Tag: Peru



6 gen 10

La Corte Suprema del Perù ha confermato la condanna a 25 anni di carcere per Alberto Fujimori, l’ex presidente. Fujimori è stato riconosciuto colpevole di violazione dei diritti umani commesse tra il 1990 e il 2000 durante il suo lungo mandato. La Corte ha riconosciuto la validità del processo di primo grado che definiva certa la responsabilità di Fujimori per i massacri di civili che gli “squadroni della morte” perpetrarono negli anni della sua presidenza e che stroncarono nel sangue la guerriglia del gruppo Sendero Luminoso in particolare. La sentenza di colpevolezza va ad aggiungersi alle precedenti che vedevano l’ex presidente condannato per varie violazioni tra cui peculato.







26 nov 09

Una suggestione di molti anni fa…







15 nov 09

Info sui paesi visitati

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INDONESIA


www.tourismindonesia.com - Portale turistico

www.thejakartapost.com – Il quotidiano + diffuso

flags_of_Fiji-IslandsFIJI


www.fiji.gov.fj – Ottimo sito del governo con molte info

www.fijitimes.com – Lo storico giornale Figiano

flags_of_SamoaSAMOA


www.samoa.travel – Portale turistico istituzionale

www.samoanews.com – Giornale on-line stile Samoa!

flags_of_PeruPERU


www.peru.info – Sito istituzionale

www.elcomercio.pe – Fondato nel 1839

flags_of_BoliviaBOLIVIA


www.bolivia.com – Ottimo portale informativo

www.eldiario.net - Periodico Boliviano

flags_of_IrelandIRLANDA


www.discoverireland.ie – Portale turistico ufficiale

www.aranislands.ie - Info sulle isole Aran

flags_of_TanzaniaTANZANIA


www.tanzaniaparks.com – Sito ufficiale dei Parchi Nazionali

www.kiliporters.org – Trekking responsabile

CENTRO AMERICA:

flags_of_GuatemalaGUATEMALA


www.guatemala.gob.gt - Sito istituzionale del Guatemala

flags_of_BelizeBELIZE


www.belize.gov.bz - Sito istituzionale del Belize

flags_of_El-SalvadorEL SALVADOR


www.presidencia.gob.sv - Sito istituzionale di El Salvador

flags_of_NicaraguaNICARAGUA


www.intur.gob.ni - Portale turistico istituzionale del Nicaragua

flags_of_HondurasHONDURAS


www.honduras.com – Info sull’Honduras

flags_of_Costa-RicaCOSTARICA


www.casapres.go.cr - Sito istituzionale del Costarica

flags_of_PanamaPANAMA


www.presidencia.gob.pa – Sito istituzionale di Panama

dgflagflat_sm GALLES

www.walesinfo.com – informazioni sul Galles

flags_of_VietnamVIETNAM


www.chinhphu.vn – Sito istituzionale del Vietnam







13 nov 09

Per ogni viaggio, per ogni paese visitato, ci siamo gustati una o più birre locali. Che vi consigliamo assolutamente. E che qui di seguito ricordiamo.

Alcune più buone, alcune meno, altre assolutamente indimenticabili come la mitica Vailima di Samoa.

La particolarità della birra è che, pur essendo una bevanda universale, ancora non si è fatta mangiare dall’omologazione delle multinazionali e, ancora oggi, paese che vai…birra che trovi!

Enjoy!

Bintang - Indonesia

Bintang - Indonesia

Pacena - Bolivia

Pacena - Bolivia

Arequipena - Peru

Arequipena - Peru

Cusquena - Peru

Cusquena - Peru

FijiBitter - Fiji

FijiBitter - Fiji

Vailima - Samoa

Vailima - Samoa

guinness - Irlanda

Guinness - Irlanda

Kilimanjaro - Tanzania

Kilimanjaro - Tanzania

Safari - Tanzania

Safari - Tanzania

Serengeti - Tanzania

Serengeti - Tanzania

Gallo - Guatemala

Gallo - Guatemala

Belikin - Belize

Belikin - Belize

Pilsener - El Salvador

Pilsener - El Salvador

Tona - Nicaragua

Tona - Nicaragua

imperial - Costarica

Imperial - Costarica

Balboa - Panama

Balboa - Panama

Halida - Vietnam

Halida - Vietnam

Hanoi - Vietnam

Hanoi - Vietnam







10 ott 09

mappa del Perù

18 agosto 2002 – Copacabana – Lago TiticacaPuno – Isole degli UrosCuzco

19 agosto 2002 - Cuzco – OllantaytamboAgua Caliente con bus e treno

20 agosto 2002 – da Aguas Calientes a Machu Pichu – ritorno a Cuzco in treno – in giro per Cuzco – Saxahuayman

21 agosto 2002 – da Cuzco a Arequipa in aereo – in giro per Arequipa

22 agosto 2002 – da Arequipa a Chivay – Canon del Colca in bus

23 agosto 2002 – Canon del Colca – ritorno ad Arequipa in bus

24 agosto 2002 – in giro per Arequipa – Monastero di Santa Catalina – partenza di notte per Nazca in bus

25 agosto 2002 – Nazca – tour aereo sulle linee di Nazca – in giro per Nazca

26 agosto 2002 – da Nazca a Pisco in bus

27 agosto 2002 – Riserva Nazionale di Paracas  - Isole Ballestas in barca

28 agosto 2002 – da Pisco a Ica in bus – in giro per Ica – dune di sabbia

29 agosto 2002 – da Ica a Lima in bus

30 agosto 2002 – in giro per Lima – volo notturno per l’Italia via Caracas

Immagini Perù

Perù – il diario







3 ott 09

Volare sul Mistero: Nazca

Approdo a Nazca

Nazca - l'aereoGiungere a Nazca dopo un viaggio di molte ore su un bus peruviano che percorre centinaia di chilometri nel nulla è un’esperienza straniante: la piccola cittadina tanto sognata sorge in mezzo ad una zona desertica e piatta senza, al primo sguardo, alcuna attrattiva. Le vie polverose e semideserte del paese hanno un’aria povera e dismessa, confusa e grigia. Nulla a che vedere con i colori del Peru conosciuto sui libri e costruito nel sogno. I segni del terribile terremoto del 1996 sono ancora molto evidenti. Se non si hanno troppe pretese si può trovare alloggio in uno dei tanti motel lungo la strada, stanze spartane e pulite, doccia fredda e vista sugli orti popolati da centiania di galli stonati e malinconici. Alla reception un vecchio portiere con il viso scavato nella pietra consegna la chiave distratto, sulla parete di fronte un orologio fermo segna per sempre le cinque. Si compila il registro rosicchiato negli anni dai topi e ci si prepara ad una delle esperienze più incredibili che si possano fare nella vita: volare sui misteriosi segni di Nazca.

Ora o mai più

I taxi che percorrono instancabili le vie del paese sono perennemente a caccia di turisti. Dopo neppure mezz’ora di strada si raggiunge l’aeroporto, sito poco fuori città, dal quale si involano i piccoli aerei da turismo. Sul lato destro della carretera sorge un piccolo museo e l’ufficio dove prenotare e pagare il volo; sulla sinistra, dietro a una lunga rete metallica a perdita d’occhio, la pista di decollo e si spera atterraggio. Nella hall del museo, a disposizione di tutti i visitatori, viene offerta la proiezione di un documentario sulla storia dei misteriosi segni, sulla loro scoperta e sul loro studio (opera soprattutto della tedesca Maria Reiche, vissuta e morta a Nazca, qui una vera istituzione) e sulle varie ipotesi che si sono fatte negli anni sulla loro origine.

Una volta pagato il biglietto per il volo (piuttosto caro, ma giustamente) ci si incammina a piedi verso la pista, lungo la quale sono collocati alcuni “chioschi-hangar” che contengono i minuscoli aerei. Un improvvisato steward di terra in canottiera divide i turisti in gruppi formati da due a quattro persone a seconda della dimensione dell’aeromobile (e dei turisti). Di solito qui si incomincia a fare testamento. Si sale a fatica sulla libellula d’acciaio assegnata, ci si allacciano le cinture e si firma il testamento appena vergato. Il pilota assomiglia a Magnum PI, grossi baffoni neri, mostrine luccicanti sulla divisa immacolata, cuffie di dimensione inaudita, stile DJ primi anni ottanta. Dopo aver lanciato uno sguardo alla terra sotto le ruote, si spera non per l’ultima volta, il pilota si volta verso i passeggeri, sorride e si rigira verso il cruscotto: ora, visto da dietro, con le sue cuffie calate sulle orecchie, pare un enorme Mickey Mouse. Speriamo nella stessa precisione. L’aereo comincia a rullare sulla pista, (curioso: pare di stare su un motorino, peccato che questo poi prenda il volo…) spinge i motori al massimo, si lancia lungo la striscia di terra e….. ora o mai più!

La mappa del sogno

Le linee di NazcaDopo un attimo di terrore nell’esatto istante del distacco da terra la paura scompare per lasciare il posto all’emozione del volo. Solo su piccoli aerei come questi si può percepire la vera magia di volare, sospesi come uccelli nell’aria, guardando la terra da un’altra sorprendente prospettiva, sentendo la corrente dei venti che ti sposta, ti sostiene, per alcuni istanti ti lascia cadere per poi riprenderti subito. Si vola verso il deserto, sopra altipiani brulli e ampie distese di nulla. La terra laggiù è grigia e marrone, bruciata di sole, pietrosa come la luna. Gli occhi cercano instancabili  di scorgere il primo segno, la prima traccia del mistero. Come dal nulla nella massa confusa di segni sul terreno ecco che all’improvviso compare una forma. L’aereo si piega da su un’ala per poter meglio vedere: laggiù per centinaia di metri si spiegano le immense ali di un condor che pare riflettere il nostro sguardo in volo, più in là una gigantesca lucertola di 180 metri sonnecchia al sole del deserto, a destra, laggiù, il colibrì dal lungo becco  dorme accanto al ragno, il cane e la scimmia dalla lunga coda arrotolata si stagliano tra lunghe linee rette a perdita d’occhio. Sotto la parete di una montagna ecco comparire il misterioso disegno dell’astronauta, figura umana che pare provenire dal futuro. Le figure da terra sono impercettibili,  ottenute semplicemente spostando le pietre desertiche ai lati delle linee, scoprendo così la terra più chiara e creando in tal modo i disegni. La perfezione geometrica e delle proporzioni cattura lo sguardo. Come potevano i popoli Paracas e Nazca tra il 900 a.C. e il 600 d.C. realizzare opere così perfette e complesse e come potevano soprattutto goderne? C’è chi dice che conoscessero già allora l’arte del volo in mongolfiera, c’è chi sostiene siano calendari astronomici per l’agricoltura, chi le spiega come camminamenti rituali, chi addirittura sostiene siano piste di atterraggio per civiltà extraterrestri: queste ed altre ancora sono le ipotesi formulate nel corso degli anni attorno alle linee di Nazca. Siano quel che siano, da quassù, con lo sguardo del falco, sono l’incredibile, magica e affascinante mappa di un sogno.

The Grumpy’s

L’eco dell’emozione per questa esperienza fatica a spegnersi e una volta tornati a terra si stenta a riprendere contatto con la realtà.  Bisognerebbe però non lasciare Nazca troppo in fretta come fanno quasi tutti una volta esaurita l’esperienza del volo. La piccola cittadina che ruota attorno a quest’unica fonte di sostentamento come sola attrazione può svelare angoli neppure troppo nascosti di vera umanità. Può raccontare la vita che scorre ogni giorno tra la polvere di questo deserto. Tra bus di turisti che arrivano e partono in un lampo. Camminando la sera senza meta lungo le vie buie e silenzione ci si può imbattere in un piccolo e semplice ristoro: quattro tavoli di legno, due ragazzi in cucina, la vecchia madre in sostegno ai fornelli. Si può ordinare del buon cibo, una birra fresca e passare la sera a parlare del mondo, delle speranze nel futuro, della difficile condizione di chi, come loro, cerca di costruirsi dal nulla un lavoro, di ricette tipiche, del costo proibitivo dell’accesso alle zone turistiche come il Machu Pichu per i locali, del terribile terremoto di pochi anni addietro che ha distrutto in pochi minuti quasi tutta la città con il suo carico di speranze e fatiche. Ci si può lasciare con una stretta di mano e un pezzo di verità in più.  Non bisognerebbe scappare da Nazca dopo il volo, perché altrimenti la mappa del sogno sarebbe incompleta.

“Volare sul Mistero” è stato pubblicato dalla rivista “Il Mappamondo” edizioni EDT nel numero di Novembre 2004.

Perù – il diario

Mappa e itinerario Perù

Immagini Perù







3 ott 09

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Bolivia/Peru – immagini

Bolivia – il diarioMappa e itinerario Bolivia

Perù – il diarioMappa e itinerario Perù







3 ott 09

Il cielo degli Incas

Dalla Bolivia al Peru

Dalla Bolivia al Peru. Come in trance al mattino ricomponiamo gli zaini: due magliette sporche, quattro calzini oramai legnosi, il resto addosso per proteggersi dal freddo. Si riparte, destinazione Cuzco. Dopo poche ore arriviamo al confine: si scende, la frontiera si attraversa da pedoni dopo il controllo documenti. Un’esperienza; da ora in poi potremmo dire di aver camminato dalla Bolivia al Peru.

tribù Uros

tribù Uros - lago Titicaca

La prima tappa del viaggio ci lascia a Puno, una bella cittadina affacciata sulle rive di una grande baia. Dobbiamo attendere quattro ore la partenza della coincidenza per Cuzco e ci consigliano di visitare le isole degli Uros. Non rifiutiamo di certo. Con una piccola barca partiamo dal porto di Puno e approdiamo sulle terre degli Uros: isole costruite dall’uomo acccumulando strati su strati di canne. Le piccole isole sono come zattere alla deriva, ognuna porta poche capanne, due o tre famiglie di un popolo orgoglioso e antichissimo. Attraccate ad ogni isola le canoe degli Uros paiono navi vichinghe leggere e colorate.

Il tramonto improvviso ci chiude lo sguardo: torniamo a Puno e ripartiamo per la favolosa Cuzco: l’ombelico del mondo. Ci arriviamo alle quattro di notte, storditi come non mai. Ci aspetta il nostro Tour Operator: la dolcissima moglie dell’agente abilissimo che ci ha venduto il pacchetto Machu Pichu a La Paz. La povera donna ci ha atteso in stazione dalla mezzanotte, con una pazienza a noi sconosciuta. Ci porta all’hotel che ci alloggia in una stanza sul retro, senza finestre. Va bene. Un giaciglio è un giaciglio. Il sole resti fuori. Noi abbiamo bisogno di dormire.

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Ollantaytambo

Oggi si parte per raggiungere Machu Pichu, il luogo sognato da sempre. Ma non siamo appena arrivati ? Va bene, non c’è tempo. Percorriamo i primi chilometri su due mini bus locali, stipati tra galline e matrone peruviane munite della famosa bombetta. La nostra dolce accompagnatrice ci porta per mano per una lunga tratta: ha con sé suo figlio che non pare particolarmente felice del viaggio imprevisto.

Ci sentiamo a disagio. Verso mezzogiorno ci fermiamo per qualche ora a Ollantaytambo, un piccolo paese dominato dalle montagne circostanti che conservano sulle pendici una splendida fortezza inca. Dobbiamo attendere la partenza, verso sera, del treno a scartamento ridotto che ci porterà ad Aguas Calientes, campo base per il Machu Pichu. Il treno è l’unico mezzo che percorre la strettissima valle che termina sotto la mitica montagna. All’arrivo un’altra donna ci attende e ci conduce al nostro accampamento notturno: un albergo nella via stretta e ripida che taglia in due il paese.

Agua Caliente

Agua Caliente

La cena la consumiano in un posto qualunque ma Sigfrido, giustamente, vuole mangiare cibo locale e ordina il cuy. Cosa è il cuy ? E’ un antico piatto prelibato inca: in pratica è quello che noi conosciamo come porcellino d’india. Spero almeno che non lo servano intero. Lo servono intero, sdraiato su un fianco su un materasso di patate ! Niente sentimentalismi, ma l’immagine è imbarazzante. Ammettiamolo, anche il carnivoro fa una certa fatica.

Machu Picchu

Alle sei del mattino siamo tra i primi a raggiungere la cima. Forse arrivare a Machu Picchu con il trekking che segue il sentiero degli Inca sarebbe stato ancora più suggestivo, ma il poco tempo non ce lo ha permesso. Il bus si inerpica su per le ultime curve tra la foresta ed eccoci in cima. Temiamo una piccola delusione: quante volte abbiamo ammirato foto e documentari di questo luogo?

Ma come si scollina e si giunge a Machu Pichu si viene proiettati immediatamente dentro ad un sogno: le pietre grigie delle costruzioni, il verde fitto delle montagne circostanti, il fiume che scorre come un serpente d’argento laggiù in fondo alla valle, il silenzio, il cielo cupo carico di nuvole. Restiamo a lungo senza parlare: non serve parlare. Il Machu Pichu parla direttamente alla nostra memoria ancestrale. Scesi nuovamente ad Agua Caliente vaghiamo tra una birra Cuzquena e l’altra in attesa del treno che ci ricondurrà a Cuzco.

Machu Pichu

Machu Picchu

Il viaggio è lungo e lento, tra vacche che ruminano sulle rotaie e villaggi pericolosamente costruiti a ridosso della ferrovia. Giungiamo in prossimità della città, che si adagia in una conca circondata da colline. Il treno deve raggiungere il fondovalle e lo fa in maniera curiosa: a noi pare di andare semplicemente avanti e indietro, ma in realtà ad ogni “oscillazione” ci avviciniamo sempre più alle luci della città.

Dondoliamo dolcemente verso Cuzco percorrendo tratti di ferrovia che disegnano sulle pendici una zeta perpetua. Torniamo nell’albergo già visitato e strappiamo una stanza con finestra. Signori, che lusso! Cuzco merita una sosta e decidiamo di girovagare tutto il giorno tra le sue grandi piazze, le sue strette strade, alcune ripide come non mai con scalinate praticamente verticali, visitiamo il museo, ci spingiamo a piedi fuori città, sulla cima delle colline circostanti, dove sorge la fortezza di Saxahuayman.

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Saxahuayman

Palazzi e muri di cinta di pietre imponenti e scure, la testa del giaguaro che disegna nel progetto antico la forma mitica della città, che veniva chiamata l’ombelico del mondo. Piedi permettendo camminiamo fino a sera, e ceniamo a suon di musica: un fantastico gruppo locale di ragazzi molto giovani mescola sonorità tradizionali e modernità. Bravissimi a cantare e a suonare. Non abbiamo in tasca soldi a sufficienza per comprare un loro CD. Vergogna.

Il volo del Condor

Il giorno successivo, come schegge impazzite, siamo già in volo per Arequipa sempre più vicini alla fine del viaggio. Scendiamo in un micro aereoporto meno attrezzato di una stazione di treni e al ritiro bagagli ci sembra di aver masticato troppe foglie: ma quel tizio che cerca la sua valigia non è Luigi Berlinguer ? E la signora non pare la Mafai ? Lasciamo perdere, dev’essere la stanchezza. Arriviamo in città e troviamo per dormire un albergo che, avendo finito le stanze, ci alloggia in una specie di appartamento con tanto di cucina e giardino condominiale. Altro che Sheraton!

Scarichiamo i fetidi zaini e uniamo il giro esplorativo della città all’organizzazione del tour Canyon del Colca dei due giorni a venire. Ma fermi mai ? Giammai ! Tutta la giornata successiva trascorre in viaggio verso il Canon del Colca, meta unica per vedere da vicino i condor andini. Arriviamo nel pomeriggio a Chivay, ci assegnano di forza le camere, ci convocano alle cinque del mattino per il giorno seguente e finalmente siamo liberi.

Canon del Colca

Canon del Colca

Vaghiamo nel nulla anche perché non è che ci sia molto da vedere, dormiamo un poco e dalle sette a mezzanotte ci accampiamo in un piccolo locale accogliente che spara musica rock dalle casse (!?!). Una birra, un’altra, qualcosa da mangiare: si uniscono Gioia e Chuck, due compagni di questa tratta di viaggio e tra una chiacchiera e un bicchiere si fa ora di andare a svenire nel letto. Sotto coperte brinate.

La colazione sembra il pasto dei carcerati, tutti stipati in un retro cucina, con turni per sedersi. E’ buio e approfittiamo della prima parte del tragitto in bus per proseguire il sonno. Il sole ci sveglia e ci accorgiamo di percorrere una lunga e bellissima valle, in alcuni tratti profondissima. Speriamo che il bus tenga la strada. Il Canon del Colca è splendido e imponente, una ferita affondata nella montagna. Camminiamo per un tratto lungo l’abisso: una vertigine.

condor - Canyon del Colca

condor andino - Canyon del Colca

Sulla sinistra le pendici della montagna e le vizcache (cincillà per noi) , cibo dei condor, sulla destra un salto di 1200 metri, nel cielo sopra di noi i rapaci. In alcuni tratti arrivano a volare a poche decine di metri sopra la nostra testa. Sono enormi e bellissimi e le loro planate a cerchio ci ipnotizzano e ci inquietano. Alla fine del sentiero arriviamo alla Cruz del Condor e reincontriamo Berlinguer.

Coca non ne abbiamo masticata. Chiediamo di fare una foto insieme. Giusto per poterci credere al nostro ritorno. Torniamo ad Arequipa, dimentichiamo portafoglio e passaporto sul bus (bella cazzata), li recuperiamo non si sa bene come al costo di una mancia di 20 dollari. Alla sera bicchiere della staffa con Gioia e Chuck e cena. Buonanotte Arequipa.

La principessa dei ghiacci

Abbiamo un giorno intero per girare la città, visto che il nostro bus per Nazca parte di sera per viaggiare la notte. Arequipa è una bella città delle Ande occidentali: siamo a 2325 metri e ci sempra pianura dopo le altezze dei giorni passati. Trascorriamo quasi tutto il tempo dentro il Monastero di Santa Catalina.

Alte mura grigie chiudono un intero isolato: dentro c’è il monastero che è una vera e propria città nella città con strade, piazze, giardini, abitazioni, chiese. La scoperta incredibile è che in questo spazio i muri, le finestre, le porte sono dipinte a colori sgargianti: arancione, blu, giallo. Un paradiso per gli occhi e l’obiettivo della macchina fotografica.

La storia del monastero è curiosa: costruito nel 1580 come luogo religioso divenne presto un gineceo di dame, più che di monache, decisamente allegre e gaudenti. Forzate alla vocazione dalle famiglie trovarono così una personale via di fuga. Mica male.

Arequipa

Arequipa

Visitiamo ancora il museo della Principessa dei ghiacci, Juanita, la mummia perfettamente conservata di una giovane adolescente sacrificata sui ghiacci del vulcano Apu Ampato a 6000 metri di altezza. Impressionante. Entriamo nella cattedrale di Plaza des Armas e rimaniamo affascinati dallo splendido e imponente organo ancora funzionante. Oggi è il compleanno di Sigfrido e lo festeggiamo con una cena sulla piazza principale di Arequipa, accompagnati da musicanti locali come sempre. Ma suonano bene. E il vino è buono. La vista splendida. Ottimo addio alla città.

Dopo aver viaggiato tutta la notte su un bus più moderno dei precedenti, ma con aria condizionata a – 15° fissa, arriviamo all’alba a Nazca, ci piazziamo in una pensione qualsiasi e decidiamo subito di affrontare l’impresa del volo sulle linee: pensarci potrebbe voler dire rinunciare. Non sia mai! Con un taxi raggiungiamo il piccolo aereoporto da cui partono i microscopici aerei da turismo. Io vacillo, Sigfrido si eccita. Io faccio resistenza. Lui paga. E’ fatta, oramai bisogna salire.

Nazca

Nazca - prima del volo

Aereo a 3 posti più il pilota, un baffone con tanto di divisa e mostrine. Andiamo! L’aereo ronza, più che rombare, sulla pista e tra uno scossone e l’altro ci alziamo. Strano, non ho paura. L’aereo si piega di quasi 90° su ogni linea per consentirci una migliore visuale.

La prima virata è un po’ inquietante, alla seconda ci abbiamo già fatto l’abitudine. Nessuna paura, anche perché si viene immediatamente conquistati dalla magia di questi strani segni nel deserto, (scimmia, ragno, uccello, cane, lucertola, condor…) visibili solo da questa altezza, alcuni lunghi 180 metri, dalle proporzioni perfette. Le teorie sulla loro origine e il loro scopo sono molte: non importa sposarne una, sono semplicemente e splendidamente misteriose.

linee di Nazca

le misteriose linee di Nazca

Torniamo in pensione a riposare e nel tardo pomeriggio girovaghiamo per Nazca che, oltre alle linee ha veramente molto poco da offrire. Finiamo a cenare da The Grumpy’s, un piccolo ristoro gestito da due giovani fidanzati. Passiamo la serata a parlare con loro e con la nonna, presente e tagliente come non mai. Ancora oggi ci scriviamo con Carlos Leon Seminario in uno scambio Italia-Peru via internet. Santa tecnologia.

Paracas

Prossima tappa penisola di Paracas con pernottamento a Pisco, città del brandy: come saltarla? Viaggo canonico in bus, ricerca di bivacco notturno e organizzazione della gita del giorno a venire alle Isole Ballestas. Il resto del pomeriggio lo trascorrriamo facendo una lunga passaggiata fino sulla riva dell’oceano, tra alberghi fine secolo diroccati, moli abbandonati, piccoli pellicani feriti sulla riva del mare e “bambini crudeli” che ci giocano.

Li affrontiamo come paladini verdi, ma il risultato è scarso. Ci guardano come marziani. Certe volte è dura accettare che la tua cultura non può assolutamente essere compresa ad altre latitudini. La giornata trascorsa su e giù per la penisola è un’orgia naturalistica: attraversiamo deserti di sabbia, costeggiamo l’oceano e ci avventuriamo giù per le scogliere fino a raggiungere punti dove le onde, nei secoli, hanno scavato archi di roccia e caverne profonde, camminiamo su un lungomare ricoperto di granchi e conchiglie, prendiamo una piccola barca che ci fa arrivare fino al Parco Naturale delle isole Ballestas, regno di migliaia di uccelli di decine di specie diverse e dei leoni marini.

Peru - Paracas - Isole Ballestas

Peru - Paracas - Isole Ballestas

La giornata è grigia ma non toglie fascino a questo paradiso. Prima di salpare avviciniamo sulla spiaggia enormi e buffi pellicani e durante l’attraversata veniamo accompagnati da stormi di uccelli in volo radente sul pelo dell’acqua. Arriviamo con la barca vicino ad una grossa insenatura: la spiaggia dei leoni marini. I maschi, sulla riva, mugghiano cupi: un suono inquietante. Attorno al nostro scafo le femmine, curiose, affiorano fino quasi a farsi toccare.

Un piccolo pinguino di Humboldt, impacciato sulla terraferma, scivola dalla scogliera come un clown involontario. La cima delle isole è bianca come neve. Non è neve: le isole sono una miniera di guano inesauribile. Tappa pranzo in un ristorante-chiosco affacciato su una baia deserta, accompagnati dal ritmo di un vecchio percussionista locale. Sulla strada del ritorno reincontriamo in una laguna sul mare i fenicotteri rosa che avevamo lasciato a 5000 metri in Bolivia e visitiamo un piccolo e interessantissimo museo spuntato dal nulla. La giornata è stata intensa. Abbiamo accumulato molte cose da ricordare.

Peru - Paracas - Isole Ballestas

Peru - Paracas - Isole Ballestas

Mai stanchi di ripartire, dopo la notte a Pisco eccoci alla volta di Ica. Qui troviamo alloggio nell’albergo piu’ brutto e scassato di tutto il viaggio: scale buie, stanze tipo celle di prigione, vetri rotti alle finestre, materasso sudicio senza lenzuola, mono lampadina da 3 watt che penzola tristemente dal soffitto. Questo c’è. Questo si prende. Per non avvilirci troppo decidiamo di passare il pomeriggio tra le dune del deserto che circonda Ica. Raggiungiamo Huacachina in mezz’ora. Il paese è costruito attorno ad un piccolo lago ed è circondato da alte dune di sabbia: un’oasi, così come ce l’hanno descritta nei libri.

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Ica - le dune

Il divertimento qui è affittare le tavole, tipo quelle da snowboard, arrampicarsi ansimando fino sulla cima delle dune e lanciarsi giù a tutta velocità. Cazzate da turisti: lo facciamo comunque. Imbrocchiamo due o tre voli da manuale e finiamo con etti di sabbia infilati in ogni orifizio possibile. Proprio in tutti? In tutti. E’ ora di tornare a dormire nella nostra cella a pagamento. Domani si torna a Lima.

Di ritorno a Lima

Partiamo per Lima con un bus a due piani e ci piazziamo appiccicati al vetro davanti proprio al piano superiore, sulla testa del guidatore. La strada ci scorre accanto, ci corre davanti. Per lunghi tratti costeggiamo l’oceano grigio e agitato e attraversiamo interminabili tratti di deserto sabbioso e fangoso sul quale sorgono come funghi piccole baracche di legno costruite da campesinos che così rivendicano la proprietà della terra. Sembra una landa di fantasmi: lungo la costa la garua prende possesso di ogni cosa e la rende grigia e opaca. Lima è sempre più vicina.

verso Lima

verso Lima

Troviamo alloggio in un hotel vista tangenziale: d’altronde il viaggio è pressochè terminato e i soldi anche. Piazziamo il lurido bagaglio in stanza e facciamo una passeggiata per le vie di Miraflores, in attesa della cena. Lima è una metropoli di circa 8 milioni di persone ma incredibilmente incontriamo per strada Gioia e Chuck da cui ci eravamo separati molti giorni fa. Decidiamo di festeggiare il fine viaggio insieme e finiamo per mangiare in un ristorante che ci regala un dopo cena indimenticabile: un giovane cantante sovrappeso dall’aspetto macho assolutamente non corrispondente ai suoi evidenti gusti sessuali è la star del locale.

La specie di dragqueen trascinante e istrionica è accompagnata da un gruppo di musicisti over cinquanta in giacca e cravatta, molto bravi ad onor del vero. Seduto ad un tavolo al fondo del locale, nascosto dal fumo di sigaretta, il manager: un Al Capone peruano dallo sguardo cattivissimo. Ci sentiamo comparse di un b-movie anni ’70. Beviamoci su.

Lima di notte

Lima di notte

Decidiamo di rimuovere la tristezza dell’ultimo giorno di viaggio riempiendo la giornata con un po’ di tutto: facciamo un giro nella zona dei mercati e compriamo souvenir vari, anche di dubbio gusto. Visitiamo lo splendido ed enorme Museo de la Nacion che offre una panoramica completa della storia peruviana, con reperti di pregio e di grande impatto visivo. Camminiano senza meta per chilometri e arriviamo sul lungomare in un punto dove la scogliera scende a picco sull’oceano.

Da qui si involano colorati deltaplani così belli che quasi ci viene voglia di provare. Costa troppo; non se ne fa niente (bella scusa!). Girovaghiamo in una specie di centro commerciale futurista costruito sulla scogliera, e torniamo verso la zona di Miraflores per l’ultima cena peruviana. Purtroppo ci imbattiamo nel peggior vino mai assaggiato in tutta la vita, praticamente un misto tra aceto e cherosene.

Lima di notte 2

Lima di notte 2

Torniamo in albergo, ricostruiamo il bagaglio e in attesa di farci portare in aereoporto scambiamo quattro chiacchiere al bar dell’hotel con un taxista molto simpatico dalla parlantina irrefrenabile: quando, non so come, scopre che non mangio carne arriva anche a spiegarci per filo e per segno una ricetta per cucinare il gatto. Va bè, voglio pensare che ci stesse prendendo in giro. Ma non penso. Arriva il nostro taxi, una corsa nel buio verso l’aereoporto, ancora una breve attesa poi volo Lima-Caracas-Milano. Alla dogana italiana nulla da dichiarare, anzi sì: ma cosa ci facciamo di nuovo qui ?……

Mappa e itinerario Perù

Immagini Perù