L'isola del Tesoro


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l giorno successivo ci spostiamo ad un altro gruppo di fale, leggermente più attrezzato, e partiamo per altre esplorazioni. Arriviamo al piccolo villaggio di Sa’anapu per farci portare in canoa tra le mangrovie della grande laguna. Ci fanno fare il giro su due diverse barche e io finisco con una ragazza che una canoa non l’aveva portata mai. Ma proprio mai.

Mentre gli altri fanno tutto il giro io e la mia amica giriamo in tondo per qualche centinaio di metri, incastrandoci più volte tra le radici affioranti. Vorrei aiutare la ragazza visto che, pure non essendo samoana, in canoa io ci so andare, ma temo di offenderla. Per rompere l’imbarazzo cerchiamo di conversare ma, se il mio inglese è scarso, il suo è imbarazzante. Alla terza volta che mi chiede come si chiama “suo” padre decido di indossare un sorriso ebete e abbandonarmi alle giravolte mentre dalla riva tutto il resto del villaggio le urla consigli vari su come condurre.

Molto divertente. Riprendiamo l’auto e facciamo una puntata ad Apia (qui le distanze sono irrisorie) per espletare commissioni urgenti (leggi rifornimento contanti e carburante). Piccola nota di colore: in banca gli impiegati sono tutti in giacca e cravatta ma a piedi scalzi.
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acciamo tappa alla casa di Stevenson, che visse qui gli ultimi anni della sua vita. La bellissima dimora coloniale sulle colline di Apia è stata trasformata in un museo che conserva, oltre a mobili e suppellettili originali, le prime copie di romanzi mitici come “L’isola del tesoro” e il fantastico “Dottor Jekyll and Mister Hyde”.

Soddisfatti della giornata guidiamo con calma per goderci il paesaggio fino ad arrivare alla nostra “casa” sul mare.Muniti di macchina gironzolare per l’isola è una pacchia: oggi visitiamo il Parco Nazionale di O Le Pupu-Pu’e, che in samoano significa “dalla costa alla cima delle montagne”. Il parco in effetti copre un’area piuttosto grande, con camminate lungo le spiagge e cascate nascoste tra il fitto della vegetazione all’interno.

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on ci facciamo mancare l’ennesimo tuffo in acqua dolce alle Togitogiga Falls in compagnia di tre ragazzi israeliani decisamente fusi ai quali abbiamo dato un passaggio. Ci spingiamo nell’interno fino al Le Mafa Pass dall’alto del quale si intravede Fagaloa Bay, la grande baia a nord-ovest di Upolu. Da quassù la vista della costa nord è superba: un mare di verde precede la linea blu del mare. Contempliamo e torniamo indietro.

Durante il tragitto ci fermiamo in un villaggio per chiedere informazioni su come raggiungere una piccola isola pochi chilometri al largo. La famiglia di traghettatori è intenta a giocare una partitona di Kirikiti (un criket delirante e senza regola alcuna) e se ne frega di noi. Quando una palla quasi mi colpisce in fronte decidiamo di rinunciare all’isola e di “accontentarci” delle nostra fala vista oceano.

Per la terza volta in tre giorni ci spostiamo di poche centinaia di metri e cambiamo capanna per la notte. Così, per provare. Mah! Saremo normali? Data la fatica provocata dal trasloco decididamo di riposarci e consumare la giornata tipica samoana: sole, mare, sonno, cibo, mare, sonno, sole, cibo, sonno, mare….In un attimo è già domani.

>>> continua