Il cocco volante
A
ll’alba decidiamo di salutare la baia dei surfisti, approfittiamo di un passaggio e ci facciamo portare in “città”, a Salelologa. Affittiamo una macchina perché qui a Savai è l’unico modo per poter girare l’isola in pochi giorni. Partiamo lungo la costa sud: il tragitto prevede molte tappe. Prima tappa le cascate di Olemoe.Arrivati nei pressi lasciamo la macchina e proseguiamo a piedi. Attraversiamo una radura paradisiaca nella quale pascolano cavalli selvaggi e arriviamo all’eden: una piccola cascata che forma una pozza d’acqua circondata da un’inestricabile vegetazione. Splendido. Unico particolare: la pozza è laggiù, come ci si arriva?
Ci si cala da una parete praticamente verticale: l’ultimo tratto lo si supera con una scala di tronchi appesa alla parete. Qella pozza sarà nostra comunque! Ci caliamo, non senza un certo tremore di gambe. Dopo un bagno ristoratore…bisogna risalire. Meritava comunque.
D
opo esserci fermiamati su una splendida e deserta spiaggia di sabbia nera, proseguiamo lungo la costa: prossima tappa Alofaaga Blowholes, una zona di geyser marini. Lo spettacolo è molto particolare: l’oceano si infrange su una scogliera a picco sul mare e l’acqua, dopo essersi infilata in cunicoli naturali, viene sparata in alto esattamente come un geyser. I samoani si divertono a piazzare sulle bocche di uscita delle noci di cocco che vengono lanciate in cielo come proiettili.Ci divertiamo un po’ con questo luna park naturale e proseguiamo verso la penisola di Falealupo. Prossima tappa il Canopi Walk, un parco di alberi secolari: arrivati all’ingresso siamo scoraggiati alla visita da sei mafiosi locali decisamente poco cordiali che ci inducono a rinunciare. Per strada la macchina ci lascia a piedi un paio di volte e ci tocca pure spingere. C’era da aspettarselo.
P
ercorriamo tutta la penisola di Falealupo fino a Cape Mulinuu, una zona disabitata dove incontriamo solo sabbia, spiagge, chiese diroccate sul mare e nessuna anima viva. Ci fermiamo ad osservare il mare dall’alto di una scogliera (Lovers Leap) in un punto dove la leggenda racconta di una donna suicidatasi insieme al figlio e successivamente trasformatisi lei in tartaruga e il bambino in squalo.Ci fermiamo solo sul ciglio della strada senza arrivare al belvedere, ma una signora ci insegue comunque per farsi pagare l’occhiata. Va bene lo stesso. Per la notte è meglio proseguire fino a Vaisala: qui troviamo un albergo (superfluo dire sul mare).
Cerchiamo di goderci il tramonto dalla terrazza della stanza ma veniamo mitragliati da migliaia di zanzare polinesiane. Battiamo in ritirata e ceniamo tra musica samoana e gatti mendicanti che cercano di ipnotizzarci per far cadere qualcosa dal tavolo. Ci riescono.
>>> continua

