Domenica 16 maggio atterraggio a Stansted – UK e poi un lungo viaggio in auto verso la Scozia.
Dopo una intera giornata lungo le coste del sud siamo arrivati ieri con il traghetto sull’isola di Arran.
Bellissima e con un sole raro e inaspettato per questi luoghi. Boschi, prati verdi e montagne.
Attorno l’oceano.

Questa è la vista dal nostro B&B !

Irlanda 2005 – Il diario

 

Irlanda: George, Mildred & Sons

Go Ireland! Irlanda, stiamo arrivando!

1 Agosto 2005 – Lunedì

Irlanda

Irlanda

In un caldo, torrido, afoso pomeriggio di agosto partiamo felici da Torino per il nostro viaggio verso l’Irlanda. Paola, Dino, Valeria, Sigfrido, multipla gialla e valigie al seguito. Raggiungiamo l’aeroporto di Orio al Serio da dove decolla (si spera) il nostro volo Ryanair “low cost” per Shannon. Lasciamo la macchina nel parcheggio, facciamo il chek-in liberandoci così dei voluminosi bagagli e decidiamo di mangiare cena. Pessima decisione. L’aeroporto offre un orrido self service che serve cibi di infima qualità. Pazienza.

Ora dell’imbarco, arrembaggio per trovare i posti sull’aereo (chissà perché la Ryanair non li assegna, mah…). Il volo è tranquillo e atterriamo a Shannon alle 23.00 ora locale. Ritiro bagagli e poi andiamo a prendere la nostra auto in affitto. La strada per il primo B&B è breve: per fortuna visto che è buio, l’auto ha i comandi a destra e si guida a sinistra. Valeria prende posto alla guida e senza incidenti arriviamo al Shannonside (Shannon – contea di Clare).

Ci accoglie la padrona di casa e ci introduce nel fantastico mondo delle camere dei bed & breakfast irlandesi: pareti rosa, letti morbidi, moquettes ovunque, tende ricamate, abat-jour di pizzo. Che dire, decisamente non è il nostro gusto ma, inutile negarlo, veramente accogliente ! Buonanotte Irlanda.

2 Agosto 2005 – Martedì

Ci svegliamo ristorati e rinfrancati in terra d’ Irlanda che, dopo la pioggia della notte, ci regala uno splendido arcobaleno sullo sfondo del cielo grigio del mattino. Chiudiamo le valigie appena aperte la sera precedente, ci gustiamo una ricca e succosa colazione e partiamo verso Killorgin, direzione Limerik. Ora si tratta sul serio di guidare a sinistra. In realtà nel giro di pochi chilometri tutto risulta semplice, a parte imboccare le rotonde nella direzione opposta a quella a cui siamo abituati!

Senza grandi incertezze cominciamo a percorrere le strade irlandesi, immediatamente affascinati dal verde dei prati che scorrono accanto a noi e dal cielo di nubi scure rotto qua e là da sprazzi di sole. Al primo paese siamo già fermi per fare due passi senza meta precisa. Fotografiamo le case con i tetti di paglia, ci fermiamo accanto ad un parco attraversato da un piccolo rio dove un tempo si lavavano i panni (My beautiful laundrette !), entriamo a curiosare in un negozio di musica e strumenti musicali; Infine risaliamo in macchina e proseguiamo verso la nostra meta.

All’ora di pranzo siamo a Killorgin, un bel paese vivo e colorato (come quasi tutti i paesi qui in Irlanda), attraversato da un grosso fiume. Per cercare il nostro B&B della sera a venire ci infiliamo nel primo pub di una lunga serie. Bella scusa! Scatta l’ordinazione della Guinness, anche questa prima di una lunga serie. Paola e Dino assaggiano perplessi, vagheggiando l’italico vino, ma dopo qualche sorso sono già conquistati. Facciamo quattro chiacchiere con il barista e con il vecchietto ancorato al bancone (di default in ogni pub irlandese che si rispetti). Capiamo la metà di quello che ci dicono e proseguiamo nella ricerca del B&B

Alla fine lo troviamo: in realtà ci eravamo già passati davanti più volte! Il Riverside House (Killorgin – contea di Kerry) è situato in cima alla collina e le sue vetrate offrono uno splendido

Irlanda - prime tappe

Irlanda - prime tappe

scorcio di fiume. Siamo accolti dal cane di casa: Toby, un grosso meticcio nero, si rotola “pericolosamente” di fronte a noi in caccia di carezze. La padrona di casa ci mostra le nostre camere, come sempre accoglienti. Abbiamo giusto il tempo di lasciare le valigie e ripartiamo per il Ring of Kerry: bisogna sfruttare appieno il pomeriggio.

Percorriamo la strada lungo la costa che si apre ai nostri occhi con splendidi panorami, scogliere, prati verdi, immense spiagge atlantiche. Facciamo una tappa vicino ad una piccola baia. Mangiamo un panino in un chiosco vicino al mare. Proseguiamo verso sud e ci buttiamo in una stradina laterale che si spinge ancora di più verso il mare. La macchina ci consente di improvvisare rispetto al percorso tracciato per il turismo di massa e di lasciarci alle spalle le strade più trafficate d’Irlanda.

Arriviamo così in un punto della costa assolutamente deserto, perso tra i pascoli e i prati a picco sull’Oceano. Da questo punto di osservazione possiamo vedere le Skellig Island. Ci fermiamo vicino ad una targa commemorativa che ricorda la caduta in quel punto di una pattuglia di piloti americani durante la Seconda Guerra Mondiale. Un piccolo pezzo di storia. Il cielo ci offre alcuni squarci di azzurro tra nuvole grigie. Un ottimo inizio.

Ci spingiamo fino all’isola di Valencia, unita alla terraferma da un lungo ponte. Percorriamo tutto il perimetro dell’isola gustandoci il panorama rarefatto e silenzioso e, tornati sulla terraferma, facciamo tappa a Waterville. La cittadina di Waterville si distribuisce ordinata con le sue piccole case colorate sulla riva di un’ampia baia che si apre sull’ agitato Oceano. Facciamo quattro passi sul lungomare, ci sediamo in un pub a bere la nostra Guinness-aperitivo proprio di fronte alla statua di Chaplin, che qui a Waterville trascorreva giorni di vacanza e risposo. E come non capirlo: cielo e mare si fondono in un orizzonte infinito, il vento spazza nuvole veloci nel cielo, la pace e la tranquillità regnano sovrane in questo luogo.

Riprendiamo la strada del ritorno, abbiamo ancora un bel po’ di chilometri davanti a noi prima di arrivare. Decidiamo di tagliare per le montagne facendo un “passo” di poche centinaia di metri. Lo scenario intorno a noi è magico: nessun essere umano all’orizzonte tranne noi, prati e rocce scure, pecore tra i prati, cielo che minaccia pioggia…lontani dal mondo, lontani da tutto.

Arriviamo a Killorgin che sono quasi le sette di sera e ci ricordiamo troppo tardi che in Irlanda per la cena è già troppo tardi! Facciamo molta fatica a trovare un posto che ci serva ancora qualcosa da mangiare. Alla fine lo troviamo: non è il massimo ma il nostro stomaco ringrazia comunque! Ancora una birra della buonanotte al primo pub lungo la strada per il B&B e poi… tutti a dormire.

Verso Doolin

3 Agosto 2005 – Mercoledì

Freschi e pimpanti dopo il ristoro notturno e la ricca colazione chiudiamo le valigie e carichiamo la macchina. Si parte di nuovo! Fuori piove ma siamo attrezzati con tutto l’occorrente: giacche, maglioni, cappelli, giacche a vento, bandane, ombrelli….niente ci fermerà! Nemmeno la pioggia d’ Irlanda!

Cominciamo la mattinata facendo compere per la giornata: una presa multipla con attacco inglese che ci permetta di caricare macchina fotografica digitale e cellulari e cibarie varie per il pranzo. Il commesso del negozio di materiale elettrico è un irlandese burbero e simpatico che ci dice: come mai siete qui ? In vacanza, rispondiamo. E lui: ah, noi irlandesi ora siamo in vacanza in Italia e voi qui in Irlanda, crazy world!

Irlanda - colline e campi

Irlanda - colline e campi

Eccoci per strada: Valeria alla guida, Sigfrido navigatore munito di cartina e guida, Paola dietro munita di sigarette, Dino accanto che si chiede (e ci chiede) continuamente come mai questo prato è così verde? Perché quel prato è più verde dell’altro? Ecco, vedi, vedi, quello è ancora più verde…saranno sementi particolari…guarda, guarda quello come è verde…il mio non è così verde…ecco Paola, guarda quello come è verde…Paola fuma.

Dopo aver percorso un po’ di strada la pioggia ci lascia e il sole fa capolino. Un miracolo.Guidando lentamente, osservando con cura il mondo dai finestrini, arriviamo a Dingle. La cittadina è piena di turisti, essendo una delle tappe consolidate dei tour in Irlanda. Un piccolo porto, pub, case e negozi coloratissimi e la storia del delfino Fungie, un delfino solitario comparso in queste acque alcuni anni fa che ha deciso di restare a giocare ogni giorno con tutte le barche che escono dal porto. Siamo tentati di fare i turisti medi e acquistare il Fungie-tour, ma il tempo e poco. Optiamo per un aperitivo Guinness in un bellissimo pub vicino al porto che ci costringe a molteplici passaggi in bagno e ripartiamo.

Proseguiamo lungo la costa verso nord percorrendo la penisola di Dingle. La strada è stretta e tutta curve ma il panorama è splendido. Le scogliere sono sempre più a picco sul mare, sempre più “irlandesi”. Verso l’ora di pranzo ci fermiamo a mangiare un panino “en plain air”. Troviamo un prato vista oceano, una specie di terrazza naturale sospesa sul nulla. Sullo sfondo le isole Blasket. Seduti nell’erba mangiamo, osserviamo il volo dei gabbiani sopra e sotto di noi, scambiamo quattro chiacchiere con una simpatica coppia di Bari in viaggio di nozze e…ci facciamo il nostro primo vero caffè all’estero: fornelletto, moka, bicchierini, zucchero. Siamo attrezzatissimi, neppure le raffiche di vento ci scoraggiano. Bere un buon caffè, seduti sull’orlo del mondo, questa è vita.

Dopo la pausa la meta per la sera è Ballydavid, contea di Kerry, per dormire al Nic Gerailts B&B. Ballydavid è un piccolissimo paese in parte sul mare e in parte nell’entroterra. Arriviamo vicino alla piccola spiaggia e, per chiedere informazioni, ci fermiamo naturalmente in un pub: che novità! Il tempo è clemente e ci accomodiamo ai tavoli esterni in riva alla spiaggia. Una bella pausa. Troviamo il nostro B&B: ci accoglie Alina, la figlia della proprietaria, una ragazza dolce e gentile che, dopo averci mostrato le nostre camere ci offre un tè nel salotto buono di casa. Tempo per una doccia e siamo di nuovo in macchina: abbiamo deciso di cenare a Dingle, che dista solo pochi chilometri. Ballydavid non offre una grande scelta…

Arrivati a Dingle scatta il primo tour souvenir: Paola, Dino e Valeria escono ed entrano frenetici e indecisi da tutti i negozi possibili, mentre Sigfrido decide di fare l’anti-consumista e scatta un po’ di fotografie qua e là. La seconda cena irlandese ci ripaga della prima non completamente riuscita. In attesa che si liberi un tavolo finiamo a fare quattro chiacchiere con due ubriaconi da banco che si lanciano nel racconto di una barzelletta incomprensibile. Neppure il nostro traduttore ufficiale Sigfrido riesce a capirci qualcosa. Comprendiamo solo che tutti hanno superato il tasso alcolico da un pezzo.

Giunge finalmente il nostro turno al tavolo e dopo qualche difficoltà di interpretazione del menu riusciamo ad ordinare ad una cameriera (come dappertutto qui nei pub irlandesi) super efficiente e iperattiva. Soddisfatti e rinfrancati, con lo stomaco pieno decidiamo di fare quattro passi digestivi ma veniamo naturalmente risucchiati nell’ultimo pub della giornata per la Guinnes/wisky della buonanotte. Il pub è veramente fantastico: un vecchio negozio di scarpe adattato, tutto in legno, molto accogliente. Al bancone un tizio simpatico e decisamente alticcio, che dice essere originario per madre di Salerno, interroga Sigfrido sulla visione della Madonna fuori dalla finestra. In effetti anche noi la vediamo: o il wisky è molto buono oppure qua fuori, davanti al pub, c’è una chiesa. Chissa…

4 Agosto 2005 – Giovedì

Irlanda - il ferry da Tarbert

Irlanda - il ferry da Tarbert

Al mattino, appena aperti gli occhi, non possiamo che constatare che ci aspetta un’altra grigia giornata di pioggia. Ci consoliamo con una colazione deliziosamente casalinga e come sempre carichiamo la macchina: oramai abbiamo una organizzazione perfetta ed ogni singolo bagaglio ha il suo incastro dedicato. Guai a mutare l’ordine! Una tappa al piccolo market per le provviste della giornata, una tappa a Dingle per un ultimo saluto e poi si parte sul serio. Il primo tratto di strada ci vede impegnati tra curve che si arrampicano su per una montagna (si fa per dire…) e la pioggia battente. Arrivati al punto più alto del passo dovremmo vedere dei laghi. Mah, nebbia e pioggia, nuvole basse e occhiali appannati non facilitano. Laggiù qualche macchia scura, forse sono i laghi…cerchiamo di consolarci con un caffè ma pioggia e vento ci fanno desistere.

Proseguiamo in direzione Tralee per giungere poi a Tarbert da dove partono i ferry per attraversare un piccolo tratto di mare e accorciare il tragitto bypassando la costa che in questa zona non offre nulla di così interessante. La traversata non dura più di mezz’ora, che sfruttiamo per preparare e mangiare i panini senza neppure scendere dalla macchina: fuori diluvia. Chilometro dopo chilometro giungiamo a Kilkee, un grosso paese ancora sul mare. Ci fermiamo a fare qualche fotografia in riva alla spiaggia: noi vestiti come montanari in mezzo a gente in costume da bagno e ciabattine che si tuffa nell’Oceano gelato sotto la pioggia. Qualcuno ha sbagliato qualcosa. Irlanda – Italia 1 a 0.

Scatta l’ora della prima Guinnes della giornata. Ci rifugiamo in un bel pub che si affaccia sulla via centrale del paese. Tappa obbligata al bagno per restituire immediatamente la birra al pub e poi di nuovo in automobile verso Doolin. Arriviamo a metà pomeriggio, ottimamente accolti nel semplice e accogliente B&B Emorhuo di Margaret (Doolin – Contea di Clare). Dalle nostre stanze possiamo ammirare i prati dietro casa sui quali scorrazzano liberi cavalla e puledrino: una visione.

Indomiti decidiamo di uscire immediatamente, giusto il tempo di fare un veloce bucato nel lavandino da veri italiani medi per approfittare dei termosifoni accesi come stendibiancheria. Riprendiamo l’auto e scendiamo a Doolin da una strada che definire ripida è poco, una specie di tuffo dal trampolino, immediatamente ribattezzata K2. Sigfrido continua a lottare con le nuvole che, non appena piazza il cavalletto (operazione che impegna dai 10 ai 15 minuti) si piazzano davanti al sole, per poi spostarsi non appena smonta il tutto. Ci dirigiamo al porticciolo per acquistare i biglietti della barca che domani ci porterà alle isole Aran. Sul molo tira un vento gelido mentre la pioggia continua a non dare tregua.

Irlanda - Doolin

Irlanda - Doolin

Ad acquisto fatto non ci resta che entrare nel pub per la birra-aperitivo e poi restarci fino all’ora di cena. Purtroppo la pioggia battente ha fatto prendere la stessa decisione a tutto il paese e il pub O’Connor sembra un vagone della metro nell’ora di punta. Non importa: il posto è molto bello e accogliente comunque, uno dei pub più storici dell’Irlanda. Tra pinte di birra al bancone, chiacchiere, sigarette fumate sull’uscio, facciamo arrivare l’ora del caffè che, come liceali in gita, ci facciamo di nascosto in camera di Paola e Dino. Domani ci aspettano le isole, good night!

Aran Islands

5 Agosto 2005 – Venerdì

Dopo la solita abbuffata di colazione, ci presentiamo al porto per salire sulla barca: la nostra destinazione è Inisheer, una delle più piccole isole dell’arcipelago delle Aran, scelta per evitare la folla. La nostra barca pare in buone condizioni, la ciurma è composta da giganteschi orsi rossi irlandesi dall’aspetto rassicurante. Saliamo: cioè, Paola, Dino e Sigfrido salgono; Valeria rotola giù dalla scaletta della barca con fragore tra lo sguardo attonito degli altri passeggeri. Nulla di che, ma le chiappe dolgono…

Come lasciamo il porto l’Oceano si fa sentire ma per fortuna con dolcezza: un mare tranquillo. Anche la giornata sembra essere dalla nostra parte: il cielo è azzurro e splende il sole. Sembra un altro mondo rispetto a ieri. Durante la traversata viviamo anche un emozionante fuori programma: l’elicottero della Guardia Costiera ci raggiunge e ci sorvola a bassissima quota per una buona mezz’ora. Dallo sguardo preoccupato dei marinai comprendiamo che dal cielo stanno contando i passeggeri per controllare che non ne abbiano caricati troppi. L’apoteosi è raggiunta quando un Guardacoste si cala dall’elicottero direttamente sul pontile della barca: tripudio e applausi dei turisti, supponiamo multa salata per la ciurma!

Irlanda - Isole Aran - Inisheer

Irlanda - Isole Aran - Inisheer

Attracchiamo su Inisheer e decidiamo di percorrerla a piedi per gustarci da vicino la sua essenza. Vicino al piccolo porto ci sono alcune case e pub, dove naturalmente facciamo una tappa veloce, e poi ci incamminiamo per un sentiero lungo la costa. Il panorama è meraviglioso: l’isola è completamente ricoperta da una ragnatela di muretti a secco che rendono surreale lo scenario. Ci spingiamo fino sul mare arrampicandoci sulle rocce per poi perderci nel labirinto dell’interno, tra sguardi attoniti di mucche al pascolo, cespugli di piccoli fiori colorati, voli di uccelli, sole, silenzio e nuvole veloci. Senza quasi rendercene conto camminiamo per più di tre ore e sfiniti ritorniamo al pub di partenza. Ci accomodiamo ai tavoli di pietra all’esterno per una birra e un panino vista Oceano. La pace assoluta!

Nel primo pomeriggio riprendiamo il traghetto per la terraferma e dopo l’ora di traversata (più tranquilla dell’andata) siamo pronti per la gita alle Cliffs Of Moher che distano pochi chilometri da Doolin. Arrivando dalla pace e dal silenzio di Inisheer l’impatto è un po’ traumatico. Un enorme parcheggio a pagamento (decisamente caro!), file di pullman turistici, megastore di souvenir. Percorsa una ripida salita sul fianco della collina però il fastidio precedente lascia il passo all’emozione: le scogliere sono imponenti, centinaia di metri di roccia scura tagliati a picco sul mare, casa di centinaia di uccelli che volano sotto di noi. Una meraviglia naturale senza pari. Paola si tiene a debita distanza dal bordo mentre Dino, naturalmente, zampetta vicino al baratro. Facciamo le fotografie di rito e, durante l’ennesima operazione di montaggio e smontaggio del cavalletto Sigfrido lo scassa definitivamente. Tragedia! Passiamo dieci minuti a cercare viti e bulloni tra l’erba poi desistiamo, con la promessa di una nuova attrezzatura al nostro fotografo ufficiale.

Irlanda - Cliffs of Moher

Irlanda - Cliffs of Moher

Rientriamo a Doolin e decidiamo di fermarci al B&B almeno per il tempo di una doccia calda. Alla sera proviamo il secondo pub del paese per la cena. Ci accomodiamo al Mc Dermot dove rifocilliamo anima e corpo ben piazzati ad un tavolo conquistato con fatica. Mangiamo in compagnia di una coppia improbabile di Milano: un lui e una lei che si spacciano per turisti “alternativi”, ma dalle unghie laccate della donzella e dalle ordinazioni casuali, paiono un bluff. Lui si ritrova a mangiare baccalà e cavolo (sicuramente credendo di aver chiesto tutt’altro) ostentando soddisfazione, mentre lei lo osserva con sguardo d’odio dal quale trapela senza ombra di dubbio il pensiero: “ma dove cazzo mi ha portato questo qua? Avrei fatto meglio ad accettare l’invito a Sharm El Sheik di Paolo…). Noi mangiamo, beviamo, fumiamo, pazzeggiamo e poi risaliamo il K2 per la nanna nel nostro caldo e accogliente B&B. Una giornata da non dimenticare.

6 Agosto 2005 – Sabato

Al mattino presto, come una vera macchina da guerra, stiamo già macinando chilometri, destinazione Connemara, Dopo un’ora di strada Valeria si accorge di aver fregato senza volere le chiavi della stanza del B&B di Margaret, nonostante le sue mille rassicurazioni: vabbè, niente di grave…rimedieremo, tornare indietro, giammai!!!

Sulla strada decidiamo di fare tappa a Galway, una città piuttosto grande che ci potrebbe consentire di saziare la fame di cavalletti di Sigfrido. Abbandoniamo la pace delle strade tra la natura e ci tuffiamo nel traffico congestionato cittadino. Lasciata la macchina in un parcheggio multipiano ci incamminiamo a piedi per le vie del centro: anche se noi abbiamo perso il senso del tempo oggi è sabato e la frenesia degli acquisti non ha latitudine: un discreto casino! Ma la fortuna aiuta gli audaci e nella zona pedonale, tempestata di negozi di ogni sorta, ne troviamo uno di foto-cine-ottica: il cavalletto nuovo fiammante è nostro! Naturalmente festeggiamo con una Guinnes, mentre un cantore di strada di una bravura fuori dal comune accompagna con voce e chitarra.

Irlanda - Connemara

Irlanda - Connemara

Sulla strada dil ritorno verso l’auto le vesciche di Dino e Sigfrido decidono di arrendersi. I due prodi si infilano velocemente in un centro commerciale per cercare un bagno. Paola e Valeria decidono di approfittarne immediatamente per fumare alcune sigarette. I due pisciatori si perdono nei meandri del Centro faticando a trovare una toilette che, una volta raggiunta, chiederà un contributo di 30 centesimi a testa. Una delle pisciate più care della storia. Sul marciapiede le due fumatrici stanno per dare l’annuncio della scomparsa di due italiani a Galway, ma eccoli espulsi dal Centro Commerciale con aria decisamente più rilassata. Verso l’auto e si riparte.

Percorrendo la costa il paesaggio pian piano si trasforma: lasciamo alle nostre spalle le ruvide scogliere oceaniche per addentrarci sempre più in una terra di piccole lagune, nebbie sottili, alberi contorti, anse di mare che si spingono placide tra la terra: il Connemara, la terra delle fate e degli elfi.Arriviamo al Rush Lake House (Roundstone – Contea di Galway), un B&B molto bello pieno di fiori, con stanze nuove di zecca. Smontiamo il puzzle dei bagagli e ci riposiamo in camera per un poco. Si è fatta quasi l’ora dell’aperitivo. Roundstone è un piccolissimo paese molto accogliente, poche case colorate sulla riva di una laguna salata. Incantati dal luogo non ci rendiamo conto che sono quasi le 18.00 e a breve nessuno ci darà più da mangiare. Ma che orari hanno qui in Irlanda ? Il panico scatta al secondo: no, il ristorante è chiuso… Mai preoccuparsi però, abbandonarsi agli eventi, e così troviamo cibo e birra e comodi divani sui quali stravaccarci per concludere degnamente questa ennesima, splendida giornata.

Connemara

7 Agosto 2005 – Domenica

Dopo la tradizionale foto di rito alla partenza dal B&B decidiamo di fermarci ancora per un po’ a Roundstone: abbiamo individuato nel parco del vecchio castello la zona souvenir e la febbre consumistica è immediatamente salita. Sigfrido ci lascia al nostro destino consumistico e si allontana a fotografare i suoi soggetti preferiti: particolare di croste di telline su carena di nave marcia, contrasto tra filo d’erba color sabbia e frammento di roccia grigio antracite. Paola, Dino e Valeria acquistano la qualsiasi: scatolette celtiche, tamburelli, braccialetti energizzati alla fortuna, sciarpe multicolore e quant’altro. Soddisfatti entrambe gli schieramenti decidiamo, prima di imboccare la strada che ci porterà verso Westport, di percorrere a passo d’uomo la piccola penisola di Inishnee, proprio di fronte a Roundstone. Piccole strade sterrate tra l’erba, cavalli affabili e contadini burberi. O molto brilli.

Una delizia! La strada verso la Contea di Mayo scorre tranquilla, tra musica sparata dall’IPod, nazionali con filtro di Paola e…ma guarda come sono verdi, ma come fanno a essere così verdi…di Dino. Facciamo tappa a Clifden, per pausa pipì-Guinness-pipì di rito in un ennesimo bel pub popolato da vecchietti irlandesi alticci, desiderosi di chiacchiera ma incomprensibili. Il percorso tra il Connemara e la Contea di Mayo è una tappa continua.

Individuiamo quasi per caso una stradina laterale che, salendo per le colline, ci porta su un piccolo altipiano dove troneggia il monumento ad Alcock&Brown: chi sono lorsignori? Nientemeno che i primi due folli aviatori che hanno compiuto un volo transoceanico ben prima di Lindberg. Un aereo di pietra puntato verso est troneggia in cima a questa collina silenziosa, a memoria di un viaggio folle e avventuroso di due uomini intrepidi (e, questa è storia, decisamente ubriachi). Una impresa da film. Probabilmente prima o poi qualcuno la racconterà.

La prossima tappa è l’abbazia di Kylemore, che si specchia su un piccolo lago circondato dalle colline, oggi per metà collegio esclusivo e per metà convento. Decidiamo di ammirare e fotografare solo da fuori: troppi turisti, biglietto di ingresso di costo proibitivo.

Riprendiamo il cammino e ci inoltriamo per la Joyce Country, una zona di natura meravigliosa. Il cielo grigio e immobile questa volta ci regala un istante da sogno: le montagne si specchiano in un lago immoto come uno specchio. Una immagine surreale. Prendiamo a caso una stradina laterale e passiamo un po’ di tempo in una darsena abbandonata e silenziosa sotto una lieve pioggerellina quasi piacevole. Lasciamo questo angolo magico e arriviamo finalmente a destinazione: Westport. Troviamo senza difficoltà il nostro B&B: Harmony Heights (Westport – contea di Mayo ), una casetta arroccata sulla collina appena fuori città, immersa nei fiori.

Irlanda - Joyce Country

Irlanda - Joyce Country

Ci riceve un simpatico ragazzo un po’ impacciato, Le nostre camere sono semplici e, come sempre, “zuccherose”. In quella di Valeria e Sigfrido troneggia un copriletto di finta seta lilla fosforescente; dalla camera della stanza di Paola e Dino ci si affaccia su un giardinetto che vomita fiori multicolori, nanetti, oche e gatti di ceramica. Ci sembra perfetto! Non disfiamo neanche più le valigie (oramai siamo rassegnati a partire il giorno seguente), ci docciamo e torniamo verso il centro per la cena. Westport, attraversata da alcuni canali pieni di papere, è carina e accogliente, con una strana piccola piazza centrale dalla forma ottagonale. Ci gustiamo il nostro aperitivo all’aperto e poi scegliamo di cenare in un ristorante invece che in un pub: almeno non dobbiamo mangiare entro le 18.30!

La cena è buona, gustata in una sala al primo piano di un locale tutto in legno che pare l’interno di una nave antica. Tra antipasti, primi e secondi il tempo scorre: è l’ora del caffè! Torniamo al nostro B&B e ci rifugiamo nella stanza viola di Hansel e Gretel, cioè…di Valeria e Sigfrido. Caffettiera, fornelletto, sigaretta sul balconcino scavalcando la finestra… la vita è bella!

8 Agosto 2005 – Lunedì

La colazione del mattino ci viene servita in una piccola stanza circondata da finestre ricolme di quintali di fiori. La padrona di casa, una dolce signora lievemente offesa nel fisico da una recente malattia, ci racconta di sé e dei suoi cari. Alle pareti della stanza tutte le fotografie di famiglia, i matrimoni, il dolce viso con gli occhi a mandorla della figlia il giorno della sua prima comunione. Un attimo di intimità e di scambio umano, profondo e sentito, tra persone che forse non si vedranno mai più.

Facciamo tappa nel centro di Westport per comprare qualche provvista per il pranzo e per scaricare la macchina fotografica digitale di Dino che trabocca oramai di fotografie. Siamo diretti a Bellmullet, ma facciamo una lunga deviazione imboccando una strada che si perde tra i boschi, fino ad arrivare in cima ad un piccolo colle da quale posiamo ammirare le valli e le pendici circostanti ricoperte di boschi di abeti. In questo luogo solitario, sul ciglio di una strada di terra, ci sfreccia accanto la macchina del postino. Ma dove sarà la prima casa in questo orizzonte verde?

Ridiscendiamo tra i boschi e ci inoltriamo lungo la penisola di Achill Island, una terra di grandi spazi poco popolati, rarefatti, sospesi. Facciamo uno stop nei pressi di un antico villaggio abbandonato all’epoca della grande carestia e picnicchiamo tra l’erba. Bypassiamo la nostra tappa serale per spingerci fino sulla punta della costa dove, sul molo, sopravvive un vecchio faro e una stazione meteorologica, una fra quelle che comunicò i dati alle truppe alleate il giorno del D-Day. Un pezzo di storia silenzioso e dimenticato che ci lascia molte suggestioni. Riusciamo a farci l’ennesimo caffè su un muretto, prima di invertire la marcia e tornare indietro.

Irlanda - penisola di Achill Island - il faro

Irlanda - penisola di Achill Island - il faro

Arriviamo al Channel Dale (Bellmullet – Contea di Mayo), un bellissimo B&B gestito da una signora gentile ma dai modi di un sergente dei marines. Osservando le foto dei figli appese alle pareti (1,2,3,4,5,6…) comprendiamo il suo necessario piglio. Una mezz’ora di pausa nelle rispettive camere e poi è ora di mangiare: il pub ci serve una cena ottima, sul marciapiede davanti alla porta aperta un cane stramazzato a terra dal sonno ci racconta della quiete di questo paesino. Per digerire ci facciamo ancora due passi fino sul mare, sotto un cielo nero tempestato di stelle.

Yeats Country

9 Agosto 2005 – Martedì

In questa giornata ci trasferiremo dalla Contea di Mayo a quella di Sligo: la nostra tappa serale sarà a Killybegs, ma lungo il tragitto come sempre ci aspettano molte cose. Siamo nella Yeats Country e la poesia ci circonda ovunque. Facciamo un piccolo tragitto apiedi addentrandoci in un fitto bosco che si apre sulle rive di un lago “fatato”, dalle quali si scorge la piccola isola di Innisfree, raccontata nei versi del Poeta. Ci fermiamo vicino ad un piccolo molo semiabbandonato dove galleggia la ruggine di alcuni pescherecci, per poi arrivare vicini ad un piccolo castello che visitiamo solo con lo sguardo, nei pressi del quale ci mangiamo con gusto i nostri soliti panini di mezzogiorno, accompagnati questa volta da qualche sorso di vino bianco, acquistato su preghiera di Paola, in preda ad astinenza enologica (o forse in overdose di birra…).

Irlanda - Yeats Contry - Innisfree

Irlanda - Yeats Contry - Innisfree

Riprendiamo la striscia di asfalto e proseguiamo sazi e rinfrancati. Forse troppo. Sorpassiamo in velocità il cimitero dove giace il corpo di Yeats. Quando ce ne accorgiamo siamo già molto oltre. Valeria comincia la sua lagna lamentosa sull’occasione perduta ma, grazie all’insistenza di Sigfrido invertiamo la marcia e a costo di molta strada in più torniamo sui nostri passi. Paola e Dino non si accorgono di nulla. Il vino era buono? Il piccolo cimitero che conserva le spoglie mortali del poeta non ha nulla di maestoso, come il suo sepolcro. La grandezza resta nelle sue parole. Commossi salutiamo con i suoi versi: “Cast a cold eye on life, on death. Horseman, pass by!”.

Nuovamente imbocchiamo la strada precedente percorsa, costeggiamo una buffa montagna dall’aspetto curioso (un panettone, o forse una chiglia di veliero….) e finalmente giungiamo al nostro Bed & Breakfast: Hollycrest Lodge (Killybegs – Contea di Donegal). La casa è appena prima del paese, come sempre corredata di padrona affabile, marito sfuggente e, questa volta, di un piccolo cagnetto zoppicante piuttosto simpatico. Dopo la solita piccola pausa ci addentriamo in paese che, nonostante le piccole dimensioni, è uno dei porti di pesca più importanti dell’Irlanda. Si sente dalla puzza, indubbiamente. Facciamo la pausa aperitivo proprio vicino al porto e decidiamo che alla sera mangeremo in un ristorante poco oltre Killybegs, come consiglia la guida.

Torniamo al B&B per farci eleganti (si fa per dire) e ci presentiamo in orario da Kitty Kelly, un fiabesco piccolo edificio viola e fucsia sulla collina. Il servizio è impeccabile, la cena un po’ meno, la birra scadente, il conto salato: forse era meglio il nostro solito pub. Nota positiva le quattro chiacchiere scambiate con un signore irlandese davanti al locale che ci incanta con il tipico umorismo di questi luoghi, raccontandoci delle olimpiadi invernali che loro hanno tutti gli anni (a dispetto delle nostre torinesi 2006) quando arriva anche solo una piccola nevicata: il suo racconto degli inesperti automobilisti locali è esilarante!). Andiamo verso i nostri letti con piacere, salutando la notte con il nostro solito caffè: addio Killybegs, e grazie per tutto il pesce…

10 Agosto 2005 – Mercoledì

Oggi è mercoledì ma a noi non ce ne frega assolutamente nulla: oramai abbiamo perso completamente la cognizione del tempo; potrebbe essere domenica come giovedì. Questa è vita! La prima meta della giornata prevede la tappa alle Sleave Leagues, le scogliere più alte d’Europa, meno famose delle Cliffs of Moher forse perché meno a picco sull’Oceano, ma decisamente supèriori per altezza: circa 600 metri sul libello del mare. Ci inerpichiamo con l’auto su una strada tortuosa fino a giungere in cima: arriviamo in uno dei luoghi più belli visti in questo viaggio. La cima è avvolta da nuvole, qua e là piccoli laghi circondati da prati di erica in fiore fanno pensare di essere in alta montagna, se non fosse per i gabbiani che ci galleggiano dentro mollemente.

Irlanda - Sleave Leagues

Irlanda - Sleave Leagues

Le solite centinaia di pecore bianche e muso nero si avventurano tra i crepacci. Un luogo da sogno. Naturalmente ci facciamo un caffè, per rendere il tutto ancora più straniante. Dopo una lunga meditazione in silenzio, con lo sguardo perso verso l’orizzonte oceanico e il precipizio sotto di noi decidiamo che è ora di ripartire. La strada verso Carrigart, dove sosteremo per la notte, è ancora lunga: attraversiamo un passo tra le solite colline-montagne e. in una sosta, ecco in agguato il primo (e per fortuna ultimo) imprevisto del viaggio: il bagagliaio è bloccato: tutti i nostri miseri averi sono per sempre chiusi là dentro…Dopo un attimo si smarrimento, qualche madonna a bassa voce (siamo pur sempre nella cattolicissima Irlanda) ci dirigiamo verso la prima cittadina che possegga una officina: Ardara.

Il meccanico, sconsolato, ci comunica che non può fare nulla e ci indirizza al primo concessionario Toyota come la nostra auto. Ci toccano un bel po’ di chilometri extra e giungiamo ad Inver. L’officina autorizzata vuole l’autorizzazione della compagnia di noleggio per scassinarci la macchina; la compagnia di noleggio (con la quale Sigfrido parla al telefono) non ci dà l’autorizzazione e ci comunica che dobbiamo aspettare il loro furgone riparazioni, senza previsione di tempi. Dopo breve consultazione decidiamo di farci letteralmente smontare i sedili posteriori, scassinare il baule e rimontare il tutto come viene. E chi non è con noi, peste lo colga!

Riprendiamo la strada che ci separa da Carrigart attraversando spazi aperti di natura magnifica, ora parco naturale, che si estende a perdita d’occhio. Giunti vicino alla meta fatichiamo un poco a trovare il nostro B&B (Sonas – Carrigart – Contea di Donegal), che alla fine individuiamo decisamente fuori dal paese, in cima ad una collina bellissima con vista su tutta la valle circostante. Ci aspetta una novità: qui ci riceve non la moglie ma il padrone di casa: il mitico Mr Gallagher, un lungo pennellone vagamente somigliante a Stan Laurel con due orecchie impossibili e il piglio da Padre Borwn: molto simpatico! Ci accomodiamo nelle nostre belle stanze come sempre e come sempre dopo poco usciamo alla caccia della cena: i pub stanno quasi per chiudere!

Irlanda - Sonas, Carrigart – Contea di Donegal - B&B

Irlanda - Sonas, Carrigart – Contea di Donegal - B&B

Vaghiamo per la campagna senza speranza fino a che troviamo un enorme ristorante apparentemente molto turistico, l’ Ocean View. Ci accomodiamo in una enorme sala mezza vuota che si affaccia su ampie vetrate vista mare. Fuori piove a dirotto. Siamo preoccupati, ma sbagliamo. La cena è ottima e ben servita. Talmente invitante che persino Valeria decide di infrangere un tabù e dopo mille anni si mangia un piatto di cozze. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ritorniamo che è giò buio da un pezzo a casa Gallagher, veniamo assaltati da un gatto in astinenza di carezze e bacini che non ci vuole più mollare e ci ritiriamo, sazi e stanchi, nei nostri giacigli.

La testa dell’Orsacchiotto

11 Agosto 2005 – Giovedì

Al mattino ci rifocilliamo a dovere al tavolo della colazione, carichiamo i bagagli oramai informi e salutiamo velocemente Gallagher e le sue orecchie: oggi la giornata sarà intensa, come sempre in effetti da qualche giorno a questa parte. Ci inoltriamo attraverso la Fanad Peninsula per strette strade strette tra i campi e la folta vegetazione. Uno dei paesi che incontriamo, Ratmelton, merita una sosta: facciamo quattro passi senza meta. Il paese è attraversato da un piccolo fiume, ci sono alcune case con le finestre curiosamente dipinte a colori vivaci, l’atmosfera è piacevole. Dino come sempre viene inghiottito da qualsiasi esercizio commerciale affacciato sul marciapiede per cercare un giornale italiano (oramai è padrone della lingua, non lo ferma più nessuno…).

Irlanda - Ratmelton

Irlanda - Ratmelton

Dopo qualche foto d’ordinanza riprendiamo la via fino al paese successivo che chiama una tappa birra: ci gustiamo una delle Guinness più buone di tutto il viaggio seduti all’aria aperta, in un posto che pare dimenticato da Dio e dagli uomini (per fortuna), mentre alcuni cani danno spettacolo assaltando in branco le enormi ruote di un trattore in transito. La pausa è breve, dobbiamo ripartire con destinazione Derry (conosciuta anche come Londonderry, ma non ditelo qui se non volete un pronto e immediato calcio nel culo). L’arrivo in città, dopo giorni e giorni di tranquilla campagna, ci crea qualche difficoltà. Traffico, caos, rumore: troviamo un mega parcheggio e decidiamo di incamminarci a piedi.

Arriviamo senza fatica nel centro, una bella zona pedonale circondata dalle mura. A guardare bene non sono completamente scomparsi i segni dei duri anni appena trascorsi: le torrette della polizia bombardate di vernice, i lunghi metri di filo spinato. Ci avviciniamo alla periferia del quartiere cattolico, oggi quasi completamente ricostruito, che conserva i bellissimi murales degli anni di guerra civile. Ci fermiamo in silenzio di fronte al piccolo monumento che riporta i nomi delle vittime di quella giornata tristemente nota con il nome di Bloody Sunday. Alla lapide nessuna fotografia. Meglio leggere ogni nome, ogni cognome, ogni diversa data di nascita. E di morte: la stessa per tutti. L’esperienza di Derry ci lascia un segno profondo.

Irlanda - Derry - murales

Irlanda - Derry - murales

Torniamo sui nostri passi verso l’automobile e ripartiamo per la tappa notturna: Limavady. Arriviamo che ancora fa chiaro al B&B BallyCarton House (contea di Derry). Giunti di fronte alla magione pensiamo di aver sbagliato posto: la casa sembra un piccolo castello immerso in un parco curatissimo, ci riceve la padrona di casa, una bella signora che sembra la sorella di Sidney Rome (Dino conferma). Sidney e consorte (che per non essere da meno pare Lord Synclaire) ci portano le valigie e ci fanno accomodare in stanze da sogno, per offrirci poi il tè in una veranda coperta arredata in stile coloniale. Ci sentiamo dei principi. D’Irlanda.

Battute a parte i padroni di magione sono deliziosamente gentili e ospitali e il Lord ci consiglia per la cena un pub a qualche chilometro di distanza. Nel giro di poco siamo già là: la fame si fa decisamente sentire. Il pub si chiama The Point: in effetti è collocato sulla punta estrema di un molo solitario. Dentro l’atmosfera è molto accogliente: facciamo immediatamente amicizia con una coppia di irlandesi mezzi matti e mezzi alcolizzati che stazionano, probabilmente da ore, su due poltrone vicino ad un camino. Forse sono parte dell’arredamento. La cena è veramente ottima e la serata si trasforma in una mezza festa con un irlandese oversize, simpaticissimo e ubriaco che, con parrucca in testa, invita tutti insistentemente a ballare. Alla fine l’unico che accetta è Dino che, avvinghiato alla panza di Obelix, volteggia come una dama. Un successo!!! Italia-Irlanda: 1 a zero.

12 Agosto 2005 – Venerdì

Ci svegliamo con un lieve mal di testa, causato dai bagordi della sera precedente, nel castello di Sidney che ci serve una colazione impeccabile in un salone di legno massiccio, tappeti orientali e argenteria varia. Cerchiamo di darci un contegno e spazzoliamo ogni cosa. Paghiamo, facciamo la riverenza e ce ne andiamo. Oggi visiteremo le Giant Causeway, la mitica passeggiata del Gigante. All’arrivo ci sembra di essere tornati alle Cliffs of Moher per quantità di folla e di turisti; in effetti questa è una delle mete più classiche dei tour irlandesi, ma la particolarità del luogo merita comunque una visita. Le stranissime formazioni di roccia in riva al mare hanno una forma e un aspetto singolarissimo: sembra impossibile che sia stata la natura e non l’uomo a scolpire centinaia di forme così perfette e geometriche.

Irlanda - Giant Causeway

Irlanda - Giant Causeway

Camminiamo tra le “orme dei giganti”, ci inerpichiamo per un sentiero a mezza costa e dopo molti passi decidiamo di tornare indietro e ripartire. Nel frattempo Dino si accorge che, in una delle nostre tappe, si è perso il suo maglione preferito per cui invertiamo la rotta nella vana, e naturalmente infruttuosa ricerca. Per depurarci un poco dal bagno di folla delle Giant decidiamo di imboccare una delle nostre solite stradine laterali trovate quasi per caso e arriviamo in un luogo magnifico.

Dopo una tappa pipì nei pressi di una improbabile cabina telefonica persa nel nulla presso la quale rifocilliamo due cani pulciosi a colpi di biscotti al cioccolato, ci incamminiamo a piedi su per una ripida collina fino a raggiungere un faro abbandonato che domina tutta la valle e il mare di fronte. Dalla cima si vede vicinissima la costa della Scozia, il mitico Mull of Kintyre di McCartneysiana memoria. Naturalmente ci nasce immediatamente la voglia di proseguire il nostro viaggio verso l’altra parte della costa, ma i giorni a nostra disposizione sono ormai pochi, molto pochi…

Arriviamo al Glenmore House a Ballycastle, Contea di Antrim e finalmente abbiamo la prima fregatura da un B&B: ci sembrava strano, fino ad ora tutto era stato perfetto. Il Bed & Breakfast in realtà è una specie di albergo ancora mezzo in costruzione, poco accogliente e con proprietari distratti e poco socievoli: a Valeria e Sigfrido viene data una stanza enorme e fredda mal arredata e attrezzata per i disabili, nella stanza di Paola e Dino, grossa come la cuccia di un cane, esplodono una dopo l’altra tutte le lampadine. Perfetto. Decidiamo di prenderla bene e andiamo in paese per la cena. Dopo lunga scelta tra vari locali, uno più triste dell’altro, ci rassegniamo a cenare malissimo pessimamente serviti dalla famiglia Addams in persona. Beh, anche la serata storta non poteva mancare, no?

Da Belfast al Burren

13 Agosto 2005 – Sabato

Siamo già al penultimo giorno di viaggio ma ancora non siamo sazi di percorrere in lungo e in largo la terra d’Irlanda: oggi vogliamo arrivare fino a Belfast: decidiamo di raggiungerla facendo tutta la strada possibile lungo il mare. Il panorama è bellissimo: da Antrim facciamo una tappa a Cushendun, un piccolo paese tutto bianco affacciato sull’Oceano, tranquilla meta di villeggiatura irlandese. Come per Derry e forse ancora di più, l’arrivo a Belfast crea inquietudine: la grande città non fa più per noi. Lasciamo la macchina vicino al centro e abbiamo solo il tempo di fare quattro passi per le vie principali. Troviamo una città nuova e moderna, lontana da quello che ci aspettavamo. Probabilmente con un po’ più di tempo avremmo potuto apprezzarla decisamente meglio, ma tant’è.

Non ci facciamo mancare comunque la Guinnes in un bel pub accogliente, lo scarico della seconda tornata di fotografie di Dino e l’acquisto di generi di conforto vari per lo spuntino di pranzo. Si fa presto ora di partire e lasciamo Belfast con un senso di incompiuto: tempo tiranno! Ora ci aspetta una lunga tratta in automobile. Abbiamo deciso di attraversare il paese da nord a sud per tornare all’origine del viaggio, nei pressi di Shannon, per goderci con calma e senza fretta.l’ultimo giorno di vacanza. Circa sei ore di strada con un’unica sosta per mangiare i nostri panini sul ciglio della strada. Durante il lungo percorso siamo accompagnati da splendidi cieli di nuvole rotte qua e là da lame di sole. Impossibile annoiarsi.

Irlanda - attraversando il centro del paese

Irlanda - attraversando il centro del paese

Arriviamo a Oranmore (Contea di Galway) e raggiungiamo il Cartroon House, un B&B familiare nascosto in un bel giardino curato. Ci riceve la padrona di casa, gentile ma un poco rintronata che ci fa una serie di domande senza ascoltare la risposta ma ripetendo felice il suo “grand…grand…” (ma che voleva dire? Vabbè, sembrava comunque contenta della conversazione…). Una bella doccia ristoratrice e poi, nonostante la stanchezza, scendiamo in paese per la cena. Rifocillati a dovere ci spostiamo in un pub dove annunciano una serata musicale: sui manifesti all’ingresso la foto di un aitante e ammiccante cowboy.

Ci muniamo di birre e guadagnamo un piccolo tavolino: all’ora del concerto si presentano due vecchietti stile Muppets, uno dei due con il riporto più incredibile mai conosciuto da essere umano: una specie di sfida alla fisica quantistica. Nonostante l’inquietante premessa il duo si rivela essere musicalmente di buon livello e decisamente divertente: voci, chitarra, fisarmonica. Finiamo a cantare e battere le mani. Anche in Irlanda riusciamo a concludere la serata con un vero finale da osteria!

14 Agosto 2005  Domenica

Oggi è l’ultimo giorno in Irlanda ma grazie al nostro furbesco piano di viaggio abbiamo ancora da vedere un po’ di cose: così evitiamo tristezza e sensazione di attesa che solitamente si impadroniscono degli ultimi sprazzi di vacanza. Carichiamo per l’ultima volta le valigie in automobile e decidiamo di visitare il Burren, la zona di montagne e rocce carsiche a pochi chilometri da Oranmore. Viaggiamo in lungo e in largo tra strade secondarie perse nel nulla, ci fermiamo a visitare un piccolo sito archeologico (un antico sepolcro in pietra, molto suggestivo), esploriamo la strana conformazione del Burren fino sulla costa: piccoli fiori colorati che crescono tra le spaccature lineari delle rocce grigie.

Irlanda - Burren

Irlanda - Burren

Siamo vicini alla bella cittadina di Doolin e la tentazione di tornarci è forte. Decidiamo di unire il piacere al dovere: torniamo al B&B di Margaret per restituire diligentemente le chiavi della stanza fregate impunemente giorni addietro da Valeria. Lo stupore di Margaret nel vederci tornare per scusarci e restituire il maltolto è grande e sincero. Ci troveremo una mail, al nostro arrivo in Italia, di ulteriori ringraziamenti. Italia – Irlanda: 2 a zero.

Quale miglior posto per salutare la bella terra d’Irlanda se non lo storico pub O’Connely? Questa volta il cielo di Doolin è clemente e possiamo addirittura consumare il nostro lauto pranzo seduti all’aperto sotto un tiepido raggio di sole. L’ultima Guinness ha il magnifico sapore di queste splendide settimane trascorse. Siamo sopraffatti dalla nostalgia ancora prima di partire. Da qui in poi la nuda cronaca racconta: aeroporto di Shannon, restituzione dell’auto, volo tranquillo, aeroporto di Orio al Serio, viaggio Bergamo -Torino in Multipla gialla, arrivo a Torino in tempo per una pizza e poi a casa. Con l’Irlanda nel cuore.

Irlanda:

Mappa e itinerario Irlanda

Immagini Irlanda

Mappa e itinerario- Irlanda

 

mappa Irlanda

1 agosto 2005 – volo Ryanair da Bergamo a Shannon – auto in affitto

2 agosto 2005 – da Shannon a Killorgin – Ring of Kerry – Isola diValencia – Waterville – ritorno a Killorgin

3 agosto 2005 – da Killorgin alla penisola di Dingle – in giro per Dingle – Ballydavid

4 agosto 2005 – da Ballydavid a Tralee – verso Tarbert -(ferry) – Kilkee – Doolin

5 agosto 2005 – da Doolin alle Isole Aran – isola di Inisheer e ritorno a Doolin – Cliffs of Moher

6 agosto 2005 – da Doolin a Galway – Connemara – Roundstone

7 agosto 2005 – da Roundstone alla penisola di Inishnee – Contea di Mayo – Clifden – abbazia di Kylemore – Joyce Country – Westport

8 agosto 2005 – da Westport a Bellmullet

9 agosto 2005 – da Bellmullet a Killybegs – Yeats Country

10 agosto 2005 – da Killybegs a Carrigart – Sleave Leagues

11 agosto 2005 – Penisola di Fanad – Ratmelton – Derry – Limavady

12 agosto 2005 – Giant Causeway – Ballycastle

13 agosto 2005 – da Ballycastle a Belfast – da Belfast(Irlanda del nord) a Oranmore (Irlanda del sud)

14 agosto 2005 – da Oranmore al Burren – Doolin – Shannon – volo di ritorno per l’Italia

Immagini Irlanda

Irlanda – il diario

Mappa e itinerario – Samoa

 

mappa di Samoa

6 settembre 2003 – in giro per Apia

7 settembre 2003 – in giro per Apia – cascate Papapapai-tai – volo per l’isola di Savai – Anganoa Bay

8 settembre 2003 – da Anganoa Bay a Salelologa – costa sud – cascate Olemoe – geyser Alofaaga Blowholes – penisola di Falealupo – Cape Mulinuu – Vaisala (in auto)

9 settembre 2003 - da Vaisala a Manase – trekking sul Monte Matavanu

10 settembre 2003 – in giro per Manase – laguna delle tartarughe

11 settembre 2003 – di ritorno a Salelologa – da Savai all’isola di Upolu in barca

12 settembre 2003 – da Upolu all’isola di Manono in barca

13 settembre 2003 – trekking intorno all’isola di Manono

14 settembre 2003 – di ritorno a Upolu in barca – ad Apia in auto

15 settembre 2003 – in giro per Apia

16 settembre 2003 – verso la costa sud in auto – Paradise Beach – Saleapaga

17 settembre 2003 – villaggio di Sa’anapu – verso Apia per visitare la casa di Stevenson – ritorno a Saleapaga

18 settembre 2003 – Parco Nazionale O Le Pupu-Pu’e – cascate Togitogiga – passo di Le Mafa -ritorno a Saleapaga

19 settembre 2003 – in giro per le spiagge di  Saleapaga

20 settembre 2003 – tour per Fagaloa Bay e ritorno in auto

21 settembre 2003 – da Saleapaga ad Apia in auto

22 settembre 2003 – trekking al Lago Lanoto’o (lago vulcanico)

23 settembre 2003 – in giro per Apia – volo di ritorno da Apia a Los Angeles – Francoforte – Milano

24 settembre 2003 - arrivo in Italia

Immagini Samoa

Samoa – il diario

Mappa e itinerario – Indonesia

 

mappa dell'Indonesia

29 luglio 2001 – Torino – Parigi – Singapore – Jakarta – volo Air France

30 luglio 2001 – Java – Jakarta – arrivo alle 3.40 di notte – giro per la città

31 luglio 2001 – da Jakarta a Yogyakarta con il treno

1 agosto 2001 – Yogyakarta – giro per la città – Tempio di Borobudur

2 agosto 2001 – da Yogyakarta al Monte Brono con il bus (12 ore)

3 agosto 2001 – trekking sul vulcano – Monte Bromo – mare di sabbia – MOnte Betok -con il bus a Banyuwangi e Ketapang – a Bali con il traghetto – a Lovina (costa nord) con il bus

4 agosto 2001 – in giro per Lovina con il motorino

5 agosto 2001 – da Lovia a Kuta (costa sud) con il bus

6 agosto 2001 – da Kuta – Denpasar a Maumere, Flores con l’aereo – Merpati Airlines – in giro per Maumere

7 agosto 2001 – da Maumere alla costa sud di Flores e poi verso Moni in macchian – in giro per il villaggio di Moni

8 agosto 2001 – trekking sul vulcano Kelimutu – da Moni a Riung (costa nord di Flores) in macchina

9 agosto 2001 – in giro per Riung – tour Seventeen Islands in barca

10 agosto 2001 – da Riung a Labuanbajo (costa ovest) in barca – 12 ore

11 agosto 2001 – in giro per Labuanbajo

12 agosto 2001 – tour all’isola di Seraya in barca

13 – 16 agosto 2001 – da Labuanbajo, Flores a Lombok in barca – tappe alle isole di Komodo e Rinca per vedere i varani

17 agosto 2001 – arrivo a Labuhan Lombok – verso Bangsal in bus (dalla costa est alla costa ovest di Lombok) – alle Isole Gili in barca

18 – 24 agosto 2001 – relax a Gili Meno

25 agosto 2001 – da Gili Meno a Kuta in barca

26 agosto 2001 – da Kuta a Ubud in bus – in giro per Ubud e ritorno

27 agosto 2001 – da Denpasar a Jakarta in aereo – volo Air France da Jakarta a Parigi

28 agosto 2001 – da Paris a Torino con Air France

Immagini Indonesia

Indonesia – il diario

Vietnam 2009 – il diario

 

Vietnam: un lungo, breve viaggio

Giovedì 6 agosto 2009

Vietnam - Hanoi

Vietnam - Hanoi

Come e perché quest’anno abbiamo deciso di andare in Vietnam non si sa. Le diverse mete di viaggio  si rivelano autonomamente durante l’inverno e ad un certo punto sappiamo dove andare. Torniamo ad est. L’itinerario di massima è pronto, guida, visti, zaini (ancora più ridotti rispetto all’anno scorso, bravi!). Si può partire. Volo Air France Torino – Parigi,  6 ore di attesa (purtroppo) e poi la lunga tratta verso Hanoi: undici ore sospesi per aria verso l’oriente remoto.

Venerdì 7 agosto 2009

Arriviamo ad Hanoi verso le 15.30 del pomeriggio. Siamo discretamente ammaccati dal viaggio. Recuperiamo i bagagli e, appena usciti dall’aeroporto, veniamo investiti  dall’aria calda e umida del Vietnam. Una pioggia sottile e intensa ci dà il benvenuto. Pazienza, eravamo preparati al clima non proprio accogliente di questo periodo dell’anno.  Dividiamo il taxi con una coppia di ragazzi inglesi e percorriamo le strade trafficatissime che in circa quaranta minuti ci portano in città. La quantità di auto e soprattutto di motorini e biciclette è impressionante. D’altra parte il Vietnam è un paese con più di 80 milioni di abitanti. Il fatto è che sembrano tutti qui, ora, contemporaneamente.

Vietnam - Hanoi

Vietnam - Hanoi

Troviamo una stanza in un hotel nel quartiere vecchio per la prima notte. Doccia, una mezz’ora di relax e poi ci prepariamo per un giro serale a piedi per le vie della città. Il quartiere vecchio è molto suggestivo, caotico all’inverosimile, colorato, super commerciale. Una babele. Ceniamo in un piccolo locale con terrazzina al primo piano e, tra un riso vietnamita e una birra, ci godiamo lo spettacolo notturno.

Sabato 8 agosto 2009

Gooood moooorning Vietnam! Dopo una veloce colazione ci spostiamo in un altro albergo leggermente più confortevole sempre nel quartiere vecchio, a soli tre isolati di distanza. Oggi la giornata sarà dedicata alla visita della città. Hanoi  offre molto da vedere.  Camminiamo inizialmente senza meta precisa per il quartiere vecchio che è diviso in tante diverse zone a seconda del commercio praticato: ci sono le vie degli stagnini, quelle dei commercianti di bambù, quelle dei venditori di vestiti, quelle dove si vendono strumenti musicali. Comunque c’è sempre qualcuno che vende qualcosa. Camminare per strada richiede un certo impegno: marciapiedi e vie sono sempre perennemente invase da centinaia, migliaia di persone, motorini, biciclette, auto, bus in perenne transito. Attraversare le strade è una avventura con rischio elevato. Bisogna saper prendere le misure.

Vietnam - Hanoi - old quarter - bambù

Vietnam - Hanoi - old quarter - bambù

Nell’arco della giornata arriviamo ad un bel lago nel centro della città che, su una piccola isola collegata da un ponticello, ospita uno dei tanti templi buddisti. Ci spostiamo poi, sempre a piedi, fino al Tempio della letteratura, bello e ingolfato di turisti, per poi continuare a girovagare qua e là assaporandoci la nuova atmosfera. Il caldo e l’umido raggiungono livelli allucinanti. Sfatti dalla lunga camminata e dal clima ci fermiamo a mangiare e bere in un locale sulla piazza del lago. Wireless ovunque per cui ne approfittiamo per dare notizie a casa con una bella telefonata Skype gratuita alla faccia delle nostre compagnie telefoniche.

Vietnam - Hanoi - teatro marionette sull'acqua

Vietnam - Hanoi - teatro marionette sull'acqua

Verso il tardo pomeriggio ci godiamo lo spettacolo  al Teatro delle marionette sull’acqua. Racconti di storia e leggende popolari interpretati da marionette di legno che vengono mosse e animate sull’acqua. Una tradizione antichissima. Molto particolare. A seguire cena e rientro in albergo. La prima vera giornata vietnamita volge al termine.

Domenica 9 agosto 2009

Dedichiamo la giornata di oggi ancora ad un giro per Hanoi. La chiassosa e caotica atmosfera ci ha catturati e ci buttiamo nel delirio della domenica con coraggio. Venditori di frutta, cappelli a cono, clacson, souvenir, motorini, motorini e ancora motorini.  Questa sera partiremo per Sapa, verso le montagne a nord-ovest di Hanoi, teniamo la stanza fino al tardo pomeriggio perché abbiamo prenotato un treno notturno.

Vietnam - treno notturno per Sapa

Vietnam - treno notturno per Sapa

Verso sera carichiamo gli zaini in spalla e con un taxi  ci facciamo portare alla stazione, che moltiplica, come tutte le stazioni del mondo, il caos per 100.  Le cuccette da 4 posti che ci aspettano sono molto belle, pulite, tutte in legno, con cuscini e lenzuola pulite. Conosciamo gli altri due ospiti del nostro scompartimento: una coppia di signori francesi di mezza età, simpatici e gentili. Il treno parte in orario, oramai è buio e, tra varie sigarette fumate tra i vagoni e svariate birre ci facciamo venire sonno. Domani ci sveglieremo tra le montagne.

Lunedì 10 agosto 2009

Vietnam - la valle di Sapa

Vietnam - la valle di Sapa

Arriviamo all’alba alla stazione di Lao Cai e lì ci aspetta il pulmino che ci porterà a Sapa. Ci stipano in 45 su un mezzo per 20 e, in qualche modo, partiamo. La strada che percorriamo si inerpica su per le montagne, il panorama è stupendo. Siamo vicini al confine con Laos e Cina: intorno a noi boschi, campi coltivati a riso in cima alle colline, nuvole bianche e basse che avvolgono tutto in una specie di nebbia soffice. Arriviamo all’albergo molto bello, con le stanze distribuite su tante terrazze arrampicate per la montagna. Dalla nostra la vista sulle montagne e sulla valle e splendida. La nebbia e il cielo grigio rendono addirittura il tutto più suggestivo.

Dopo esserci sistemati e riposati un po’ (la notte in cuccetta non è stata così indolore) facciamo un giro a piedi per il paesino. Per le strade molti turisti e un assalto di donne e ragazze delle tribù H’Mong vestite nei vari e diversi costumi tradizionali (H’Mong neri- H’Mong bianchi – H’Mong fioriti…) che cercano di venderci qualsiasi cosa: abiti, braccialetti, tessuti, ricami. Assalto a parte i colori e le fogge dei loro costumi ci lasciano veramente ammirati.

Vietnam - Sapa

Vietnam - Sapa

Gli H’mong Neri,ad esempio, indossano vestiti di colore blu-indaco. Le donne indossano una gonna e una specie di grembiule, delle ghette ricamate e una fascia rigida come cappello mentre le donne della tribù degli H’mong Fioriti indossano abiti più elaborati e di solito portano una specie di sciarpa di lana in testa. Tutte le donne H’Mong, a prescindere dalla tribù di appartenenza, portano grandi collane d’argento,braccialetti e orecchini.
 Nel nostro girovagare attraversiamo un mercato etnico di artigianato e un mercato tradizionale traboccante di frutta e verdura conosciuta e sconosciuta. Per le strade si incrociano moto, auto e mandrie di bufali. La giornata scorre tranquilla. Abbiamo concordato con due ragazze Black H’Mong un trekking per domani fino al loro villaggio. Cena e riposo sono un dovere e un piacere.

Martedì 11 agosto 2009

Vietnam - Sapa - verso il villaggio Black H'Mong

Vietnam - Sapa - verso il villaggio Black H'Mong

Al mattino le due donne della tribù dei H’Mong neri ci aspettano puntuali fuori dell’albergo e partiamo per il trekking che ci porterà al villaggio. Ci aspettano circa 5 ore di cammino tra campi di riso, sentieri inerpicati tra le montagne,  fango, sole e pioggia. molto bello. In mezzo a questa natura meravigliosa non sentiamo la fatica e lungo il tragitto chiacchieriamo di tutto facendoci raccontare il più possibile sulla loro vita. Arriviamo al piccolo villaggio fatto di case di legno e fango nascosto tra il fitto della foresta e mentre le donne preparano il pranzo accendendo un fuoco sul pavimento di terra della capanna noi giochiamo con la miriade di bambini che spuntano da ogni angolo.

Vietnam - Sapa - campi di riso

Vietnam - Sapa - campi di riso

Mangiamo con tutta la famiglia e poi incominciamo la discesa di 1 ora per raggiungere il fondovalle ritornare in paese. Raggiunta la strada principale contrattiamo un doppio passaggio in moto per tornare a Sapa ed evitarci altre due ore di cammino. Pessima decisione. A pochi chilometri dall’arrivo il mio autista inesperto perde l’equilibrio e per una banale caduta quasi da fermi la mia gamba destra si cuoce sulla marmitta incandescente. Non sembra così grave e raggiungiamo comunque il paese. Basta una mezz’ora per renderci conto che l’ustione è seria. Acquistiamo farmaci di prima necessità in farmacia e torniamo in albergo per medicare la ferita. Alla sera usciamo per cenare ma con il passare delle ore il dolore aumenta. Dormiamoci sù, tanto altro per ora non possiamo fare.

Mercoledì 12 agosto 2009

Vietnam - verso Dien Bien Phu

Vietnam - verso Dien Bien Phu

Al mattino la gamba sembra un brasato, la medichiamo, la fasciamo e,  nonostante tutto, partiamo come avevamo previsto per Dien Bien Phu . Ci aspettano 9 ore di scomodo pulmino con pochi altri turisti e molti viaggiatori locali. Tralasciando la scomodità il tragitto è bellissimo: attraversiamo una parte selvaggia e assolutamente non turistica del Vietnam, raggiungendo un passo a quasi 200 metri. Le strade sono molto brutte, piene di fango e buche per gran parte del tragitto. Arriviamo a Dien Bien Phu alle 17 circa e troviamo alloggio in un piccolo hotel piuttosto brutto ma va bene lo stesso: siamo stanchi e  necessitiamo al più presto di una stanza qualsiasi dove poter riposare e rifare la medicazione alla povera gamba abbrustolita. Nonostante la difficoltà di deambulazione  alla sera facciamo quattro passi per curiosare qua e là e cercare un posto per cenare. Acquistiamo i biglietti aerei per il ritorno ad Hanoi e dopo un lungo giro a piedi finiamo in un ristorante di un hotel che dovrebbe essere di lusso…mah…non sembra proprio. Pazienza, la nostra resistenza è vicina al limite e altri posti per cenare non se ne vedono. Dien Bien Phu non è per nulla turistica. Dopo cena ci aspettano i chilometri del ritorno fino all’albergo. Ci arriviamo a pezzi, ma ci arriviamo.

Giovedì 13 agosto 2009

Vietnam - Dien Bien Phu

Vietnam - Dien Bien Phu

La gamba peggiora ma decidiamo di continuare stoicamente il viaggio. Passiamo tutta la mattina in giro per Dien Bien Phu tra strade commerciali e non, monumenti alla battaglia vittoriosa contro i francesi con scalinate in marmo di stile sovietico, mercati, negozi e qualche birra. Alle 15,40 ci facciamo portare in aeroporto per prendere l’aereo per Hanoi. Dopo due ore siamo di nuovo all’hotel Capital nel vecchio quartiere. Il primo giro è alla ricerca di una farmacia e il secondo alla ricerca di una cena. La gamba fa male, molto male. Muoversi sta diventando sempre più difficile. Domani penseremo a che cosa fare. Domani.

Venerdì 14 agosto 2009

Vietnam - Hanoi

Vietnam - Hanoi

Oggi decidiamo di prendercela comoda. Facciamo al mattino un breve giro per Hanoi zoppicando, poi capiamo che è meglio tornare in stanza a riposare. Incomincia a piovere piuttosto forte e la mia gamba peggiora di ora in ora. Che fare? Partire o non partire per il tour della baia di Halong? Ci pensiamo e ripensiamo e decidiamo per il sì, tanto dovremmo essere sempre trasportati da bus o barche. Decidiamo di provare a fare finta che non sia successo nulla e continuare come previsto a percorrere il nostro itinerario. Quindi? Quindi oggi è meglio riposare e riprendere le forse. O almeno provarci.

Sabato 15 agosto 2009

Al mattino presto partiamo per il tour ad Halong Bay. CI caricano su un bus intruppati con altri turisti di varie nazionalità (da coppie europee e australiane a chiassose famiglie vietnamite). Dopo tre ore di bus arriviamo al porto e ci caricano su un mega barcone di legno tipo veliero. Parte il tour per la baia che, nonostante l’eccessivo sfruttamento turistico, è di una bellezza mozzafiato. Purtroppo il cielo è grigio e il verde dell’acqua non è così brillante come speravamo ma le rocce e le isole-montagne intorno a noi sono magnifiche.

Vietnam - Halong Bay

Vietnam - Halong Bay

Navighiamo per tutta la giornata con qualche stop qua e là:  una grotta di stalattiti, una spiaggia. Io purtroppo rimango sulla barca perché non sono quasi più in grado di camminare. Mi godo il paesaggio dal pontile e va bene lo stesso. Arriva l’ora di cena: la barca è ferma in una piccola baia circondata di rocce, molto suggestiva. Dopo birra, sigarette e chiacchiere con altri viaggiatori guardando le stelle ci ritiriamo in cabina per la notte. Io sto sempre peggio, incomincio a temere di dover interrompere il viaggio. Per ora non ci vogliamo pensare, anche se ci stiamo già pensando sotto sotto.

Domenica 16 agosto 2009

Dopo la colazione in barca ripartiamo e attracchiamo all’isola di Cath Bay. Un bus ci porterà fino al paese. Le semplici operazioni di sbarco, scarico zaini, raggiungimento del bus diventano molto complicate nelle mie condizioni. Il povero Sigfrido si carica di tutto, me compresa, e ci trasciniamo come il gatto e la volpe. Per aiutarci nella difficile operazione il buon cielo provvede a scatenare un temporale tipo tempesta che ci infradicia fino al midollo.

Vietnam - Halong Bay

Vietnam - Halong Bay

Durante il tragitto in bus scopriamo che la giornata di oggi prevede diverse escursioni  che praticamente finiscono tutte in -ing: trekking, byking, snorkelling, kayaking. Perfetto. La gita oggi decisamente non è alla portata della mia ustione. Desisto e decido di farmi scaricare all’albergo che ci ospiterà per la notte. Sigfrido si butta nel vortice degli -ing per portarmi per lo meno qualche foto di ciò che avremmo dovuto vedere insieme e io mi piazzo a letto con libri e tv. Ma che sfiga. Verso  sera il gruppo ritorna e dopo una lauta cena ci rifugiamo nuovamente in stanza. io oramai posso solo saltellare sulla gamba sinistra e farci un giro per il paese è al di là del possibile.

Lunedì 17 agosto 2009

Al mattino ci caricano sul bus che ci trasporta fino al molo, ci trasbordano di nuovo sul vascello, e ritorniamo, dopo qualche ora di navigazione, sulla terraferma. Continuiamo ad ammirare durante il ritorno l’incredibile e unico paesaggio naturale che ci circonda, con le immense rocce ricoperte di vegetazione che spuntano come enormi funghi dal mare. Peccato solo per l’incredibile inquinamento dell’acqua che in certi punti scintilla di colori cangianti e fosforescenti di oli e benzine. Chissà tra qualche anno cosa resterà di tanta meraviglia.

Vietnam - Hanoi - rete elettrica

Vietnam - Hanoi - rete elettrica

Al porto ci aspetta l’ennesimo bus per Hanoi, ci fermiamo per il pranzo più o meno a metà strada in un hotel orrendamente turistico e finalmente arriviamo ad Hanoi . Torniamo nel solito hotel dove oramai siamo di casa, alla sera con un piccolo e ultimo sforzo ci trasciniamo a mangiare qualche cosa solo poche vie più in là e poi ci ritiriamo per la notte. Durante la quale, per inciso, nel tentativo di raggiungere il bagno tra dolori lancinanti alla gamba, mi schianto per terra causa acqua fuoriuscita dalla doccia. Ma meno male, mi mancava. Abbiamo deciso comunque di partire domani per Huè, spostandoci dal nord del paese al centro e poi si vedrà. Continuiamo a non volerci rassegnare.

Martedì 18 agosto 2009

Vietnam - tempio buddista

Vietnam - tempio buddista

Partiamo per Huè con l’aereo alle 9 del mattino. Arriviamo e con un bus ci facciamo scaricare in centro. Fatichiamo un poco per trovare un hotel, la cittadina è meta di molto turismo che viene qui per visitare soprattutto la bellissima cittadella imperiale.. Dopo qualche ricerca troviamo posto in un albergo piuttosto bello e decidiamo di regalarcelo anche perché le condizioni della mia gamba necessitano di qualche confort in più rispetto al nostro solito standard. Siamo stanchi e, in verità, piuttosto depressi per la situazione. Al punto che saltiamo la cena tanta è poca la voglia di uscire con tutte le difficoltà che comporterebbe. Un giorno di dieta non ci farà male.

Mercoledì 19 agosto 2009

Vietnam - Hanoi - Old Quarter

Vietnam - Hanoi - Old Quarter

Anche oggi trascorriamo praticamente tutta la giornata in stanza a soffrire e a pensare cosa fare. Io non riesco praticamente neppure più ad alzarmi dal letto, se non con molta fatica e molto dolore. Riposo e medicazioni sono il nostro unico impegno quotidiano. Alla sera usciamo per cenare, non possiamo saltare di nuovo. Con una bicicarretto-taxi raggiungiamo la zona dei locali e dei ristoranti e dopo una cena così così ci facciamo riportare all’hotel, un po’ mesti e sconsolati. Che dire, che fare, chissà. Continuiamo a girare intorno alla questione e alla decisione. Non è facile, abbiamo sognato questo viaggio per mesi e ora…

Giovedì 20 agosto 2009

Vietnam - Sapa - donna tribù Black H'Mong

Vietnam - Sapa - donna tribù Black H'Mong

E ora non resta che rassegnarsi al destino e arrendersi al viaggio sia che porti cose buone sia che ne porti di meno buone e agire di conseguenza. Tra telefonate Skype e SMS con l’Italia la decisione è presa: dobbiamo raggiungere Ho Chi Min city (Saigon) e cercare un volo per tornare in patria. Altro non è possibile fare. La gamba peggiora, ho bisogno di medicazioni professionali, sono diventata un peso morto per l’inabilità a camminare e rischio l’insorgere di infezioni, che ad onor del vero cominciano timidamente a manifestarsi. Con la morte nel cuore e…nel portafoglio acquistiamo il biglietto aereo per la capitale. Dopo l’ennesima intera giornata trascorsa in stanza decidiamo di fare un piccolo-grande sforzo e uscire per cenare e distrarci un poco. Questa volta scegliamo un ristorantino con cucina indiana che ci mette di buon umore e, sulla via del ritorno, ci fermiamo pure in un bar a farci un’ultima bevuta. Con Skype telefoniamo in Italia  (qui c’è il WiFi dappertutto e funziona pure bene…incredibile) e poi andiamo a dormire.

Venerdì 21 agosto 2009

Vietnam - divinità buddiste

Vietnam - divinità buddiste

Voliamo da Huè a Ho Chi Min e con un taxi cerchiamo in hotel nella zona centrale per essere più comodi ai vari servizi. Ci fiondiamo subito all’ufficio dell’Air France e scopriamo, come già immaginavamo, che i voli non ce li cambiano e quindi sono persi. Ci chiedono tempo fino al pomeriggio per trovare comunque due posti per tornare in Italia al più presto possibile. Torniamo in hotel e alle 17 ci presentiamo con speranza: per fortuna ci hanno trovato i voli per domani. Paghiamo ex novo i due biglietti senza capire bene se siamo felici o tristi.Felici per il volo trovato. Molot, molto tristi per la fine decisamente anticipata del nostro viaggio. Vabbè.  Ceniamo in un ristorante vicino all’hotel perché non riesco più a camminare se non per pochi metri. Avviliti, scornati, delusi.

Sabato 22 agosto 2009: lasciando il Vietnam

Vietnam - in taxi a Ho Chi Min City

Vietnam - in taxi a Ho Chi Min City

Restiamo in stanza fino alle 12.00 e poi ci buttano fuori. Nell’attesa dell’ora di partenza ci rifugiamo in un bar ristorante del centro (sempre con WiFi )e cazzeggiamo fino alle 15.30 quando con il taxi ci facciamo portare in aeroporto. Comincia una lunga attesa fino all’apertura del check-In, recuperiamo una sedia a rotelle e Sigfrido mi spinge qua e là per i duty free, i bar e le zone fumatori fino all’ora della partenza (19.30). Comincia il lungo, lunghissimo viaggio di ritorno.

Domenica 23 agosto

Atterriamo a Parigi e proviamo l’emozione del transito per corsie preferenziali su sedia a rotelle, ci imbarchiamo sul volo per Torino e arriviamo a Caselle alle 9.00 del mattino. La vacanza è proprio finita, non resta che andare al CTO. Nella mente quello che abbiamo visto e quello che avevamo sognato di vedere: la costa sud del paese, le isole di Nha Trang e Phu Quoc, il delta del Mekong, il meraviglioso tempio di Angkor Wat in Cambogia…

Vietnam:

Mappa e itinerario Vietnam

Immagini – Vietnam

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