Centrale - Panama City

Dopo una nottata di volo transoceanico arriviamo puntualmente in ritardo a Madrid, come puntualmente in ritardo siamo partiti. Tentiamo, non troppo convinti, una corsa per prendere il nostro volo per Torino ma è perso. Ci cambiano i biglietti per un altro volo due ore dopo e parte il cazzeggio aeroportuale tra sigarette (per fortuna ci sono le aree fumatori) e bar. Arriva l’ora di partire, ci imbarchiamo, decolliamo e l’aereo, per un guasto, torna indietro. Merda. Dopo un’altra ora e più ripartiamo e arriviamo a Torino a mezzanotte. (NdR Sig per tutto il volo è assillato da un ragazzo terrorizzato e dall’alito infernale che gli chiede rassicurazione, io rido sotto i baffi che non ho facendo la settimana enigmistica…). Ma, Pa, Giulia e Gabri ci aspettano da ore, poverini, nel triste aeroporto torinese dove ha chiuso da tempo anche l’ultimo bar! Caselle è deserta ma, naturalmente, alla dogana poliziotti ci smontano gli zaini. Poveri loro, non sanno delle mutande radioattive e dei calzini-bomba intelligente. Si fanno i colpi di sole gratuitamente, ci cazziano per le troppe stecche di sigarette (ma fatela finita…) e ci lasciano andare. Usciamo: abbracciamo gli eroici amati parenti che ci sono venuti a raccattare anche questa volta. Noi siamo ancora in sandali e fuori spadroneggia l’autunno europeo. Mamma che freddo!!!

America Centrale:

Mappa e itinerario America Centrale

Immagini America Centrale

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