Hidden Garden
I
nsieme a due dentiste tedesche (?!?) lasciamo Manono e traghettiamo per Upolu, nuovamente alla volta di Apia. Arrivati sulla terraferma prendiamo un taxi collettivo che aspettiamo per quasi un’ora al porto. Nel tragitto verso la città il taxi si scassa molteplici volte. Una tappa da un meccanico improvvisato ci concede ancora qualche chilometro ma a metà strada muore definitivamente: tutti giù, cambio macchina.Lasciamo il nostro povero taxista sul ciglio di una strada infuocata, scalzo (come tutti d’altronde), a fissare il cofano aperto con aria interrogativa e rassegnata. Eccoci nuovamente ad Apia: questa volta decidiamo di alloggiare all’Hidden Garden, un luogo per backpakers immerso in un giardino fiorito, con capanne nascoste tra ginger rossi, alberi di mango, papaie e frutti della passione. L’ Hidden Garden è gestito da una coppia molto naif, Eti e Mae, che hanno fatto di questo posto una casa comune.
C
urano il giardino con amore e attenzione, servono colazioni fantastiche su grosse foglie di banano; all’ Hidden Garden puoi fare la doccia all’aperto in mezzo a un trionfo di fiori, passare la serata a parlare del mondo bevendo il solito cava e dormire in mezzo ad una foresta con il tetto della capanna bombardato dai manghi maturi che precipitano come missili al suolo. Basta abituarcisi. Mae ed Eti hanno accolto nel loro giardino un numero incalcolabile di cani randagi, un vero problema per la città. Meglio non avventurarsi a piedi per le strade di Apia come scende la sera. I branchi di cani inselvatichiti sono un pericolo reale.
Q
uelli dell'Hidden Garden sono un po’ più civili, ma solo un po’. Tant’è che il tavolo per la colazione degli ospiti è chiuso in un recinto, per tenerli distanti: uomini in gabbia circondati da pulciosissimi accattoni. In mezzo al gruppo c’è una cuccioletta molto carina che conquista il nostro cuore. Purtroppo anche la nostra capanna. Come scende la notte si infila furtiva e si piazza a dormire con noi. Ad altezza naso, visto che qui si dorme per terra.Ogni tanto cerchiamo di estrometterla ma torna indietro come un boomerang. E va bene, Paperina conquista il rifugio. Onore alla perseveranza.Oggi è domenica e a Samoa la domenica è veramente sacra, nel senso che è impossibile trovare qualsivoglia negozio aperto. Neppure i bar e i ristoranti per turisti. Per dare un senso alla giornata ci facciamo una lunga camminata fino al Parco Marino appena fuori città (paese, meglio). Qui puoi affittare una capanna per il giorno e soprattutto perderti tra la meraviglia dei fondali corallini. E questo facciamo.
Il caldo è veramente soffocante, ma tra un sorso di birra, una sigaretta e una nuotata sorpassiamo il pomeriggio. Viva la vita gaudente e fancazzista. Alla sera, dopo una breve puntata al giardino incantato per una doccia, torniamo sul lungomare di Apia e mangiamo nell’unico ristorante aperto: il Sails, una terrazza al primo piano di una vecchia casa affacciata sulla baia. Un vero godimento.
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