Zanzibar


Venerdì 15 settembre

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a sveglia suona alle 5.00 a.m. ma siamo ben contenti di lasciare questa stanza per volare verso Zanzibar. Il nostro volo è il primo del mattino e alle 7.30 siamo già atterrati nell’isola delle spezie. La trasvolata è durata circa un quarto d’ora, veramente poco. Contrattiamo con l’ennesimo tassista per farci portare in città, a Stone Town. La città vecchia è molto bella e piena di atmosfera ma noi dobbiamo innanzitutto dedicarci a risolvere una serie di faccende: aspettiamo l’apertura di un ufficio di cambio perché abbiamo quasi finito i soldi, con i soldi compriamo i biglietti per il volo di ritorno previsto per il giorno 21 e prenotiamo la notte del 20 settembre in un albergo di Stone Town. Ora possiamo cercare di raggiungere la costa est dell’isola. Abbiamo scelto per i nostri giorni di mare e relax la zona meno turistica. Ci accordiamo con il taxista che accetta di portarci a Jambiani per una cifra ragionevole. Attraversiamo le periferie di Stone Town, piccoli villaggi, zone di folta foresta tropicale. Dopo Paje finisce la strada asfaltata: ecco, qui ci piace già di più. Arriviamo dopo circa un’ora e mezza di auto. Con i suggerimenti della guida e l’istinto di Sigfrido scegliamo un posto veramente bello: Mount Zion. Bungalow sulla spiaggia con piccolo patio e vista Oceano Indiano, giardino selvaggio e lussureggiante sulla spiaggia, solo sabbia per terra, palme, fiori, conchiglie, amache, un bungalow-bar senza pareti con tanto di barista simpatico, musica reggae, libri a disposizione, e poi ancora cani, bambini, cocchi, succhi di frutta fresca, gechi, notti stellate, barriera corallina…qui ci fermeremo sicuramente per un po’.
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Da sabato 17 a martedì 19 settembre

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ealmente Mount Zion è un posto speciale. Il proprietario è un giovane tanzaniano che sembra un giamaicano, con moglie svedese e due splendide bambine. L’atmosfera è decisamente easy e accogliente (anche se il furbo Zion in persona controlla tutto e tutti come un vero manager d’assalto). La spiaggia non è una delle più belle della costa, per via delle maree, ma sono dettagli. Alla vista tutto è talmente bello da togliere il fiato. I venditori locali on the beach parlano un mezzo italiano (Zanzibar pare una nostra colonia!), oltre all’inglese e sono tutti gentili e non troppo insistenti. In questi giorni di puro riposo riusciamo a comprare collane, braccialetti, quadri, a farci fare massaggi e Valeria pure le treccine con l’extention: tre ore di lavoro per due donne, che poi diventano quattro, poi cinque, tutte attorno alla stessa testa, e parlano tra loro in swaili e ridono e non finiscono mai! Conosciamo svariati venditori maasai con vestiti tradizionali e cellulare alla cintola, improvvisati organizzatori di tour non meglio precisati che si presentano con i nomi di Felice, Mauro, Pino Daniele, Nino D’Angelo…mah, e dire che non ci siamo neppure fatti le canne. Naturalmente, restando finalmente stanziali per qualche giorno, facciamo delle belle amicizie: al Mount Zion conosciamo Antonio e Laura due ragazzi della Sardegna qui in viaggio di nozze. Con loro dividiamo colazioni, pranzi e cene., cocktail e birre al bungalow-bar nelle notti ventose, risate e tentativi di snorkelling in un mare troppo agitato per poter offrire la vista di qualsivoglia fondale. Dividiamo soprattutto la promessa di rivederci, magari in Sardegna, dove prima o poi Sigfrido deve mettere piede dopo aver visto mezzo mondo. Sambiamo anche racconti e parole con una coppia di mezza età del Belgio che si sta riposando come noi dopo aver sceso il Kili. Complimenti! Il secondo giorno di permanenza conosciamo Marina, Andrea e Silvana di Roma. Alloggiano al Kipepeo, ad un chilometro e mezzo da noi via spiaggia. Anche con loro stringiamo immediatamente amicizia e ci scambiamo l’ospitalità: una sera loro a cena da Zion, una sera noi a cena da Kim, il gestore del Kipepeo. Trascorrono quattro giorni di tempo lento, bellissimi: sveglia alla luce dell’alba, frutta fresca nei piatti a colazione, lunghe camminate sulla spiaggia alla luce della luna (e della pila) con una infinità di stelle sopra la nostra testa e migliaia di granchi sotto i nostri piedi, cene e pranzi in family restaurant sulla spiaggia dove spesso siamo gli unici avventori, devi ordinare cosa mangiare il giorno prima e farti tu il conto. Al bar battuto dai venti oceanici James, il barman, che saltella tra una birra e un cocktail, Polpetta (un magnifico micro cane) che dorme e gioca tra i nostri piedi, Cecilia, la cameriera e tuttofare del Mount Zion, gentile e con la testa tra le nuvole che vaga qua e là. Time to stay, no problem, akuna matata.
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l congedo dal Mount Zion è degno di una piccola nota: alla sera Zion ci offre un cocktail da aggiungere a quelli che abbiamo già ordinato. Si aggregano anche Antonio e Laura e la serata finisce a tequila, sale e lime. Meno male che nei quindici giorni trascorsi tra Kilimanjaro e safari siamo stati morigerati!

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