Il volo del Condor
I
l giorno successivo, come schegge impazzite, siamo già in volo per Arequipa sempre più vicini alla fine del viaggio. Scendiamo in un micro aereoporto meno attrezzato di una stazione di treni e al ritiro bagagli ci sembra di aver masticato troppe foglie: ma quel tizio che cerca la sua valigia non è Luigi Berlinguer ?E la signora non pare la Mafai ? Lasciamo perdere, dev’essere la stanchezza. Arriviamo in città e troviamo per dormire un albergo che, avendo finito le stanze, ci alloggia in una specie di appartamento con tanto di cucina e giardino condominiale. Altro che Sheraton!
Scarichiamo i fetidi zaini e uniamo il giro esplorativo della città all’organizzazione del tour Canyon del Colca dei due giorni a venire. Ma fermi mai ? Giammai !
T
utta la giornata trascorre in viaggio verso il Canon del Colca, meta unica per vedere da vicino i condor andini. Arriviamo nel pomeriggio a Chivay, ci assegnano di forza le camere, ci convocano alle cinque del mattino per il giorno seguente e finalmente siamo liberi.Vaghiamo nel nulla anche perché non è che ci sia molto da vedere,dormiamo un poco e dalle sette a mezzanotte ci accampiamo in un piccolo locale accogliente che spara musica rock dalle casse (!?!).
Una birra, un’altra, qualcosa da mangiare: si uniscono Gioia e Chuck, due compagni di questa tratta di viaggio e tra una chiacchiera e un bicchiere si fa ora di andare a svenire nel letto. Sotto coperte brinate.
L
a colazione sembra il pasto dei carcerati, tutti stipati in un retro cucina, con turni per sedersi. E’ buio e approfittiamo della prima parte del tragitto in bus per proseguire il sonno. Il sole ci sveglia e ci accorgiamo di percorrere una lunga e bellissima valle, in alcuni tratti profondissima. Speriamo che il bus tenga la strada. Il Canon del Colca è splendido e imponente, una ferita affondata nella montagna. Camminiamo per un tratto lungo l’abisso: una vertigine.Sulla sinistra le pendici della montagna e le vizcache (cincillà per noi) , cibo dei condor, sulla destra un salto di 1200 metri, nel cielo sopra di noi i rapaci. In alcuni tratti arrivano a volare a poche decine di metri sopra la nostra testa. Sono enormi e bellissimi e le loro planate a cerchio ci ipnotizzano e ci inquietano. Alla fine del sentiero arriviamo alla Cruz del Condor e reincontriamo Berlinguer.
Coca non ne abbiamo masticata. Chiediamo di fare una foto insieme. Giusto per poterci credere al nostro ritorno. Torniamo ad Arequipa, dimentichiamo portafoglio e passaporto sul bus (bella cazzata), li recuperiamo non si sa bene come al costo di una mancia di 20 dollari. Alla sera bicchiere della staffa con Gioia e Chuck e cena. Buonanotte Arequipa.
>>>continua

