Di ritorno a Lima
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artiamo per Lima con un bus a due piani e ci piazziamo appiccicati al vetro davanti proprio al piano superiore, sulla testa del guidatore. La strada ci scorre accanto, ci corre davanti. Per lunghi tratti costeggiamo l’oceano grigio e agitato e attraversiamo interminabili tratti di deserto sabbioso e fangoso sul quale sorgono come funghi piccole baracche di legno costruite da campesinos che così rivendicano la proprietà della terra. Sembra una landa di fantasmi: lungo la costa la garua prende possesso di ogni cosa e la rende grigia e opaca. Lima è sempre più vicina.Troviamo alloggio in un hotel vista tangenziale: d’altronde il viaggio è pressochè terminato e i soldi anche. Piazziamo il lurido bagaglio in stanza e facciamo una passeggiata per le vie di Miraflores, in attesa della cena. Lima è una metropoli di circa 8 milioni di persone ma incredibilmente incontriamo per strada Gioia e Chuck da cui ci eravamo separati molti giorni fa. Decidiamo di festeggiare il fine viaggio insieme e finiamo per mangiare in un ristorante che ci regala un dopo cena indimenticabile: un giovane cantante sovrappeso dall’aspetto macho assolutamente non corrispondente ai suoi evidenti gusti sessuali è la star del locale.
La specie di dragqueen trascinante e istrionica è accompagnata da un gruppo di musicisti over cinquanta in giacca e cravatta, molto bravi ad onor del vero. Seduto ad un tavolo al fondo del locale, nascosto dal fumo di sigaretta, il manager: un Al Capone peruano dallo sguardo cattivissimo. Ci sentiamo comparse di un b-movie anni ’70. Beviamoci su.


D
ecidiamo di rimuovere la tristezza dell’ultimo giorno di viaggio riempiendo la giornata con un po’ di tutto: facciamo un giro nella zona dei mercati e compriamo souvenir vari, anche di dubbio gusto. Visitiamo lo splendido ed enorme Museo de la Nacion che offre una panoramica completa della storia peruviana, con reperti di pregio e di grande impatto visivo. Camminiano senza meta per chilometri e arriviamo sul lungomare in un punto dove la scogliera scende a picco sull’oceano.Da qui si involano colorati deltaplani così belli che quasi ci viene voglia di provare. Costa troppo; non se ne fa niente (bella scusa!). Girovaghiamo in una specie di centro commerciale futurista costruito sulla scogliera, e torniamo verso la zona di Miraflores per l’ultima cena peruviana. Purtroppo ci imbattiamo nel peggior vino mai assaggiato in tutta la vita, praticamente un misto tra aceto e cherosene. Torniamo in albergo, ricostruiamo il bagaglio e in attesa di farci portare in aereoporto scambiamo quattro chiacchiere al bar dell’hotel con un taxista molto simpatico dalla parlantina irrefrenabile: quando, non so come, scopre che non mangio carne arriva anche a spiegarci per filo e per segno una ricetta per cucinare il gatto.
Va bè, voglio pensare che ci stesse prendendo in giro. Ma non penso. Arriva il nostro taxi, una corsa nel buio verso l’aereoporto, ancora una breve attesa poi volo Lima-Caracas-Milano. Alla dogana italiana nulla da dichiarare, anzi sì: ma cosa ci facciamo di nuovo qui ?……
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