Ritorno a Paradise Beach


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ffittiamo nuovamente una macchina, questa volta per una settimana: ci resta ancora tutta l’isola di Upolu da visitare. Tagliamo l’isola in due passando per le montagne dell’interno e scendiamo sulla costa sud. Percorriamo molti chilometri tra foreste rigogliose color verde smeraldo e, costeggiando il mare, arriviamo fino a Return to Paradise Beach.

Una strada di sabbia ci porta fino ad una baia deserta: sabbia bianchissima, palme, il mare una piscina naturale. Una cartolina esotica. Ci siamo solo noi: in un attimo siamo in acqua e sguazzando ci guardiamo intorno stupiti da tanta bellezza. Sembra tutto veramente irreale.

La baia si chiama così perché nel 1953 sono state girate qui alcune scene dell’omonimo film con Gary Cooper. In effetti sembra un set hollywoodiano. La differenza è che è reale e la differenza per noi è che ci siamo dentro. Indescrivibile.
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ipartiamo e sempre seguendo la costa ci spingiamo fino nei dintorni di Saleapaga. In questa zona tutto il lungomare è un susseguirsi di gruppi di fale dove alloggiare per la notte.

Molti sono abbandonati o semi-abbandonati. Le capanne sono tutte sulla spiaggia e, attraversata la strada (sulla quale transita un camion ogni due ore al massimo) ci sono toilette e docce comuni.  Scegliamo un posto a caso, veramente molto basic, perché oramai si sta facendo buio.

Per cenare dobbiamo riprendere l’auto e cercare un ristoro qualche chilometro più in là. Alle nostre fale questa sera non hanno voglia di far nulla. La notte l’oceano culla il nostro sonno con onde regolari e un lontano rombo di mare minaccioso. Fa’afetai Samoa. Talofa !

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