Mappa e itinerario – America Centrale

 

mappa dell'America Centrale

mappa del Guatemala

26 agosto 2008 – volo Iberia – Torino – Madrid – Guatemala City – ad Antigua con il bus

27 agosto 2008 – in giro per Antigua

28 agosto 2008 – trekking sul vulcano Pacaya

29 agosto 2008 – da Antigua al lago Atitlan – Panajachel – sul lago Atitlan in barca

30 agosto 2008 – da Panajachel a Guatemala City in bus – a Flores in aereo

31 agosto 2008 – da Flores a Tikal in bus – trekking tra le rovine di Tikal – ritorno a Flores in bus

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1 settembre 2008 – da Flores a Belize City in bus – all’isola di Caye Caluker in barca

2 settembre 2008 – in barca – snorkelling attorno a Caye Caulker e all’isola di San Pedro

3 settembre 2008 – in barca – tour al Blue Hole e alle isole del parco marino

4 settembre 2008 – da Caye Caulker a Belize City in barca – a San Salvador – El Salvador – in aereo

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5 settembre 2008 – da San Salvador a Suchitoto in bus – in giro per Suchitoto

6 settembre 2008 – trekking intorno a Suchitoto – Parco Nazionale – sentieri della guerriglia – Cinquera

7 settembre 2008 – in giro per Suchitoto

8 settembre 2008 – da Suchitoto verso la Ruta de las Flores in auto: Sonsonate,  Apaneca, Ataco, Juayua

9 settembre 2008 – trekking intorno a Juayua – piantagioni di caffè – foreste – cascate

10 settembre 2008 – da Juayua a Sonsonate – San Salvador in bus

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11 settembre 2008 - da San Salvador a Leon, Nicaragua attraversando l’ Honduras

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12 settembre 2008 – in giro per Leon – nel pomeriggio da Leon a Granada in bus

13 settembre 2008 – in giro per Granada

14 settembre 2008 – in giro per Granada – tour a Las Isletas in barca

15 settembre 2008 – da Granada a Rivas – San Jorge in bus – da san Jorge all’isola di Ometepe in barca – tour di Ometepe in bus

16 settembre 2008 – trekking intorno ad Ometepe – foreste e cascate

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17 settembre 2008 – da Ometepe a San Jorge in barca – da San Jorge a Rivas – Pena Planca (frontiera con il Costarica ) in auto – dalla frontiera a San Josè in bus

18 settembre 2008 – da San Josè a Barra del Colorado in aereo – al Tortuguero in barca – notte sulla spiaggia a vedere le Tartarughe verdi giganti che spiaggiano per deporre le uova

19 settembre 2008 – in giro per il Tortuguero National Park in barca e trekking nella foresta

20 settembre 2008 – dal Tortuguero a Moin in barca – a Limon – Cahuita in bus

21 settembre 2008 – in giro per Cahuita

22 settembre 2008 – da Cahuita a Bri Bri, Puerto Viejo, Sixaola -fino alla frontiera con  Panama in bus – ad Almirante in taxi – a Bocas del Toro in barca

23 settembre 2008 - in giro per Bocas del Toro – Bocas del Drago – Playa de Las Estrellas

24 settembre 2008 – in giro per Bocas del Toro – Coral Cay – Playas Ranas Rojas – Hospedaje Bay

25 settembre 2008 – in giro per Bocas del Toro – a Isla Bastimentos in barca – trekking attraverso Isla Bastimentos

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26 settembre 2008 – da Bocas del Toro a Panama City in aereo – in giro per Panama CIty

27 settembre 2008 – in giro per Panama City – volo serale per Madrid

28 september 2008 - da Madrid a Torino

Immagini America Centrale

America Centrale – il diario

Mappa e itinerario – Indonesia

 

mappa dell'Indonesia

29 luglio 2001 – Torino – Parigi – Singapore – Jakarta – volo Air France

30 luglio 2001 – Java – Jakarta – arrivo alle 3.40 di notte – giro per la città

31 luglio 2001 – da Jakarta a Yogyakarta con il treno

1 agosto 2001 – Yogyakarta – giro per la città – Tempio di Borobudur

2 agosto 2001 – da Yogyakarta al Monte Brono con il bus (12 ore)

3 agosto 2001 – trekking sul vulcano – Monte Bromo – mare di sabbia – MOnte Betok -con il bus a Banyuwangi e Ketapang – a Bali con il traghetto – a Lovina (costa nord) con il bus

4 agosto 2001 – in giro per Lovina con il motorino

5 agosto 2001 – da Lovia a Kuta (costa sud) con il bus

6 agosto 2001 – da Kuta – Denpasar a Maumere, Flores con l’aereo – Merpati Airlines – in giro per Maumere

7 agosto 2001 – da Maumere alla costa sud di Flores e poi verso Moni in macchian – in giro per il villaggio di Moni

8 agosto 2001 – trekking sul vulcano Kelimutu – da Moni a Riung (costa nord di Flores) in macchina

9 agosto 2001 – in giro per Riung – tour Seventeen Islands in barca

10 agosto 2001 – da Riung a Labuanbajo (costa ovest) in barca – 12 ore

11 agosto 2001 – in giro per Labuanbajo

12 agosto 2001 – tour all’isola di Seraya in barca

13 – 16 agosto 2001 – da Labuanbajo, Flores a Lombok in barca – tappe alle isole di Komodo e Rinca per vedere i varani

17 agosto 2001 – arrivo a Labuhan Lombok – verso Bangsal in bus (dalla costa est alla costa ovest di Lombok) – alle Isole Gili in barca

18 – 24 agosto 2001 – relax a Gili Meno

25 agosto 2001 – da Gili Meno a Kuta in barca

26 agosto 2001 – da Kuta a Ubud in bus – in giro per Ubud e ritorno

27 agosto 2001 – da Denpasar a Jakarta in aereo – volo Air France da Jakarta a Parigi

28 agosto 2001 – da Paris a Torino con Air France

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Indonesia – il diario

5 Uomini in Barca

 

5 uomini in barca

5 uomini in barcaQuesta prima storia racconta di cinque uomini e una ciurma che per qualche giorno navigano su acque oceaniche tra isole incontaminate, animali preistorici e cieli stellati. Lontani dal mondo conosciuto, in balia dei flutti e della sorte lo “zio”, la “ragazza”, il “mercante”, la “vecchia” e “don Diego de la Vega”, guidati da marinai indonesiani lasciano le coste dell’isola di Flores alla volta di Lombok, passando per Rinca e Komodo e costeggiando Sumbawa. Ma come si sono incontrati ?

L’incontro

Al tramonto di qualche giorno precedente la nostra avventura nel piccolo porto di Labuanbajo – Flores, approdano sfiniti da dodici ore di traversata su una canoa lo zio e la ragazza. Dopo siffatta impresa il sogno di un giaciglio notturno si rivela purtroppo un miraggio. Che fare ? I due camminano sconsolati lungo la strada centrale quando incrociano tre uomini del loro medesimo idioma. La solidarietà tra conterranei assicura un letto e davanti ad alcune birre nasce il progetto dell’impresa nautica. Il gruppo sarà in tal modo formato: lo zio, così nominato dagli altri sul campo per la sua autorità anagrafica, il mercante, imbattibile in qualsivoglia trattativa, la vecchia, spilungone secco secco dai lunghi capelli, Don Diego de la Vega per la sua singolare somiglianza con Zorro, con tanto di baffetto nero e infine la ragazza, unica donna del gruppo. Non resta che incontrare la ciurma per l’inevitabile trattativa.

La trattativa

Appuntamento per cena con la possibile compagnia di navigazione in una locanda arroccata sulle colline della baia. Si presentano il capitano, il mozzo e due signore non meglio precisate come dessert. Davanti ai primi boccali di birra e al decolté del dessert il mercante, sul quale tutti puntavano per portare a casa un buon prezzo, perde il senno e si lancia in un corteggiamento improbabile. Non si avvede che è questione di dollari. Lo zio, la vecchia e Don Diego prendono in mano la situazione, lasciano il mercante alla deriva di se stesso e cominciano a contrattare. La ragazza fa tappezzeria, seduta accanto al mozzo che rutta come un dinosauro mentre le parla ma si nasconde sotto il tavolo per soffiarsi il naso chiedendo scusa tutte le volte. Paese che vai, usanza che trovi. La vecchia, seduto di fronte, assiste alla scena, cercando cavallerescamente di distrarre il mozzo nella speranza di direzionare altrove l’emissione di gas. Appeso al soffitto un geco grosso come un gatto incombe sulla tavolata. Si spera nella tenuta delle ventose. Verso notte inoltrata il tasso alcoolico ha superato i limiti di guardia, il dessert ha cambiato tavolo su ordine del capitano in cerca di avventori meno romantici . Il gruppo arriva all’accordo. Partenza domattina. Appuntamento al porto.

La partenza

Al mattino i nostri cinque intrepidi si presentano compatti, bagagli alla mano, sulla banchina del piccolo porto di Labuanbajo per la prima ispezione dell’imbarcazione. Pare sufficiente per stazza e condizioni generali. Ruggine a parte. La ciurma provvederà al vitto oltre che al trasporto. Bevande escluse. Bevande escluse ? Gravissimo ! Lo zio e la vecchia partono immediatamente alla ricerca di una cassa di birra, necessaria alla sopravvivenza del gruppo. Si incamminano verso il paese e tornano vincitori dopo circa un’ora trascorsa tra trattative di acquisto, manco a dirlo, e trasporto della preziosa e pesante cassa. Ultimi controlli e si salpa, la costa si allontana. La barca punta al largo, verso l’Oceano aperto. Interiormente tutti si fanno il segno della croce. Esteriormente tutti stappano la prima bottiglia.

La traversata

Il velieroL’impatto con le prime onde del mare aperto lascia tutti un po’ perplessi. Sarà così per tutti e cinque i giorni ? Si risponderanno più tardi. Nel frattempo rotolando da poppa a prua osservano il panorama, respirano l’aria fresca e umida del mare aperto, seguono con lo sguardo le traiettorie degli uccelli, prendono in faccia secchiate di acqua marina. Il primo pasto preparato dal cuoco di bordo mette tutti di ottimo umore: riso, pesce, verdure speziate. Si mangia seduti a terra sul ponte, tra chiacchiere in varie lingue, compresa quella dei segni.

Durante il tragitto la barca incrocia spesso piccole isole disabitate, veri e propri atolli persi nel blu, circondati dalla barriera corallina e popolati solo da granchi. Non è possibile attraccare: il capitano getta l’ancora al largo e per raggiungere le isole non resta che farsela a nuoto. Uno dopo l’altro lo zio, la vecchia, il mercante, Don Diego e la ragazza si tuffano nelle fredde acque mosse per raggiungere spiagge rosa di corallo tempestate di conchiglie che paiono gioielli, per riposare all’ombra di tre palme cresciute lì chissà come, per galleggiare a pelo d’acqua sopra castelli sottomarini di alghe e rocce e pesci e coralli di tutti i colori. Distante, al largo, la casa-barca ancorata beccheggia mollemente sulle onde in loro attesa. Quando giunge il momento di salpare il capitano chiama all’ordine con un fischietto da arbitro, che naturalmente fa scattare nel gruppo l’italico animo calcistico: GOOOAAAALLLL! rispondono inesorabilmente in coro prima di tuffarsi in acqua e raggiungere il vascello nuotando nelle pose più strane: chi perché tenta di portare a bordo una conchiglia da venti chili, chi per salvare la macchina fotografica, chi per salvare la schiena bruciata dal troppo sole equatoriale.

In una delle svariate discese si tenta un diversivo: raggiungere la riva in canoa. Viene calata in acqua dalla ciurma una piccola barca scavata nel tronco di una palma. Tentano l’impresa Don Diego e il mercante. Il primo si introduce nello stretto abitacolo senza danni. Il secondo, troppo veemente, imbarca un poco d’acqua. I due sono ora seduti uno di fronte all’altro, in attesa di staccarsi dalla chiglia della nave madre. L’illusione di salpare dura poco. Il peso sostenibile dal fuscello è stato superato. La canoa lentamente e inesorabilmente affonda. Centimetro dopo centimetro. I due assistono muti al loro naufragio. Sul ponte della nave madre il capitano e la ciurma scoppiano in un fragoroso applauso.

La tappa principe della traversata prevede l’esplorazione delle mitiche isole preistoriche di Rinca e Komodo, popolate dai varani. L’imbarcazione le raggiunge la mattina del terzo giorno di navigazione, quando oramai la cassa di birra è stata svuotata dallla sera precedente. Il trekking sulla terraferma dura tutta la giornata. Svizzeri, tedeschi, americani lo affrontano in perfetta tenuta da esploratore: scarponcino allacciato antisdrucciolo infilato su calzettone tattico, pantalone lungo, cappello, macchina fotografica con treppiede, crema fattore protezione 60. Il nostro gruppo non è da vedere: sbarca in infradito, pareo fiorato e occhiali da sole tra la perplessità degli astanti. I varani comunque li vedono pure loro: con grande soddisfazione riescono ad incrociarne alcuni tra il fitto della vegetazione, enormi e impressionanti lucertoloni carnivori dall’ingannevole aspetto sonnacchioso. Si spera non si accorgano delle ciabatte da mare che renderebbero la fuga imprecisa e probabilmente inutile. La notte seguente il gruppo e la ciurma la trascorrono attraccati al largo delle isole, in una baia tranquilla e silenziosa., sotto una volta di stelle indescrivibili. Questa sarà ricordata come la notte del mercante. Una piccola barca affianca silenziosa il vascello e in un attimo salgono a bordo piccoli indonesiani agguerriti che srotolano sul ponte stuoie contenenti ogni genere di mercanzia: collane, bracciali, maschere tribali, lance, scodelle, animali intagliati nel legno, stoffe…. E’ un attimo: il mercante scrocchia le dita, si siede nella posizione del loto, scambia uno sguardo con i compagni e prende possesso della situazione. I poveri indonesiani non sanno che cosa li aspetta: Don Diego individua una maschera e lo zio e la ragazza un varano in legno lungo almeno cinquanta centimetri. Parte la trattativa. Dopo due ore, il mercante e l’unico indonesiano sopravvissuto al match sono alle fasi finali. Tutto intorno gli altri osservano muti tra fiumi di pessimo liquore locale, probabilmente un distillato dal tubo di scappamento di un camion,e kretek, profumate sigarette ai chiodi di garofanno. Le stelle osservano mute. All’alba del giorno seguente il varano e la maschera troneggiano a prua.

Il porto di Lombok si avvicina: un gorno e una notte di mare aperto al largo di Sumbawa separano il gruppo dalla meta. Pare semplice, non fosse che per tutto il tempo restante il mare decide di divenire protagonista. Onde di molti metri sballottano la barca e il suo equipaggio a destra e a manca. Con la luce del giorno sembra divertente, ma nel buio della notte l’ansia prende il sopravvento. Restare ancorati al pavimento del ponte richiede uno sforzo non indifferente e i nostri cinque, avvolti nelle loro coperte intrise di salsedine paiono vecchi tappeti arrotolati, ognuno nel suo angolo, poi tutti in mucchio, poi alcuni a poppa altri a prua, poi di nuovo tutti in mucchio e così via. All’alba sui loro volti la notte appena trascorsa ha lasciato segni profondi.

L’approdo

La traversta dei nostri cinque finisce senza infamia e senza lode sulle coste dell’isola di Lombok in un non meglio imprecisato piccolo porto. Lo zio, la ragazza, il mercante, la vecchia e Don Diego, con i capelli scolpiti dalla salsedine, si congedano dalla ciurma e tentano di riappropriarsi della stabilità sulla terraferma. Barcollando raggiungono un bus che saltellando qua e là sulla strada di terra battuta li porterà verso le foreste lussureggianti dell’interno, popolate da migliaia di scimmie. Ma questa è un’altra storia.

Indonesia – il diario

Mappa e itinerario Indonesia

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Anjelino

 

Anjelino perso sull’isola di Flores

Nota di premessa: Angelino, la nostra guida sull’isola di Flores, è una persona gentile e volenterosa che combatte ogni giorno con la grande difficoltà che comporta il dover tirare a campare in un paese povero, sfruttato e dimenticato. Qui molte persone come lui si guadagnano il pane quotidiano portando i turisti in giro per l’isola con jeep di proprietà di ricchi cinesi. Dei soldi che incassano vedranno probabilmente il 10% scarso. Forse nella storia che segue questo passa un po’ in secondo piano ed ecco il motivo di questa nota di premessa. Dovuta.

Le rovine di Maumere

indonesia_I_35Maumere, Flores, Indonesia: ad est di Giava, di Bali, di Lombok ecco la cattolica e poverissima Flores che ci accoglie in una mattina di sole. La piccola città ferita dai terremoti sonnecchia tra le rovine mai ricostruite delle sue vecchie case. I turisti che si spingono fin qui sono pochi e naturalmente contesi dalle guide locali; sceglierne una per attraversare l’isola è fondamentale. Scarsissimi sono i bus e assenti i treni. Ma scegliere una buona guida è anche una lotteria. Che abbiamo perso.

Vota Angelino

Scesi dall’aereo la fortuna ci fa intercettare un giovane ragazzo che, in un fluente inglese, ci convince a salire sulla sua auto e ci porta in un piccolo albergo (sicuramente dello zio). Ci diamo un appuntamento nel pomeriggio per contrattare il prezzo del tour dell’isola dei giorni a venire. I punti a suo favore sono: inglese ottimo, età similare alla nostra, simpatia, auto in suo possesso discreta. I punti a suo sfavore sono: il prezzo. Furbi come due faine ci lanciamo in una contrattazione estenuante sicuri di avere la meglio. Risultato: il nostro amico ci lascia con un “ci penserò” e sparisce nel nulla. Perso il primo giro di contrattazioni incontriamo una serie di altre guide, valutiamo offerte e, dopo molto pensare, scegliamo Angelino: all’apparenza di mezza età, magro e baffuto, pacato ma estremamente insistente. Perché scegliamo proprio lui? Ancora ce lo stiamo chiedendo.

Angelino drive a car

auto a Maumere - Flores

La mattina seguente il buon Angelino si presenta all’alba per la partenza. Ci aspettano molti chilometri e alcuni giorni in sua compagnia tra foreste, vulcani, villaggi sperduti e strade sterrate. Ci sorprende immediatamente alla prima tappa del nostro tour quando cerchiamo di capire perché siamo fermi sul ciglio della strada a guardare la corteccia di un albero: il suo inglese comprende all’incirca dieci vocaboli. Ma ieri non ce ne siamo accorti? Ma in che lingua abbiamo contrattato? Mah, comunque indietro non si può tornare. Ci faremo aiutare dai gesti. Sulle strade di terra e sassi la nostra guida pilota disinvolta, un po’ troppo a volte, soprattutto in curva o nell’incrocio con altri mezzi in direzione opposta, ogni dieci minuti si accende un Kretek, sigarette puzzolenti aromatizzate con chiodi di garofano, discretamente allucinogene, e la sua auto comincia a mostrare tutte le ferite rappezzate provvisoriamente. Dio ci aiuti.

Terrore in paradiso

Dopo una intera giornata di sobbalzi lungo l’isola, varie tappe, alcune incomprensibili, e tentativi falliti di conversazione con il buon Angelino eccoci arrivati a Moni, nell’interno, ai piedi del vulcano che domattina visiteremo. Troviamo alloggio e dopo una passeggiata tra le risaie scopriamo il nostro piccolo paradiso: pozza d’acqua tiepida e una cascata tra le rocce. Via i pantaloni e ci tuffiamo. Sarà l’atmosfera, sarà la stanchezza, ecco il colpo di genio in agguato: “Nuotiamo fin sotto la cascata, sì, dai, dai…” Detto fatto eccoci sotto il potente getto d’acqua che…in secondi due, netti, ci trascina a fondo in un gorgo imprevisto. Riusciamo ad uscirne non si sa bene come solo dopo aver bevuto un bel po’: alla faccia delle infezioni intestinali! Che fare ? Spezzare il momento magico e poetico, mettersi due dita in gola e… torniamo mogi verso il nostro giaciglio ricoprendoci di insulti. Forse nessuno ci ha visti. Speriamo.

Rally sul vulcano

E’ ancora notte quando Mr Angelino si piazza fiero al volante della jeep: dobbiamo salire con lui fino quasi alla cima del vulcano Kelimutu. La situazione è questa: buio, freddo intenso, stampata nella memoria l’immagine della notte precedente con Angelino ubriaco di arak che balla sul tavolo e canta a squarciagola. Salire o non salire ? Saliamo. Dopo le prime curve tra la foresta, due rischi infarto, tre penalità per quasi cappottamento, una ammonizione per derapata irregolare, tre cartellini gialli per contraccolpo da buca trascurata, quindici richiami verbali per eccesso di velocità su terreno fangoso, decidiamo di mandare a cagare Angelino che immediatamente si calma (o forse si sveglia ?!) e riesce a portarci sulla cima indenni. Anche per oggi riusciremo a vedere l’alba.

In panne nella pampa

RiungDopo il rally e l’alba sul Kelimutu la giornata prosegue con un lungo viaggio alla volta di Riung. Chilometri e chilometri di strade che certamente non aiutano la povera auto di Angelino: infatti dopo poche ore necessitiamo di un meccanico. Entriamo nel primo paese e fermiamo la carcassa davanti ad un’officina. Cioè, forse è un’officina: uomini in canotta, cacciaviti, martelli, qualche tubo: sì, deve proprio essere un’officina. Angelino apre il cofano con aria affranta ed inizia il consulto. Attorno al motore si raccolgono un po’ di persone. Ognuno dice la sua, tranne il nostro autista, che di motori non ne capisce proprio nulla. Si fida degli esperti. L’equipe meccanico-chirurgica, dopo varie discussioni, opta per l’estrazione a cofano aperto e senza anestesia del carburatore, che viene appoggiato per terra, nel senso proprio tra la terra, e preso ripetutamente a martellate con foga. A turno, dai vari membri dell’equipe. Probabilmente per finirlo senza sofferenza. No, forse no. Ecco che la massa ferrosa ammaccata viene reinserita, ancora due colpi ben assestati ed ecco fatto. Ripartiamo seguiti dagli sguardi dei meccanici che ci osservano con un misto di compassione, incredulità e derisione. Mentre Angelino ci porta via restiamo con il naso appiccicato ai finestrini, muti, ad osservare la nostra ultima speranza che si allontana.

Neanche un’ora dopo infatti ecco che la jeep emette un ultimo grido strozzato e poi muore sul ciglio della strada. Definitivamente. Angelino non si rassegna: al destino, all’inevitabile, al suo non capire nulla di automobili: ficca la testa nel motore e armeggia a caso per quasi due ore. Cerchiamo di aiutarlo ma neppure ci risponde. Dalla solidarietà e comprensione per il suo disagio passiamo all’esasperazione per la sua ostinazione muta. Anche perché si sta facendo buio e siamo nella pampa più sconfinata e deserta mai vista. Ed ecco l’incredibile: dal nulla sbuca all’orizzonte un furgoncino saltellante: fuggiamo senza indugi. Nell’allontanarci ci sentiamo sporchi traditori, ma in certi casi meglio lasciar fare al buon vecchio istinto di sopravvivenza.

Bye Anjelino, hope to see you soon. Or not ?

Indonesia – il diario

Mappa e itinerario Indonesia

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America Centrale 2008 – il diario

 

America Centrale: viva la vida!

Guatemala – America Centrale

26 agosto 2008 – martedì

America Centrale - Guatemala - Antigua

America Centrale - Guatemala - Antigua

Anche quest’anno arriva finalmente l’ora di partire. Destinazione America Centrale. La partenza è come sempre all’alba, questa volta da Torino. Sveglia alle 5 del mattino, taxi per caselle, imbarco bagagli e ultime sigarette. Tutto come sempre. Saliamo sul bus che ci deve caricare sull’aereo ed ecco il primo imprevisto. Ci fanno scendere e comunicano che forse non si parte: guasto tecnico. Nooooo….Dopo mezz’ora di attesa e ansia finalmente ci imbarchiamo. Arriviamo a Madrid verso le 10.30 e alle 12.40 partiamo con il volo transoceanico che ci porterà in Guatemala. L’Iberia è un po’ scadente rispetto ad altre compagnie che abbiamo usato in questi anni ma pazienza. Arriviamo a Guatemala City, Guatemala, America Centrale alle 15.30 circa, sempre del 26 agosto: miracoli dei fusi orari. Il cielo è grigio, pioviggina e l’aria è afosa e pesante. All’esterno dell’aeroporto decine di guide che offrono tour, venditori ambulanti, taxisti e mendicanti. Alle 16.00 arrivano a prenderci col bus della guest house che abbiamo prenotato dall’Italia e partiamo per Antigua, dove abbiamo deciso di pernottare per evitare il caos delirante della capitale. Un’ora circa di strada sotto la pioggia attraversando la città poi inerpicandoci per le montagne e alla fine ci siamo: Antigua, Los Loros Inn. Il posto è bellissimo, ci siamo solo noi. Buttiamo gli zaini in camera e ci avventuriamo in una passeggiata sotto l’acqua (piove) per respirare immediatamente l’aria del Guatemala e per cercare di cenare. Forse siamo troppo stanchi e frastornati ma non riusciamo a trovare nessun posto che ci soddisfi. Rinunciamo alla cena e decidiamo di andare a dormire. Decisione saggia, appena toccato il letto ci addormentiamo in tre secondi. Uno, due, tre.

27 agosto 2008 – mercoledì

America Centrale - Guatemala - Antigua

America Centrale - Guatemala - Antigua

Ci svegliamo prestissimo e, usciti dalla stanza per fumare una sigaretta, ammiriamo estasiati il paesaggio che si presenta ai nostri occhi nel silenzio del mattino: i due vulcani Agua (sempre avvolto dalle nubi) e Fuego (con il suo pennacchio fumante) ci sovrastano in tutta la loro maestosità. Dedichiamo la giornata alla scoperta di Antigua: camminiamo senza sosta per strade, vicoli, piazze e visitiamo un piccolo e interessante museo tessile. Dopo un po’ di descanso in stanza e dopo aver organizzato il tour di domani usciamo per la. cena – purtroppo scadente – accompagnata da bella musica al ristorante Los Lobos.

28 agosto 2008 – giovedì

America Centrale - Guatemala - Antigua - vulcano Agua

America Centrale - Guatemala - Antigua - vulcano Agua

Oggi ci aspetta il trekking sul vulcano attivo Pacaya. Partiamo alle 6.00 del mattino e dopo un po’ di chilometri in shuttle bus arriviamo al piccolo villaggio alle pendici del vulcano. E’ un villaggio di montagna, molto povero. Ovunque cani rognosi, bambini che vendono bastoni per il trekking, uomini a cavallo che offrono passaggi. Partiamo per la camminata, che comincia subito piuttosto ripida. Siamo un gruppo composito per età e nazionalità e la nostra guida è una donna. Tra tutti i cani macilenti alcuni decidono di seguirci nel tragitto e a metà percorso resta solamente una mammina magra come uno scheletro che, nella speranza di un biscotto, si fa tutta la strada con noi, attraversando sentieri nella foresta, pendici di sabbia lavica, rocce appuntite fino ad arrivare alla cima incandescente vicino alla bocca attiva. Naturalmente si guadagna, uno alla volta, tutti i nostri biscotti nonostante le proteste di Sigfrido che vede il suo pranzo andare lentamente in fumo….

America Centrale - Guatemala - vulcano Pacaya

America Centrale - Guatemala - vulcano Pacaya

Lo spettacolo del fiume di lava incandescente è incredibile e suggestivo, nonostante gli americani del gruppo rovinino l’atmosfera inscenando un improbabile barbecue di schifosissimi mush mellows. Ne danno pure uno alla mammina scheletro: ho ancora negli occhi l’immagine surreale di questa povera bestia che, vinta dalla fame, mastica con fatica un appiccicosissimo ammasso rosa e azzurro sullo sfondo di rocce nere e lava rosso fuoco. Uno spettacolo triste. Ci avventuriamo nella discesa con le gambe spezzate (è il primo trekking del viaggio, dobbiamo riprendere la forma…). Ritornati ad Antigua ceniamo in un semplice caffè con bruschette e panini. Meglio di ieri sera. Domani si parte, è ora di rifare gli zaini.

29 agosto 2008 – venerdì

America Centrale - Guatemala - Panajachel

America Centrale - Guatemala - Panajachel

Pronti a partire alle 6.30 direzione lago Atitlan – Panajachel. Lo shuttle bus arriva più o meno in orario e ci imbarchiamo verso la nuova destinazione. Il viaggio ci regala paesaggi suggestivi che corrono dietro ai finestrini: su e giù per colline e montagne per strade tortuose che ogni tanto si perdono nel fitto della foresta. Arrivati a destinazione ci carichiamo gli zaini sulle spalle e camminiamo per il paese alla ricerca di un posto per dormire. Per ambientarci ci sediamo a bere una birra ad un bar sulla strada principale e poi con calma cerchiamo alloggio. Ci piazziamo a Casa Laura, vicino alle rive del lago. Lasciati i bagagli riprendiamo il cammino e optiamo per un giro con il battello sul lago Atitlan fino a Santiago. Sbarchiamo, passeggiamo qua e là, pranziamo così così e traghettiamo nuovamente per Panajachel. Al ritorno ci accampiamo in un bel locale con patio interno per gustarci birra al bancone e per ripararci da una pioggia improvvisa. Io purtroppo comincio a sentirmi poco bene e, appena spiovuto, ci rifugiamo in stamza. Mi imbottisco di disinfettanti omeopatici vari e mi accascio nel letto. SIgfrido sopporta. Domani è un altro giorno.

30 agosto – sabato

America Centrale - Guatemala - Panajachel

America Centrale - Guatemala - Panajachel

“Il mattino ha l’oro in bocca” (cit.1) e mi sento meglio. Siamo in piedi all’alba vista l’ora antelucana in cui ci siamo coricati. Girovaghiamo per il paese fotografando qua e là le rive del magnifico lago Atitlan e, quando anche il resto del mondo si sveglia, girovaghiamo per diverse “agenzie” per l’acquisto di ticket aerei con destinazione Flores. Li troviamo e il viaggio riparte freneticamente. Shuttle alle 12.00 per Guatemala City airport, volo e arrivo a Flores. Il primo impatto è uno shock termico. Antigua e Panajachel ci hanno accolto con un’aria decisamente fresca mentre qui respiriamo caldo e umido “come nel culo di una vacca sacra a Bombay” (cit.2).

America Centrale - Guatemala - Flores - il nostro hostal

America Centrale - Guatemala - Flores - il nostro hostal

Dall’aeroporto Il taxista ci porta immediatamente nella sua agenzia di fiducia per acquistare il tour a TIkal (ma va bene, sempre fidarsi dei taxisti in giro per il mondo!) e dopo qualche ricerca ci piazziamo all’Hostal Goya. La stanza è molto spartana ma il posto è confortevole. Doccia d’obbligo e passeggiata per l’isola. RInfrancati e ancora debilitati per l’escursione termica ceniamo in un locale basic ma con una splendida vista del ponte che unisce Flores alla terraferma. Sotto il cielo stellato del Guatemala.

31 agosto 2008 – domenica

America Centrale - Guatemala - Tikal

America Centrale - Guatemala - Tikal

Alle 6 del mattino saliamo sul bus per Tikal. La strada è piuttosto lunga e abbiamo il tempo di riassopirci tra un balzo e l’altro. Arrivati all’ingresso del parco ci fermiamo ancora qualche minuto ad un baraccottobar per berci un caffè annacquato e poi partiamo per la foresta. Decidiamo di girare da soli senza guida. La lunga camminata ci porta tra rovine imponenti, piante secolari, animali e insetti tropicali, iscrizioni misteriose. L’area archeologica di Tikal ha una collocazione unica: le maestose piramidi Maya e i resti dei palazzi compaiono all’improvviso tra la vegetazione fitta, come nascosti ad un primo veloce sguardo. Bastano pochi passi ed ecco aprirsi una radura e scalinate in pietra ripide come muri. Per raggiungere la cima sono state costruite scale di legno di una verticalità irreale: solo

America Centrale - Guatemala - Tikal

America Centrale - Guatemala - Tikal

Sigfrido riesce a scalarle, io guardo da sotto. Il caldo e l’umidità sono incredibili e la natura che ci circonda è sorprendentemente rigogliosa. Alle 14, decisamente sfatti ma soddisfatti, saltiamo su uno dei tanti bus di ritorno a Flores. Doccia veloce e poi a spasso per l’isola: acquistiamo i biglietti bus per il Belize e ci regaliamo un aperitivo che si trasforma in cena, nel senso che una volta seduti non ci alziamo più. Nello stesso locale un gruppo di giovani americani completamente ubriachi dà spettacolo mentre fuori infuria il diluvio universale: in pochi minuti la strada si trasforma in un fiume d’acqua impossibile da guadare. Restiamo bloccati nel locale per due ore: le birre non si contano… Quando riusciamo a tornare alla guest house troviamo i gestori che stanno spazzando via l’acqua dalle stanze con le scope. Per fortuna gli zaini erano appoggiati sui letti. Buonanotte…mamma che umidità!

 

 

Belize – America Centrale

1 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - Belize - Caye Caulker

America Centrale - Belize - Caye Caulker

Sempre sotto la pioggia, ora sottile, ci piazziamo per strada in attesa del bus per Belize city, Belize, America Centrale: sono le 5 del mattino ed è ancora buio. Dopo molte ore di strada e di soste varie, verso le 11.30 passiamo la frontiera (incasinatissima). Scendi, prendi gli zaini, fai la coda per il visto di uscita, fai la coda per il visto di entrata, compila moduli su moduli con il bagaglio che pesa e casca da tutte le parti appoggiati uno alla schiena dell’altro. Con fatica e qualche bestemmia superiamo indenni la burocrazia e dopo altra strada arriviamo a Belize city alle 13.00. Siamo al porto e riusciamo a prendere al volo un water taxi per l’isola di Caye Caulker. Dopo ore di bus e strade polverose e sconnesse eccoci all’improvviso a sfrecciare su un mare blu e turchese da sogno.

America Centrale - Belize - Caye Caulker

America Centrale - Belize - Caye Caulker

Arriviamo nel paradiso tropicale di Caye Caulker e con gli zaini che ora sembrano pesare come un elefante morto ci trasciniamo sotto il sole cocente per cercare alloggio. Dopo qualche ricerca troviamo ciò che fa per noi: ci piazziamo al The Tropic, basic ma praticamente sulla spiaggia: vista mare sei nostra. Il pomeriggio è di assoluto relax. Una gattina nera molto simpatica fa gli onori di casa davanti alla porta della stanza, per i sentierini sabbiosi dell’isola ovunque cani allegri e pulciosi ci fanno le feste. Dopo una breve esplorazione (l’isola è veramente piccola, senza auto, con strade di terra e sabbia) facciamo arrivare l’ora di cena. Ci sediamo in un bar gestito da due ex fricchettoni americani. Il posto è accogliente: siamo all’aperto in riva al mare, i piedi nella sabbia, sul tavolo birra fresca e dalle casse buona musica. Che si può volere di più?

2 settembre 2008 – martedì

America Centrale - Belize - Isla San Pedro - La Isla Bonita

America Centrale - Belize - Isla San Pedro - La Isla Bonita

Finalmente ci svegliamo senza sveglia e alle 10 partiamo per un tour di snorkelling sulla barriera corallina. Sulla piccola barca siamo noi due più altre tre ragazze, non ricordo di quale nazionalità. La nostra guida è un ragazzo giovane, simpatico ed esperto. Partiamo sotto la pioggia ma dopo poco arriva il sole. Facciamo due stop in mare con tuffo e nuotata. I fondali sono fantastici. Per pranzo sbarchiamo su Isla San Pedro (la Isla Bonita cantata da Madonna…). Sulla via acquatica del ritorno ci regaliamo un altro stop in mezzo al mare e nuotiamo tra coralli, pesci tropicali, piccoli squali, tartarughe e riusciamo ad incrociare persino i lamantini! (water cow…). Un incontro raro, sono animali timidi dall’aspetto dolcissimo. Dopo tutte le ore passate in acqua ci rendiamo conto solo all’arrivo di essere mezzi ustionati. Sigfrido sembra un’aragosta bollita e io la sua gentile signora. Vado a comprare un gel miracoloso (di un impressionante colore blu elettrico) al supermercato dei cinesi di fianco all’albergo. Pare funzioni. Cena e nottata immobili nel letto: ogni minimo sfregamento produce dolori lancinanti. E domani abbiamo prenotato il lungo giro verso le Blue Hole. Tutto il giorno in mare e sotto il sole…oddio…

3 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - Belize - Blue Hole

America Centrale - Belize - Blue Hole

Partiamo alle 6.30 per il tour alle Blue Hole. Per questo giro siamo in tanti, la barca è grossa e raccoglie gente da più isole. L’equipaggio è numeroso e ci sono più guide che seguiranno i diversi gruppi a seconda delle attività: snorkelling o diving. Una delle guide (che purtroppo tocca a noi snorkellatori), è decisamente insopportabile: uno spaccone locale che fa il sergente di vascello. Naturalmente Sigfrido ed io rischiamo di litigarci pesantemente. Vabbè, decidiamo di non rovinarci la giornata anche perchè intorno a noi regna sovrana la bellezza della natura. Ci vogliono tre ore di barca per raggiungere la zona delle Blue Hole: Quando arriviamo facciamo due tappe in mare con relativo tuffo (con maglietta, vista l’ustione del giorno precedente). Incontriamo gli squali toro e tigre che nuotano a pochi metri sotto di noi (impressionante), razze, pesci tropicali di ogni genere, formazioni coralline che sembrano sculture.

America Centrale - Belize - Half Moon Caye

America Centrale - Belize - Half Moon Caye

Il mare è di un intenso blu scuro e qua e là, grazie alla barriera corallina, ci sono enormi piscine turchesi da esplorare. Si passa a nuoto da fondali bassissimi che sembrano un giardino incantato sottomarino a profondità improvvise sulle quali galleggiare, non senza un certo timore. Sempre a nuoto approdiamo all’isola di Half Moon Caye. La barca ci raggiungerà sulla costa opposta. La scena è un po’ surreale, sembriamo dei naufraghi più che turisti. Attraversiamo a piedi (scalzi, siamo arrivati a nuoto…) la foresta dell’interno piena di uccelli, iguane, paguri di terra. Approdati alla spiaggia sull’altro versante pranziamo sotto le palme e ci imbarchiamo per il ritorno. Altre tre ore di mare immenso accompagnati da branchi di delfini che giocano nella nostra scia. Una giornata magnifica. Prima di cena acquistiamo in un internet point i biglietti aerei che ci porteranno in Salvador ( un po’ overprice ma non abbiamo alternative). Domani si riparte.

4 settembre 2008 – giovedì

America Centrale - Belize - Caye Caulker

America Centrale - Belize - Caye Caulker

Dopo aver preparato gli zaini ci concediamo una mattinata di assoluto relax a zono per l’isola di Caye Caluker. All’una siamo sulla banchina in attesa del water taxi che arriva all’una e trenta e ci riporta a Belize CIty. Sbarchiamo e con un taxi raggiungiamo il piccolo aeroporto. In attesa del volo stazioniamo nel bar semi deserto al primo piano: un enorme ventilatore cerca di dare un illusorio refrigerio, due neri e un cinese giocano una sonnolenta partita a biliardo mentre una libellula impazzita rimasta intrappolata vola avanti e indietro sbattendo penosamente contro la finestra in cerca di libertà. L’aereo decolla alle 17.30 per San Salvador, EL Salvador, America Centrale e arriviamo che oramai è buio. Scegliamo un albergo a caso tra i tanti segnalati dalla guida. Con un taxi raggiungiamo l’hotel (bruttino, la stanza ancora di più), e ceniamo al locale sotto l’albergo per evitare di girare al buio per le strade di San Salvador: Ogni tanto è meglio essere prudenti.

 

 

 

El Salvador – America Centrale

5 settembre 2008 – venerdì

America Centrale - El Salvador - San Salvador

America Centrale - El Salvador - San Salvador

Ci svegliamo con calma, ci carichiamo gli zaini in spalla come sempre e raggiungiamo la stazione dei bus da dove partono quelli che ci porteranno alla nostra prossima meta: Suchitoto. La stazione è un vero caos, da qui non partono le prime classi, only chicken bus! Nel delirio di mezzi, passeggeri, venditori, carretti, moto, biciclette e quant’altro saltiamo sul primo scassone che pare andare nella direzione che ci interessa. L’autista è seduto alla guida su una specie di sdraio di plastica imbullonata a forza al pavimento. Nel tragitto in uscita dalla città ci fermiamo ad ogni angolo per raccogliere altri passeggeri.

America Centrale - El Salvador - verso Suchitoto

America Centrale - El Salvador - verso Suchitoto

Quando il bus raggiunge il tutto esaurito (molto oltre il nostro concetto di tutto esaurito!) ci ritroviamo con gli zaini in bocca, il culone di una matrona in faccia e un bambino in braccio. Sul portaoggetti direttamente sulle nostre teste stazionano ceste e secchi gocciolanti. Siamo gli unici due stranieri ma dopo una prima diffidenza iniziale suscitiamo una cordiale curiosità dai locali. Che probabilmente, nonostante i sorrisi, pensano che siamo pazzi. Il viaggio verso Suchitoto non è così lungo. Arriviamo sotto la pioggia e ci pare subito un posto bellissimo. Coperti dalle mantelle parapioggia raggiungiamo la piazzetta centrale e ci sediamo sotto il porticato per mangiare qualcosa e provare a chiedere qualche indicazione per dormire. Conosciamo Renè, il gestore, che ci suggerisce l’Hotel Villa Balanza. E’ un ragazzo simpatico e preparato e ci accordiamo con lui per il giorno seguente per un tour delle zone intorno a Suchitoto.

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - Villa Balanza

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - Villa Balanza

Villa Balanza è deserta (siamo gli unici ospiti) ma è un posto low budget magnifico. Le poche stanze hanno un patio con una splendida vista sul lago. Ci piazziamo e nel frattempo arrivano altre due ospiti, due ragazze norvegesi (Magda e Gorlin) con le quali, dopo un po’ di chiacchiere, organizziamo di cenare. Il dopocena lo trascorriamo al bar di Gerry, un ex guerrigliero di una simpatia, intelligenza e profondità veramente rare. Siamo circondati da ritratti del Che, di Fidel, fotografie e scritti del poeta Roque Dalton, bandiere rosse e cimeli del Fronte Militare di Liberazione Nazionale (FMLN). Tra le tante persone che incontriamo conosciamo anche Rebecca, una ragazza americana molto simpatica che domani verrà con noi e Renè per il tour around Suchitoto. Le bottiglie di Pilsener non si contano. Quanto ci piace questo paese sperduto tra le montagne del Salvador.

6 settembre 2008 – sabato

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - sentieri della guerriglia

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - sentieri della guerriglia

Partiamo con Rebecca e Renè per il giro di oggi che prevede come prima tappa un trekking non troppo impegnativo in una riserva naturale. Con la jeep usciamo dal paese e ci inoltriamo per le campagne circostanti. Le strade dissestate, i villaggi, la povertà diffusa ci raccontano con immagini veloci un paese ancora molto provato dalla storia che cerca con fatica di risollevarsi. Cominciamo a camminare nella foresta tra un intrico di piante per la metà sconosciute. Stiamo percorrendo i sentieri della guerriglia che in quest’area ha visto e vissuto alcune delle sue pagine più aspre e tragiche. Sul nostro percorso troviamo ancora resti dei campi di guerriglieri, trincee nascoste tra gli alberi, vecchi scarponi militari e cucine da campo.

America Centrale - El Salvador - Cinquera

America Centrale - El Salvador - Cinquera

La storia mille volte letta diventa reale e concreta sotto i nostri occhi. L’emozione è ancora più grande quando arriviamo a Cinquera, un paese devastato e distrutto dai militari negli anni della guerra. Gironzoliamo qua e là per il paese ascoltando il racconto degli avvenimenti di Renè. Osserviamo murales mezzi distrutti che ricordano i massacri e le bombe che solo pochi anni fa hanno distrutto questo piccolo paese e annientato la sua gente. Le storie che ci raccontano sono talmente forti e dolorose che ancora oggi vibrano penosamente dentro di noi.

America Centrale - El Salvador - Suchitoto

America Centrale - El Salvador - Suchitoto

Ritorniamo a Suchitoto ancora un po’ scossi e dopo un passaggio a Villa Balanza ci ritroviamo per la cena con Rebecca e con Magda e Gorlin che nel pomeriggio sono state rapinate. Senza scusare i ladri, la colpa ci sembra pure un po’ loro che se ne sono andate in giro da sole per le campagne in una zona isolata. Prudenza significa anche rispetto per la zona dove sei, anche nei suoi aspetti peggiori. Rispetto significa conoscere, informarsi e comportarsi come il luogo richiede. Senza nulla togliere al fatto che ci è dispiaciuto molto per la loro brutta avventura. Ceniamo all’Hostal di Robert, un simpatico americano che vive qui oramai da molti anni sposato ad una salvadoregna. La serata scorre tranquilla e sulla strada per Villa Balanza facciamo ancora una tappa al locale di Gerry per la birra della buonanotte.

7 settembre 2008 – domenica

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - la cattedrale

America Centrale - El Salvador - Suchitoto - la cattedrale

Trascorriamo la domenica camminando a piedi qua e là per il paese. Passo dopo passo arriviamo al lago e al centro turistico comunale: negozi, ristoranti, imbarcadero. Il posto è affollatissimo di gitanti locali della domenica. CI uniamo alle allegre comitive e ci facciamo un bel pranzo vista lago. Veniamo abbordati da due vecchietti in gita di gruppo che riescono a batterci una birra in cambio di quattro chiacchiere. Molto divertente! Dopo pranzo facciamo un giro in barca e poi ritorniamo in hotel per doccia di rito. Nel tardo pomeriggio-sera proseguiamo il nostro girovagare senza meta per le strade di Suchitoto. Sulla piazza centrale si svolge un festival di musica e teatro che invade il paese con una grande festa. Ceniamo da Robert e conosciamo i londinesi Ian e Anna con i quali viaggeremo domani verso la Ruta de las Flores e Juayua. Tornati in piazza ci congediamo da Renè, passiamo a salutare Gerry alla Casona e poi ci ritiriamo a Villa Balanza. Noche Suchitoto.

8 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - El Salvador - verso la Ruta de las Flores

America Centrale - El Salvador - verso la Ruta de las Flores

Partiamo presto al mattino con Robert, Ian e Anna. Ci stipiamo tutti sul camioncino scassato e imbocchiamo la strada per la Ruta de las Flores, La prima tappa è per la colazione: ci fermiamo ad un baraccotto dal sapore prettamente locale sul ciglio della carreggiata e, insieme ai camionisti, ci mettiamo in fila per le pupusas di rito (specie di frittelle di mais con ripieno di fagioli). A seguire percorriamo chilometri e chilometri tra campi coltivati a perdita d’occhio, vulcani imponenti, paesi e piccole città.

America Centrale - El Salvador - Ruta de las Flores - Apaneca

America Centrale - El Salvador - Ruta de las Flores - Apaneca

Ad un certo punto lasciamo la strada principale e imbocchiamo quella tortuosa e in salita che ci porta verso le montagne: siamo sulla Ruta de las Flores. Facciamo varie tappe a Sonsonate, Juayua, Apaneca, Ataco. I paesi sono piccoli e i più remoti decisamente poveri ma i loro colori e la loro semplicità ci lasciano suggestioni forti. Intorno a noi le pendici delle montagne sono coltivate a caffè o avvolte da foreste lussureggianti. Arriviamo ad un piccolo lago sperduto tra la vegetazione e ci regaliamo un’ora di cammino per seguirne tutta la circonferenza.

America Centrale - El Salvador - Hostal a Juayua - Edie

America Centrale - El Salvador - Hostal a Juayua - Edie

Tra mercati e negozi di artigianato, camminate senza meta per vie e viuzze dei vari paesi la giornata si esaurisce. Torniamo a Juayua dove abbiamo deciso di pernottare. Facciamo base in un bell’hostal dal sapore fricchettone. Gli altri ospiti sono molto friendly, compreso il cane dei proprietari, Edie, che festeggia tutti con grande entusiasmo.. Alla sera ci accontentiamo solo di birra e tacos in un piccolo locale bello e deserto. Per domani abbiamo deciso un trekking, meglio riposare.

9 settembre 2008 – martedì

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

Ci svegliamo presto come sempre per essere pronti alle 8: ci aspetta un trekking tra le piantagioni di caffè e alla scoperta di sette cascate nascoste tra la foresta. L’idea ci entusiasma e ci sentiamo molto tonici. Provviste di cibo e acqua per la giornata e poi partiamo in gruppo con una guida: con noi Ian, Anna, un ragazzo catalano e due belgi che stanno girando il Centro America in bici. Camminiamo spediti per un po’, arriviamo ad una fattoria che fa da base per la partenza e a noi si uniscono altri tre ragazzi locali in supporto alla guida, muniti di machete e corde…mhhhh, la cosa tanfa…tre cani devastati dalle pulci e dalla malnutrizione decidono di unirsi al nostro gruppo.

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

America Centrale - El Salvador - trekking a Juayua

Sul sentiero, che si inerpica su e giù per le colline, attraversiamo lussureggianti piantagioni di caffè (i ragazzi ci raccontano nel dettaglio quanto sia duro e sotto pagato questo lavoro…), torrenti (che dobbiamo risalire con i piedi direttamente nell’acqua), passaggi su rocce ripide e purtroppo anche tronchi sospesi a cinque metri da terra che dovremo attraversare solo muniti di corda. Col cavolo! Naturalmente mi viene una crisi isterica e convinco una guida ad accompagnarmi in un percorso alternativo (ndr non che la via alternativa sia rose e fiori: finiamo in una frana di fango e alberi divelti che dobbiamo attraversare con grande difficoltà…). Naturalmente Sigfrido passa il tronco come se nulla fosse, ma porc…

America Centrale - El Salvador - Juayua - Anna, Ian, Sigfrido

America Centrale - El Salvador - Juayua - Anna, Ian, Sigfrido

Ad una ad una incontriamo le diverse cascate, bellissime, e arriviamo ad una sorgente che forma una piscina naturale meravigliosa. Ci tuffiamo con grande godimento e refrigerio e poi oziamo un po’ consumando il pranzo al sacco. Naturalmente il mio finisce interamente nelle fauci dei quadrupedi pulciosi. Al ritorno siamo discretamente sfatti e, insieme a Anna e Ian, ci regaliamo un pomeriggio di birre una dietro l’altra e una cena messicana per le strade di Juayua. Olè.

10 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - El Salvador - viaggiando

America Centrale - El Salvador - viaggiando

Oggi si riparte ma ad un’ora umana. Il bus per Sonsonate è alle 10 del mattino e possiamo prepararci con tutta calma. Colazione, zaini in spalla e raggiungiamo a piedi la stazione dei bus insieme ai nostri nuovi amici londinesi che partono oggi per Santa Ana e, come noi, devono raggiungere Sonsonate per prendere la coincidenza. La tratta Juayua-Sonsonate ci regala una serie di siparietti curiosi: praticamente ogni cento metri il bus si ferma e strani personaggi salgono e scendono per vendere dalle caramelle ai farmaci (con tanto di presentazione del prodotto come in una nostra televendita) o semplicemente per fare comizi di vario genere. Surreale.

America Centrale - El Salvador - murales

America Centrale - El Salvador - murales

Arrivati a Sonsonate ci dividiamo da Ian e Anna e prendiamo al volo un bus per San Salvador. Ore e ore di strada e finalmente arriviamo di nuovo nella capitale. Prendiamo alloggio in un orrendo motel (San Carlos) che però ha il vantaggio di essere attaccato al terminal dei Tica Bus a lunga percorrenza che ci porteranno in Nicaragua. Compriamo subito i biglietti e poi decidiamo di fare un giro per il caos della città. Siamo vicini al centro ma sembra di essere in una immensa e scassata periferia. Non riusciamo ad orientarci e per prendere fiato ci infiliamo nel primo locale simil bar che troviamo. Scopriamo, una volta entrati, essere popolato solamente da uomini in cannottiera che stanno guardando una partita della nazionale. Speriamo vinca…

America Centrale - San Salvador - l'hostal prigione

America Centrale - San Salvador - l'hostal prigione

Ci rituffiamo nel casino totale di San Salvador, veramente impressionante, e dopo un veloce tour a piedi ci fiondiamo in un supermercato per comprare del cibo visto che questa sera mangeremo in stanza. Non ci pare igienico vagare di notte per la città senza saper bene dove andare. Rientrati nel tugurio riusciamo a dormire un pò, dalle 17 alle 20, e ci docciamo, Sigfrido si produce in una lotta corpo a corpo con uno scarafaggio grosso come un gatto. Vince SIgfrido per fortuna. Mangiamo i nostri panini e ci mettiamo di nuovo a dormire. La sveglia questa volta è veramente presto: 4.00 del mattino!

 

 

 

 

Honduras/Nicaragua – America Centrale

11 settembre 2008 – giovedì

Viaggiamo dalle quattro del mattino alle tre del pomeriggio. Partiamo col buio e chilometro dopo chilometro vediamo sorgere il sole e cambiare intorno a noi il paesaggio. In tarda mattinata passiamo il confine con l’Honduras che attraversiamo solo in transito.

America Centrale - El Salvador/Honduras - frontiera

America Centrale - El Salvador/Honduras - frontiera

Viaggiando via terra da un paese all’altro del Centro America è curioso notare come, se ad un primo sguardo tutto pare molto simile (e per un certo verso lo è), osservando più attentamente saltano agli occhi differenze significative: ad esempio nei diversi materiali con cui sono costruite le case (i tetti soprattutto), nella modalità di coltivazione dei campi, nella qualità delle strade. I nostri occhi registrano. Arriviamo a Leon – Nicaragua – America Centrale – con le chiappe piatte e, dopo una breve ricerca, troviamo alloggio all’hostal Lazy Bones. Bello ma un po’ fighetto: abitato da finti backpacker americani che si sentono molto trendy, nei loro vestiti orrendi (cit. Elio…mah…). Siamo troppo stanchi per cambiare, la stanza è confortevole e chissenefrega. Facciamo subito un breve giro per la città per anbientarci e poi ci resta solo più l’energia per una veloce cena e per il sonno.

12 settembre 2008 – venerdì

America Centrale - Nicaragua - Leon

America Centrale - Nicaragua - Leon

Rinfrancati dalla dormita e ristorati da una buona colazione, dalle otto del mattino a mezzogiorno giriamo a piedi tutta Leon. Fa molto caldo e in città si respira un’atmosfera di festa. Ovunque si incontrano parate di studenti che cantano e suonano: sono i giorni nei quali sii celebra l’apertura dell’anno scolastico. Leon è molto bella e colorata: vagabondiamo tra belle piazze e stradine ombrose, fotografiamo cattedrali, chiese, colori e persone. Torniamo all’hostal in attesa di sapere se nel pomeriggio parte una macchina per Granada. Arriva l’ ok, ci caricano con altre tre persone (siamo un po’ stretti, io finisco praticamente nel bagagliaio) e partiamo per la meta successiva. Nonostante la scomodità il viaggio Leon – Managua – Granada ci regala panorami suggestivi: come in quasi tutto il Centro America vulcani sullo sfondo e un tripudio di natura.

America Centrale - Nicaragua - Granada - Hostal Dorado di Tio Antonio

America Centrale - Nicaragua - Granada - Hostal Dorado di Tio Antonio

Passiamo accanto all’immenso lago di Managua, attraversiamo la capitale nel tardo pomeriggio (tipico e impressionante formicaio da megalopoli cresciuta a dismisura) e arriviamo a Granada che è buio. Troviamo alloggio all’Hostal Dorado di Tio Antonio, un hostal legato alla piccola ma attivissima e meritevole ong fondata da questo eccezionale spagnolo trasferitosi in NIcaragua oramai da molti anni. Le piccole stanze, come quasi sempre da queste parti, si aprono su un patio centrale debordante di fiori e piante tropicali. Amache dondolano qua e là. Ci tuffiamo nel primo tour notturno di Granada alla ricerca di una cena. Ci sediamo all’aperto al Coyote bar a guardare le stelle. L’aria è tiepida, la birra fresca. Perfetto.

13 settembre 2008 – sabato

America Centrale - Nicaragua - Granada

America Centrale - Nicaragua - Granada

Giornata tranquilla. Sigfrido si alza prestissimo per un tour fotografico alla luce dell’alba. Al suo ritorno, dopo colazione, ricominciamo a girare per la città, per le sue strade e le sue piazze, saliamo in cima ad un campanile che ci regala una vista meravigliosa, arriviamo fino al lago. Al ritorno in hostal facciamo una bella e lunga chiacchierata con Tio Antonio sulle sue attività onlus in Nicaragua, poi riposo e poi altra cena, sempre al Coyote Bar. Clienti affezionati.

14 settembre 2008 – domenica

America Centrale - Nicaragua - Las Isletas

America Centrale - Nicaragua - Las Isletas

Oggi è domenica e l’aria di festa si sente per tutta la città. Al mattino ritorniamo a piedi fino al lago e, come promesso il giorno precedente ad uno dei tanti capitani di barchette, ci facciamo portare in giro sul lago per Las Isletas. Alcune, poche, sono ancora allo stato selvaggio, abitate da uccelli e scimmie ma la maggior parte sono purtroppo private con ville da sogno di ricchi locali e/o occidentali. Molte sono addirittura in vendita. L’isoletta intera. si intende. Il luogo è bellissimo ma la colonizzazione umana lo sta velocemente rovinando e la visita ci lascia un po’ delusi. Il pomeriggio è fatto di puro descanso fino all’ora di cena. Domani si riparte.

15 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

Partenza alle 6 del mattino, zaini in spalla alla ricerca dellla stazione dei bus per Rivas. Camminando qua e là finiamo nel bel mezzo di un mercato che esplode di merci e persone di ogni genere confermando ai nostri occhi che appena dietro le vie centrali e turistiche di Granada brulica un mondo di povertà assoluta in fermento. Dopo qualche ora di bus arriviamo a RIvas e con un taxi raggiungiamo Porto San Jorge da dove partono i ferry per la meravigliosa isola di Ometepe. Il piccolo porto di partenza è un delirio di auto, camion, carri, persone, merci. Ci facciamo largo e riusciamo a conquistare il traghetto. Il cielo è carico di nuvole, il lago, grande come un mare, è scuro e agitato. A bordo conosciamo Leonardo e Alba (di Barcellona) e, arrivati ad Ometepe, insieme a loro contrattiamo un buon prezzo per un taxi-shuttle che, oltre a portarci dall’altra parte dell’isola dove abbiamo deciso di pernottare, ci “ottimizzi” la giornata facendoci contemporaneamente fare un tour.

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe

Il driver Adolfo (molto gentile e simpatico) ci porta a Punta Jesu Maria, a mangiare in una fantastica bettola tra gatti e galline a Los Angeles (!), a Hojo de Agua (piscine naturali) a Playa Santo Domingo. Lungo il tragitto ammiriamo da più scorci i meravigliosi vulcani Conception e Maderas. L’isola è bellissima, selvaggia e rigogliosa. Arriviamo a Merida e troviamo alloggio alla Hacienda Merida, un hostal in riva al lago sperduto nel nulla tra la foresta . Le nostre due belle stanze con il patio sono al primo piano, fornite di amache giganti da sogno. Doccia, cena a buffet e poi a dormire. Per domani abbiamo deciso di fare un trekking alle cascate. Non sembra troppo difficile e impegnativo…

16 settembre 2008 – martedì

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - cervo volante

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - cervo volante

Le ultime parole famose… Il trekking per le cascate si rivela essere un percorso di circa dodici chilometri (io ho pure quel simpatico periodo mensile femminile…). Già da subito il caldo è pazzesco: percorriamo inizialmente uno stradone sterrato che pare non finire mai, poi incominciamo ad inerpicarci per un sentiero tra la foresta, poi arriviamo a dover scalare le rocce nel greto del torrente. Arrivati alle cascate non possiamo, nonostante la fatica, non ammettere che sono bellissime nonostante il paesaggio sia stato devastato da una frana provocata dalle piogge. Sono tra le più alte che abbiamo mai visto nei nostri vari viaggi. Gli ultimi cinquecento metri io proprio non riesco a farli. Mentre gli altri raggiungono la base della cascata mi godo il meraviglioso paesaggio lunare che ci circonda. Il ritorno è davvero faticoso.

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - le cascate

America Centrale - Nicaragua - Isla de Ometepe - le cascate

Anche perché (mi scuso per la franchezza) l’assorbente oltre a fare il suo mestiere ha assorbito pure i litri di sudore spesi nella salita ed io cammino praticamente con un topo morto inzuppato di due chili tra le gambe. SIgfrido cavallerescamente cede a me l’ultimo goccio d’acqua rimasto rischiando lui la disidratazione. Con grande fatica raggiungiamo nuovamente lo stradone sterrato e, camminando come profughi, ci fermiamo a bere al primo baraccotto che incontriamo sulla via di casa. Un posto poverissimo con polli che razzolano sotto le panche e bambini che giocano a pallone in mezzo al fango. A noi pare l’Harry’s Bar. Alla sera siamo veramente distrutti. La doccia ci rinfranca e ci gustiamo la cena sotto un diluvio quasi universale chiacchierando con una coppia inglese che vive in giro per mondo. I vulcani sopra le nostre teste sonnecchiano minacciosi.

Costarica – America Centrale

17 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - Nicaragua/Costarica - frontiera

America Centrale - Nicaragua/Costarica - frontiera

Tanto per cambiare oggi la sveglia è alle 4 del mattino: sempre con Alba e Leonardo ci imbarchiamo sullo shuttle di Adolfo per raggiungere San Josè da dove parte la lancia per San Jorge. Un’ora circa di traversata del lago ed eccoci di nuovo a RIvas. Salutiamo velocemente i simpatici barcellonesi che devono saltare al volo sul loro bus. Noi prendiamo un’altra direzione: verso sud. Con un taxi ci facciamo portare da Rivas fino alla frontiera con il Costarica – America Centrale – (Penas Blancas), per prendere un bus per San Josè. Nel bordello della frontiera rischiamo di non fare il visto (meno male che un po’ di esperienza ce l’abbiamo…). Infatti dopo neppure un’ora di viaggio due occidentali meno smaliziati vengono scaricati dalla polizia ad un posto di controllo sperso nel nulla. Poveracci….Alla fermata successiva (sempre nel nulla, sempre per un controllo di polizia) un venditore promuove a squarciagola la sua offerta del giorno: con una bibita due pacchetti di patatine…desfruta la promocion!!!

America Centrale - Costarica - San Josè dall'aereo

America Centrale - Costarica - San Josè dall'aereo

La tratta da percorrere prevede un tempo di tre ore e mezza e naturalmente ce ne mettiamo 7 e mezza! Arriviamo a San Josè sotto una pioggia fine e insistente. Alloggiamo a Mi Casa. Doccia (inutile visto il tasso di umidità) e poi di nuovo per strada alla ricerca di un supermercato per comprare la cena da cucinarci noi all’hostal (la zona è periferica e non ci sono posti per mangiare; di notte la città non è così sicura…). Con internet ci compriamo i ticket aerei per il Tortuguero per il giorno successivo. Fumiamo un’ultima sigaretta sotto la veranda guardando le tartarughe che sguazzano nel giardino trasformato in una palude dalla pioggia incessante. Ci ritiriamo in stanza, la giornata è stata piena.

18 settembre 2008 – giovedì

America Centrale - Costarica - Tortuguero dall'aereo

America Centrale - Costarica - Tortuguero dall'aereo

Alle 5.30 del mattino con l’ennesimo taxi raggiungiamo l’aeroporto: ci aspetta un volo Nature Air per il Tortuguero. Naturalmente l’aereo è minuscolo e voliamo tra pioggia, nuvoloni e folate di vento inquietanti. Riesco a non terrorizzarmi perché il panorama sotto di noi è meraviglioso: foreste tropicali fittissime disegnate da fiumi che si insinuano nel verde come giganteschi serpenti. Sullo sfondo l’Oceano. Un sogno ad occhi aperti. Atterriamo a Barra del Colorado e prendiamo un water taxi per raggiungere il Tortuguero. Navighiamo per più di un’ora sul fiume in mezzo alla foresta sotto un diluvio da fine del mondo, un vero muro d’acqua. Direttamente dal fiume attracchiamo all’ hostal Casa Marbella e troviamo alloggio per i prossimi giorni.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - il paese

America Centrale - Costarica - Tortuguero - il paese

Ci laviamo e ci riposiamo. Siamo zuppi come due savoiardi nel tiramisù ma nulla si asciuga, noi compresi: il tasso di umidità è fuori norma. Dopo un pomeriggio di riposo e di passeggiate per il piccolo villaggio alle 21.30 partiamo per il giro notturno con le guide del parco per vedere le grandi tartarughe marine (tartarughe verdi giganti) che arrivano qui al Tortuguero per deporre le loro uova. L’esperienza è unica al mondo. Camminiamo in gruppo per un sentiero sabbioso parallelo alll’ oceano, illuminati solo dalle nostre pile.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - labirinto di fiumi

America Centrale - Costarica - Tortuguero - labirinto di fiumi

Lungo il percorso sono segnate diverse entrate numerate per la spiaggia e le guide sono in contatto radio con gli spotters (locali che da cacciatori di tartarughe hanno convertito la loro esperienza a tutela della natura) che segnalano la presenza o meno delle tartarughe. Solo a piccoli gruppi guidati e solo nel buio più totale si può accedere. Si cammina avanti e indietro lungo questo sentiero e si aspetta la chiamata dello spotter. Per tre volte riusciamo ad inoltrarci sulla spiaggia ed abbiamo la fortuna e l’onore di poter vedere questi giganti del mare che scavano con immane fatica il loro nido, che depongono in una specie di trance le loro uova così preziose.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - tracce di tartaruga

America Centrale - Costarica - Tortuguero - tracce di tartaruga

Accucciati in silenzio attorno alla buca, al buio, aiutati solo da luci ad infrarosso, contempliamo ammaliati questo meraviglioso ed enorme animale preistorico che, sbuffando come un mantice, depone ad una ad una le sue speranze di vita. Nelle nostre brevi incursioni riusciamo ad assistere allo spettacolo meraviglioso di un piccolo e di una mater tartaruga che ritornano con fatica tra le onde dell’oceano e si fanno inghiottire dal mare. Tutto nel buio più assoluto, tutto nel silenzio, tutto sotto un cielo scuro e minaccioso punteggiato di stelle scintillanti. Tutto accompagnati dal suono cupo e profondo delle onde. Nessuna foto (giustamente proibito), tanto nulla potrebbe rendere l’emozione. Resterà solo nel nostro ricordo, per sempre.

19 settembre 2008 – venerdì

America Centrale - Costarica - Tortuguero - foresta

America Centrale - Costarica - Tortuguero - foresta

Dopo una buona colazione partiamo alle 6.30 per un giro in barca sui fiumi che si insinuano nella foresta del parco nazionale che ci circonda. Piove, naturalmente, ma il tour è bellissimo: la vegetazione è una specie di intrico inespugnabile e lungo il tragitto incontriamo iguane, uccelli di decine di tipi diversi, coccodrilli e scimmie. Alle 9.00 siamo di ritorno e alle 9.45 ripartiamo per un giiro a piedi attraverso la foresta accompagnati da un simpatico botanico canadese di nome Ross.

Il trekking è molto interessante e scopriamo grazie a Ross come le piante, nella loro varietà e diversità, possono e sanno essere altrettanto interessanti degli animali.

America Centrale - Costarica - Tortuguero - trekking nella foresta

America Centrale - Costarica - Tortuguero - trekking nella foresta

Camminiamo per ore tra alberi che “camminano”, liane del diametro di mezzo metro, alberi dal nome sconosciuto, formiche velenose, serpenti altrettanto, pipistrelli, fiori colorati, e tanto fango. Al ritorno optiamo per un pomeriggio di riposo e cazzeggio al Budda Cafè e ceniamo, unici avventori, in un ristorante deserto affacciato sull’oceano. Un gatto super affettuoso e sbaciucchione si unisce al nostro tavolo e, tra vento e diluvio, facciamo arrivare l’ora di andare a dormire.

20 settembre 2008 – sabato

America Centrale - Costarica - Tortuguero - in viaggio sul fiume

America Centrale - Costarica - Tortuguero - in viaggio sul fiume

Le urla delle screaming monkeys (scimmie urlatrici) ci salutano fin dal mattino. Addio Tortuguero: partiamo in barca alle 10 destinazione Moin ( tre ore e mezza sul fiume sotto una pioggia incessante e senza copertura tranne le noster mantelle!). A metà della foresta ci fermiamo per la pausa pranzo in un “ristorante” che sbuca surrealmente nel bel mezzo della foresta. All’ arrivo a Moin troviamo un taxi per Limon e proseguiamo per Cahuita, dove abbiamo deciso di fare base. Dopo una breve ricerca troviamo alloggio in un hostal sul mare e, scaricati i pesanti zaini dalle spalle, vaghiamo a zonzo per il paesino. L’atmosfera è molto tranquilla e fricchettona, ci stiamo come papi.

21 settembre 2008 – domenica

America Centrale - Costarica - Cahuita - hostal

America Centrale - Costarica - Cahuita - hostal

Oramai ci svegliamo all’alba anche senza motivo. Oggi avremmo potuto dormire, e invece… Ci regaliamo una ricca colazione in “paese” e poi camminiamo senza meta, arrivando a piedi fino a Playa Negra per un bagno ristoratore. Fa molto caldo e nel primo pomeriggio Il tempo volge al brutto. Torniamo all’hostal e ci piazziamo nelle amache dondolanti sul balcone vista mare. E chi può volere di più? Riposo, riposo e poi ancora riposo e poi birra-aperitivo in paese, che diventa cena. Quattro chiacchiere con due ragazzi inglesi al nostro tavolo e poi birre e birre e ancora birre. Stasera abbiamo esagerato. Torniamo all’hostal un po’ brilli e crolliamo nel letto.

Panama – America Centrale

22 settembre 2008 – lunedì

America Centrale - Costarica/Panama - frontiera

America Centrale - Costarica/Panama - frontiera

Ci svegliamo presto per essere alle 6.30 alla stazione dei bus e alle 7.00 prendiamo il bus…sbagliato (direzione Limon – Tortuguero invece che Sixaola!). Scendiamo al volo e ci piazziamo sul ciglio della strada ad aspettarne un altro nella direzione opposta, quella giusta questa volta. Dopo un’ora riacchiappiamo un mezzo di trasporto, quello bbuono, ripassiamo da Cahuita (di nuovo qui?), poi finalmente ripartiamo verso Bri Bri, Puerto Viejo, Sixaola fino ad arrivare al confine tra Costarica e Panama – America Centrale. Le pratiche per i visti sono lunghe e faticose come sempre con gli zaini in spalla sotto un sole cocente, sbattuti qua e là a compilare moduli su moduli che finiranno immediatamente nel cestino.

America Centrale - Panama - Bocas del Toro

America Centrale - Panama - Bocas del Toro

Attraversiamo la frontiera a piedi camminando su un lungo ponte ferroviario di metallo: bellissimo! Ci compattiamo (stipati come polli) insieme ad altri viaggaitori su uno shuttle che ci porterà fino ad Almirante da dove partono le barche per le isole diell’arcipelago di Bocas del Toro. Sbarchiamo a Isla Colon e, visto il caldo e la fatica, ci piazziamo immediatamente in un bar retaurant sul mare per una birra fresca corroborante e poi partiamo alla ricerca dell’hostal per la notte. Siamo talmente stanchi che decidiamo di regalarci una stanza all’ Hotel Olas (58 dollari a notte per la doppia, fuori budget per noi) con tanto di aria condizionata e pappagallo caciarone alla reception. I gestori sono un po’ antipatici e puzzoni ma pazienza. Descanso, ripulitura delle membra e cena. Domani si vedrà.

23 settembre 2008 – martedì

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - playa Bocas del Drago

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - playa Bocas del Drago

Ci gustiamo ancora la ricca colazione all’hostal dei ricchi e poi decidiamo di trasferirci all’Hotel Dos Palmas da 30 dollari, proprio accanto al precedente. E’ decisamente più del nostro genere, semplice ma altrettanto pulito e con una matrona locale alla reception che pare un misto tra Ella Fitzgerald e Tyson. Che differenza fa il poco-finto lusso in più? Tutti gli hostal sull’isola sono costruiti come palafitte sul mare, con le medesime onde che sciabordano sotto il pavimento e le medesime stelle da ammirare nel cielo la notte. Qui ci piace di più. Giriamo per un po’ a piedi in paese e poi prendiamo un bus per Bocas del Drago e Playa de Las Estrellas.

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Playa de las Estrellas

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Playa de las Estrellas

Attraversiamo l’interno dell’isola, un verde fitto di foresta e piccole casupole di contadini perse nel nulla. Scendiamo alla spiaggia di Bocas del Drago, deserta, e ci incamminiamo a piedi lungo la riva del mare turchese. Più o meno ogni cento passi ci fermiamo per tuffarci in acqua, circondati da decine di stelle marine giganti. La giornata scorre mollemente tra bagni, cazzeggio e caldo allucinante. Ritorno e cena al ristorante italiano Barracuda, con una gestrice italiana scappata dal nostro paese chissà quanto tempo fa. Mica male come idea….

24 settembre 2008 – mercoledì

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - bradipo

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - bradipo

Oggi ci avventuriamo in un tour alla Baia dei delfini (belli, ma più sugggestivo l’incontro oramai lontano che abbiamo avuto in Belize), Coral Cay, Playas Ranas Rojas, Hospedaje Bay. Navighiamo e sbarchiamo qua e là e nel tragitto facciamo amicizia con una signora svizzera in pensione molto simpatica che si è trasferita da poco in Costarica e si sta facendo una vacanza a Panama. In questi paesi del centroamerica non è infrequente incontrare pensionati europei o americani che hanno deciso di vivere qui. Ci sono incentivi incredibili e con le nostre pensioni, per chi ancora ce l’ha, qui si puo vivere bene. Nella pausa alla Playas Ranas Rojas oltre a vedere le piccole e sgargianti ranocchie purpuree abiamo anche la fortuna di incontrare e poter immortalare (vedi sezione immagini) il bellissimo bradipo che qui chiamano orso peresoso. Molto, molto buffo. E veramente molto, molto lento. Al rItorno serata tranquilla, di cibo e di birre. Nulla da segnalare.

25 settembre 2008 – giovedì

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

Oggi abbiamo una giornata senza piani per cui gironzoliamo qua e là mollemente e senza meta. Ma la febbre del Che fare? ci assale. Senza troppo pensare prendiamo una lancia per l’ isola di fronte alla nosttra, Isla Bastimentos, e facciamo un trekking improvvisato a piedi attraversando prima il paese, poi lungo la costa (purtroppo piena di monnezza) e poi fino alla cima dell’isola, per poi scendere dalla parte opposta sul mare. E che mare! Ci aspetta una spiaggia immensa e magnifica praticamente deserta. Dopo un primo tuffo che ci salva dal sole, caldissimo, troviamo un cocco abbandonato sulla sabbia e, non senza una certa fatica, ce lo pappiamo in tutta la sua bontà. Le ore si snodano lente tra bagni e tuffi e bagni e sigarette e bagni e sole.

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

America Centrale - Panama - Bocas del Toro - Isla Bastimentos

Dall’intrico di verde alle nostre spalle spunta (naturalmente, visto che ci sono io) un cane straccio che ci guarda interrogativo. Naturalmente tutta la poca acqua che abbiamo e i biscotti che dovrebbero essere il nostro pranzo sono per lui. Quando il sole accenna a mollare partiamo per la camminata di ritorno. Attraversiamo nuovamente l’isola raggiungendone la cima, scendiamo sulla costa opposta, facciamo una pausa birra-cibo in un bel “restaurant” sul mare e poi aspettiamo la prima lancia che passa in direzione Isla Colon. Banalmente doccia, realx, birre, cena. W la banalità.

26 settembre 2008 – venerdì

Al mattino ricostruiamo gli zaini e ci piazziamo in attesa sul campo di patate che dovrebbe essere l’aeroporto. Alla fine arriva pure il nostro “aereo” che per fortuna decolla in direzione Panama City, e ci arriva pure!

America Centrale - Panama City

America Centrale - Panama City

Abbiamo prenotato via internet un albergo in una zona un po’ defilata della città per non finire nel casino e lo raggiungiamo con una certa difficoltà (del taxista). La zona è quella delle ex caserme americane e pare di alloggiare in un campus. Mah…. Ci piazziamo, ci docciamo e poi con un altro taxi ci facciamo portare nella zona del Casco Viejo, la vecchia Panama City. La città è molto bella e mescola senza pietà grattacieli modernissimi e palazzi diroccati. Sulla riva del mare, in pieno Casco Viejo, contempliamo turbati le rovine della vecchia palazzina che ha ospitato l’ultima trincea del delirante Noriega. Camminiamo e fotografiamo sul lungomare, compriamo un panama per Baba, ceniamo e torniamo alla base. Americana.

27 settembre 2008 – sabato

Decidiamo di riempire l’ultimo giorno con un tour per Panama e dintorni accordandoci con un taxista che per un forfait in dollari ci scarrozza per tutto il giorno.

America Centrale - Panama City - Casco Viejo

America Centrale - Panama City - Casco Viejo

Visitiamo le rovine della città vecchia, il mirador, il porto, il centro super moderno, ancora il Casco Viejo e ci regaliamo un tour completo al Canale di Panama con tanto di museo (su quattro livelli, molto bello) e vista live del transito barche sul canale. Esausto, il nostro amico taxista ci riporta in albergo ma noi non siamo ancora sazi. Per conto nostro torniamo al Casco Viejo per cenare (una cena cara ma buonissima!) e poi, tornati in hotel, aspettiamo che si faccia l’ora di partire. Purtroppo ci siamo. Come da accordi ritorna la nostra guida-taxista del pomeriggio e ci porta all’aeroporto. La vacanza volge al termine e infatti cominciano le prime sfighe. Si parte con due ore di ritardo. L’aereo ha dovuto…cambiare le gomme!!! Mesti e rassegnati vaghiamo per l’aeroporto, poi arriva l’ora dell’imbarco.

28 settembre 2008 – domenica

America Centrale - Panama City

America Centrale - Panama City

Dopo una nottata di volo transoceanico arriviamo puntualmente in ritardo a Madrid, come puntualmente in ritardo siamo partiti. Tentiamo, non troppo convinti, una corsa per prendere il nostro volo per Torino ma è perso. Ci cambiano i biglietti per un altro volo due ore dopo e parte il cazzeggio aeroportuale tra sigarette (per fortuna ci sono le aree fumatori) e bar. Arriva l’ora di partire, ci imbarchiamo, decolliamo e l’aereo, per un guasto, torna indietro. Merda. Dopo un’altra ora e più ripartiamo e arriviamo a Torino a mezzanotte. (NdR Sig per tutto il volo è assillato da un ragazzo terrorizzato e dall’alito infernale che gli chiede rassicurazione, io rido sotto i baffi che non ho facendo la settimana enigmistica…). Ma, Pa, Giulia e Gabri ci aspettano da ore, poverini, nel triste aeroporto torinese dove ha chiuso da tempo anche l’ultimo bar! Caselle è deserta ma, naturalmente, alla dogana poliziotti ci smontano gli zaini. Poveri loro, non sanno delle mutande radioattive e dei calzini-bomba intelligente. Si fanno i colpi di sole gratuitamente, ci cazziano per le troppe stecche di sigarette (ma fatela finita…) e ci lasciano andare. Usciamo: abbracciamo gli eroici amati parenti che ci sono venuti a raccattare anche questa volta. Noi siamo ancora in sandali e fuori spadroneggia l’autunno europeo. Mamma che freddo!!!

America Centrale:

Mappa e itinerario America Centrale

Immagini America Centrale

Indonesia 2001 – il diario di viaggio

 

Siapa nama anda? Nama saya Indonesia!

L’arrivo

Torino-Parigi-Singapore-Jakarta: la fine dell’interminabile viaggio per l’Indonesia ci vede, storditi e spaesati, all’aereoporto della capitale, persi nella ricerca di un’auto o di un bus che ci porti in città. il primo slalom tra le varie offerte , ufficiali e non, di mezzi di trasporto ci coglie impreparati: siamo poco combattivi e contrattuali. non pretendiamo troppo da noi stessi : saliamo su un taxi qualsiasi e ci dirigiamo verso il nostro hotel, unico già prenotato dall’Italia per essere sicuri di riprendere le forze prima della grande avventura.

Indonesia - Yogyakarta

Indonesia - Yogyakarta

Guardando fuori dal finestrino, con lo sguardo vacuo e i vestiti stropicciati, vediamo scorrere veloci le prime vere immagini del nostro viaggio: il tipico caos da megalopoli del terzo mondo. Un magma infernale di auto, camion, motociclette, biciclette, carri e carrretti invade ogni metro di strada percorribile.

Ovunque un brulicare di gente in movimento, un concerto continuo di clacson la colonna sonora. Il nostro hotel è come ce lo aspettavamo: venti piani di extra-lusso caduti non si sa come nel cuore di questa Babele d’oriente. Dentro l’atmosfera è straniante: marmi, specchi, saloni deserti, silenzio da cattedrale; a parte un solitario ed improbabile pianista che suona per un pubblico assente. Da dimenticare.

Dalla finestra del quindicesimo piano la città sembra un mare in tempesta. A perdita d’occhio luci e serpenti di macchine, case e palazzi. Circa dieci milioni di persone si aggirano freneticamente in questo labirinto. La sera facciamo una camminata di qualche ora senza meta presisa per la città alla ricerca di un pasto: ci imbattiamo in interi quartieri di grandi magazzini e Mc Donald.

Il desiderio è quello di scappare al più presto in cerca della vera Indonesia, anche se questa è probabilmente una delle sue mille facce. La decisione di fuga del giorno successivo si scontra immediatamente con il tempo orientale: l’unico treno in partenza per la città di Yogyakarta è previsto per il primo pomeriggio.

Indonesia - Yogyakarta - mercato

Indonesia - Yogyakarta - mercato

Non ci resta che girovagare per la stazione, la “stasiun” in Indonesia. Beviamo del tè, mangiamo qualcosa ai warung, semplici chioschi che vendono cibo e bevande, nel piazzale antistante. I warung offrono a poco prezzo un buon pasto, a patto di non indagarne la composizione e l’acqua è in omaggio, ma meglio non berla.

E’ ora di partire e sulla banchina, aspettando il nostro treno, ne vediamo transitare altri che trasportano passeggeri fin sui tetti dei vagoni: sembra un esodo. Otto ore di treno, tra topolini che scorrazzano allegramente tra i sedili e aria condizionata tarata sulle temperature del polo nord mettono a dura prova la nostra appena recuperata buona condizione fisica. Arriviamo a Yogyakarta in piena notte.

Quattro passi e appena fuori dalla stazione troviamo alloggio in un piccolo hotel decisamente confortevole. Il giorno seguente finalmente ci svegliamo in Indonesia, quella sognata.

La città imperiale dell’Indonesia – Yogyakarta

Yogya ci regala un ricco itinerario. L’attuale palazzo del sultano, città nella città in cui vivono e lavorano oltre 25.000 persone, sorge accanto alla città vecchia, l’antica reggia: affascinanti architetture di palazzi, canali, piscine, ora in disfacimento, lasciano trasparire l’antico splendore.

Indonesia - Yogyakarta - palazzo del sultano

Indonesia - Yogyakarta - palazzo del sultano

Camminando per la città ci salta immediatamente agli occhi la presenza, sulla porta di ogni casa, di gabbie di uccelli che riempiono le vie con il loro canto. Chiedendo informazioni capiamo che, per tradizione, il numero di uccelli posseduti è segno esponenziale di prestigio per le famiglie. Oltre alla conosciuta pratica del combattimento di galli, è qui tipica la gara di canto tra pennuti.

Non può mancare, quindi, una visita, forse la più curiosa a Yogyakarta, al mercato degli uccelli, un mercato in realtà brulicante di animali di ogni specie: pappagalli coloratissimi, tortore, merli, volatili esotici dai colori sgargianti, ma anche serpenti, pipistrelli giganti, gatti selvatici, falchi, iguane, ragni, scimmie, cavallette, formiche e persino larve d’insetti. Consigliato ad anime non troppo sensibili!

Yogya pullula di laboratori di batik, forse i più belli tra quelli visti in tutto il viaggio, e bisogna faticare non poco per sfuggire indenni ai venditori. Becak! Becak! L’offerta di biciclette-taxi accompagna tutto il nostro peregrinare.

Indonesia - Yogyakarta - Batik

Indonesia - Yogyakarta - Batik

Il non arrendersi ai tempi del viaggio porta inevitabilmente a sbagliare ora, posto e quantità di soldi nel portafoglio: vogliamo completare la giornata visitando il tempio hindu di Borobudur, 42 chilometri a nord-ovest di Yogyakarta. Il piccolo bus che ci trasporta ci mette il doppio del tempo previsto, giunti sul posto lìarea archeologica sta per chiudere e il ticket d’ingresso ha un prezzo superiore al budget odierno. In tasca non ci restano che poche rupie.

Ci accontentiamo di una visita esterna e ci ripromettiamo di prendercela con più calma. Correre qui in Oriente è controproducente.

Il Bromo

Trascorriamo l’intero giorno successivo su un pullman: dodici ore di viaggio per raggiungere il Bromo, vulcano attivo di 2392 metri situato nell’area del massiccio del Tengger. Il tragitto ci racconta molto sull’Indonesia e sull’isola di Java: non incontriamo un solo tratto di strada libero da case, macchine, biciclette e bancarelle. Un fiume ininterrotto di gente in transito dalla partenza all’arrivo.

Java è l’isola più popolata dell’intero arcipelago indonesiano; da quello che possiamo osservare, decisamente sovrappopolata. Verso mezzanotte, dopo un ultimo tratto di strada che si arrampica su per la montagna, giungiamo a Ngadisan dove troviamo alloggio per la notte.

Indonesia - Il Bromo

Indonesia - Il Bromo

Le camere sono spartane e soprattutto non siamo sufficientemente attrezzati per queste temperature. Anche in Indonesia la montagna è pur sempre montagna. Non soffriamo a lungo anche perché la sveglia è prevista per le quattro del mattino.

Una levataccia, certo, ma lo scopo è quello di veder sorgere il sole dalla cima del vulcano. Le jeep si inerpicano per i sentieri, attraversiamo un immenso cratere trasformatosi in un suggestivo deserto di cenere e giungiamo alla meta.

Al comparire dei primi raggi di luce siamo testimoni di un’alba metafisica. Intorno a noi si apre la valle vulcanica e le bocche compaiono ad una ad una col progredire dell’intensità luminosa. Le cime sbucano come isole magiche in un mare di nubi: l’alba del mondo.

Con gli occhi pieni di questa meraviglia scendiamo dal Bromo per risalire su un’altra bocca. L’ascesa verso la vetta mette a dura prova gambe e polmoni, ma la vista dall’alto ripaga dello sforzo. Ci affacciamo su un abisso fumante di zolfo: l’odore è acre, l’aria quasi irrespirabile.

Indonesia - Bromo - offerte votive sul cratere

Indonesia - Bromo - offerte votive sul cratere

Ragazzi vendono cespi di fiori secchi da gettare nel cratere come offerta votiva. Dall’alto osserviamo il deserto di cenere che abbiamo attraversato qualche ora prima. Al centro un tempio buddista, tutt’intorno uomini a cavallo di piccoli destrieri agghindati con drappi colorati: pare il deserto dei tartari. L’atmosfera è lunare.

Le spiagge nere di Lovina

Il farsi del male volontariamente attiene al viaggiatore ad oltranza, per cui nel pomeriggio si riparte impavidi alla volta del parco naturale di Baluran. Nonostante si legga sulla guida che il luogo merita una sosta, giunti sul posto decidiamo nostro malgrado di proseguire: la struttura è decisamente dismessa e l’accoglienza non è delle più calorose.

Altro bus verso Banyuwangi e poi verso Ketapang, piccolo porto da cui partono i traghetti per Bali. Qualche ora di attesa, come sempre, poi un’ora di traversata ed eccoci nell’isola da sempre presente nell’immaginario esotico di ognuno. Giunti sulla terraferma le scelte possibili sono due: dirgersi verso la costa sud, verso Kuta, o verso quella nord, verso Lovina.

Kuta è l’apoteosi del ricco turismo occidentale trapiantato in Oriente: grandi alberghi, boutiques di lusso, spiagge curate, ristoranti internazionali, quartieri interi invasi da negozi di souvenir, concentrazione umana di turisti, soprattutto australiani e americani, sopra la media sopportabile. Il misticismo orientale qui non è di casa. Kuta dicono sia uno dei più famosi paradisi per surfisti. Le onde dell’oceano sono decisamente da record, i surfisti sono in effetti una moltitudine, ma sul fatto che questo posto sia un paradiso ci sarebbe da discutere.

Indonesia - Bali - Lovina

Indonesia - Bali - Lovina

Naturalmente scegliamo la strada verso la costa nord di Bali e giungiamo a Lovina. Questo è in effetti un vero piccolo angolo d’eden. Alloggiamo in un bungalow sulla spiaggia, circondato da un giardino pieno di fiori. L’arredamento è povero, non c’è acqua calda, ma per una cifra assolutamente irrisoria (2 euro per notte, compresa la colazione!) possiamo ammirare il tramonto sul mare di Java seduti in veranda. Impagabile. Il giorno successivo ci tuffiamo nell’esperienza del “rent a motorbike!”: affittato un motorino gironzoliamo senza meta precisa lungo la costa e verso l’interno.

La Bali induista è molto diversa dalla Java musulmana che abbiamo appena lasciato. Piccole e delicate offerte di fiori e incensi raccolti su foglie intrecciate sono appoggiate davanti ad ogni porta, ad ogni bottega, lungo i marciapiedi. Il verde dei campi di riso ha una luminescenza unica, quasi fosforescente, anche quando il cielo si carica di nuvole e il vento fa ondeggiare le palme. Incontriamo persone dal sorriso gentile che si muovono con una calma serena che ci contagia. Da qui non ripartiamo subito. Dedichiamo un’intera giornata al riposo sulla spiaggia vulcanica di sabbia nera.

Dobbiamo fare scorta e tesoro di questa bellezza, anche perché il giorno seguente il passaggio da Kuta è obbligatorio: una notte di pernottamento si impone, per poter prendere il volo alla volta di Flores dall’aereoporto di Denpasar. Le poche ore trascorse a Kuta ci confermano i sospetti: nulla di più di una qualsiasi località turistica iperoccidentalizzata, frenetica, affollatissima.

Acquistiamo il nostro biglietto aereo in un’agenzia di viaggio al secondo piano di un edificio fatiscente; mentre aspettiamo l’emissione del ticket dalla finestra entra un cane spelacchiato. Dalla finestra del secondo piano !?! Non ci facciamo troppe domande, potrebbe essere una visione.

Flores: paradiso perduto

Partiamo alla volta di Flores, isola all’estremo est dell’arcipelago indonesiano, decisamente periferica rispetto ai percorsi turistici tradizionali. Arriviamo a Maumere e dall’esatto momento del ritiro bagagli capiamo senza ombra di dubbio che ci siamo lasciati alle spalle il turismo di massa. Lo scalo è piccolo e povero come una stazione di treno di provincia e, appena usciti dall’aereoporto ci rendiamo conto che sono più numerose le guide che offrono i loro servizi di noi turisti appena sbarcati.

Scegliamo un albergo un po’ a caso e cominciamo le prime faticose contrattazioni per avere una macchina con autista-guida per i giorni a venire, unico modo per attraversare Flores verso ovest senza impiegarci più o meno un mese. La giornata intera trascorsa a girovagare per Maumere ci offre un’atmosfera nuova. A differenza della Java musulmana e della Bali hindu, Flores è un’isola prevalentemente cattolica. Non più moschee, non più templi in pietra grigia, ma chiese, croci e campanili ovunque.

Indonesia - Flores - Maumere

Indonesia - Flores - Maumere

La piccola città di Maumere, luogo poverissimo, ha un’atmosfera rarefatta e dismessa. Sono ancora visibili e tangibili le ferite profonde lasciate dal terribile terremoto che ha colpito l’Indonesia con epicentro in queste zone nel 1992. Case crollate e semidistrutte un po’ ovunque, mai più ricostruite. Nel nostro peregrinare per la città veniamo assaliti da decine e decine di bambini che, armati di quaderno e penna, ci chiedono di scrivere nomi, professioni e impressioni sul luogo, probabilmente un compito da svolgere per la scuola.

Siamo accerchiati da una moltitudine di grandi occhi scuri e sorrisi luminosi: ci sentiamo come delle vere e proprie rockstar che firmano autografi! Il giorno seguente partiamo alla volta di Moni, villaggio dall’entroterra e campo base per l’ascesa al Kelimutu, secondo complesso vulcanico del viaggio. Il tragitto da Maumere verso Moni, a bordo di una jeep scassatissima guidata da Anjelino, la guida che abbiamo scelto, dura tutta la giornata. Le strade sono in gran parte sterrate e molto strette. Attraversiamo foreste di palme e chilometri di boschi di banani; sul ciglio della strada i contadini attendono pazienti il passaggio dei camion che caricano il loro raccolto comprato per poche rupie (per essere rivenduto poi a tutt’altro prezzo sui mercati balinesi).

Facciamo uan tappa suggestiva a Paga Beach, spiaggia meravigliosa e deserta sulla costa sud di Flores: nulla da invidiare a Kuta, ma nessun surfista all’orizzonte, solo pescherecci al largo e un gruppo di poliziotti indonesiani che suona la chitarra all’ombra di una palma. Il nostro percorso prosegue verso Moni: la jeep si arrampica su per le montagne e dopo molte ore arriviamo al villaggio, collocato in una piana che improvvisamente si apre di fronte a noi.

Indonesia - Flores - Moni

Indonesia - Flores - Moni

Il villaggio è povero e semplice, come l’alloggiamento che troviamo, ma molto confortefole. Passeggiamo tra le risaie a terrazze dove incontriamo bellissimi bimbi che ci accerchiano chiedendo in coro biro e sigarette (?!). Poco distante un ragazzo pascola le oche tra gli specchi d’acqua dei campi e i contadini lavorano curvi sulle fragili piantine di riso. Qualche passo fuori dal villaggio e si arriva ad una piccola cascata tra le rocce: una fonte di acqua calda e sulfurea nella quale ci tuffiamo senza indugi. La sera scorre tranquilla, tra chitarra ed arak, un distillato di palma decisamente alcoolico e dal dubbio sapore.

Dopo pochissime ore di sonno ci svegliamo per la gita al Kelimutu: un’altra alba sui vulcani dell’Indonesia. Nel buio della notte il sentiero che ci porta alle pendici del cratere è un vero e proprio azzardo, soprattutto perché Anjelino, la nostra guida, ha decisamente abusato dell’arak ed ora guida la jeep con eccessiva disinvoltura. Vivi ed un po’ scossi cominciamo la camminata a piedi verso la cima. Poco più di mezz’ora ed arriviamo quando sta per albeggiare tra le grandi bocche del complesso del Kelimutu. I tre crateri sono ora dei laghi naturali con una straordinaria particolarità, il colore: c’è il lago nero, quello marrone e quello turchese. La colorazione dipende dalle sostanze minerali che mano a mano si sciolgono nell’acqua dalle pendici dei crateri. Il colore cambia negli anni e non molto tempo fa uno di questi laghi era incredibilmente rosso.

Indonesia - Flores - vulcano Kelimutu

Indonesia - Flores - vulcano Kelimutu

Lo spettacolo è singolare e la suggestione intensa. La leggenda locale narra che le anime delle persone defunte riposino nei tre laghi: le anime dei giovani in quello turchese, quelle dei vecchi in quello marrone e le anime delle persone malvage in quello nero. Crederci o meno poco importa: qua in cima il panorama è unico, gli specchi d’acqua colorati sono quasi fantascientifici e la presenza di alcuni uomini del villaggio, seduti in preghiera sull’orlo dei crateri crea un’atmosfera di raccoglimento e induce, atei o mistici, alla silenziosa meditazione.

Dodici ore in canoa

Dopo qualche ora scendiamo verso Moni e immediatamente ripartiamo per la tappa seguente: Riung, villaggio sulla costa nord di Flores. Il viaggio è estremamente accidentato: le strade sono forse più dissestate di quelle del giorno precedente e infliggono il colpo di grazia alla nostra jeep. Fermi in un deserto di colline bruciate dal sole ci sentiamo senza via d’uscita.

Per fortuna Anjelino ci procura un passaggio alternativo: un improbabile bemo, un piccolo pullmino solitamente usato per spostamenti locali. Meglio di niente! Le due ore di viaggio verso Riung ci creano qualche apprensione: due giovani autisti tatuati che non sanno una parola di inglese, luci decorative intermittenti sul cruscotto, musica country (?!) a tutto volume, solo noi unici passeggeri. Arriviamo indenni che è già buio e l’unico posto dove dormire è un ostello religioso.

Indonesia - Flores - Riung

Indonesia - Flores - Riung

Scivoliamo all’istante nel sonno dei giusti tra immagini sacre e rosari. L’alba del giorno seguente ci vede, decisamente più in forma, girovaghi per Riung: un villaggio di pescatori, molto povero ma altrettanto bello. Le poche case sono sparse tra la foresta di palme e quelle vicino al mare sono costruite come palafitte a causa delle frequenti maree. La barriera corallina di fronte al villaggio merita una gita.

Una piccola barca ci trasporta per tutto il giorno da un atollo ad un altro del parco marino delle diciassette isole amministrato dal PHPA (il corrispettivo del nostro dipartimento forestale). L’area del parco marino è semplicemente meravigliosa: fondali ricchissimi di pesci e coralli dai colori stupefacenti, sulle isole le foreste di mangrovie sono l’habitat delle volpi volanti (flying foxes, praticamente pipistrelli di enormi dimensioni). Le spiagge sono bianchissime e incontaminate. Una visita unica e imperdibile.

In serata ci accordiamo con una giovane guida locale (Melchiorre!) per trasferirci via mare il giorno seguente a Labuanbajo, all’estremo ovest di Flores. La partenza, manco a dirlo, à prevista per le cinque del mattino a causa della lunghezza del tragitto da percorrere: è ancora buio e al piccolo porto ci siamo solo noi, Melchiorre, il cuoco della barca (Baldassarre!) e il mozzo.

Indonesia - da Riung a Labuanbajo - Melchi

Indonesia - da Riung a Labuanbajo - Melchi

E il capitano? Arriva a cavallo di una moto rombante, trasportando a mo’ di bisacce due taniche di carburante per la traversata. La barca è grossa come una vasca da bagno e noi siamo in sei, la durata del viaggio è di circa dodici ore. Arriveremo vivi? Salpiamo che sta albeggiando, non prima di aver prelevato altro gasolio dalle imbarcazioni ancorate nel porto. I casi sono due: o c’è un accordo tra i vari capitani o stiamo partecipando ad un furto.

Durante il tragitto il giovane mozzo si muove come un agile ragno da un estremo all’altro della bagnarola, il cuoco ci sfama con una sbobba anonima, il capitano guarda silenzioso l’orizzonte e la nostra guida dorme profondamente. Non ci resta che guardare il panorama, anche perché non c’è spazio fisico neppure per alzarsi in piedi. Navigando sottocosta scorgiamo piccoli villaggi raggiungibili solo dal mare, chilometri di terra inabitata, incontriamo i delfini (lumba lumba) e i pesci volanti.

Alla decima ora di viaggio la voglia di ammirare tanta bellezza è tramontata, così come il sole. Arriviamo al porto di Labuanbajo che è quasi buio. Siamo sopravvissuti.

Seventeen Islands

Sbarchiamo, rimettiamo in funzione le articolazioni arrugginite e ci incamminiamo alla ricerca di un alloggiamento per la notte. Qui i turisti sono decisamente in numero superiore rispetto a Riung e si prospetta il rischio di rimanere senza giaciglio. La prima notte ci tocca trascorrerla accampati provvisoriamente in una delle stanze private dei gestori della pensione, in attesa libera per il giorno seguente.

Accettiamo e ci pare una reggia: in fondo veniamo da un viaggio interminabile in una tinozza, questo è l’Hotel Ritz! La vista dalla terrazza del ristorante, in cima ad una collina sopra il porto, è speciale: sotto di noi la baia di Labuanbajo è costellata di piccole luci; sono le lampade delle barche dei pescatori di seppie. Le imbarcazioni sono costruite con due grandi bilanceri laterali che le fanno assomigliare a delle grosse farfalle.

Indonesia - Labuanbajo

Indonesia - Labuanbajo

Le luci sul mare, dopo il tramonto, fanno da specchio al cielo stellato. Ci godiamo la visione di tanta meraviglia bevendo una birra gelata che ci da il colpo di grazia: proviamo per la prima volta nella vita il mal di terra. Un’intera giornata tra le onde ci ha lasciato addosso, ora sulla terraferma, una sensazione di vertigine inedita e curiosa. Tutto gira, meglio andare a dormire.

Dopo un giorno di assoluto riposo, indispensabile per potersi godere i giorni a venire, affittiamo una barca che ci porti all’isola di Seraya: dalla barca, che attracca al largo dell’isola a causa della barriera corallina, veniamo traghettati ad uno ad uno sull’isola con piccole canoe. Sulla spiaggia solo un piccolo ristoro e dieci bungalow per chi si vuole fermare di più.

I fondali intorno all’isola sono un’esplosione di coralli, pesci e stelle marine blu e arancioni. Ci rilassiamo sulla spiaggia all’ombra di un enorme albero di tamarindo (ecco com’è il tamarindo fuori dalle bottiglie!). Allo stesso albero è interessata una capra decisamente intraprendente e invadente che mendica un aiuto per raggiungere le tenere foglie dei rami per lei troppo alti.

La aiutiamo ma non troppo: rischiamo di farci rosicchiare completamente la nostra unica fonte d’ombra. I bungalow per qualche giorno di pace sono invitanti, ma naturalmente noi abbiamo altri programmi. Organizziamo la partenza per il giorno successivo unendo le nostre forze a quelle di altri tre intrepidi viaggiatori instancabili. Tragitto: da Flores a Lombok sempre via mare, con tappa alle isole di Rinca e Komodo per vedere i mitici varani di infantile memoria; quattro giorni di oceano aperto, senza interruzione. Ce la possiamo fare!

Viaggio nella preistoria

Dopo poche ore dalla partenza comprendiamo inesorabilmente che le differenze tra il nostro mare e l’oceano sono sostanziali: quando l’oceano è agitato non usa mezze misure. Per il nostro equipaggio le onde che sferzano la barca sono assolutamente nella norma, quasi amichevoli. Per noi sono un maremoto. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma certamente rotolare per un giorno e una notte sul ponte della barca non ci rende ottimisti rispetto al buon esito della traversata. Nulla da obiettare sul resto del viaggio.

Indonesia - Seventeen Islands

Indonesia - Seventeen Islands

Ogni tanto ci fermiamo al largo di qualche atollo deserto che raggiungiamo a nuoto, ci sdraiamo su spiagge di sabbia rossa, i fondali marini sono sempre nuovi e ricchi di flora e fauna che solo la barriera corallina consente di ammirare.

Il trekking sulle isole di Rinca e Komodo è un’esperienza singolare: accompagnati dalle guide del parco camminiamo per ore in isole deserte, tra palme, mangrovie, orchidee rampicanti, bufali d’acqua, cervi, maiali selvatici e soprattutto varani. Non è facile incontrare questi lucertoloni preistorici lunghi quasi tre metri a zonzo per il bosco. Non si rischia comunque una visita a vuoto perché alcuni varani sono sdraiati sulla banchina del molo, in realtà costretti, a mo’ di benvenuto. Va beh…

Indonesia - Varano di Komodo

Indonesia - Varano di Komodo

Le notti stellate al largo delle isole, immersi in un silenzio assoluto e circondati dalle barche illuminate dei pescatori di seppie, fanno pensare di essere capitati in un luogo fatato ai confini del mondo. Ci svegliamo dal sogno quando veniamo abbordati, come all’epoca dei pirati, da una barca di venditori di souvenir. Ammiriamo lo spirito di iniziativa e giochiamo a contrattare per ore sul prezzo, tra chiacchiere. Kretek (sigarette aromatiche ai chiodi di garofanno) e l’immancabile arak.

Dopo cinque giorni e quattro notti di mare aperto e dopo aver costeggiato l’isola di Sumbawa, finalmente attracchiamo a Lombok. Arrivati al porto di Labuhan Lombok affittiamo un bemo che ci porti a Bangsal, da dove partono i traghetti per le isole Gili. Attraversiamo l’isola di Lombok da est a ovest e nel tragitto, che passa per le montagne dell’interno, ci imbattiamo in branchi di scimmie: sul ciglio della strada mendicano biscotti ai turisti e si mettono in posa per le fotografie.

Relax a Gili Meno, paradiso in Indonesia

A Bangsal, dopo il solito assalto di venditori di tutto il vendibile (collane, cappelli, sigarette, passaggi sul carretto e quant’altro), traghettiamo verso Gili Meno, la più piccola e tranquilla delle tre isole di questo piccolo arcipelago che comprende anche Gili Air e Gili Trawangan. Siamo quasi alla fine del nostro lungo viaggio e vogliamo passare una settimana di assoluto riposo. Gili Meno ci offre ciò che cerchiamo: bungalow sul mare, spiagge da sogno, pochi turisti.

Indonesia - Gili Meno

Indonesia - Gili Meno

Il perimetro dell’isola è percorribile a piedi in meno di due ore (per dare una misura delle dimensioni dell’isola), al centro c’è un piccolo villaggio e un lago salato dove nidificano le aquile di mare. Sull’isola i posti per mangiare sono solo due o tre, non c’è corrente elettrica ma solo generatori in funzione dalle sei di sera a mezzanotte, dalla doccia scende acqua salata e sono totalmente assenti i mezzi a motore: tutto ciò ci trasporta in una dimensione a noi quasi sconosciuta, di pace e totale tranquillità.

Sulla spiaggia anziane donne vendono ai pochi turisti la loro antica arte del massaggio, i bambini offrono ananas succosi a poco prezzo, il mare meravigliosi fondali per lo snorkelling, la sera ci si illumina con lampade a gas. Il luogo ideale per tornare a respirare un tempo lento e naturale, assai diverso da quello a cui siamo abituati.

Ubud e il ritorno

Dopo una settimana di questo paradiso ripartiamo verso l’ultima tappa del nostro tragitto in Indonesia. Nuovamente Bali, per una visita alla città di Ubud. Optiamo per una traversata veloce e indolore a bordo di un enorme aliscafo ipertecnologico che ci costa praticamente come la settimana di permanenza a Gili Meno.

Pazienza, ci restano solo due giorni utili prima del ritorno in Europa e il tempo è un bene prezioso. Scesi a Bali rientriamo immediatamente nei ranghi e per risparmiare prendiamo un taxi collettivo alla volta di Kuta. Una sola macchina per sei persone, con annessi bagagli: una specie di sfida all’impenetrabilità dei corpi.

Indonesia - Bali - Ubud

Indonesia - Bali - Ubud

Eccoci di nuovo nella capitale del turismo balinese. Riusciamo miracolosamente a trovare un alloggio piacevole alla vista e al portafoglio: un complesso di bungalow immersi nel verde di un giardino fiorito in piena città. Il giorno seguente è interamente dedicato alla visita di Ubud.

Quello che forse qualche anno fa era un piccolo e caratteristico villaggio dell’entroterra, luogo di arte e cultura, oggi si è trasformato in una specie di supermercato del souvenir. Naturalmente ne approfittiamo, anche se già il viaggio in auto da Kuta è stata una specie di via crucis dell’acquisto: il nostro autista non ha saltato nemmeno una delle fermate nei luoghi deputati al consumo (laboratori di oggetti in argento, in legno, di quadri e batik).

Indonesia - The Monkey Temple - Ubud

Indonesia - The Monkey Temple - Ubud

Ubud ci regala comunque una visita curiosa al parco delle scimmie, una collina fitta di vegetazione sulla quale sorge un tempio hindu completamente colonizzato da centinaia di scimmie decisamente in sovrappeso che tentano di rubarti ogni oggetto reputato commestibile. Nostro malgrado siamo giunti alla ultima cena indonesiana: domani ci aspetta il volo per l’Italia. Nella frenetica notte di Kuta ci gustiamo l’ultimo (finalmente) nasi goreng: riso, verdure, pollo, uova, tutto insieme.

Già siamo sopraffatti dalla nostalgia! Il viaggio di ritorno merita poche parole: taxi per l’aereoporto di Denpasar, aereo per Jakarta, ultimo saluto all’Indonesia, coincidenza per Parigi, altro aereo per l’Italia. Dopo venti ore sospesi per aria la magica Indonesia, l’arcipelago dai mille volti, è solo più nei nostri ricordi.

 

 

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