Safari!
Lunedì 4 settembre
A
lle 9.30 il nuovo team safari ci viene a prendere in albergo. Per questa nuova avventura saremo meno numerosi: solo noi due, Bryson nel doppio ruolo di guida e driver e Hamadi in veste di cuoco e tuttofare. Dopo il primo pieno di gasolio la jeep imbocca la strada verso il parco del Tarangire. Due ore e mezza circa di splendida steppa Maasai color ocra e rosso. Lungo la via ogni persona, ogni casa, ogni villaggio, ogni albero è un magnifico quadro, un’istantanea che ci lascia a bocca aperta. Arriviamo al primo camping base prima di pranzo, giusto in tempo per montare la tenda e per ripartire con Bryson alla volta del nostro primo parco nazionale africano. L’area del parco è molto grande e la giriamo in lungo e in largo per molte ore. Testa fuori dal tetto scoperto della jeep, macchina fotografica pronta. Incredibile: a pochi metri dai nostri occhi decine e decine di zebre, giraffe, gnu, impala, elefanti, uccelli multicolori. Il parco del Tarangire ha i colori della stagione secca, i colori della terra e della polvere, sovrastati da uno dei cieli più belli che si possano vedere, un cielo azzurro intenso ricamato da file infinite di nuvole bianche. Rimaniamo affascinati dagli splendidi e contorti baobab, vere opere d’arte della natura. Ecco all’improvviso il nostro primo leone, pardon, leonessa, comodamente sdraiata all’ombra di un albero. Difficile trovare le parole per descrivere appieno la nostra emozione.Torniamo al campo impolverati e soddisfatti. Una doccia semifredda (ma qui le temperature lo consentono) e poi un’ottima cena preparata da Hamadi mentre i gestori del campsite ci propinano uno spettacolino per turisti di un improbabile trio di acrobati/musicisti/giocolieri africani. Birra, applauso finale e poi a dormire: domani mattina si riparte, destinazione Lake Manyara.
Martedì 5 settembre
A
l mattino consumiamo la nostra colazione con una certa difficoltà, avvolti da centinaia di api molto interessate al nostro tavolo e ai nostri piatti. Bryson ci dice di non preoccuparci, anche se risulta oggettivamente difficile spalmare il miele sul pane imburrato completamente ricoperto dagli insetti ronzanti.Smontaggio tenda, carico bagagli e partiamo alla volta di Mto wa Mbu sulle rive del Lake Manyara. Giungiamo al secondo campsite e scarichiamo nuovamente tutto. La fortuna ci aiuta e visto che ci sono anche molte stanze (vuote) possiamo evitare la tenda per lo stesso prezzo. Accettiamo volentieri: abbiamo un letto vero e un bagno tutto per noi. Hamadi ci prepara il pranzo al sacco e siamo pronti per partire verso il secondo parco del nostro viaggio. Il Lake Manyara è molto diverso dal Tarangire: qui la presenza dell’acqua fa sì che tutto sia molto più verde. Nella folta foresta incontriamo subito scimmie, manguste, giraffe ed elefanti. Percorriamo per molti chilometri le strade sterrate del parco sobbalzando sulla nostra jeep e arriviamo in riva al lago, che è in realtà una bassa laguna ora in parte secca (la stagione delle piogge è lontana). Nell’acqua galleggiano migliaia di pellicani, aironi ed altri uccelli insieme ad un nutrito gruppo di ippopotami all’apparenza sonnacchiosi. Ci fermiamo a mangiare il nostro pranzo al sacco in una zona dedicata alla sosta in cima ad una collina con una vista splendida sul parco e poi riprendiamo il giro: babbuini, gazzelle, impala, bufali, altre giraffe, ancora elefanti, dik dik, waterbuck…un vero delirio zoologico. Siamo decisamente soddisfatti e torniamo al nostro campsite, alla nostra stanza, alla doccia fredda, alla cena, buona come sempre, purtroppo ad un altro “acrobatic show” decisamente improvvisato, al buon riposo.
Mercoledì 6 settembre
O
ggi ci fermiamo a Mto wa Mbu. Lasciamo per un momento i safari, la natura e gli animali per dedicare l’intera giornata al cultural walk. Partiamo insieme a Sunday, una guida del Cultural Tourism Program, che ci accompagnerà per tutto il giorno a conoscere le tribù che vivono in questa zona: visiteremo i villaggi, conosceremo le persone che li abitano e le loro diverse tradizioni.Attraversiamo risaie e piantagioni di banane, assaggiamo i piatti tipici, conosciamo gli artigiani dell’ebano, quelli che lavorano le foglie di banano, i produttori di birra fermentata. Veniamo accolti magnificamente in un asilo: la maestra ci presenta i bimbi, cantiamo insieme a loro, e ci lanciamo pure in girotondi improvvisati. Come farà questo angelo di donna a coinvolgere tutti questi cuccioli scatenati avendo a disposizione solo uno stanzone spoglio, una panca e quattro giochi in croce è un mistero. Visitiamo anche una scuola per ragazzi in difficoltà, persa tra la vegetazione, senza banchi decenti e neppure il pavimento. Anche qui una maestra orgogliosa del proprio lavoro, impegnata in una impresa difficile,
E
ntrambe hanno la nostra ammirazione immediata e non solo. Ci stiamo impegnando per far loro arrivare qualche aiuto concreto. Una vera goccia in un mare immenso, ma meglio che niente ci sembra. Proseguiamo il cammino e ad ogni sosta veniamo “assaliti” da decine di bambini (quelli che non sono a scuola!) che, per quanto gridano e muovono le mani, sembrano venti volte tanti quanti sono. Camminiamo tutto il giorno tra ombre e luci, con una tappa per pranzare in cima ad una collina, seduti sulle immense radici di uno dei baobab più grandi d’Africa. Da qui possiamo vedere il Lake Manyara, la steppa Maasai, mentre dietro le nostre spalle si alza imponente la Rift Valley. Tornati al campsite offriamo una birra a Sunday che, con grande cortesia, ci scrive tutto ciò che abbiamo visto e che ci ha descritto oggi. Pubblichiamo il suo racconto in una pagina a parte. Leggetela, l’Africa è natura ma anche e soprattutto cultura: quella antica e troppo spesso dimenticata dei suoi popoli.--> Il Racconto di Sunday
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