Mappa e itinerario – America Centrale

 

mappa dell'America Centrale

mappa del Guatemala

26 agosto 2008 – volo Iberia – Torino – Madrid – Guatemala City – ad Antigua con il bus

27 agosto 2008 – in giro per Antigua

28 agosto 2008 – trekking sul vulcano Pacaya

29 agosto 2008 – da Antigua al lago Atitlan – Panajachel – sul lago Atitlan in barca

30 agosto 2008 – da Panajachel a Guatemala City in bus – a Flores in aereo

31 agosto 2008 – da Flores a Tikal in bus – trekking tra le rovine di Tikal – ritorno a Flores in bus

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1 settembre 2008 – da Flores a Belize City in bus – all’isola di Caye Caluker in barca

2 settembre 2008 – in barca – snorkelling attorno a Caye Caulker e all’isola di San Pedro

3 settembre 2008 – in barca – tour al Blue Hole e alle isole del parco marino

4 settembre 2008 – da Caye Caulker a Belize City in barca – a San Salvador – El Salvador – in aereo

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5 settembre 2008 – da San Salvador a Suchitoto in bus – in giro per Suchitoto

6 settembre 2008 – trekking intorno a Suchitoto – Parco Nazionale – sentieri della guerriglia – Cinquera

7 settembre 2008 – in giro per Suchitoto

8 settembre 2008 – da Suchitoto verso la Ruta de las Flores in auto: Sonsonate,  Apaneca, Ataco, Juayua

9 settembre 2008 – trekking intorno a Juayua – piantagioni di caffè – foreste – cascate

10 settembre 2008 – da Juayua a Sonsonate – San Salvador in bus

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11 settembre 2008 - da San Salvador a Leon, Nicaragua attraversando l’ Honduras

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12 settembre 2008 – in giro per Leon – nel pomeriggio da Leon a Granada in bus

13 settembre 2008 – in giro per Granada

14 settembre 2008 – in giro per Granada – tour a Las Isletas in barca

15 settembre 2008 – da Granada a Rivas – San Jorge in bus – da san Jorge all’isola di Ometepe in barca – tour di Ometepe in bus

16 settembre 2008 – trekking intorno ad Ometepe – foreste e cascate

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17 settembre 2008 – da Ometepe a San Jorge in barca – da San Jorge a Rivas – Pena Planca (frontiera con il Costarica ) in auto – dalla frontiera a San Josè in bus

18 settembre 2008 – da San Josè a Barra del Colorado in aereo – al Tortuguero in barca – notte sulla spiaggia a vedere le Tartarughe verdi giganti che spiaggiano per deporre le uova

19 settembre 2008 – in giro per il Tortuguero National Park in barca e trekking nella foresta

20 settembre 2008 – dal Tortuguero a Moin in barca – a Limon – Cahuita in bus

21 settembre 2008 – in giro per Cahuita

22 settembre 2008 – da Cahuita a Bri Bri, Puerto Viejo, Sixaola -fino alla frontiera con  Panama in bus – ad Almirante in taxi – a Bocas del Toro in barca

23 settembre 2008 - in giro per Bocas del Toro – Bocas del Drago – Playa de Las Estrellas

24 settembre 2008 – in giro per Bocas del Toro – Coral Cay – Playas Ranas Rojas – Hospedaje Bay

25 settembre 2008 – in giro per Bocas del Toro – a Isla Bastimentos in barca – trekking attraverso Isla Bastimentos

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26 settembre 2008 – da Bocas del Toro a Panama City in aereo – in giro per Panama CIty

27 settembre 2008 – in giro per Panama City – volo serale per Madrid

28 september 2008 - da Madrid a Torino

Immagini America Centrale

America Centrale – il diario

America Centrale 2008 – il diario

 

America Centrale: viva la vida!

Guatemala – America Centrale

26 agosto 2008 – martedì

America Centrale - Guatemala - Antigua

America Centrale - Guatemala - Antigua

Anche quest’anno arriva finalmente l’ora di partire. Destinazione America Centrale. La partenza è come sempre all’alba, questa volta da Torino. Sveglia alle 5 del mattino, taxi per caselle, imbarco bagagli e ultime sigarette. Tutto come sempre. Saliamo sul bus che ci deve caricare sull’aereo ed ecco il primo imprevisto. Ci fanno scendere e comunicano che forse non si parte: guasto tecnico. Nooooo….Dopo mezz’ora di attesa e ansia finalmente ci imbarchiamo. Arriviamo a Madrid verso le 10.30 e alle 12.40 partiamo con il volo transoceanico che ci porterà in Guatemala. L’Iberia è un po’ scadente rispetto ad altre compagnie che abbiamo usato in questi anni ma pazienza. Arriviamo a Guatemala City, Guatemala, America Centrale alle 15.30 circa, sempre del 26 agosto: miracoli dei fusi orari. Il cielo è grigio, pioviggina e l’aria è afosa e pesante. All’esterno dell’aeroporto decine di guide che offrono tour, venditori ambulanti, taxisti e mendicanti. Alle 16.00 arrivano a prenderci col bus della guest house che abbiamo prenotato dall’Italia e partiamo per Antigua, dove abbiamo deciso di pernottare per evitare il caos delirante della capitale. Un’ora circa di strada sotto la pioggia attraversando la città poi inerpicandoci per le montagne e alla fine ci siamo: Antigua, Los Loros Inn. Il posto è bellissimo, ci siamo solo noi. Buttiamo gli zaini in camera e ci avventuriamo in una passeggiata sotto l’acqua (piove) per respirare immediatamente l’aria del Guatemala e per cercare di cenare. Forse siamo troppo stanchi e frastornati ma non riusciamo a trovare nessun posto che ci soddisfi. Rinunciamo alla cena e decidiamo di andare a dormire. Decisione saggia, appena toccato il letto ci addormentiamo in tre secondi. Uno, due, tre.

27 agosto 2008 – mercoledì

America Centrale - Guatemala - Antigua

America Centrale - Guatemala - Antigua

Ci svegliamo prestissimo e, usciti dalla stanza per fumare una sigaretta, ammiriamo estasiati il paesaggio che si presenta ai nostri occhi nel silenzio del mattino: i due vulcani Agua (sempre avvolto dalle nubi) e Fuego (con il suo pennacchio fumante) ci sovrastano in tutta la loro maestosità. Dedichiamo la giornata alla scoperta di Antigua: camminiamo senza sosta per strade, vicoli, piazze e visitiamo un piccolo e interessante museo tessile. Dopo un po’ di descanso in stanza e dopo aver organizzato il tour di domani usciamo per la. cena – purtroppo scadente – accompagnata da bella musica al ristorante Los Lobos.

28 agosto 2008 – giovedì

America Centrale - Guatemala - Antigua - vulcano Agua

America Centrale - Guatemala - Antigua - vulcano Agua

Oggi ci aspetta il trekking sul vulcano attivo Pacaya. Partiamo alle 6.00 del mattino e dopo un po’ di chilometri in shuttle bus arriviamo al piccolo villaggio alle pendici del vulcano. E’ un villaggio di montagna, molto povero. Ovunque cani rognosi, bambini che vendono bastoni per il trekking, uomini a cavallo che offrono passaggi. Partiamo per la camminata, che comincia subito piuttosto ripida. Siamo un gruppo composito per età e nazionalità e la nostra guida è una donna. Tra tutti i cani macilenti alcuni decidono di seguirci nel tragitto e a metà percorso resta solamente una mammina magra come uno scheletro che, nella speranza di un biscotto, si fa tutta la strada con noi, attraversando sentieri nella foresta, pendici di sabbia lavica, rocce appuntite fino ad arrivare alla cima incandescente vicino alla bocca attiva. Naturalmente si guadagna, uno alla volta, tutti i nostri biscotti nonostante le proteste di Sigfrido che vede il suo pranzo andare lentamente in fumo….

America Centrale - Guatemala - vulcano Pacaya

America Centrale - Guatemala - vulcano Pacaya

Lo spettacolo del fiume di lava incandescente è incredibile e suggestivo, nonostante gli americani del gruppo rovinino l’atmosfera inscenando un improbabile barbecue di schifosissimi mush mellows. Ne danno pure uno alla mammina scheletro: ho ancora negli occhi l’immagine surreale di questa povera bestia che, vinta dalla fame, mastica con fatica un appiccicosissimo ammasso rosa e azzurro sullo sfondo di rocce nere e lava rosso fuoco. Uno spettacolo triste. Ci avventuriamo nella discesa con le gambe spezzate (è il primo trekking del viaggio, dobbiamo riprendere la forma…). Ritornati ad Antigua ceniamo in un semplice caffè con bruschette e panini. Meglio di ieri sera. Domani si parte, è ora di rifare gli zaini.

29 agosto 2008 – venerdì

America Centrale - Guatemala - Panajachel

America Centrale - Guatemala - Panajachel

Pronti a partire alle 6.30 direzione lago Atitlan – Panajachel. Lo shuttle bus arriva più o meno in orario e ci imbarchiamo verso la nuova destinazione. Il viaggio ci regala paesaggi suggestivi che corrono dietro ai finestrini: su e giù per colline e montagne per strade tortuose che ogni tanto si perdono nel fitto della foresta. Arrivati a destinazione ci carichiamo gli zaini sulle spalle e camminiamo per il paese alla ricerca di un posto per dormire. Per ambientarci ci sediamo a bere una birra ad un bar sulla strada principale e poi con calma cerchiamo alloggio. Ci piazziamo a Casa Laura, vicino alle rive del lago. Lasciati i bagagli riprendiamo il cammino e optiamo per un giro con il battello sul lago Atitlan fino a Santiago. Sbarchiamo, passeggiamo qua e là, pranziamo così così e traghettiamo nuovamente per Panajachel. Al ritorno ci accampiamo in un bel locale con patio interno per gustarci birra al bancone e per ripararci da una pioggia improvvisa. Io purtroppo comincio a sentirmi poco bene e, appena spiovuto, ci rifugiamo in stamza. Mi imbottisco di disinfettanti omeopatici vari e mi accascio nel letto. SIgfrido sopporta. Domani è un altro giorno.

30 agosto – sabato

America Centrale - Guatemala - Panajachel

America Centrale - Guatemala - Panajachel

“Il mattino ha l’oro in bocca” (cit.1) e mi sento meglio. Siamo in piedi all’alba vista l’ora antelucana in cui ci siamo coricati. Girovaghiamo per il paese fotografando qua e là le rive del magnifico lago Atitlan e, quando anche il resto del mondo si sveglia, girovaghiamo per diverse “agenzie” per l’acquisto di ticket aerei con destinazione Flores. Li troviamo e il viaggio riparte freneticamente. Shuttle alle 12.00 per Guatemala City airport, volo e arrivo a Flores. Il primo impatto è uno shock termico. Antigua e Panajachel ci hanno accolto con un’aria decisamente fresca mentre qui respiriamo caldo e umido “come nel culo di una vacca sacra a Bombay” (cit.2).

America Centrale - Guatemala - Flores - il nostro hostal

America Centrale - Guatemala - Flores - il nostro hostal

Dall’aeroporto Il taxista ci porta immediatamente nella sua agenzia di fiducia per acquistare il tour a TIkal (ma va bene, sempre fidarsi dei taxisti in giro per il mondo!) e dopo qualche ricerca ci piazziamo all’Hostal Goya. La stanza è molto spartana ma il posto è confortevole. Doccia d’obbligo e passeggiata per l’isola. RInfrancati e ancora debilitati per l’escursione termica ceniamo in un locale basic ma con una splendida vista del ponte che unisce Flores alla terraferma. Sotto il cielo stellato del Guatemala.

31 agosto 2008 – domenica

America Centrale - Guatemala - Tikal

America Centrale - Guatemala - Tikal

Alle 6 del mattino saliamo sul bus per Tikal. La strada è piuttosto lunga e abbiamo il tempo di riassopirci tra un balzo e l’altro. Arrivati all’ingresso del parco ci fermiamo ancora qualche minuto ad un baraccottobar per berci un caffè annacquato e poi partiamo per la foresta. Decidiamo di girare da soli senza guida. La lunga camminata ci porta tra rovine imponenti, piante secolari, animali e insetti tropicali, iscrizioni misteriose. L’area archeologica di Tikal ha una collocazione unica: le maestose piramidi Maya e i resti dei palazzi compaiono all’improvviso tra la vegetazione fitta, come nascosti ad un primo veloce sguardo. Bastano pochi passi ed ecco aprirsi una radura e scalinate in pietra ripide come muri. Per raggiungere la cima sono state costruite scale di legno di una verticalità irreale: solo

America Centrale - Guatemala - Tikal

America Centrale - Guatemala - Tikal

Sigfrido riesce a scalarle, io guardo da sotto. Il caldo e l’umidità sono incredibili e la natura che ci circonda è sorprendentemente rigogliosa. Alle 14, decisamente sfatti ma soddisfatti, saltiamo su uno dei tanti bus di ritorno a Flores. Doccia veloce e poi a spasso per l’isola: acquistiamo i biglietti bus per il Belize e ci regaliamo un aperitivo che si trasforma in cena, nel senso che una volta seduti non ci alziamo più. Nello stesso locale un gruppo di giovani americani completamente ubriachi dà spettacolo mentre fuori infuria il diluvio universale: in pochi minuti la strada si trasforma in un fiume d’acqua impossibile da guadare. Restiamo bloccati nel locale per due ore: le birre non si contano… Quando riusciamo a tornare alla guest house troviamo i gestori che stanno spazzando via l’acqua dalle stanze con le scope. Per fortuna gli zaini erano appoggiati sui letti. Buonanotte…mamma che umidità!

 

 

Belize – America Centrale

1 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - Belize - Caye Caulker

America Centrale - Belize - Caye Caulker

Sempre sotto la pioggia, ora sottile, ci piazziamo per strada in attesa del bus per Belize city, Belize, America Centrale: sono le 5 del mattino ed è ancora buio. Dopo molte ore di strada e di soste varie, verso le 11.30 passiamo la frontiera (incasinatissima). Scendi, prendi gli zaini, fai la coda per il visto di uscita, fai la coda per il visto di entrata, compila moduli su moduli con il bagaglio che pesa e casca da tutte le parti appoggiati uno alla schiena dell’altro. Con fatica e qualche bestemmia superiamo indenni la burocrazia e dopo altra strada arriviamo a Belize city alle 13.00. Siamo al porto e riusciamo a prendere al volo un water taxi per l’isola di Caye Caulker. Dopo ore di bus e strade polverose e sconnesse eccoci all’improvviso a sfrecciare su un mare blu e turchese da sogno.

America Centrale - Belize - Caye Caulker

America Centrale - Belize - Caye Caulker

Arriviamo nel paradiso tropicale di Caye Caulker e con gli zaini che ora sembrano pesare come un elefante morto ci trasciniamo sotto il sole cocente per cercare alloggio. Dopo qualche ricerca troviamo ciò che fa per noi: ci piazziamo al The Tropic, basic ma praticamente sulla spiaggia: vista mare sei nostra. Il pomeriggio è di assoluto relax. Una gattina nera molto simpatica fa gli onori di casa davanti alla porta della stanza, per i sentierini sabbiosi dell’isola ovunque cani allegri e pulciosi ci fanno le feste. Dopo una breve esplorazione (l’isola è veramente piccola, senza auto, con strade di terra e sabbia) facciamo arrivare l’ora di cena. Ci sediamo in un bar gestito da due ex fricchettoni americani. Il posto è accogliente: siamo all’aperto in riva al mare, i piedi nella sabbia, sul tavolo birra fresca e dalle casse buona musica. Che si può volere di più?

2 settembre 2008 – martedì

America Centrale - Belize - Isla San Pedro - La Isla Bonita

America Centrale - Belize - Isla San Pedro - La Isla Bonita

Finalmente ci svegliamo senza sveglia e alle 10 partiamo per un tour di snorkelling sulla barriera corallina. Sulla piccola barca siamo noi due più altre tre ragazze, non ricordo di quale nazionalità. La nostra guida è un ragazzo giovane, simpatico ed esperto. Partiamo sotto la pioggia ma dopo poco arriva il sole. Facciamo due stop in mare con tuffo e nuotata. I fondali sono fantastici. Per pranzo sbarchiamo su Isla San Pedro (la Isla Bonita cantata da Madonna…). Sulla via acquatica del ritorno ci regaliamo un altro stop in mezzo al mare e nuotiamo tra coralli, pesci tropicali, piccoli squali, tartarughe e riusciamo ad incrociare persino i lamantini! (water cow…). Un incontro raro, sono animali timidi dall’aspetto dolcissimo. Dopo tutte le ore passate in acqua ci rendiamo conto solo all’arrivo di essere mezzi ustionati. Sigfrido sembra un’aragosta bollita e io la sua gentile signora. Vado a comprare un gel miracoloso (di un impressionante colore blu elettrico) al supermercato dei cinesi di fianco all’albergo. Pare funzioni. Cena e nottata immobili nel letto: ogni minimo sfregamento produce dolori lancinanti. E domani abbiamo prenotato il lungo giro verso le Blue Hole. Tutto il giorno in mare e sotto il sole…oddio…

3 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - Belize - Blue Hole

America Centrale - Belize - Blue Hole

Partiamo alle 6.30 per il tour alle Blue Hole. Per questo giro siamo in tanti, la barca è grossa e raccoglie gente da più isole. L’equipaggio è numeroso e ci sono più guide che seguiranno i diversi gruppi a seconda delle attività: snorkelling o diving. Una delle guide (che purtroppo tocca a noi snorkellatori), è decisamente insopportabile: uno spaccone locale che fa il sergente di vascello. Naturalmente Sigfrido ed io rischiamo di litigarci pesantemente. Vabbè, decidiamo di non rovinarci la giornata anche perchè intorno a noi regna sovrana la bellezza della natura. Ci vogliono tre ore di barca per raggiungere la zona delle Blue Hole: Quando arriviamo facciamo due tappe in mare con relativo tuffo (con maglietta, vista l’ustione del giorno precedente). Incontriamo gli squali toro e tigre che nuotano a pochi metri sotto di noi (impressionante), razze, pesci tropicali di ogni genere, formazioni coralline che sembrano sculture.

America Centrale - Belize - Half Moon Caye

America Centrale - Belize - Half Moon Caye

Il mare è di un intenso blu scuro e qua e là, grazie alla barriera corallina, ci sono enormi piscine turchesi da esplorare. Si passa a nuoto da fondali bassissimi che sembrano un giardino incantato sottomarino a profondità improvvise sulle quali galleggiare, non senza un certo timore. Sempre a nuoto approdiamo all’isola di Half Moon Caye. La barca ci raggiungerà sulla costa opposta. La scena è un po’ surreale, sembriamo dei naufraghi più che turisti. Attraversiamo a piedi (scalzi, siamo arrivati a nuoto…) la foresta dell’interno piena di uccelli, iguane, paguri di terra. Approdati alla spiaggia sull’altro versante pranziamo sotto le palme e ci imbarchiamo per il ritorno. Altre tre ore di mare immenso accompagnati da branchi di delfini che giocano nella nostra scia. Una giornata magnifica. Prima di cena acquistiamo in un internet point i biglietti aerei che ci porteranno in Salvador ( un po’ overprice ma non abbiamo alternative). Domani si riparte.

4 settembre 2008 – giovedì

America Centrale - Belize - Caye Caulker

America Centrale - Belize - Caye Caulker

Dopo aver preparato gli zaini ci concediamo una mattinata di assoluto relax a zono per l’isola di Caye Caluker. All’una siamo sulla banchina in attesa del water taxi che arriva all’una e trenta e ci riporta a Belize CIty. Sbarchiamo e con un taxi raggiungiamo il piccolo aeroporto. In attesa del volo stazioniamo nel bar semi deserto al primo piano: un enorme ventilatore cerca di dare un illusorio refrigerio, due neri e un cinese giocano una sonnolenta partita a biliardo mentre una libellula impazzita rimasta intrappolata vola avanti e indietro sbattendo penosamente contro la finestra in cerca di libertà. L’aereo decolla alle 17.30 per San Salvador, EL Salvador, America Centrale e arriviamo che oramai è buio. Scegliamo un albergo a caso tra i tanti segnalati dalla guida. Con un taxi raggiungiamo l’hotel (bruttino, la stanza ancora di più), e ceniamo al locale sotto l’albergo per evitare di girare al buio per le strade di San Salvador: Ogni tanto è meglio essere prudenti.

 

 

 

El Salvador – America Centrale

5 settembre 2008 – venerdì

America Centrale - El Salvador - San Salvador

America Centrale - El Salvador - San Salvador

Ci svegliamo con calma, ci carichiamo gli zaini in spalla come sempre e raggiungiamo la stazione dei bus da dove partono quelli che ci porteranno alla nostra prossima meta: Suchitoto. La stazione è un vero caos, da qui non partono le prime classi, only chicken bus! Nel delirio di mezzi, passeggeri, venditori, carretti, moto, biciclette e quant’altro saltiamo sul primo scassone che pare andare nella direzione che ci interessa. L’autista è seduto alla guida su una specie di sdraio di plastica imbullonata a forza al pavimento. Nel tragitto in uscita dalla città ci fermiamo ad ogni angolo per raccogliere altri passeggeri.

America Centrale - El Salvador - verso Suchitoto

America Centrale - El Salvador - verso Suchitoto

Quando il bus raggiunge il tutto esaurito (molto oltre il nostro concetto di tutto esaurito!) ci ritroviamo con gli zaini in bocca, il culone di una matrona in faccia e un bambino in braccio. Sul portaoggetti direttamente sulle nostre teste stazionano ceste e secchi gocciolanti. Siamo gli unici due stranieri ma dopo una prima diffidenza iniziale suscitiamo una cordiale curiosità dai locali. Che probabilmente, nonostante i sorrisi, pensano che siamo pazzi. Il viaggio verso Suchitoto non è così lungo. Arriviamo sotto la pioggia e ci pare subito un posto bellissimo. Coperti dalle mantelle parapioggia raggiungiamo la piazzetta centrale e ci sediamo sotto il porticato per mangiare qualcosa e provare a chiedere qualche indicazione per dormire. Conosciamo Renè, il gestore, che ci suggerisce l’Hotel Villa Balanza. E’ un ragazzo simpatico e preparato e ci accordiamo con lui per il giorno seguente per un tour delle zone intorno a Suchitoto.

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - Villa Balanza

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - Villa Balanza

Villa Balanza è deserta (siamo gli unici ospiti) ma è un posto low budget magnifico. Le poche stanze hanno un patio con una splendida vista sul lago. Ci piazziamo e nel frattempo arrivano altre due ospiti, due ragazze norvegesi (Magda e Gorlin) con le quali, dopo un po’ di chiacchiere, organizziamo di cenare. Il dopocena lo trascorriamo al bar di Gerry, un ex guerrigliero di una simpatia, intelligenza e profondità veramente rare. Siamo circondati da ritratti del Che, di Fidel, fotografie e scritti del poeta Roque Dalton, bandiere rosse e cimeli del Fronte Militare di Liberazione Nazionale (FMLN). Tra le tante persone che incontriamo conosciamo anche Rebecca, una ragazza americana molto simpatica che domani verrà con noi e Renè per il tour around Suchitoto. Le bottiglie di Pilsener non si contano. Quanto ci piace questo paese sperduto tra le montagne del Salvador.

6 settembre 2008 – sabato

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - sentieri della guerriglia

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - sentieri della guerriglia

Partiamo con Rebecca e Renè per il giro di oggi che prevede come prima tappa un trekking non troppo impegnativo in una riserva naturale. Con la jeep usciamo dal paese e ci inoltriamo per le campagne circostanti. Le strade dissestate, i villaggi, la povertà diffusa ci raccontano con immagini veloci un paese ancora molto provato dalla storia che cerca con fatica di risollevarsi. Cominciamo a camminare nella foresta tra un intrico di piante per la metà sconosciute. Stiamo percorrendo i sentieri della guerriglia che in quest’area ha visto e vissuto alcune delle sue pagine più aspre e tragiche. Sul nostro percorso troviamo ancora resti dei campi di guerriglieri, trincee nascoste tra gli alberi, vecchi scarponi militari e cucine da campo.

America Centrale - El Salvador - Cinquera

America Centrale - El Salvador - Cinquera

La storia mille volte letta diventa reale e concreta sotto i nostri occhi. L’emozione è ancora più grande quando arriviamo a Cinquera, un paese devastato e distrutto dai militari negli anni della guerra. Gironzoliamo qua e là per il paese ascoltando il racconto degli avvenimenti di Renè. Osserviamo murales mezzi distrutti che ricordano i massacri e le bombe che solo pochi anni fa hanno distrutto questo piccolo paese e annientato la sua gente. Le storie che ci raccontano sono talmente forti e dolorose che ancora oggi vibrano penosamente dentro di noi.

America Centrale - El Salvador - Suchitoto

America Centrale - El Salvador - Suchitoto

Ritorniamo a Suchitoto ancora un po’ scossi e dopo un passaggio a Villa Balanza ci ritroviamo per la cena con Rebecca e con Magda e Gorlin che nel pomeriggio sono state rapinate. Senza scusare i ladri, la colpa ci sembra pure un po’ loro che se ne sono andate in giro da sole per le campagne in una zona isolata. Prudenza significa anche rispetto per la zona dove sei, anche nei suoi aspetti peggiori. Rispetto significa conoscere, informarsi e comportarsi come il luogo richiede. Senza nulla togliere al fatto che ci è dispiaciuto molto per la loro brutta avventura. Ceniamo all’Hostal di Robert, un simpatico americano che vive qui oramai da molti anni sposato ad una salvadoregna. La serata scorre tranquilla e sulla strada per Villa Balanza facciamo ancora una tappa al locale di Gerry per la birra della buonanotte.

7 settembre 2008 – domenica

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - la cattedrale

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - la cattedrale

Trascorriamo la domenica camminando a piedi qua e là per il paese. Passo dopo passo arriviamo al lago e al centro turistico comunale: negozi, ristoranti, imbarcadero. Il posto è affollatissimo di gitanti locali della domenica. CI uniamo alle allegre comitive e ci facciamo un bel pranzo vista lago. Veniamo abbordati da due vecchietti in gita di gruppo che riescono a batterci una birra in cambio di quattro chiacchiere. Molto divertente! Dopo pranzo facciamo un giro in barca e poi ritorniamo in hotel per doccia di rito. Nel tardo pomeriggio-sera proseguiamo il nostro girovagare senza meta per le strade di Suchitoto. Sulla piazza centrale si svolge un festival di musica e teatro che invade il paese con una grande festa. Ceniamo da Robert e conosciamo i londinesi Ian e Anna con i quali viaggeremo domani verso la Ruta de las Flores e Juayua. Tornati in piazza ci congediamo da Renè, passiamo a salutare Gerry alla Casona e poi ci ritiriamo a Villa Balanza. Noche Suchitoto.

8 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - El Salvador - verso la Ruta de las Flores

America Centrale - El Salvador - verso la Ruta de las Flores

Partiamo presto al mattino con Robert, Ian e Anna. Ci stipiamo tutti sul camioncino scassato e imbocchiamo la strada per la Ruta de las Flores, La prima tappa è per la colazione: ci fermiamo ad un baraccotto dal sapore prettamente locale sul ciglio della carreggiata e, insieme ai camionisti, ci mettiamo in fila per le pupusas di rito (specie di frittelle di mais con ripieno di fagioli). A seguire percorriamo chilometri e chilometri tra campi coltivati a perdita d’occhio, vulcani imponenti, paesi e piccole città.

America Centrale - El Salvador - Ruta de las Flores - Apaneca

America Centrale - El Salvador - Ruta de las Flores - Apaneca

Ad un certo punto lasciamo la strada principale e imbocchiamo quella tortuosa e in salita che ci porta verso le montagne: siamo sulla Ruta de las Flores. Facciamo varie tappe a Sonsonate, Juayua, Apaneca, Ataco. I paesi sono piccoli e i più remoti decisamente poveri ma i loro colori e la loro semplicità ci lasciano suggestioni forti. Intorno a noi le pendici delle montagne sono coltivate a caffè o avvolte da foreste lussureggianti. Arriviamo ad un piccolo lago sperduto tra la vegetazione e ci regaliamo un’ora di cammino per seguirne tutta la circonferenza.

America Centrale - El Salvador - Hostal a Juayua - Edie

America Centrale - El Salvador - Hostal a Juayua - Edie

Tra mercati e negozi di artigianato, camminate senza meta per vie e viuzze dei vari paesi la giornata si esaurisce. Torniamo a Juayua dove abbiamo deciso di pernottare. Facciamo base in un bell’hostal dal sapore fricchettone. Gli altri ospiti sono molto friendly, compreso il cane dei proprietari, Edie, che festeggia tutti con grande entusiasmo.. Alla sera ci accontentiamo solo di birra e tacos in un piccolo locale bello e deserto. Per domani abbiamo deciso un trekking, meglio riposare.

9 settembre 2008 – martedì

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

Ci svegliamo presto come sempre per essere pronti alle 8: ci aspetta un trekking tra le piantagioni di caffè e alla scoperta di sette cascate nascoste tra la foresta. L’idea ci entusiasma e ci sentiamo molto tonici. Provviste di cibo e acqua per la giornata e poi partiamo in gruppo con una guida: con noi Ian, Anna, un ragazzo catalano e due belgi che stanno girando il Centro America in bici. Camminiamo spediti per un po’, arriviamo ad una fattoria che fa da base per la partenza e a noi si uniscono altri tre ragazzi locali in supporto alla guida, muniti di machete e corde…mhhhh, la cosa tanfa…tre cani devastati dalle pulci e dalla malnutrizione decidono di unirsi al nostro gruppo.

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

Sul sentiero, che si inerpica su e giù per le colline, attraversiamo lussureggianti piantagioni di caffè (i ragazzi ci raccontano nel dettaglio quanto sia duro e sotto pagato questo lavoro…), torrenti (che dobbiamo risalire con i piedi direttamente nell’acqua), passaggi su rocce ripide e purtroppo anche tronchi sospesi a cinque metri da terra che dovremo attraversare solo muniti di corda. Col cavolo! Naturalmente mi viene una crisi isterica e convinco una guida ad accompagnarmi in un percorso alternativo (ndr non che la via alternativa sia rose e fiori: finiamo in una frana di fango e alberi divelti che dobbiamo attraversare con grande difficoltà…). Naturalmente Sigfrido passa il tronco come se nulla fosse, ma porc…

America Centrale - El Salvador - Juayua - Anna, Ian, Sigfrido

America Centrale - El Salvador - Juayua - Anna, Ian, Sigfrido

Ad una ad una incontriamo le diverse cascate, bellissime, e arriviamo ad una sorgente che forma una piscina naturale meravigliosa. Ci tuffiamo con grande godimento e refrigerio e poi oziamo un po’ consumando il pranzo al sacco. Naturalmente il mio finisce interamente nelle fauci dei quadrupedi pulciosi. Al ritorno siamo discretamente sfatti e, insieme a Anna e Ian, ci regaliamo un pomeriggio di birre una dietro l’altra e una cena messicana per le strade di Juayua. Olè.

10 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - El Salvador - viaggiando

America Centrale - El Salvador - viaggiando

Oggi si riparte ma ad un’ora umana. Il bus per Sonsonate è alle 10 del mattino e possiamo prepararci con tutta calma. Colazione, zaini in spalla e raggiungiamo a piedi la stazione dei bus insieme ai nostri nuovi amici londinesi che partono oggi per Santa Ana e, come noi, devono raggiungere Sonsonate per prendere la coincidenza. La tratta Juayua-Sonsonate ci regala una serie di siparietti curiosi: praticamente ogni cento metri il bus si ferma e strani personaggi salgono e scendono per vendere dalle caramelle ai farmaci (con tanto di presentazione del prodotto come in una nostra televendita) o semplicemente per fare comizi di vario genere. Surreale.

America Centrale - El Salvador - murales

America Centrale - El Salvador - murales

Arrivati a Sonsonate ci dividiamo da Ian e Anna e prendiamo al volo un bus per San Salvador. Ore e ore di strada e finalmente arriviamo di nuovo nella capitale. Prendiamo alloggio in un orrendo motel (San Carlos) che però ha il vantaggio di essere attaccato al terminal dei Tica Bus a lunga percorrenza che ci porteranno in Nicaragua. Compriamo subito i biglietti e poi decidiamo di fare un giro per il caos della città. Siamo vicini al centro ma sembra di essere in una immensa e scassata periferia. Non riusciamo ad orientarci e per prendere fiato ci infiliamo nel primo locale simil bar che troviamo. Scopriamo, una volta entrati, essere popolato solamente da uomini in cannottiera che stanno guardando una partita della nazionale. Speriamo vinca…

America Centrale - San Salvador - l'hostal prigione

America Centrale - San Salvador - l'hostal prigione

Ci rituffiamo nel casino totale di San Salvador, veramente impressionante, e dopo un veloce tour a piedi ci fiondiamo in un supermercato per comprare del cibo visto che questa sera mangeremo in stanza. Non ci pare igienico vagare di notte per la città senza saper bene dove andare. Rientrati nel tugurio riusciamo a dormire un pò, dalle 17 alle 20, e ci docciamo, Sigfrido si produce in una lotta corpo a corpo con uno scarafaggio grosso come un gatto. Vince SIgfrido per fortuna. Mangiamo i nostri panini e ci mettiamo di nuovo a dormire. La sveglia questa volta è veramente presto: 4.00 del mattino!

 

 

 

 

Honduras/Nicaragua – America Centrale

11 settembre 2008 – giovedì

Viaggiamo dalle quattro del mattino alle tre del pomeriggio. Partiamo col buio e chilometro dopo chilometro vediamo sorgere il sole e cambiare intorno a noi il paesaggio. In tarda mattinata passiamo il confine con l’Honduras che attraversiamo solo in transito.

America Centrale - El Salvador/Honduras - frontiera

America Centrale - El Salvador/Honduras - frontiera

Viaggiando via terra da un paese all’altro del Centro America è curioso notare come, se ad un primo sguardo tutto pare molto simile (e per un certo verso lo è), osservando più attentamente saltano agli occhi differenze significative: ad esempio nei diversi materiali con cui sono costruite le case (i tetti soprattutto), nella modalità di coltivazione dei campi, nella qualità delle strade. I nostri occhi registrano. Arriviamo a Leon – Nicaragua – America Centrale – con le chiappe piatte e, dopo una breve ricerca, troviamo alloggio all’hostal Lazy Bones. Bello ma un po’ fighetto: abitato da finti backpacker americani che si sentono molto trendy, nei loro vestiti orrendi (cit. Elio…mah…). Siamo troppo stanchi per cambiare, la stanza è confortevole e chissenefrega. Facciamo subito un breve giro per la città per anbientarci e poi ci resta solo più l’energia per una veloce cena e per il sonno.

12 settembre 2008 – venerdì

America Centrale - Nicaragua - Leon

America Centrale - Nicaragua - Leon

Rinfrancati dalla dormita e ristorati da una buona colazione, dalle otto del mattino a mezzogiorno giriamo a piedi tutta Leon. Fa molto caldo e in città si respira un’atmosfera di festa. Ovunque si incontrano parate di studenti che cantano e suonano: sono i giorni nei quali sii celebra l’apertura dell’anno scolastico. Leon è molto bella e colorata: vagabondiamo tra belle piazze e stradine ombrose, fotografiamo cattedrali, chiese, colori e persone. Torniamo all’hostal in attesa di sapere se nel pomeriggio parte una macchina per Granada. Arriva l’ ok, ci caricano con altre tre persone (siamo un po’ stretti, io finisco praticamente nel bagagliaio) e partiamo per la meta successiva. Nonostante la scomodità il viaggio Leon – Managua – Granada ci regala panorami suggestivi: come in quasi tutto il Centro America vulcani sullo sfondo e un tripudio di natura.

America Centrale - Nicaragua - Granada - Hostal Dorado di Tio Antonio

America Centrale - Nicaragua - Granada - Hostal Dorado di Tio Antonio

Passiamo accanto all’immenso lago di Managua, attraversiamo la capitale nel tardo pomeriggio (tipico e impressionante formicaio da megalopoli cresciuta a dismisura) e arriviamo a Granada che è buio. Troviamo alloggio all’Hostal Dorado di Tio Antonio, un hostal legato alla piccola ma attivissima e meritevole ong fondata da questo eccezionale spagnolo trasferitosi in NIcaragua oramai da molti anni. Le piccole stanze, come quasi sempre da queste parti, si aprono su un patio centrale debordante di fiori e piante tropicali. Amache dondolano qua e là. Ci tuffiamo nel primo tour notturno di Granada alla ricerca di una cena. Ci sediamo all’aperto al Coyote bar a guardare le stelle. L’aria è tiepida, la birra fresca. Perfetto.

13 settembre 2008 – sabato

America Centrale - Nicaragua - Granada

America Centrale - Nicaragua - Granada

Giornata tranquilla. Sigfrido si alza prestissimo per un tour fotografico alla luce dell’alba. Al suo ritorno, dopo colazione, ricominciamo a girare per la città, per le sue strade e le sue piazze, saliamo in cima ad un campanile che ci regala una vista meravigliosa, arriviamo fino al lago. Al ritorno in hostal facciamo una bella e lunga chiacchierata con Tio Antonio sulle sue attività onlus in Nicaragua, poi riposo e poi altra cena, sempre al Coyote Bar. Clienti affezionati.

14 settembre 2008 – domenica

America Centrale - Nicaragua - Las Isletas

America Centrale - Nicaragua - Las Isletas

Oggi è domenica e l’aria di festa si sente per tutta la città. Al mattino ritorniamo a piedi fino al lago e, come promesso il giorno precedente ad uno dei tanti capitani di barchette, ci facciamo portare in giro sul lago per Las Isletas. Alcune, poche, sono ancora allo stato selvaggio, abitate da uccelli e scimmie ma la maggior parte sono purtroppo private con ville da sogno di ricchi locali e/o occidentali. Molte sono addirittura in vendita. L’isoletta intera. si intende. Il luogo è bellissimo ma la colonizzazione umana lo sta velocemente rovinando e la visita ci lascia un po’ delusi. Il pomeriggio è fatto di puro descanso fino all’ora di cena. Domani si riparte.

15 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

Partenza alle 6 del mattino, zaini in spalla alla ricerca dellla stazione dei bus per Rivas. Camminando qua e là finiamo nel bel mezzo di un mercato che esplode di merci e persone di ogni genere confermando ai nostri occhi che appena dietro le vie centrali e turistiche di Granada brulica un mondo di povertà assoluta in fermento. Dopo qualche ora di bus arriviamo a RIvas e con un taxi raggiungiamo Porto San Jorge da dove partono i ferry per la meravigliosa isola di Ometepe. Il piccolo porto di partenza è un delirio di auto, camion, carri, persone, merci. Ci facciamo largo e riusciamo a conquistare il traghetto. Il cielo è carico di nuvole, il lago, grande come un mare, è scuro e agitato. A bordo conosciamo Leonardo e Alba (di Barcellona) e, arrivati ad Ometepe, insieme a loro contrattiamo un buon prezzo per un taxi-shuttle che, oltre a portarci dall’altra parte dell’isola dove abbiamo deciso di pernottare, ci “ottimizzi” la giornata facendoci contemporaneamente fare un tour.

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

Il driver Adolfo (molto gentile e simpatico) ci porta a Punta Jesu Maria, a mangiare in una fantastica bettola tra gatti e galline a Los Angeles (!), a Hojo de Agua (piscine naturali) a Playa Santo Domingo. Lungo il tragitto ammiriamo da più scorci i meravigliosi vulcani Conception e Maderas. L’isola è bellissima, selvaggia e rigogliosa. Arriviamo a Merida e troviamo alloggio alla Hacienda Merida, un hostal in riva al lago sperduto nel nulla tra la foresta . Le nostre due belle stanze con il patio sono al primo piano, fornite di amache giganti da sogno. Doccia, cena a buffet e poi a dormire. Per domani abbiamo deciso di fare un trekking alle cascate. Non sembra troppo difficile e impegnativo…

16 settembre 2008 – martedì

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - cervo volante

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - cervo volante

Le ultime parole famose… Il trekking per le cascate si rivela essere un percorso di circa dodici chilometri (io ho pure quel simpatico periodo mensile femminile…). Già da subito il caldo è pazzesco: percorriamo inizialmente uno stradone sterrato che pare non finire mai, poi incominciamo ad inerpicarci per un sentiero tra la foresta, poi arriviamo a dover scalare le rocce nel greto del torrente. Arrivati alle cascate non possiamo, nonostante la fatica, non ammettere che sono bellissime nonostante il paesaggio sia stato devastato da una frana provocata dalle piogge. Sono tra le più alte che abbiamo mai visto nei nostri vari viaggi. Gli ultimi cinquecento metri io proprio non riesco a farli. Mentre gli altri raggiungono la base della cascata mi godo il meraviglioso paesaggio lunare che ci circonda. Il ritorno è davvero faticoso.

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - le cascate

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - le cascate

Anche perché (mi scuso per la franchezza) l’assorbente oltre a fare il suo mestiere ha assorbito pure i litri di sudore spesi nella salita ed io cammino praticamente con un topo morto inzuppato di due chili tra le gambe. SIgfrido cavallerescamente cede a me l’ultimo goccio d’acqua rimasto rischiando lui la disidratazione. Con grande fatica raggiungiamo nuovamente lo stradone sterrato e, camminando come profughi, ci fermiamo a bere al primo baraccotto che incontriamo sulla via di casa. Un posto poverissimo con polli che razzolano sotto le panche e bambini che giocano a pallone in mezzo al fango. A noi pare l’Harry’s Bar. Alla sera siamo veramente distrutti. La doccia ci rinfranca e ci gustiamo la cena sotto un diluvio quasi universale chiacchierando con una coppia inglese che vive in giro per mondo. I vulcani sopra le nostre teste sonnecchiano minacciosi.

Costarica – America Centrale

17 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - Nicaragua/Costarica - frontiera

America Centrale - Nicaragua/Costarica - frontiera

Tanto per cambiare oggi la sveglia è alle 4 del mattino: sempre con Alba e Leonardo ci imbarchiamo sullo shuttle di Adolfo per raggiungere San Josè da dove parte la lancia per San Jorge. Un’ora circa di traversata del lago ed eccoci di nuovo a RIvas. Salutiamo velocemente i simpatici barcellonesi che devono saltare al volo sul loro bus. Noi prendiamo un’altra direzione: verso sud. Con un taxi ci facciamo portare da Rivas fino alla frontiera con il Costarica – America Centrale – (Penas Blancas), per prendere un bus per San Josè. Nel bordello della frontiera rischiamo di non fare il visto (meno male che un po’ di esperienza ce l’abbiamo…). Infatti dopo neppure un’ora di viaggio due occidentali meno smaliziati vengono scaricati dalla polizia ad un posto di controllo sperso nel nulla. Poveracci….Alla fermata successiva (sempre nel nulla, sempre per un controllo di polizia) un venditore promuove a squarciagola la sua offerta del giorno: con una bibita due pacchetti di patatine…desfruta la promocion!!!

America Centrale - Costarica - San Josè dall'aereo

America Centrale - Costarica - San Josè dall'aereo

La tratta da percorrere prevede un tempo di tre ore e mezza e naturalmente ce ne mettiamo 7 e mezza! Arriviamo a San Josè sotto una pioggia fine e insistente. Alloggiamo a Mi Casa. Doccia (inutile visto il tasso di umidità) e poi di nuovo per strada alla ricerca di un supermercato per comprare la cena da cucinarci noi all’hostal (la zona è periferica e non ci sono posti per mangiare; di notte la città non è così sicura…). Con internet ci compriamo i ticket aerei per il Tortuguero per il giorno successivo. Fumiamo un’ultima sigaretta sotto la veranda guardando le tartarughe che sguazzano nel giardino trasformato in una palude dalla pioggia incessante. Ci ritiriamo in stanza, la giornata è stata piena.

18 settembre 2008 – giovedì

America Centrale - Costarica - Tortuguero dall'aereo

America Centrale - Costarica - Tortuguero dall'aereo

Alle 5.30 del mattino con l’ennesimo taxi raggiungiamo l’aeroporto: ci aspetta un volo Nature Air per il Tortuguero. Naturalmente l’aereo è minuscolo e voliamo tra pioggia, nuvoloni e folate di vento inquietanti. Riesco a non terrorizzarmi perché il panorama sotto di noi è meraviglioso: foreste tropicali fittissime disegnate da fiumi che si insinuano nel verde come giganteschi serpenti. Sullo sfondo l’Oceano. Un sogno ad occhi aperti. Atterriamo a Barra del Colorado e prendiamo un water taxi per raggiungere il Tortuguero. Navighiamo per più di un’ora sul fiume in mezzo alla foresta sotto un diluvio da fine del mondo, un vero muro d’acqua. Direttamente dal fiume attracchiamo all’ hostal Casa Marbella e troviamo alloggio per i prossimi giorni.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - il paese

America Centrale - Costarica - Tortuguero - il paese

Ci laviamo e ci riposiamo. Siamo zuppi come due savoiardi nel tiramisù ma nulla si asciuga, noi compresi: il tasso di umidità è fuori norma. Dopo un pomeriggio di riposo e di passeggiate per il piccolo villaggio alle 21.30 partiamo per il giro notturno con le guide del parco per vedere le grandi tartarughe marine (tartarughe verdi giganti) che arrivano qui al Tortuguero per deporre le loro uova. L’esperienza è unica al mondo. Camminiamo in gruppo per un sentiero sabbioso parallelo alll’ oceano, illuminati solo dalle nostre pile.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - labirinto di fiumi

America Centrale - Costarica - Tortuguero - labirinto di fiumi

Lungo il percorso sono segnate diverse entrate numerate per la spiaggia e le guide sono in contatto radio con gli spotters (locali che da cacciatori di tartarughe hanno convertito la loro esperienza a tutela della natura) che segnalano la presenza o meno delle tartarughe. Solo a piccoli gruppi guidati e solo nel buio più totale si può accedere. Si cammina avanti e indietro lungo questo sentiero e si aspetta la chiamata dello spotter. Per tre volte riusciamo ad inoltrarci sulla spiaggia ed abbiamo la fortuna e l’onore di poter vedere questi giganti del mare che scavano con immane fatica il loro nido, che depongono in una specie di trance le loro uova così preziose.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - tracce di tartaruga

America Centrale - Costarica - Tortuguero - tracce di tartaruga

Accucciati in silenzio attorno alla buca, al buio, aiutati solo da luci ad infrarosso, contempliamo ammaliati questo meraviglioso ed enorme animale preistorico che, sbuffando come un mantice, depone ad una ad una le sue speranze di vita. Nelle nostre brevi incursioni riusciamo ad assistere allo spettacolo meraviglioso di un piccolo e di una mater tartaruga che ritornano con fatica tra le onde dell’oceano e si fanno inghiottire dal mare. Tutto nel buio più assoluto, tutto nel silenzio, tutto sotto un cielo scuro e minaccioso punteggiato di stelle scintillanti. Tutto accompagnati dal suono cupo e profondo delle onde. Nessuna foto (giustamente proibito), tanto nulla potrebbe rendere l’emozione. Resterà solo nel nostro ricordo, per sempre.

19 settembre 2008 – venerdì

America Centrale - Costarica - Tortuguero - foresta

America Centrale - Costarica - Tortuguero - foresta

Dopo una buona colazione partiamo alle 6.30 per un giro in barca sui fiumi che si insinuano nella foresta del parco nazionale che ci circonda. Piove, naturalmente, ma il tour è bellissimo: la vegetazione è una specie di intrico inespugnabile e lungo il tragitto incontriamo iguane, uccelli di decine di tipi diversi, coccodrilli e scimmie. Alle 9.00 siamo di ritorno e alle 9.45 ripartiamo per un giiro a piedi attraverso la foresta accompagnati da un simpatico botanico canadese di nome Ross.

Il trekking è molto interessante e scopriamo grazie a Ross come le piante, nella loro varietà e diversità, possono e sanno essere altrettanto interessanti degli animali.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - trekking nella foresta

America Centrale - Costarica - Tortuguero - trekking nella foresta

Camminiamo per ore tra alberi che “camminano”, liane del diametro di mezzo metro, alberi dal nome sconosciuto, formiche velenose, serpenti altrettanto, pipistrelli, fiori colorati, e tanto fango. Al ritorno optiamo per un pomeriggio di riposo e cazzeggio al Budda Cafè e ceniamo, unici avventori, in un ristorante deserto affacciato sull’oceano. Un gatto super affettuoso e sbaciucchione si unisce al nostro tavolo e, tra vento e diluvio, facciamo arrivare l’ora di andare a dormire.

20 settembre 2008 – sabato

America Centrale - Costarica - Tortuguero - in viaggio sul fiume

America Centrale - Costarica - Tortuguero - in viaggio sul fiume

Le urla delle screaming monkeys (scimmie urlatrici) ci salutano fin dal mattino. Addio Tortuguero: partiamo in barca alle 10 destinazione Moin ( tre ore e mezza sul fiume sotto una pioggia incessante e senza copertura tranne le noster mantelle!). A metà della foresta ci fermiamo per la pausa pranzo in un “ristorante” che sbuca surrealmente nel bel mezzo della foresta. All’ arrivo a Moin troviamo un taxi per Limon e proseguiamo per Cahuita, dove abbiamo deciso di fare base. Dopo una breve ricerca troviamo alloggio in un hostal sul mare e, scaricati i pesanti zaini dalle spalle, vaghiamo a zonzo per il paesino. L’atmosfera è molto tranquilla e fricchettona, ci stiamo come papi.

21 settembre 2008 – domenica

America Centrale - Costarica - Cahuita - hostal

America Centrale - Costarica - Cahuita - hostal

Oramai ci svegliamo all’alba anche senza motivo. Oggi avremmo potuto dormire, e invece… Ci regaliamo una ricca colazione in “paese” e poi camminiamo senza meta, arrivando a piedi fino a Playa Negra per un bagno ristoratore. Fa molto caldo e nel primo pomeriggio Il tempo volge al brutto. Torniamo all’hostal e ci piazziamo nelle amache dondolanti sul balcone vista mare. E chi può volere di più? Riposo, riposo e poi ancora riposo e poi birra-aperitivo in paese, che diventa cena. Quattro chiacchiere con due ragazzi inglesi al nostro tavolo e poi birre e birre e ancora birre. Stasera abbiamo esagerato. Torniamo all’hostal un po’ brilli e crolliamo nel letto.

Panama – America Centrale

22 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - Costarica/Panama - frontiera

America Centrale - Costarica/Panama - frontiera

Ci svegliamo presto per essere alle 6.30 alla stazione dei bus e alle 7.00 prendiamo il bus…sbagliato (direzione Limon – Tortuguero invece che Sixaola!). Scendiamo al volo e ci piazziamo sul ciglio della strada ad aspettarne un altro nella direzione opposta, quella giusta questa volta. Dopo un’ora riacchiappiamo un mezzo di trasporto, quello bbuono, ripassiamo da Cahuita (di nuovo qui?), poi finalmente ripartiamo verso Bri Bri, Puerto Viejo, Sixaola fino ad arrivare al confine tra Costarica e Panama – America Centrale. Le pratiche per i visti sono lunghe e faticose come sempre con gli zaini in spalla sotto un sole cocente, sbattuti qua e là a compilare moduli su moduli che finiranno immediatamente nel cestino.

America Centrale - Panama - Bocas del Toro

America Centrale - Panama - Bocas del Toro

Attraversiamo la frontiera a piedi camminando su un lungo ponte ferroviario di metallo: bellissimo! Ci compattiamo (stipati come polli) insieme ad altri viaggaitori su uno shuttle che ci porterà fino ad Almirante da dove partono le barche per le isole diell’arcipelago di Bocas del Toro. Sbarchiamo a Isla Colon e, visto il caldo e la fatica, ci piazziamo immediatamente in un bar retaurant sul mare per una birra fresca corroborante e poi partiamo alla ricerca dell’hostal per la notte. Siamo talmente stanchi che decidiamo di regalarci una stanza all’ Hotel Olas (58 dollari a notte per la doppia, fuori budget per noi) con tanto di aria condizionata e pappagallo caciarone alla reception. I gestori sono un po’ antipatici e puzzoni ma pazienza. Descanso, ripulitura delle membra e cena. Domani si vedrà.

23 settembre 2008 – martedì

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - playa Bocas del Drago

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - playa Bocas del Drago

Ci gustiamo ancora la ricca colazione all’hostal dei ricchi e poi decidiamo di trasferirci all’Hotel Dos Palmas da 30 dollari, proprio accanto al precedente. E’ decisamente più del nostro genere, semplice ma altrettanto pulito e con una matrona locale alla reception che pare un misto tra Ella Fitzgerald e Tyson. Che differenza fa il poco-finto lusso in più? Tutti gli hostal sull’isola sono costruiti come palafitte sul mare, con le medesime onde che sciabordano sotto il pavimento e le medesime stelle da ammirare nel cielo la notte. Qui ci piace di più. Giriamo per un po’ a piedi in paese e poi prendiamo un bus per Bocas del Drago e Playa de Las Estrellas.

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Playa de las Estrellas

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Playa de las Estrellas

Attraversiamo l’interno dell’isola, un verde fitto di foresta e piccole casupole di contadini perse nel nulla. Scendiamo alla spiaggia di Bocas del Drago, deserta, e ci incamminiamo a piedi lungo la riva del mare turchese. Più o meno ogni cento passi ci fermiamo per tuffarci in acqua, circondati da decine di stelle marine giganti. La giornata scorre mollemente tra bagni, cazzeggio e caldo allucinante. Ritorno e cena al ristorante italiano Barracuda, con una gestrice italiana scappata dal nostro paese chissà quanto tempo fa. Mica male come idea….

24 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - bradipo

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - bradipo

Oggi ci avventuriamo in un tour alla Baia dei delfini (belli, ma più sugggestivo l’incontro oramai lontano che abbiamo avuto in Belize), Coral Cay, Playas Ranas Rojas, Hospedaje Bay. Navighiamo e sbarchiamo qua e là e nel tragitto facciamo amicizia con una signora svizzera in pensione molto simpatica che si è trasferita da poco in Costarica e si sta facendo una vacanza a Panama. In questi paesi del centroamerica non è infrequente incontrare pensionati europei o americani che hanno deciso di vivere qui. Ci sono incentivi incredibili e con le nostre pensioni, per chi ancora ce l’ha, qui si puo vivere bene. Nella pausa alla Playas Ranas Rojas oltre a vedere le piccole e sgargianti ranocchie purpuree abiamo anche la fortuna di incontrare e poter immortalare (vedi sezione immagini) il bellissimo bradipo che qui chiamano orso peresoso. Molto, molto buffo. E veramente molto, molto lento. Al rItorno serata tranquilla, di cibo e di birre. Nulla da segnalare.

25 settembre 2008 – giovedì

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

Oggi abbiamo una giornata senza piani per cui gironzoliamo qua e là mollemente e senza meta. Ma la febbre del Che fare? ci assale. Senza troppo pensare prendiamo una lancia per l’ isola di fronte alla nosttra, Isla Bastimentos, e facciamo un trekking improvvisato a piedi attraversando prima il paese, poi lungo la costa (purtroppo piena di monnezza) e poi fino alla cima dell’isola, per poi scendere dalla parte opposta sul mare. E che mare! Ci aspetta una spiaggia immensa e magnifica praticamente deserta. Dopo un primo tuffo che ci salva dal sole, caldissimo, troviamo un cocco abbandonato sulla sabbia e, non senza una certa fatica, ce lo pappiamo in tutta la sua bontà. Le ore si snodano lente tra bagni e tuffi e bagni e sigarette e bagni e sole.

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

Dall’intrico di verde alle nostre spalle spunta (naturalmente, visto che ci sono io) un cane straccio che ci guarda interrogativo. Naturalmente tutta la poca acqua che abbiamo e i biscotti che dovrebbero essere il nostro pranzo sono per lui. Quando il sole accenna a mollare partiamo per la camminata di ritorno. Attraversiamo nuovamente l’isola raggiungendone la cima, scendiamo sulla costa opposta, facciamo una pausa birra-cibo in un bel “restaurant” sul mare e poi aspettiamo la prima lancia che passa in direzione Isla Colon. Banalmente doccia, realx, birre, cena. W la banalità.

26 settembre 2008 – venerdì

Al mattino ricostruiamo gli zaini e ci piazziamo in attesa sul campo di patate che dovrebbe essere l’aeroporto. Alla fine arriva pure il nostro “aereo” che per fortuna decolla in direzione Panama City, e ci arriva pure!

America Centrale - Panama City

America Centrale - Panama City

Abbiamo prenotato via internet un albergo in una zona un po’ defilata della città per non finire nel casino e lo raggiungiamo con una certa difficoltà (del taxista). La zona è quella delle ex caserme americane e pare di alloggiare in un campus. Mah…. Ci piazziamo, ci docciamo e poi con un altro taxi ci facciamo portare nella zona del Casco Viejo, la vecchia Panama City. La città è molto bella e mescola senza pietà grattacieli modernissimi e palazzi diroccati. Sulla riva del mare, in pieno Casco Viejo, contempliamo turbati le rovine della vecchia palazzina che ha ospitato l’ultima trincea del delirante Noriega. Camminiamo e fotografiamo sul lungomare, compriamo un panama per Baba, ceniamo e torniamo alla base. Americana.

27 settembre 2008 – sabato

Decidiamo di riempire l’ultimo giorno con un tour per Panama e dintorni accordandoci con un taxista che per un forfait in dollari ci scarrozza per tutto il giorno.

America Centrale - Panama City - Casco Viejo

America Centrale - Panama City - Casco Viejo

Visitiamo le rovine della città vecchia, il mirador, il porto, il centro super moderno, ancora il Casco Viejo e ci regaliamo un tour completo al Canale di Panama con tanto di museo (su quattro livelli, molto bello) e vista live del transito barche sul canale. Esausto, il nostro amico taxista ci riporta in albergo ma noi non siamo ancora sazi. Per conto nostro torniamo al Casco Viejo per cenare (una cena cara ma buonissima!) e poi, tornati in hotel, aspettiamo che si faccia l’ora di partire. Purtroppo ci siamo. Come da accordi ritorna la nostra guida-taxista del pomeriggio e ci porta all’aeroporto. La vacanza volge al termine e infatti cominciano le prime sfighe. Si parte con due ore di ritardo. L’aereo ha dovuto…cambiare le gomme!!! Mesti e rassegnati vaghiamo per l’aeroporto, poi arriva l’ora dell’imbarco.

28 settembre 2008 – domenica

America Centrale - Panama City

America Centrale - Panama City

Dopo una nottata di volo transoceanico arriviamo puntualmente in ritardo a Madrid, come puntualmente in ritardo siamo partiti. Tentiamo, non troppo convinti, una corsa per prendere il nostro volo per Torino ma è perso. Ci cambiano i biglietti per un altro volo due ore dopo e parte il cazzeggio aeroportuale tra sigarette (per fortuna ci sono le aree fumatori) e bar. Arriva l’ora di partire, ci imbarchiamo, decolliamo e l’aereo, per un guasto, torna indietro. Merda. Dopo un’altra ora e più ripartiamo e arriviamo a Torino a mezzanotte. (NdR Sig per tutto il volo è assillato da un ragazzo terrorizzato e dall’alito infernale che gli chiede rassicurazione, io rido sotto i baffi che non ho facendo la settimana enigmistica…). Ma, Pa, Giulia e Gabri ci aspettano da ore, poverini, nel triste aeroporto torinese dove ha chiuso da tempo anche l’ultimo bar! Caselle è deserta ma, naturalmente, alla dogana poliziotti ci smontano gli zaini. Poveri loro, non sanno delle mutande radioattive e dei calzini-bomba intelligente. Si fanno i colpi di sole gratuitamente, ci cazziano per le troppe stecche di sigarette (ma fatela finita…) e ci lasciano andare. Usciamo: abbracciamo gli eroici amati parenti che ci sono venuti a raccattare anche questa volta. Noi siamo ancora in sandali e fuori spadroneggia l’autunno europeo. Mamma che freddo!!!

America Centrale:

Mappa e itinerario America Centrale

Immagini America Centrale

Tanzania 2006 – il diario

 

Tanzania: Kilimanjaro e altre storie

La partenza verso la Tanzania

Sabato 26 agosto

Tanzania - verso Arusha

Tanzania - verso Arusha

Siamo pronti per partire, finalmente. La preparazione al viaggio è stata lunga e sofferta. Quante cose da ricordare, organizzare, decidere. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta e se qualcosa ci siamo scordati, pazienza! Dopo tre anni ripercorriamo nuovamente l’orribile strada per Malpensa. Come sempre Dino alla guida. Come sempre noi in fibrillazione. All’aeroporto per noi il viaggio è già cominciato. Valigie, zaini, gente in transito: siamo finalmente nella terra di nessuno. Imbarchiamo gli zaini oversize e partiamo per…Londra? Ma come, dobbiamo andare a sud e voliamo verso nord? Stranezze dei voli a basso costo.

Heathrow è più tranquillo di come ce lo aspettavamo, visto l’allarme attentato dei giorni scorsi. Troviamo perfino la smoking area e ne approfittiamo abbondantemente. Ci sono addirittura i bar dove si può comodamente consumare e fumare senza sentirsi dei criminali. Arriva l’ora del nostro aereo: imbarco e partenza. Il volo non è affollato e, grazie alla galanteria di Sigfrido, Valeria si aggiudica una fila da tre posti per poter dormire. Sig si accartoccia in una fila da due. Dormiamo naturalmente poco e male ma questi sono i voli intercontinentali.

Domenica 27 agosto

Alla luce dell’alba di questa domenica africana intravediamo tra i bagliori del sole tra le nuvole a 10000 metri il Monte Kilimanjaro che ci aspetta silenzioso. Atterriamo a Dar es Salaam in un aeroporto che pare sonnolento, vuoto, tranquillo. Forse perché è domenica? Forse perché siamo in Africa? Forse perché siamo storditi noi per non aver dormito? Troviamo “al volo un volo” per Arusha circondati da decine di assistenti in cerca di mancia. Un’altra ora di aereo e siamo al Kili Airport. E’ mattina presto e anche qui veniamo circondati da un bel gruppo di aspiranti aiutanti. Uno di loro ci aiuta sul serio e con il suo telefono riusciamo a contattare Loth, la nostra guida in Tanzania, che però in questo momento è a NGoro NGoro, ci dice. Nessun problema, manda suo fratello a prenderci. Speriamo. Passa un’ora e arriva la nostra truppa: Praygod, il fratello di Loth, un secondo fratello più giovane e Bryson alla guida della jeep che ci farà da casa per i prossimo giorni.

Tanzania - la strada verso Arusha

Tanzania - la strada verso Arusha

Partiamo verso Arusha e lungo la strada si svela ai nostri occhi l’Africa: polvere, terra rossa, uomini, donne e bambini che indossano tutti i colori del mondo, acacie spinose e contorte tra l’erba secca. Il cuore comincia a battere forte.

Arriviamo ad Arusha e cerchiamo una guesthouse economica per le due notti a venire. Il posto è modesto ma pulito e con doccia calda. Perfetto per noi. Agganciamo la preziosa zanzariera sul letto e usciamo in esplorazione. Arusha è un formicaio attivo, anche la domenica. La nostra guesthouse è attaccata allo stadio e oggi ci sono concerti di musica locale: una festa.

Verso le due del pomeriggio ci incontriamo con Pray per gli ultimi accordi e per pagare il nostro trekking sul Kilimanjaro dei prossimi giorni.

Per il resto del pomeriggio gironzoliamo ancora qua e là, continuamente abbordati dai soliti venditori di tutto. Una buona cena, una doccia (finalmente!), alle 8.30 siamo già nel letto e ci addormentiamo pure.

Lunedì 28 agosto

Oggi giornata di relax. Colazione e poi di nuovo in cammino qua e là per Arusha. Ci piazziamo in un bel bar frequentato solo da locali e cerchiamo di farci capire. Dopo due ore le birre sono arrivate ma del cibo non se ne parla. Sarà finito, non ci hanno considerato o non ci hanno capito? Mah, cambiamo ristorante. Al pomeriggio facciamo un sonnellino (si fa per dire, due ore!) e poi scendiamo di nuovo in strada tra la gente e la confusione. Una tappa all’internet cafè per scrivere notizie a casa, cena e poi in stanza. Scompattiamo gli zaini e li ricompattiamo versione Kilimanjaro: domani si parte sul serio.

Kilimanjaro (Parte 1) – L’avvicinamento

Martedì 29 agosto

Day 1 – Rongai (1800 mt) – Simba Camp (2700 mt)

Tanzania - partenza per il Kilimanjaro

Tanzania - partenza per il Kilimanjaro

Prima sveglia all’alba di una lunga serie: siamo in piedi alle sei, prepariamo le ultime cose, facciamo colazione e alle sette la nostra squadra ci viene a prendere. Stipata nella jeep c’è una moltitudine di persone: tre portatori, il cuoco, l’aiuto, la guida, Praygod e Bryson, l’autista. Oltre naturalmente a sacchi, ceste, tende, provviste, taniche. Incastriamo i nostri zaini e noi stessi e partiamo: lasciamo Arusha, attraversiamo Moshi e arriviamo a Marangu. Qui prima tappa per pagare i permessi per i parco e fare le ultime spese. Da qui proseguiremo per Rongai, da dove abbiamo deciso di partire per il trekking (la via da Marangu è troppo affollata). Ci vogliono due ore di jeep su strada sterrata per raggiungere il campo base. Attraversiamo una moltitudine di villaggi affollati fatti di case di legno completamente ricoperte di polvere e terra rossa. Lungo la strada decine e decine di bambini di tutte le età, fuori e dentro le scuole, uomini e donne a piedi e in bicicletta carichi di fascine di mais o di enormi caschi di banane sulla testa, diretti probabilmente verso i mercati.

Arriviamo all’entrata del parco: il cuoco ci fa consumare una piccola colazione e poi si parte. Al nostro gruppo si sono aggiunti altri due portatori. Siamo una piccola squadra: come dice Gabriel, la nostra guida, siamo l’imbattibile Simba Team! Camminiamo per tre ore circa attraversando campi di mais oramai secco infestati da branchi di babbuini che ci tagliano la strada tra il furto di una pannocchia e l’altra. Dopo pochi chilometri il sentiero si addentra nella foresta fitta e ombrosa e sopra le nostre teste saltellano bellissime scimmie bianche e nere dalla lunga e folta coda. Camminando camminando lasciamo la foresta e proseguiamo attorniati da una strana vegetazione di aghifoglie di vario tipo. Grossi corvi ci volteggiano intorno gracchiando: non vuol dire nulla, non scherziamo! Non siamo ancora morti! Nel tardo pomeriggio arriviamo al nostro primo campo: si montano le tende, ci servono tè, biscotti e popcorn dolci.

Esploriamo un po’ i dintorni aspettando la cena e patendo il primo freddo. E’ un po’ nuvolo e la vetta della montagna non si vede, ma guardando verso il basso, dai nostri primi 2700 metri possiamo ammirare le sterminate pianure dell’Africa.

Tanzania - Kilimanjaro - campo 1

Tanzania - Kilimanjaro - campo 1

Dunque, parliamo dalla cena. Ci stavamo comodamente apparecchiando il nostro tavolino davanti alla tenda quando vediamo sopraggiungere un secondo gruppo trek: team di portatori e guida e al seguito tre americani. Cominciano a montare il loro campo e… attenzione! Hanno una grossa tenda dedicata per mangiare al coperto. Gabriel, la nostra guida, lancia un rapido sguardo e decide che il nostro gruppo non può essere da meno. In cinque minuti fa svuotare la tenda dei nostri portatori e ci fa trasferire all’interno tavolino e sgabelli. Cerchiamo di protestare cordialmente spiegando che non ci importa nulla di mangiare al coperto, anzi, preferiamo l’aria aperta, che così i ragazzi devono montare e smontare tutto per due volte, soprattutto che la tenda non è adatta, e troppo piccola per starci dentro seduti. Niente, Gabriel è irremovibile. La reputazione innanzi tutto! Pazienza. Ci pieghiamo a novanta gradi e ci sediamo al tavolo dentro la tendina, con un principio di scoliosi. E poi, che dire? Ci hanno pure messo le candele sul microtavolo e la cena che ci servono è magnifica per qualità e quantità: un’ottima zuppa di cetrioli, pesce fritto, stufato di verdure, crocchette di patate, banane e avocado e per finire tè e caffè a volontà. A fine abbuffata rotoliamo fuori dalla “sala da pranzo” per fumare una sigaretta digestiva.

Il cielo è diventato terso e sulla nostra testa compare una volta celeste blu notte illuminata da una scintillante mezzaluna e puntinata di stelle pulsanti e silenziose. Sarà un cammino bellissimo.

Mercoledì 30 agosto

Day 2 – Second Cave – Kikeleva (3700 mt)

Tanzania - sveglia sul Kilimanjaro

Tanzania - sveglia sul Kilimanjaro

Ci svegliamo presto al mattino e usciamo dai nostri sacchi a pelo per la colazione: salsicce, uova, pane tostato, miele, frutta, tè…sicuramente l’energia non ci mancherà.

La truppa smonta il campo e alle otto siamo in cammino. Noi e Gabriel procediamo più lentamente rispetto a cuoco e portatori che ci sorpassano con fare deciso per andare a montare il secondo campo. Dopo tre ore di marcia su crinali coperti oramai solo da bassa vegetazione, ci fermiamo a SecondCave per consumare il pranzo al sacco. Mezz’ora di pausa e si riparte. I piedi cominciano a soffrire e ci fermiamo una o due volte durante il tragitto. Il paesaggio è bellissimo e Gabriel risponde a tutte le nostre domande su animali, piante, sentieri, cime sullo sfondo.

In altre tre ore giungiano al campo. Sono circa le tre del pomeriggio. Ci viene servita la solita ricca e rifocillante merenda, sistemiamo la nostra tenda con il necessario per la notte. Nel frattempo sta salendo dal fondovalle una nebbia fittissima, o forse nuvole. Fa molto freddo. Aspettiamo fiduciosi e congelati la cena, che dopo poco ci viene servita in proporzioni a dir poco mostruose: crema di verdure, riso con piselli, pollo al sugo, uova cotte in pastella, fagiolini, frutta. Esagerati! Ci sentiamo oche all’ingrasso, ma spazzoliamo quasi tutto.

Tanzania - Kilimanjaro - campo 2

Tanzania - Kilimanjaro - campo 2

Poi le solite operazioni prima di dormire, che qui sono decisamente complicate. Un semplice passaggio alle lontane latrine richiede pila, ricerca fazzoletti nello zaino, calata di sette strati di vestiti e ritorno. Il lavaggio denti è una specie di equilibrismo: fuori dalla tenda armati sempre di pile, bottiglia dì acqua, spazzolini e dentifricio: il tutto in piedi, al gelo e con i guanti da mettere e togliere. La vita selvaggia.

Ci rifugiamo in tenda: anche questa operazione disagevole: una volta tolti gli scarponi e gli indumenti più ingombranti ci rifugiamo nei sacchi a pelo. Ma…amara sorpresa. La tenda è stata montata su un terreno dalla pendenza sinistra: nel giro di qualche minuto finiamo ammucchiati sul fondo. Decidiamo di arrenderci all’evidenza, puntelliamo con i piedi e cerchiamo di passare la nottata. Speriamo non ci scappi di nuovo la pipì.

Giovedì 31 agosto

Day 3 – Kikeleva (3700 mt) – Tarn Hut – Mawenzi (4200 mt)

Tanzania - Kilimanjaro - campo 3 - courtesy by Phillis Heydt

Tanzania - Kilimanjaro - campo 3 - courtesy by Phillis Heydt

All’alba rotoliamo fuori dalla tenda, facciamo colazione e riusciamo persino ad usufruire entrambe e “solidamente” delle latrine del campo. Decisamente l’Africa d’alta quota ci fa bene alla salute! Dopodichè si parte. Camminiamo per circa quattro ore in uno splendido paesaggio di roccia, strane piante che sembrano preistoriche. Alle nostre spalle le pianure sottostanti si allargano sempre di più allo sguardo. Verso l’una e trenta arriviamo al terzo campo e alle quindici ci servono il pranzo: accettiamo ma chiediamo per pietà di saltare la cena in favore di tè caldo e biscotti. Il campo è collocato in un avvallamento ai piedi del bellissimo massiccio del Mawenzi (5200 mt) che si erge sopra di noi come un gigante. Poco distante un piccolo e mesto lago che ci farà da rifornimento d’acqua per la prossima tappa. Il sole tramonta e veniamo avvolti dalle solite nuvole dense e dal freddo pungente. La landa desolata è battuta da giganteschi corvi. Siamo vestiti a sufficienza, sembriamo Fogar e Armaduk e ci sentiamo bene, per ora. Nessun mal di testa né perdita di appetito. Solo una inquietante e fastidiosa meteorismoaerofagia. Per fortuna siamo una coppia di lunga data, sconsigliamo il trek sul Kilimanjaro a coppie recenti. A meno che non vogliano subito affrontare la prova del fuoco e togliersi ogni dubbio sull’amore e sulla reciproca attrazione e affezione. Qui veramente messa a dura prova. Parola di Armaduk.

Venerdì 1 settembre

Day 4 – Tarn Hut (4200 mt) – Kibo Hut (4750 mt)

Tanzania - Kilimanjaro - verso il campo 4

Tanzania - Kilimanjaro - verso il campo 4

Come sempre al mattino si smonta il campo, colazione e si parte: ancora cuoco e portatori in avanscoperta con tutta l’attrezzatura e noi e Gabriel a seguire con passo più lento. Oggi dobbiamo raggiungere il campo quattro, la base per l’ascesa alla vetta. Oggi entreremo nel vero e proprio regno delle aquile, respirando aria rarefatta e gelida, sopra le ultime nuvole.

Partiamo da una altezza di 4200 metri e durante il tragitto il paesaggio attorno a noi si fa desertico. Solo rocce, terra rossa, pietrisco, strani fiori in bassi cespugli e piccole piante semigrasse. L’avvicinamento al Kibo Hut è lungo e faticoso. Procediamo alla velocità del bradipo, il respiro si fa più corto, le gambe pesano come fossero di cemento. Ma l’irrealtà della natura che ci circonda ci fa superare tutto: il cielo ha un colore blu intenso e cristallino, la pianura d’alta quota sembra un deserto lunare, il Mawenzi dietro alle nostre spalle ci sovrasta maestoso e di fronte a noi il Kilimanjaro ci osserva in silenzio, immoto e vivo al contempo. Una meravigliosa magia.

Tanzania - Kilimanjaro - il campo 4 in lontananza

Tanzania - Kilimanjaro - il campo 4 in lontananza

Passo dopo passo, respiro dopo respiro, giungiamo a Kibo Hut, molto affollato rispeto ai nostri precedenti campi: qui si uniscono molte vie di ascesa oltre alla Rongai Route.. Il nostro super Simba Team ha già naturalmente montato il campo e vuole assolutamente farci ingollare un pasto trimalcionico. Questa ci rifiutiamo di mangiare, pur apprezzando. Dateci solo un tè caldo, per pietà! La prima parte della giornata è stata molto faticosa e questa notte ci aspetta la tratta più dura. Ci sentiamo in forma, ma stiamo ancora digerendo il pranzo al sacco di un’ora fa. Giungiamo ad un accordo: ingolliamo solamente la zuppa di verdure oltre al tè, anche se purtroppo ci rinchiudono nuovamente nella canadese dei portatori adattata a sala mensa. Sigfrido striscia imprecando dentro e fuori più volte per cercare di evitare il colpo della strega, il che non è così agevole perché comporta mettersi e togliersi ogni volta gli scarponi. Valeria, più zen per ora, recita un mantra e pratica la respirazione yoga.

Verso le sei di pomeriggio ci infiliamo nella nostra tenda per cercare di dormire qualche ora: alle 23.30 suonerà la sveglia per partire verso la cima. Ci buttiamo nei sacchi già mezzi vestiti, il freddo è veramente intenso e, non si sa come, riusciamo pure ad addormentarci.

Kilimanjaro! (Parte II) – La vetta e il ritorno

Venerdi 1 settembre (notte) – Sabato 2 settembre

Day 4/5 – Kibo Hut (4750 mt) – Gilman’s Point (5710) – Uhuru Peak (5895 mt) – Kibo Hut (4750 mt) – Horombo Camp (3700 mt)

Tanzania - sotto la cima del Kilimanjaro - il Mawenzi

Tanzania - sotto la cima del Kilimanjaro - il Mawenzi

Ci alziamo nella notte profonda, beviamo un tè bollente, ci copriamo con tutto quello che abbiamo e poi, pile accese sulla fronte per avere libere le mani, partiamo. L’atmosfera è surreale. La pianura sotto di noi è un’ombra scura e la montagna incombe di fronte a noi come un colosso. Gabriel, Valeria Sigfrido, l’aiuto guida: procediamo in fila indiana a passo lentissimo. Non possiamo fare di più: l’ossigeno è estremamente rarefatto e ad ogni respiro l’aria gelida ghiaccia i polmoni. Il terreno è difficile e faticoso, fatto di sabbia fine e pietra lavica. Spesso si fa un passo avanti e si scivola verso valle. Ascendiamo inizialmente in linea retta e da un certo punto in poi in un all’apparenza infinito zigzag tra le rocce. Dal cielo le stelle e la luna ci regalano una debole luce. Poco dopo di noi sono partiti altri piccoli gruppi. Il maestoso vulcano avvolto dalle tenebre è ora punteggiato da tante piccole luci, un serpente di puntini luminosi, Alzando ogni tanto lo sguardo percepiamo a stento il profilo scuro della montagna nel punto dove si incontra con il cielo. Camminiamo in un profondo silenzio, fuori e dentro di noi.

Tanzania - Kilimanjaro - l'alba dalla vetta

Tanzania - Kilimanjaro - l'alba dalla vetta

Il tempo comincia a trascorre ad un ritmo diverso e ignoto: non sappiamo più dire da quanto siamo partiti. Continuiamo a procedere in fila indiana, muti, passo dopo passo, con il respiro corto e il gelo che trapassa i vestiti. Ogni ora circa ci fermiamo per una pausa di pochi minuti per bere un sorso d’acqua e provare a mangiare un pezzo di frutta secca o di cioccolata. Le bottiglie negli zaini si sono congelate e noi insieme a loro. Alle quattro del mattino, ancora avvolti dalle tenebre, arriviamo inaspettatamente a Gillman’s Point (5681 mt): credevamo di essere ancora distanti. Possiamo fermarci solamente qualche istante perché la vetta è ancora distante e ci manca lo strappo finale. Per raggiungere il punto più alto dell’Africa: Camminiamo nel buio totale sulle pendici del vulcano e sul crinale del cratere e della sua bocca ora spenta, profonda e silente: siamo pervasi da un’aura magica, mitica e terrifica al contempo. Giungiamo ad Uhuru Peak, 5895 metri sul livello del mare: sono le 5.30 del mattino del 2 settembre 2006. Siamo molto affaticati, gli ultimi metri sul terreno ghiacciato ci hanno tolto le forze.

Ma sta sorgendo l’alba e una sottile linea rossa e gialla incendia l’orizzonte, che qui abbraccia l’intera curvatura terrestre. Possiamo osservare la linea di confine tra terra e cielo a 360°: sotto di noi un mare di nuvole, di fronte il giorno nascente, alle nostre spalle la notte gelida e scura.

Restiamo ad ammirare solo pochi minuti, attardarsi è pericoloso per il misto di altitudine elevata e temperature intorno ai 20° sotto lo zero. Cominciamo la discesa e l’alba ci accompagna con le sue evoluzioni di luci e colori in divenire. Finalmente possiamo vedere ciò che abbiamo solo immaginato durante questa lunga notte di tenebre. Alla nostra sinistra la profonda e vasta pianura del cratere di sabbia fine e formazioni rocciose che paiono sculture, alla nostra destra le ultime vestigia del ghiacciaio che un tempo ricopriva, insieme alle nevi perenni, gran parte della cima del Kilimanjaro. La luce dell’alba lo attraversa accendendolo di incredibili riflessi di luce. Tutto intorno a noi l’Africa, immensa, bellissima.

Rischiando il congelamento delle mani Sigfrido cerca di fare qualche fotografia. Primo scatto e…finisce il rullino. Nooooaaahhhhh. L’operazione sostituzione pellicola senza guanti ad oltre 5000 metri è un atto di puro coraggio. Le dita si attaccano al metallo della macchina fotografica come la lingua al cubetto di ghiaccio. Appena il sole sorge completamente la temperatura si alza di qualche grado e recuperiamo immediatamente un po’ di tono. La discesa è decisamente più agevole dell’ascesa, contrariamente a quanto spesso capita in montagna: da Gillman’s Point a Kibo Hut possiamo correre a rotta di collo sulle lunghe e ripide lingue di sabbia e ghiaia. Ginocchia permettendo.

Tanzania - Kilimanjaro - l'alba dalla vetta

Tanzania - Kilimanjaro - l'alba dalla vetta

Sono le sette del mattino, ci fermiamo un istante a metà discesa: il sole ora è accecante e proviamo una sensazione di totale straniamento, come sotto l’effetto di una droga potente. La notte senza dormire, l’altitudine, il freddo sovrumano e ora il sole bruciante: le orecchie cominciano a ronzare, mani e piedi sembrano muoversi al rallentatore, i suoni giungono ovattati e pare che la voce propria e altrui arrivi come una strana eco lontana. Il tempo non si è solo fermato ma si è arrotolato su se stesso e si è confuso. Che ore sono, stiamo ancora dormendo forse, stiamo sognando, non siamo ancora saliti. Forse siamo sempre stati qui, dalla notte dei tempi. Mai provata prima d’ora una simile sensazione.

Arriviamo alle nostre tende alle otto del mattino ma senza percezione alcuna dell’ora reale. Beviamo un tè e ci riposiamo fino alle 11.00 circa. Ce l’abbiamo fatta. Ce ne rendiamo conto, ma dobbiamo ripartire. Ci aspetta un cammino di circa quattro ore per raggiungere il campo successivo sulla via del ritorno, Horombo Camp.

Tanzania - Kilimanjaro - scendendo dalla vetta

Tanzania - Kilimanjaro - scendendo dalla vetta

La prima parte della discesa è facile, siamo ancora adrenalinici per la vetta conquistata. Lentamente ci allontaniamo dalle cime del Kilimanjaro e del Mawenzi che ci congedano con la loro immensa bellezza. L’ultima ora di sentiero sembra non finire mai, arriviamo al campo distrutti, per non entrare nel dettaglio dei piedi di Valeria, oramai inutilizzabili. Camminiamo da oltre tredici ore, impossibile pretendere di meglio.

Ci accasciamo davanti alla nostra tenda, il Simba cuoco ci rifocilla con la solita ottima cena. Quando scende il sole arriva nuovamente il freddo: siamo scesi di quota ma in fondo siamo ancora a 3700 metri. Alle 19.30 siamo già chiusi nei sacchi a pelo a dormire. Esausti. Felici. Domani ci si sveglia alle 6.00 a.m. Va tutto bene.

Domenica 3 settembre

Day 6 – Horombo Camp (3700 mt) – Marangu Gate (1900 mt)

Tanzania - arrivo trek Kilimanjaro - il Simba Team

Tanzania - arrivo trek Kilimanjaro - il Simba Team

“Frugale” colazione come sempre, distribuzione delle mance al fantastico Simba Team e poi partiamo per l’ultima tappa del trek: ci aspettano 19 chilometri circa, in discesa per giunta. Che per chi non sapesse nulla di montagna spacca le gambe decisamente più che la salita. I piedi di Valeria entrano in sciopero dopo i primi 5/6 Km. Decisione immediata e irrevocabile: via lo scarpone sinistro che oramai morde le dita dei piedi come un dobermann e affrontare il resto del sentiero con una scarpa sì e una no. Quindici chilometri di simpatico claudicamento, per fortuna il terreno è accettabile e non presenta troppe asperità. Le cinque ore di strada che percorriamo si snodano, dopo il primo breve tratto, in gran parte attraverso una foresta magica, umida e ombrosa, tra fiori, scimmie e corsi d’acqua. Le ultime centinaia di metri paiono senza fine ma la fine arriva: Marangu Gate si palesa come un miraggio. Affrontiamo felici l’attesa per ottenere il nostro sudato certificato che sancisce la conquista della vetta più alta dell’Africa.

Il Simba Team ci accoglie con un applauso, con dedica speciale a Valeria che ha uno scarpone legato al collo e una calza munita di zoccolo di fango di molti centimetri. Concludiamo festeggiando tutti assieme con la prima e agognata birra dopo un’ intera settimana.

Tanzania - Kilimanjaro - certificato Valeria

Tanzania - Kilimanjaro - certificato Valeria

Tanzania - Kilimanjaro - certificato Sigfrido

Tanzania - Kilimanjaro - certificato Sigfrido

Loth e Praygod sono venuti a prenderci: salutiamo i due ragazzi del team che si fermano qui e partiamo alla volta di Arusha: ci stipiamo nella jeep in dieci persone più i bagagli, più abili che Houdini. All’arrivo facciamo una tappa all’ufficio del Maasai Expedition per concludere l’organizzazione e il pagamento del safari dei prossimi giorni. Salutiamo il resto dei ragazzi e torniamo all’albergo del nostro primo giorno. Finalmente ci facciamo una doccia: la prima dopo molti giorni. Usciamo per farci un’altra birra e per cenare;. Andiamo a dormire molto presto, come ovvio, molto soddisfatti naturalmente!

Safari!

Lunedì 4 settembre

Tanzania - Tarangire - baobab

Tanzania - Tarangire - baobab

Alle 9.30 il nuovo team safari ci viene a prendere in albergo. Per questa nuova avventura saremo meno numerosi: solo noi due, Bryceson nel doppio ruolo di guida e driver e Hamadi in veste di cuoco e tuttofare. Dopo il primo pieno di gasolio la jeep imbocca la strada verso il parco del Tarangire. Due ore e mezza circa di splendida steppa Maasai color ocra e rosso. Lungo la via ogni persona, ogni casa, ogni villaggio, ogni albero è un magnifico quadro, un’istantanea che ci lascia a bocca aperta. Arriviamo al primo camping base prima di pranzo, giusto in tempo per montare la tenda e per ripartire con Bryceson alla volta del nostro primo parco nazionale africano.

L’area del parco è molto grande e la giriamo in lungo e in largo per molte ore. Testa fuori dal tetto scoperto della jeep, macchina fotografica pronta. Incredibile: a pochi metri dai nostri occhi decine e decine di zebre, giraffe, gnu, impala, elefanti, uccelli multicolori. Il parco del Tarangire ha i colori della stagione secca, i colori della terra e della polvere, sovrastati da uno dei cieli più belli che si possano vedere, un cielo azzurro intenso ricamato da file infinite di nuvole bianche. Rimaniamo affascinati dagli splendidi e contorti baobab, vere opere d’arte della natura.

Tanzania - Tarangire - leonessa

Tanzania - Tarangire - leonessa

Ecco all’improvviso il nostro primo leone, pardon, leonessa, comodamente sdraiata all’ombra di un albero. Difficile trovare le parole per descrivere appieno la nostra emozione. Torniamo al campo impolverati e soddisfatti. Una doccia semifredda (ma qui le temperature lo consentono) e poi un’ottima cena preparata da Hamadi mentre i gestori del campsite ci propinano uno spettacolino per turisti di un improbabile trio di acrobati/musicisti/giocolieri africani. Birra, applauso finale e poi a dormire: domani mattina si riparte, destinazione Lake Manyara.

Martedì 5 settembre

Tanzania - Lake Manyara - giraffa

Tanzania - Lake Manyara - giraffa

Al mattino consumiamo la nostra colazione con una certa difficoltà, avvolti da centinaia di api molto interessate al nostro tavolo e ai nostri piatti. Bryson ci dice di non preoccuparci, anche se risulta oggettivamente difficile spalmare il miele sul pane imburrato completamente ricoperto dagli insetti ronzanti. Smontaggio tenda, carico bagagli e partiamo alla volta di Mto wa Mbu sulle rive del Lake Manyara. Giungiamo al secondo campsite e scarichiamo nuovamente tutto. La fortuna ci aiuta e visto che ci sono anche molte stanze (vuote) possiamo evitare la tenda per lo stesso prezzo. Accettiamo volentieri: abbiamo un letto vero e un bagno tutto per noi. Hamadi ci prepara il pranzo al sacco e siamo pronti per partire verso il secondo parco del nostro viaggio. Il Lake Manyara è molto diverso dal Tarangire: qui la presenza dell’acqua fa sì che tutto sia molto più verde. Nella folta foresta incontriamo subito scimmie, manguste, giraffe ed elefanti.

Tanzania - Lake Manyara - aironi e ippopotami

Tanzania - Lake Manyara - aironi e ippopotami

Percorriamo per molti chilometri le strade sterrate del parco sobbalzando sulla nostra jeep e arriviamo in riva al lago, che è in realtà una bassa laguna ora in parte secca (la stagione delle piogge è lontana). Nell’acqua galleggiano migliaia di pellicani, aironi ed altri uccelli insieme ad un nutrito gruppo di ippopotami all’apparenza sonnacchiosi. Ci fermiamo a mangiare il nostro pranzo al sacco in una zona dedicata alla sosta in cima ad una collina con una vista splendida sul parco e poi riprendiamo il giro: babbuini, gazzelle, impala, bufali, altre giraffe, ancora elefanti, dik dik, waterbuck…un vero delirio zoologico. Siamo decisamente soddisfatti e torniamo al nostro campsite, alla nostra stanza, alla doccia fredda, alla cena, buona come sempre, purtroppo ad un altro “acrobatic show” decisamente improvvisato, al buon riposo.

Mercoledì 6 settembre

Tanzania - Mto Wa Mbu - il villaggio

Tanzania - Mto Wa Mbu - il villaggio

Oggi ci fermiamo a Mto wa Mbu. Lasciamo per un momento i safari, la natura e gli animali per dedicare l’intera giornata al cultural walk. Partiamo insieme a Sunday, una guida del Cultural Tourism Program, che ci accompagnerà per tutto il giorno a conoscere le tribù che vivono in questa zona: visiteremo i villaggi, conosceremo le persone che li abitano e le loro diverse tradizioni.

Attraversiamo risaie e piantagioni di banane, assaggiamo i piatti tipici, conosciamo gli artigiani dell’ebano, quelli che lavorano le foglie di banano, i produttori di birra fermentata. Veniamo accolti magnificamente in un asilo: la maestra ci presenta i bimbi, cantiamo insieme a loro, e ci lanciamo pure in girotondi improvvisati. Come farà questo angelo di donna a coinvolgere tutti questi cuccioli scatenati avendo a disposizione solo uno stanzone spoglio, una panca e quattro giochi in croce è un mistero. Visitiamo anche una scuola per ragazzi in difficoltà, persa tra la vegetazione, senza banchi decenti e neppure il pavimento. Anche qui una maestra orgogliosa del proprio lavoro, impegnata in una impresa difficile,

Tanzania - Mto Wa Mbu - il villaggio

Tanzania - Mto Wa Mbu - il villaggio

Entrambe hanno la nostra ammirazione immediata e non solo. Ci stiamo impegnando per far loro arrivare qualche aiuto concreto. Una vera goccia in un mare immenso, ma meglio che niente ci sembra. Proseguiamo il cammino e ad ogni sosta veniamo “assaliti” da decine di bambini (quelli che non sono a scuola!) che, per quanto gridano e muovono le mani, sembrano venti volte tanti quanti sono. Camminiamo tutto il giorno tra ombre e luci, con una tappa per pranzare in cima ad una collina, seduti sulle immense radici di uno dei baobab più grandi d’Africa. Da qui possiamo vedere il Lake Manyara, la steppa Maasai, mentre dietro le nostre spalle si alza imponente la Rift Valley. Tornati al campsite offriamo una birra a Sunday che, con grande cortesia, ci scrive tutto ciò che abbiamo visto e che ci ha descritto oggi. Pubblichiamo il suo racconto in una pagina a parte. Leggetela, l’Africa è natura ma anche e soprattutto cultura: quella antica e troppo spesso dimenticata dei suoi popoli.

Due Sogni in Tre Giorni

Giovedì 7 settembre

Tanzania - verso Ngoro Ngoro

Tanzania - verso Ngoro Ngoro

Seduti come sempre con Bryceson al tavolo, facciamo la solita ricca colazione e decidiamo nel mentre il programma della giornata. Oggi partiremo un po’ più tardi per essere al parco di Ngorongoro verso l’ora di pranzo. Rientriamo in stanza per preparare i bagagli: sembra una serra. Ieri abbiamo lavato nel micro lavandino del bagno tutto il lavabile e ora i panni stesi hanno alzato una fitta nebbia. Ritiriamo i vestiti ancora umidi negli zaini impolverati mentre Bryceson e Hamadi caricano il resto. Si parte. Lungo la strada che si arrampica su per la Rift Valley ci fermiamo ad uno Mzungu Shop (per inciso, gli Mzungu siamo noi bianchi. La traduzione esatta della parola ha diverse versioni, alcune irripetibili…). Scatta l’acquisto dei primi souvenirs, dopo la dura contrattazione da copione. Strappiamo un prezzo ragionevole, prezzo da Mzungu si intende! Si riparte.

Tanzania - il cratere di Ngoro Ngoro

Tanzania - il cratere di Ngoro Ngoro

Dopo un altro bel tratto di strada arriviamo all’ingresso del parco decisamente emozionati: la scritta dice proprio Ngoro Ngoro National Park. Un sogno si sta per realizzare. Dopo una breve sosta per le pratiche d’ingresso e il pagamento del pedaggio la jeep prosegue saltellando sulla strada rossa e sterrata che si inerpica sul bordo esterno del cratere tra una vegetazione lussureggiante. Il cielo è grigio e pieno di nuvole ma Bryceson ci rassicura: Ngoro Ngoro è come un mondo a parte, laggiù ci sarà il sole. Arrivati alla sommità ci fermiamo ad un view point che ci mozza il fiato: laggiù, duecento metri circa sotto di noi, in una pianura sterminata si intuiscono piste, steppe, laghi, numerosi branchi di animali. Il cratere ha un diametro di circa diciotto chilometri: un immenso bacino brulicante di vita. L’alba del mondo ci aspetta.

Arriviamo al campsite che è invaso da zebre e mucche maasai: nei parchi i campsite non sono recintati, sono semplicemente aree adibite al campeggio, con una zona comune dove cucinare e mangiare e delle latrine. Montiamo la tenda e, dopo aver preso il pranzo al sacco, partiamo alla volta del cratere. Lungo la strada i maasai pascolano le loro strane mucche con la gobba e lunghe corna: sono macchie rosse e viola in campo ocra. Un tale orgasmo per gli occhi che contempliamo senza fotografare. E al check point ci facciamo fregare 10.000 scellini tanzaniani per una fotografia ad un gruppo di Maasai appostato all’uopo. Decisamente molto furbi. Loro naturalmente. Pazienza, mzungu mistake!

Tanzania - Ngoro Ngoro

Tanzania - Ngoro Ngoro

Bryceson passa alle marce ridotte: la strada per scendere sul fondo è decisamente ripida.In breve tempo arriviamo sul fondo del cratere. Qui la visione reale supera ogni fantasia: la vita selvaggia animale è incalcolabile per numero e varietà, almeno alla percezione del nostro sguardo. Centinaia di zebre e gnu ci accolgono appena imboccata la prima pista sabbiosa. Consumiamo in jeep il contenuto del nostro lunch box osservati da migliaia di occhi erbivori. E poi partiamo davvero: per circa cinque ore attraversiamo in lungo e in largo la pianura vulcanica di Ngoro Ngoro: ancora zebre e gnu, poi impala, gazzelle di thomson, facoceri, iene, elefanti, fenicotteri, struzzi, leonesse, e anche i rarissimi rinoceronti (anche se molto in lontananza).

Tanzania - Ngoro Ngoro - ghepardo

Tanzania - Ngoro Ngoro - ghepardo

Poi, sperato ma inaspettato, ecco il ghepardo. In mezzo all’erba bruciata dal sole ecco che spunta, sonnacchioso, con la sua caratteristica piccola testa e il corpo snello e flessuoso. Che tensione emotiva vederlo davvero, libero, reale, vicino. Verso la fine del giro, mentre stiamo per avviarci verso la strada d’uscita, quasi per caso si palesa ai nostri occhi il simba man, il re della foresta: un imponente leone maschio ci cammina incontro per un bel tratto. Restiamo come ipnotizzati. Poi si siede. Noi anche. Siamo stati veramente fortunati ad incontrarlo, dice Bryceson. Ne siamo convinti anche noi. La risalita della parete del cratere è ardua anche con una jeep a marce ridotte: ci lasciamo alle spalle uno dei luoghi più belli del mondo. Ce ne allontaniamo con nostalgia immediata.

Tanzania - Ngoro Ngoro - leone

Tanzania - Ngoro Ngoro - leone

Tornati al campo incontriamo un folto gruppo di italiani di Avventure nel Mondo, che non ci paiono poi così avventurosi visto che si stanno preparando da soli spaghetti De Cecco al Tonno Rio Mare (invece che dare qualche soldo ad un ragazzo tanzaniano che cucina cibo locale, per inciso). Mah…Brusco rientro tra il genere umano. Per fortuna scambiamo quattro chiacchiere con una coppia di ragazzi spagnoli molto simpatici : Berta e Santiago. Dividiamo una birra con loro in attesa della cena. Una luna quasi piena illumina il cratere, laggiù. Poi comincia a salire una fitta nebbia. Il freddo si fa pungente. Alle 8.30 siamo già chiusi in tenda.

Venerdì 8 settembre

Tanzania - ingresso al Serengeti

Tanzania - ingresso al Serengeti

Ci svegliamo ancora immersi nella nebbia e nell’aria gelida. Smontiamo le tende e dopo colazione ci rimettiamo in marcia, destinazione Serengeti. Un altro grande sogno si sta per realizzare. Strade sempre sterrate, testa fuori dalla jeep, cuore che batte a mille. Solita tappa all’ingresso del parco, fotografia di rito al gate e siamo dentro. Viaggiamo per un’ora scarsa per raggiungere il campsite che ci farà da base. Sulla strada le oramai solite ma sempre bellissime gazzelle, gli impala e una leonessa solitaria con radio collare che sfugge alla foto. Pazienza. Arriviamo al Dik Dik Camp Site, un vero basic camp site: niente acqua, niente elettricità, nessuna recinzione per la notte. Perfetto per noi. Giusto il tempo di scaricare la jeep e partiamo immediatamente per le prime ore nell’immenso parco del Serengeti, grande per intenderci come il Piemonte. Noi gireremo in lungo e in largo l’area di Seronera.

Tanzania - Serengeti - la savana

Tanzania - Serengeti - la savana

Percorriamo le piste che attraversano l’area in tutte le direzioni. Per oltre cinque ore ci perdiamo tra sottili strisce tracciate tra immense distese che si estendono a perdita d’occhio. La savana è bellissima: un mare giallo oro di lunghi e sottili fili d’erba attraversati dal vento dal quale spuntano le acacie contorte con la chioma ad ombrello e i giganteschi baobab. Una sottile polvere copre tutto, noi compresi. L’aria è calda, si possono percepire i profumi e i forti odori della natura. Il Serengeti è ancora diverso dagli altri parchi che abbiamo visitato. Qui si possono percorrere molti chilometri senza vedere nessun animale data la vastità dell’area, e questo rende gli incontri con loro, gli avvistamenti, ancora più emozionanti se possibile.

Tanzania - Serengeti - leopardo

Tanzania - Serengeti - leopardo

Nel lungo tragitto incontriamo piccole scimmie, babbuini, facoceri, iene, ippopotami, elefanti, zebre, gnu, gazzelle di tutti i tipi, giraffe, leoni, uccelli di tutti i colori possibili, struzzi. Poi Bryceson, collegato via radio con le altre guide nel parco, riceve una segnalazione e ci dirigiamo in una particolare zona: con fortuna inaspettata riusciamo a vedere, comodamente sdraiato su un alto ramo d’acacia, un bellissimo esemplare di leopardo. Grande fortuna davvero: sono animali notturni e l’avvistamento è molto raro.

Rientriamo al campsite nel tardo pomeriggio, ci “laviamo” con le salviette, Bryceson ci procura una birra a prezzo accettabile. Ci sembra di non poter desiderare nulla di più da questa giornata.

Tanzania - tramonto al Serengeti

Tanzania - tramonto al Serengeti

La natura invece ci regala un’ultima meraviglia: scende la notte e nel cielo sorge la luna piena. Il Serengeti si accende d’argento, la savana danza sull’onda di un vento sottile. Alla luce di una lampada a petrolio consumiamo la cenda davanti alla tenda. Prima di andare a dormire facciamo un’ultima tappa alle latrine: meglio evitare di uscire durante la notte. Qui gli animali sono padroni, noi gli ospiti. Illuminiamo infatti con la pila un jackal (una specie di coyote per intenderci) che si aggira nel campo. Ci chiudiamo in tenda e ascoltiamo il suono della notte africana: una iena se la ride vicino alla nostra tenda mentre poco distante dormono i leoni. Good night Serengeti

Sabato 9 settembre

Tanzania - Serengeti - leopardo

Tanzania - Serengeti - leopardo

Ci svegliamo molto presto per poterci godere ancora mezza giornata immersi nella natura selvaggia. La luce delle prime ore del mattino trasforma il Serengeti in una terra nuova e straniera: il giro di oggi ci sembra un’avventura completamente diversa rispetto a ieri. Oltre a reincontrare tutti gli animali di ieri ed altri ancora la fortuna ci regala un nuovo faccia a faccia con i leopardi: uno che fugge veloce dal ramo di un albero appena arriviamo e si perde nell’erba alta della savana e un secondo che invece possiamo osservare veramente da vicino, mollemente sdraiato tra l’erba. Percorriamo le piste in ogni direzione possibile, respirando l’aria ventosa, polverosa e calda di quest’alba del mondo e ci riempiamo gli occhi di cieli e orizzonti infiniti. Torniamo alla base con, impressi nel ricordo, centinaia, migliaia di animali in transito in questa magnifica terra, la loro terra, nella quale in certi momenti ci sentiamo degli intrusi.

Al pomeriggio partiamo, destinazione Mwanza e attraversiamo una parte del parco molto meno frequentata dai turisti. Più di tre ore di strada infame, tempestata di buche e dossi, vissuta tutta in piedi sui sedili con la testa fuori dal tetto della jeep: respirando l’aria bollente, cacciando le mosche tze tze, ubriacandosi di natura in mutamento e immobile al contempo, di savana bruciata, di retroguardie di migrazioni, di nuvole in fuga nel cielo. Usciamo dal parco sapendo che un pezzo del nostro cuore è rimasto lì, seppellito sotto un’acacia.

Montiamo il campo per la notte in un bel campsite appena fuori dai confini del parco. A cena conosciamo tre viaggiatori tedeschi diretti verso il Kenya. Due di loro sono persone di dubbio gusto. Cerchiamo di evitarli il più possibile. Non importa, la precedente notte di luna piena al Serengeti ci ha talmente colmato cuore, testa, occhi, stomaco di una bellezza sublime che poco ci scalfisce. Mangiamo, chiacchieriamo fino a tardi con Bryceson, andiamo a dormire. Tutto qui.

Verso il Tanganica

Domenica 10 settembre

Tanzania - Mwanza - lago Vittoria

Tanzania - Mwanza - lago Vittoria

La sveglia per partire è molto presto: verso le 6.30 siamo già in viaggio. Bryceson e Hamadi ci devono portare fino a Mwanza e poi ripartire per tornare ad Arusha in giornata. Per loro si tratta di un viaggio di oltre dieci ore su strade difficili e faticose. Dopo pochi minuti di jeep ci appare il lago Vittoria, un vero mare di acqua dolce. Il paesaggio cambia continuamente, restiamo incollati ai finestrini per non perderci nulla. Arrivati a Mwanza prendiamo alloggio in un hotel di buon livello per concederci qualche agio. Ci accomiatiamo da Bryceson e Hamadi con vero dispiacere. Sono stati giorni bellissimi e intensi, vissuti fianco a fianco con loro. Bryceson è una persona veramente speciale, intelligente, curiosa, spiritosa. Chissà se un giorno riusciremo a reincontrarci.

Tanzania - Mwanza

Tanzania - Mwanza

Dopo aver comprato i biglietti del bus per la partenza di domattina alla volta di Tabora lasciamo il 90% dei vestiti alla lavanderia e ci incamminiamo per la città. Mwanza è molto grande rispetto ai villaggi che abbiamo visto fino ad ora (Arusha a parte). Qui i turisti sono veramente pochi, ci stiamo spingendo verso l’ovest della Tanzania, fuori dalle rotte più battute. L’atmosfera ci pare un poco più aspra, meno accogliente, ma probabilmente è solo una nostra senssazione. Arriviamo a piedi fino al porto, fino ad un’ansa dove campeggiano grandi e curiose formazioni rocciose rifugio di decine di grossi ibis. Due ore di cammino sotto il sole cocente ci stordiscono: torniamo all’albergo e ci piazziamo sulla terrazza bar: qualche birra, qualche sigaretta, qualche foto rubata dall’alto. Un po’ di riposo per far arrivare l’ora di cena. Mangiamo in albergo, cucina africana e indiana. Poi ci ritiriamo nei nostri appartamenti.

Lunedì 11 settembre

Tanzania - alba a Mwanza

Tanzania - alba a Mwanza

La notte trascorre un po’ agitata. In stanza fa molto caldo, il condizionatore romba come un jet al decollo e dobbiamo spegnerlo, di aprire le finestre non se ne parla: fuori ci sono truppe di zanzare in tenuta d’assalto. Abbiamo la sveglia alle 5.00 a.m. e Sigfrido passa metà della notte sul cesso mentre Valeria si gratta le punture d’insetto e suda nel letto per i crampi allo pancia. Per fortuna nulla di grave, al mattino riusciamo a stare in piedi. Soltanto una cena troppo elaborata per i nostri stomaci abituati da due settimane al cibo sano e genuino. Alle 5.30 siamo pronti per partire, dopo aver rifatto gli zaini per l’ennesima volta. Geko, il tassista amico di Bryceson che abbiamo conosciuto ieri ci è venuto a prendere e ci porta alla stazione dei bus: Mohamed Transportation. E’ ancora buio ma la città è già in movimento. Il bus stracolmo parte in orario alle 6.00 a.m. e, tra brevissimi tratti di strada asfaltata e lunghi tratti sulle solite piste polverose di terra rossa in circa sette ore siamo a Tabora, esausti soprattutto per l’orrenda musica che ci hanno propinato a tutto volume e per tutto il viaggio. Durante il tragitto facciamo due soste alla stazione dei bus di due villaggi un poco più grandi di quelli che vediamo scorrere veloci dal finestrino: le stazioni sono il solito delirio di venditori e compratori.

Tanzania - Mwanza

Tanzania - Mwanza

Ci viene in mente all’improvviso che oggi è l’ 11/09 e noi siamo gli unici due bianchi a viaggiare su un bus della Mohamed Trans. In un mondo alla rovescia potremmo essere additati come possibili terroristi! Amenità a parte, la gente è invece molto cordiale con noi due Mzungu. Arriviamo a Tabora giusto per scoprire che il treno per Kigoma che dovevamo prendere non passerà più questa sera ma, probabilmente, domattina verso le sette. Compriamo i biglietti, cambiamo qualche traveller cheques in banca e gironzoliamo un po’ per Tabora che si rivela essere una piccola cittadina molto bella, con un’atmosfera pacata e piacevole. Ci sistemiamo all’Orion Tabora Hotel. Per una cifra ridicola alloggiamo in un posto magnifico: giardini con animali in libertà, hall “esotica”, stanze con patio e letto a baldacchino. Godiamoci il bello, domani si parte di nuovo all’alba e si viaggia in seconda classe su un treno a scartamento ridotto! Sempre che parta, s’intende…

Martedì 12 settembre

Tanzania - aspettando il treno per Kigoma

Tanzania - aspettando il treno per Kigoma

Forse per eccesso di precisione e previdenza ci svegliamo alle sei del mattino, riempiamo gli zaini, facciamo colazione e ci incamminiamo a piedi verso la stazione. Il treno, dicono, dovrebbe arrivare e partire verso le 7.30. Speriamo. Incontriamo mescolato alla folla variopinta un altro Mzungu: Marcos, dall’Argentina. Facciamo conoscenza e una seconda colazione insieme e alle otto saliamo sul treno, che nel frattempo è arrivato. La stazione è affollatissima di gente, colori, odori, mercanti, mendicanti, vecchi, bambini. Il treno non ne vuole sapere di partire e decide di muoversi solo verso le 10.30. Dobbiamo percorrere circa 350 km e ci metteremo più o meno dodici ore, arrivando a Kigoma a questo punto verso le dieci di sera. Un viaggio interminabile ma bellissimo.

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Il paesaggio che vediamo dai finestrini è come un film che non ci si stanca mai di guardare. Passiamo molto tempo a scambiare parole con Marcos: lui viaggia da solo già da molti mesi per tutta l’Africa. Passa da un paese all’altro per visitare i campi profughi. E’ laureato in diritto internazionale e ha scelto di lasciare il lavoro per conoscere di persona la realtà. E’ un ragazzo allegro, intelligente, curioso, coraggioso. La giornata trascorre tra chiacchiere, pranzo, conoscenze e amicizie varie con i compagni di viaggio che pare essere senza fine. Arriviamo finalmente a Kigoma, sulle rive del lago Tanganica, alle dieci di sera: siamo stanchi, sporchi e la giornata non è ancora finita. Prendiamo un taxi insieme a Marcos e ci facciamo lasciare alla pensione che abbiamo scelto sulla guida. Lui prosegue per un’altra guest house e ci salutiamo con la promessa di rivederci l’indomani. Entriamo fiduciosi: peccato che il tizio alla reception ci accoglie con un irremovibile: “no room, full booking…”.

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

E adesso? E’ buio, sono due giorni che non ci laviamo, Kigoma è grossa come un lavandino e pare che tutto sia anche altrove. Come può essere? Pare che da domani e per tre giorni si terrà proprio qui una conferenza nazionale sull’acqua, con ministri vari. Perfetto. Tentiamo di telefonare ad altri hotel con esito negativo. Con un colpo da maestro Sigfrido decide di restare incollato al nostro uomo: alternando pianto greco e promesse di mancia chiediamo di trovarci una soluzione di fortuna in qualsiasi modo, tanto siamo muniti di sacco a pelo e zanzariera. Anche un pavimento ci va bene. Otteniamo un rifugio per la notte: ci sistemano nella casetta/magazzino accanto alla pensione, dormitorio degli operai che la stanno ristrutturando. Sacco e zanzariera si rivelano molto utili: le lenzuola sono inquietanti e la stanza è un covo di mosquitos; Il bagno è al fondo del garage: non potersi fare la doccia è un duro colpo, non ci resta che rifugiarci nel sonno. Domani qualcosa accadrà.

Mercoledì 13 settembre

Ci svegliamo acciaccati ma comunque pronti ad affrontare il nuovo giorno. Ci alziamo e tentiamo di uscire dalla stanza per andare al gabinetto ma…uno degli operai (ignaro della nostra presenza) ci ha chiusi dentro! Questo ci sembra troppo, dobbiamo anche pisciarci nei pantaloni? Quando riusciremo ad uscire da qui? Presi da un attacco di semi isteria cerchiamo di sfondare la porta, facendo un tale rumore che per fortuna qualcuno ci sente e ci libera. Dio, o Allah, sia lodato. Il nostro amico della reception ci porta due secchi d’acqua per lavarci, sempre nel garage naturalmente; Non osiamo tanto e ci sciacquiamo giusto la faccia. Dopo colazione andiamo in giro per Kigoma per cercare di capire se, come da nostro progetto, possiamo raggiungere il Mahale National Park o se dobbiamo rinunciare. Bastano pochi scambi di informazioni per capire che ci dobbiamo rassegnare.

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Il Mahale N.P. è fuori dalla nostra portata: o servono molti soldi per raggiungerlo con i voli charter o serve molto tempo per aspettare l’unica nave che passa una volta a settimana sul lago Tanganica e si ferma a Kigoma. Noi non abbiamo né gli uni né l’altro. Un po’ avviliti, cerchiamo a questo punto il modo per lasciare Kigoma. All’ufficio della Precision Air ci liquidano con un altro “full booking” fino al 20 di settembre, alla stazione dei treni ci dicono lo stesso, ma fino addirittura al 24. Siamo bloccati sul lago Tanganica. Ricordo che non ci laviamo da giorni. La nostra sopportazione sta raggiungendo un punto critico. Che fare? La guida suggerisce di raggiungere l’unico hotel a 4 stelle sulla collina: lì si possono trovare passaggi su charter privati se si ha fortuna. Così facciamo: siamo ricevuti da un gentilissimo e professionale direttore indiano che in poco tempo ci trova due biglietti aerei della Precision Air facendo semplicemente una telefonata e spacciandoci come clienti del suo lussuoso hotel. Tutto il mondo è paese.

Per ricambiare la cortesia decidiamo di investire qualche soldo e offrirci realmente come ospiti per una notte: l’hotel è caro ma ci sembra il minimo. Presa la decisione già ci immaginiamo finalmente sotto la doccia di uno dei bungalow super lusso con giardino e vista sul lago, o a nuotare nella bella piscina all’aperto all’ombra degli alberi. Destino beffardo: il direttore accetta ma l’hotel è al completo (e ti pareva), come tutti in città. Accettiamo la sua offerta alternativa: una stanza in un edificio fuori dal cancello dell’hotel, dove di solito dorme lo staff. Va bene; Bagni in comune ma almeno potremo lavarci, urge, necessita, è impellente! Ci sistemiamo nella stanza spoglia e…incredibile, dai tubi della doccia comune non esce nulla. Chiediamo aiuto, aspettiamo. Alle 17.30 ancora non è successo nulla. Oramai emaniamo l’odore di una discarica abusiva. Abbiamo appuntamento con Marcos giù in città, dobbiamo andare. La doccia continua a restare un miraggio.

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Tanzania - Kigoma - lago Tanganica

Scendiamo dalla collina e ci andiamo a bere una birra godendoci il tramonto sulla spiaggia in riva al lago Tanganica con il nostro amico argentino. Anche lui ieri sera ha duramente faticato a trovare da dormire ed è finito in una topaia tipo la nostra dopo aver rischiato la rissa con il taxista troppo esoso. Decidiamo di mangiare insieme la cena e finiamo per caso in un bellissimo bar ristorante locale con un giardino pieno di gente ai tavoli improvvisati. Nel giardino ci sono tanti piccoli chioschi dove è possibile ordinare e farsi cucinare da mangiare, il bar fornisce le bevande. Sigfrido e Marcos si fanno preparare mezzo chilo di carne di capra che è appesa ad un gancio ricoperta di mosche ma che pare succulenta dopo essere stata arrostita. Io mi faccio preparare una frittata con le patate. La cena è buonissima, facciamo lunghe chiacchiere con persone che conosciamo sul momento. Una bella serata.

Verso mezzanotte torniamo all’hotel sulla collina, sempre nel miraggio di una doccia. Illusi. Dai tubi continua a non uscire nulla. Sigfrido questa volta si arrende, esausto (o forse ammorbato dal suo stesso olezzo mentre Valeria opta per l’attacco frontale. Attraversiamo il cortile e assaliamo il portiere di notte con fare determinato e tono alterato: “no water in our room! Please, help us!” Il portiere si scusa e dopo dieci minuti un cameriere mortificato ci corre incontro…con due bottigliette da mezzo litro di acqua minerale. Decisamente non ci siamo capiti. Poi la sentenza: “ ah, l’acqua per la doccia intendevate…no, dove dormite voi non c’è”. Attimo di panico. Poi la necessità aguzza l’ingegno. Chiediamo furbescamente: “Avete la piscina, vero? Perfetto, noi andiamo a fare un bagno e a lavarci nelle docce della piscina. Grazie. Arrivederci.”. I camerieri stupiti non osano protestare. Dieci minuti dopo attraversiamo la hall muniti di asciugamano, sapone, ciabatte. Passiamo attraverso il giardino ed entriamo in piscina. Una delle più belle docce a memoria d’uomo!

Giovedì 14 settembre

Oggi sarà una semplice giornata di spostamento, senza particolari degni di nota. Dobbiamo attendere metà giornata prima della partenza del nostro volo. Dopo un veloce giro in città passiamo il resto delle ore ai bordi della piscina, in relax completo. Alle tre del pomeriggio chiamiamo un taxi e raggiungiamo il piccolissimo aeroporto di Kigoma;: voliamo verso Dar es Salaam. Arriviamo che oramai è buio, facciamo ancora in tempo a comprare i biglietti per il giorno seguente destinazione Zanzibar. Troviamo alloggiamo in una pensione in città decisamente di scarsa qualità. Un boccone subito fuori dalla pensione, quattro chiacchiere con un gatto petulante e sporco come una marmitta e poi buonanotte a questo mondo e a quell’altro.

Zanzibar

Venerdì 15 settembre

Tanzania - Zanzibar

Tanzania - Zanzibar

La sveglia suona alle 5.00 a.m. ma siamo ben contenti di lasciare questa stanza per volare verso Zanzibar. Il nostro volo è il primo del mattino e alle 7.30 siamo già atterrati nell’isola delle spezie. La trasvolata è durata circa un quarto d’ora, veramente poco. Contrattiamo con l’ennesimo tassista per farci portare in città, a Stone Town. La città vecchia è molto bella e piena di atmosfera ma noi dobbiamo innanzitutto dedicarci a risolvere una serie di faccende: aspettiamo l’apertura di un ufficio di cambio perché abbiamo quasi finito i soldi, con i soldi compriamo i biglietti per il volo di ritorno previsto per il giorno 21 e prenotiamo la notte del 20 settembre in un albergo di Stone Town. Ora possiamo cercare di raggiungere la costa est dell’isola. Abbiamo scelto per i nostri giorni di mare e relax la zona meno turistica. Ci accordiamo con il taxista che accetta di portarci a Jambiani per una cifra ragionevole.

Tanzania - Zanzibar - Mount Zion - la nostra casa

Tanzania - Zanzibar - Mount Zion - la nostra casa

Attraversiamo le periferie di Stone Town, piccoli villaggi, zone di folta foresta tropicale. Dopo Paje finisce la strada asfaltata: ecco, qui ci piace già di più. Arriviamo dopo circa un’ora e mezza di auto. Con i suggerimenti della guida e l’istinto di Sigfrido scegliamo un posto veramente bello: Mount Zion. Bungalow sulla spiaggia con piccolo patio e vista Oceano Indiano, giardino selvaggio e lussureggiante sulla spiaggia, solo sabbia per terra, palme, fiori, conchiglie, amache, un bungalow-bar senza pareti con tanto di barista simpatico, musica reggae, libri a disposizione, e poi ancora cani, bambini, cocchi, succhi di frutta fresca, gechi, notti stellate, barriera corallina…qui ci fermeremo sicuramente per un po’.

Da sabato 16 a martedì 19 settembre

Tanzania - Zanzibar - le treccine

Tanzania - Zanzibar - le treccine

Realmente Mount Zion è un posto speciale. Il proprietario è un giovane tanzaniano che sembra un giamaicano, con moglie svedese e due splendide bambine. L’atmosfera è decisamente easy e accogliente (anche se il furbo Zion in persona controlla tutto e tutti come un vero manager d’assalto). La spiaggia non è una delle più belle della costa, per via delle maree, ma sono dettagli. Alla vista tutto è talmente bello da togliere il fiato. I venditori locali on the beach parlano un mezzo italiano (Zanzibar pare una nostra colonia!), oltre all’inglese e sono tutti gentili e non troppo insistenti. In questi giorni di puro riposo riusciamo a comprare collane, braccialetti, quadri, a farci fare massaggi e Valeria pure le treccine con l’extention: tre ore di lavoro per due donne, che poi diventano quattro, poi cinque, tutte attorno alla stessa testa, e parlano tra loro in swaili e ridono e non finiscono mai!

Tanzania - Zanzibar - la raccolta delle alghe

Tanzania - Zanzibar - la raccolta delle alghe

Conosciamo svariati venditori maasai con vestiti tradizionali e cellulare alla cintola, improvvisati organizzatori di tour non meglio precisati che si presentano con i nomi di Felice, Mauro, Pino Daniele, Nino D’Angelo…mah, e dire che non ci siamo neppure fatti le canne. Naturalmente, restando finalmente stanziali per qualche giorno, facciamo delle belle amicizie: al Mount Zion conosciamo Antonio e Laura due ragazzi della Sardegna qui in viaggio di nozze. Con loro dividiamo colazioni, pranzi e cene., cocktail e birre al bungalow-bar nelle notti ventose, risate e tentativi di snorkelling in un mare troppo agitato per poter offrire la vista di qualsivoglia fondale.

Dividiamo soprattutto la promessa di rivederci, magari in Sardegna, dove prima o poi Sigfrido deve mettere piede dopo aver visto mezzo mondo. Sambiamo anche racconti e parole con una coppia di mezza età del Belgio che si sta riposando come noi dopo aver sceso il Kili. Complimenti! Il secondo giorno di permanenza conosciamo Marina, Andrea e Silvana di Roma. Alloggiano al Kipepeo, ad un chilometro e mezzo da noi via spiaggia. Anche con loro stringiamo immediatamente amicizia e ci scambiamo l’ospitalità: una sera loro a cena da Zion, una sera noi a cena da Kim, il gestore del Kipepeo.

Tanzania - Zanzibar - il beach bar del Mount Zion

Tanzania - Zanzibar - il beach bar del Mount Zion

Trascorrono quattro giorni di tempo lento, bellissimi: sveglia alla luce dell’alba, frutta fresca nei piatti a colazione, lunghe camminate sulla spiaggia alla luce della luna (e della pila) con una infinità di stelle sopra la nostra testa e migliaia di granchi sotto i nostri piedi, cene e pranzi in family restaurant sulla spiaggia dove spesso siamo gli unici avventori, devi ordinare cosa mangiare il giorno prima e farti tu il conto. Al bar battuto dai venti oceanici James, il barman, che saltella tra una birra e un cocktail, Polpetta (un magnifico micro cane) che dorme e gioca tra i nostri piedi, Cecilia, la cameriera e tuttofare del Mount Zion, gentile e con la testa tra le nuvole che vaga qua e là. Time to stay, no problem, akuna matata.

Il congedo dal Mount Zion è degno di una piccola nota: alla sera Zion ci offre un cocktail da aggiungere a quelli che abbiamo già ordinato. Si aggregano anche Antonio e Laura e la serata finisce a tequila, sale e lime. Meno male che nei quindici giorni trascorsi tra Kilimanjaro e safari siamo stati morigerati! So Long, Africa

Mercoledì 20 settembre

Tanzania - Zanzibar - la gita tra le spezie

Tanzania - Zanzibar - la gita tra le spezie

Eccoci al momento di partire. Lasciamo Mount Zion con una fitta nel cuore, anche se oggi la giornata sarà piena. Alle 9.00, ricompattati i nostri zaini, partiamo con Marina, Andrea, Silvana, Laura e Antonio per Stone Town e per il tour delle spezie. A fine giornata noi ci faremo lasciare in città mentre loro torneranno alla base. Un’ora circa di minibus e siamo alle piantagioni. Il piccolo tour si rivela bello e molto interessante: ci immergiamo in una foresta di fiori e fitta vegetazione e scopriamo con meraviglia la vera forma in natura di molte piante e spezie che siamo soliti usare senza conoscere veramente. Possiamo vedere e toccare e cogliere e annusare il pepe, il coriandolo, la noce moscata, i choidi di garofano, lo zenzero, la cannella, i frutti che diventano un sapone, le bacche che si usano come rossetto, i fiori da cui è estratta l’essenza per profumi come il mitico Chanel n° 5, i peperoncini infuocati, le bacche del caffè.

Tanzania - Zanzibar - le spezie

Tanzania - Zanzibar - le spezie

Un’orgia per il naso e per gli occhi. Alla fine del tour ci viene offerto un ottimo pranzo preparato con le spezie, che consumiamo seduti a terra sotto un portico tra le galline. Torniamo a Stone Town e restiamo ancora qualche ora con i nostri amici a girovagare per la città vecchia. Alle quattro del pomeriggio ci salutiamo: loro tornano nel paradiso di Jambiani ma, sinceramente, anche qui non è niente male! Prendiamo alloggio al bel Clove Hotel, proprio dietro il vecchio forte arabo. L’albergo ha una splendida terrazza-bar che domina i tetti della città. Verso sera usciamo alla ricerca di un posto per mangiare che scegliamo a caso e dopo una cena non degna di nota ci ritiriamo di buon ordine.

Giovedì 21 settembre

Tanzania - Zanzibar - Stone Town

Tanzania - Zanzibar - Stone Town

Oggi abbiamo tempo fino alle tre del pomeriggio per girovagare senza meta tutta Stone Town. Percorriamo in lungo e in largo gli stretti vicoli della città vecchia, ci spingiamo fino al bellissimo e incredibilmente affollato mercato ai margini della zona centrale. Tra decine di fotografie, una birra e un po’ di cibo si fa l’ora di partire verso Dar es Salaam e poi ad Arusha, per recuperare la parte di bagaglio che abbiamo lasciato in custodia ai nostri amici del Maasai Expedition. Volo più volo più bus e alle nove circa di sera siamo nuovamente nello stesso hotel del primo giorno di viaggio. Loth e Praygod ci aspettano lì con le nostre cose. Ci abbracciamo e ci scambiamo la promessa di restare in contatto. Siamo stanchi e decidiamo di mangiare un piatto veloce al ristorante dell’hotel senza uscire: Ah! Ah! Africa, pole pole, piano piano. Aspettiamo più di un’ora di orologio la cena. Ma che importa, siamo ad Arusha, il Monte Meru ci sovrasta avvolto dalle nuvole, mentre qualche chilometro più avanti il Mawenzi e il Kilimanjaro cancellano con il vento gelido, silenziosi e implacabili, le nostre impronte di qualche settimana fa.

Venerdì 22 settembre

Tanzania - Zanzibar - Stone Town

Tanzania - Zanzibar - Stone Town

Sigfrido si alza all’alba per comprare i biglietti del bus che oggi ci riporterà a Dar es Salaam: la nostra permanenza ad Arusha è stata veramente molto breve. Ricostruire gli zaini con il bagaglio al completo è molto complicato. Alla fine pesano come due vacche gravide che carichiamo comunque sulle spalle rischiando di ribaltarci. Ci trasciniamo fino alla stazione dei bus che grazie a dio è vicina. Alle 8.30 il bus parte in perfetto orario e imbocchiamo la strada per Dar; Lasciamo Arusha, passiamo per Moshi, per poi proseguire chilometro dopo chilometro per un apparente e sterminato nulla. Prima sosta verso l’ora di pranzo, per soli quindici minuti circa e poi si riprende la strada. Il viaggio è interminabile o almeno così ci appare. Qualche sosta ogni tanto, carico e scarico di sacchi, qualcuno che scende, qualcuno che sale. Verso le sei di sera riusciamo a raggiungere Dar es Salaam stanchi, sudati e affamati. Ci vogliono circa due ore per arrivare ad un albergo tra soste alla stazione centrale, raggiungimento dell’ultima fermata del bus , taxi per l’hotel. Troviamo da dormire in una specie di convitto universitario discretamente squallido, ma per ora va bene. Cena veloce appena fuori dall’albergo e domattina ci pensiamo. Promesso. Domani.

Sabato 23 settembre

Tanzania - Zanzibar - Stone Town - il mercato

Tanzania - Zanzibar - Stone Town - il mercato

Di nuovo Sigfrido si sveglia all’alba e parte per la missione M.N.U.G.T ovvero “miglioriamo il nostro ultimo giorno in Tanzania”. Dopo aver vagato per circa un’ora e mezza ed essersi pure perso per la città, riesce a trovare e prenotare immediatamente una stanza in un hotel un poco più accogliente, con tanto di piccolo giardino interno. Facciamo colazione e ci trasferiamo immediatamente. Appena arriviamo prendiamo possesso della nostra bella stanza poi una doccia, poi una sigaretta in giardino, poi collegamento ad internet, poi un pisolino, poi un’altra doccia, poi una birra…arriva l’ora di cena. Facciamo qualche parola con un ragazzo svizzero che è qui da sei mesi per lavoro: musica, politica, storia; A ruota libera. Si fa l’ora di andare a dormire. Ultima notte sotto ad un cielo africano.

Domenica 24 settembre

Ancora una sveglia all’alba: alle 6.20 già facciamo colazione e alle 7.00 siamo in aeroporto. Espletiamo le varie pratiche di rito e alle 8.30 ci imbarchiamo. Un poco di ritardo e alle 9.30 si decolla. Arrivederci Africa: scorrono veloci sotto di noi, laggiù, Zanzibar, il Kilimanjaro, il Monte Kenya, i deserti del Darfur, del Sahara, della Libia, le coste del Mediterraneo, la Sicilia, l’Etna, il mare Mediterraneo, La Sardegna, le Alpi (fateci scendere…fateci scendere…siamo arrivati! No, eh? Peccato), l’Europa centrale, l’Inghilterra. Ora dobbiamo tornare indietro. Due ore di attesa ad Heatrow e poi ci imbarchiamo per l’ultima tratta del viaggio. Atterriamo a Milano Malpensa, recuperiamo i bagagli, usciamo all’aria aperta: piove.

Tanzania:

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