La principessa dei ghiacci
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bbiamo un giorno intero per girare la città, visto che il nostro bus per Nazca parte di sera per viaggiare la notte. Arequipa è una bella città delle Ande occidentali: siamo a 2325 metri e ci sempra pianura dopo le altezze dei giorni passati. Trascorriamo quasi tutto il tempo dentro il Monastero di Santa Catalina.Alte mura grigie chiudono un intero isolato: dentro c’è il monastero che è una vera e propria città nella città con strade, piazze, giardini, abitazioni, chiese. La scoperta incredibile è che in questo spazio i muri, le finestre, le porte sono dipinte a colori sgargianti: arancione, blu, giallo. Un paradiso per gli occhi e l’obiettivo della macchina fotografica.
La storia del monastero è curiosa: costruito nel 1580 come luogo religioso divenne presto un gineceo di dame, più che di monache, decisamente allegre e gaudenti. Forzate alla vocazione dalle famiglie trovarono così una personale via di fuga. Mica male.
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isitiamo ancora il museo della Principessa dei ghiacci, Juanita, la mummia perfettamente conservata di una giovane adolescente sacrificata sui ghiacci del vulcano Apu Ampato a 6000 metri di altezza. Impressionante. Entriamo nella cattedrale di Plaza des Armas e rimaniamo affascinati dallo splendido e imponente organo ancora funzionante. Oggi è il compleanno di Sigfrido e lo festeggiamo con una cena sulla piazza principale di Arequipa, accompagnati da musicanti locali come sempre. Ma suonano bene. E il vino è buono. La vista splendida. Ottimo addio alla città.
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opo aver viaggiato tutta la notte su un bus più moderno dei precedenti, ma con aria condizionata a – 15° fissa, arriviamo all’alba a Nazca, ci piazziamo in una pensione qualsiasi e decidiamo subito di affrontare l’impresa del volo sulle linee: pensarci potrebbe voler dire rinunciare. Non sia mai! Con un taxi raggiungiamo il piccolo aereoporto da cui partono i microscopici aerei da turismo. Io vacillo, Sigfrido si eccita. Io faccio resistenza. Lui paga. E’ fatta, oramai bisogna salire.Aereo a 3 posti più il pilota, un baffone con tanto di divisa e mostrine. Andiamo! L’aereo ronza, più che rombare, sulla pista e tra uno scossone e l’altro ci alziamo. Strano, non ho paura. L’aereo si piega di quasi 90° su ogni linea per consentirci una migliore visuale.
L
a prima virata è un po’ inquietante, alla seconda ci abbiamo già fatto l’abitudine. Nessuna paura, anche perché si viene immediatamente conquistati dalla magia di questi strani segni nel deserto, (scimmia, ragno, uccello, cane, lucertola, condor…) visibili solo da questa altezza, alcuni lunghi 180 metri, dalle proporzioni perfette. Le teorie sulla loro origine e il loro scopo sono molte: non importa sposarne una, sono semplicemente e splendidamente misteriose.Torniamo in pensione a riposare e nel tardo pomeriggio girovaghiamo per Nazca che, oltre alle linee ha veramente molto poco da offrire. Finiamo a cenare da The Grumpy’s, un piccolo ristoro gestito da due giovani fidanzati. Passiamo la serata a parlare con loro e con la nonna, presente e tagliente come non mai. Ancora oggi ci scriviamo con Carlos Leon Seminario in uno scambio Italia-Peru via internet. Santa tecnologia.
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