So Long, Africa
Mercoledì 20 settembre
E
ccoci al momento di partire. Lasciamo Mount Zion con una fitta nel cuore, anche se oggi la giornata sarà piena. Alle 9.00, ricompattati i nostri zaini, partiamo con Marina, Andrea, Silvana, Laura e Antonio per Stone Town e per il tour delle spezie. A fine giornata noi ci faremo lasciare in città mentre loro torneranno alla base. Un’ora circa di minibus e siamo alle piantagioni. Il piccolo tour si rivela bello e molto interessante: ci immergiamo in una foresta di fiori e fitta vegetazione e scopriamo con meraviglia la vera forma in natura di molte piante e spezie che siamo soliti usare senza conoscere veramente. Possiamo vedere e toccare e cogliere e annusare il pepe, il coriandolo, la noce moscata, i choidi di garofano, lo zenzero, la cannella, i frutti che diventano un sapone, le bacche che si usano come rossetto, i fiori da cui è estratta l’essenza per profumi come il mitico Chanel n° 5, i peperoncini infuocati, le bacche del caffè. Un’orgia per il naso e per gli occhi. Alla fine del tour ci viene offerto un ottimo pranzo preparato con le spezie, che consumiamo seduti a terra sotto un portico tra le galline. Torniamo a Stone Town e restiamo ancora qualche ora con i nostri amici a girovagare per la città vecchia. Alle quattro del pomeriggio ci salutiamo: loro tornano nel paradiso di Jambiani ma, sinceramente, anche qui non è niente male!
P
rendiamo alloggio al bel Clove Hotel, proprio dietro il vecchio forte arabo. L’albergo ha una splendida terrazza-bar che domina i tetti della città. Verso sera usciamo alla ricerca di un posto per mangiare che scegliamo a caso e dopo una cena non degna di nota ci ritiriamo di buon ordine.Giovedì 21 settembre
O
ggi abbiamo tempo fino alle tre del pomeriggio per girovagare senza meta tutta Stone Town. Percorriamo in lungo e in largo gli stretti vicoli della città vecchia, ci spingiamo fino al bellissimo e incredibilmente affollato mercato ai margini della zona centrale. Tra decine di fotografie, una birra e un po’ di cibo si fa l’ora di partire verso Dar es Salaam e poi ad Arusha, per recuperare la parte di bagaglio che abbiamo lasciato in custodia ai nostri amici del Maasai Expedition. Volo più volo più bus e alle nove circa di sera siamo nuovamente nello stesso hotel del primo giorno di viaggio. Loth e Praygod ci aspettano lì con le nostre cose. Ci abbracciamo e ci scambiamo la promessa di restare in contatto. Siamo stanchi e decidiamo di mangiare un piatto veloce al ristorante dell’hotel senza uscire: Ah! Ah! Africa, pole pole, piano piano. Aspettiamo più di un’ora di orologio la cena. Ma che importa, siamo ad Arusha, il Monte Meru ci sovrasta avvolto dalle nuvole, mentre qualche chilometro più avanti il Mawenzi e il Kilimanjaro cancellano con il vento gelido, silenziosi e implacabili, le nostre impronte di qualche settimana fa.Venerdì 22 settembre
S
igfrido si alza all’alba per comprare i biglietti del bus che oggi ci riporterà a Dar es Salaam: la nostra permanenza ad Arusha è stata veramente molto breve. Ricostruire gli zaini con il bagaglio al completo è molto complicato. Alla fine pesano come due vacche gravide che carichiamo comunque sulle spalle rischiando di ribaltarci. Ci trasciniamo fino alla stazione dei bus che grazie a dio è vicina. Alle 8.30 il bus parte in perfetto orario e imbocchiamo la strada per Dar; Lasciamo Arusha, passiamo per Moshi, per poi proseguire chilometro dopo chilometro per un apparente e sterminato nulla. Prima sosta verso l’ora di pranzo, per soli quindici minuti circa e poi si riprende la strada. Il viaggio è interminabile o almeno così ci appare. Qualche sosta ogni tanto, carico e scarico di sacchi, qualcuno che scende, qualcuno che sale. Verso le sei di sera riusciamo a raggiungere Dar es Salaam stanchi, sudati e affamati. Ci vogliono circa due ore per arrivare ad un albergo tra soste alla stazione centrale, raggiungimento dell’ultima fermata del bus , taxi per l’hotel. Troviamo da dormire in una specie di convitto universitario discretamente squallido, ma per ora va bene. Cena veloce appena fuori dall’albergo e domattina ci pensiamo. Promesso. Domani.
Sabato 23 settembre
D
i nuovo Sigfrido si sveglia all’alba e parte per la missione M.N.U.G.T ovvero “miglioriamo il nostro ultimo giorno in Tanzania”. Dopo aver vagato per circa un’ora e mezza ed essersi pure perso per la città, riesce a trovare e prenotare immediatamente una stanza in un hotel un poco più accogliente, con tanto di piccolo giardino interno. Facciamo colazione e ci trasferiamo immediatamente. Appena arriviamo prendiamo possesso della nostra bella stanza poi una doccia, poi una sigaretta in giardino, poi collegamento ad internet, poi un pisolino, poi un’altra doccia, poi una birra…arriva l’ora di cena. Facciamo qualche parola con un ragazzo svizzero che è qui da sei mesi per lavoro: musica, politica, storia; A ruota libera. Si fa l’ora di andare a dormire. Ultima notte sotto ad un cielo africano.Domenica 24 settembre
A
ncora una sveglia all’alba: alle 6.20 già facciamo colazione e alle 7.00 siamo in aeroporto. Espletiamo le varie pratiche di rito e alle 8.30 ci imbarchiamo. Un poco di ritardo e alle 9.30 si decolla. Arrivederci Africa: scorrono veloci sotto di noi, laggiù, Zanzibar, il Kilimanjaro, il Monte Kenya, i deserti del Darfur, del Sahara, della Libia, le coste del Mediterraneo, la Sicilia, l’Etna, il mare Mediterraneo, La Sardegna, le Alpi (fateci scendere…fateci scendere…siamo arrivati! No, eh? Peccato), l’Europa centrale, l’Inghilterra. Ora dobbiamo tornare indietro. Due ore di attesa ad Heatrow e poi ci imbarchiamo per l’ultima tratta del viaggio. Atterriamo a Milano Malpensa, recuperiamo i bagagli, usciamo all’aria aperta: piove.>>> continua

