Yeats Country
9 Agosto 2005 – Martedì
I
n questa giornata ci trasferiremo dalla Contea di Mayo a quella di Sligo: la nostra tappa serale sarà a Killybegs, ma lungo il tragitto come sempre ci aspettano molte cose. Siamo nella Yeats Country e la poesia ci circonda ovunque. Facciamo un piccolo tragitto apiedi addentrandoci in un fitto bosco che si apre sulle rive di un lago “fatato”, dalle quali si scorge la piccola isola di Innisfree, raccontata nei versi del Poeta. Ci fermiamo vicino ad un piccolo molo semiabbandonato dove galleggia la ruggine di alcuni pescherecci, per poi arrivare vicini ad un piccolo castello che visitiamo solo con lo sguardo, nei pressi del quale ci mangiamo con gusto i nostri soliti panini di mezzogiorno, accompagnati questa volta a qualche sorso di vino bianco, acquistato su preghiera di Paola, in preda ad astinenza enologica (o forse in overdose di birra…). Riprendiamo la striscia di asfalto e proseguiamo sazi e rinfrancati. Forse troppo. Sorpassiamo in velocità il cimitero dove giace il corpo di Yeats. Quando ce ne accorgiamo siamo già molto oltre. Valeria comincia la sua lagna lamentosa sull’occasione perduta ma, grazie all’insistenza di Sigfrido invertiamo la marcia e a costo di molta strada in più torniamo sui nostri passi. Paola e Dino non si accorgono di nulla. Il vino era buono?Il piccolo cimitero che conserva le spoglie mortali del poeta non ha nulla di maestoso, come il suo sepolcro. La grandezza resta nelle sue parole. Commossi salutiamo con i suoi versi: “Cast a cold eye on life, on death. Horseman, pass by!”.
N
uovamente imbocchiamo la strada precedente percorsa, costeggiamo una buffa montagna dall’aspetto curioso (un panettone, o forse una chiglia di veliero….) e finalmente giungiamo al nostro Bed & Breakfast: Hollycrest Lodge (Killybegs – Contea di Donegal). La casa è appena prima del paese, come sempre corredata di padrona affabile, marito sfuggente e, questa volta, di un piccolo cagnetto zoppicante piuttosto simpatico. Dopo la solita piccola pausa ci addentriamo in paese che, nonostante le piccole dimensioni, è uno dei porti di pesca più importanti dell’Irlanda. Si sente dalla puzza, indubbiamente. Facciamo la pausa aperitivo proprio vicino al porto e decidiamo che alla sera mangeremo in un ristorante poco oltre Killybegs, come consiglia la guida. Torniamo al B&B per farci eleganti (si fa per dire) e ci presentiamo in orario da Kitty Kelly, un fiabesco piccolo edificio viola e fucsia sulla collina. Il servizio è impeccabile, la cena un po’ meno, la birra scadente, il conto salato: forse era meglio il nostro solito pub. Nota positiva le quattro chiacchiere scambiate con un signore irlandese davanti al locale che ci incanta con il tipico umorismo di questi luoghi, raccontandoci delle olimpiadi invernali che loro hanno tutti gli anni (a dispetto delle nostre torinesi 2006) quando arriva anche solo una piccola nevicata: il suo racconto degli inesperti automobilisti locali è esilarante!).Andiamo verso i nostri letti con piacere, salutando la notte con il nostro solito caffè: addio Killybegs, e grazie per tutto il pesce…
10 Agosto 2005 – Mercoledì
O
ggi è mercoledì ma a noi non ce ne frega assolutamente nulla: oramai abbiamo perso completamente la cognizione del tempo; potrebbe essere domenica come giovedì. Questa è vita! La prima meta della giornata prevede la tappa alle Sleave Leagues, le scogliere più alte d’Europa, meno famose delle Cliffs of Moher forse perché meno a picco sull’Oceano, ma decisamente supèriori per altezza: circa 600 metri sul libello del mare. Ci inerpichiamo con l’auto su una strada tortuosa fino a giungere in cima: arriviamo in uno dei luoghi più belli visti in questo viaggio. La cima è avvolta da nuvole, qua e là piccoli laghi circondati da prati di erica in fiore fanno pensare di essere in alta montagna, se non fosse per i gabbiani che ci galleggiano dentro mollemente. Le solite centinaia di pecore bianche e muso nero si avventurano tra i crepacci. Un luogo da sogno. Naturalmente ci facciamo un caffè, per rendere il tutto ancora più straniante. Dopo una lunga meditazione in silenzio, con lo sguardo perso verso l’orizzonte oceanico e il precipizio sotto di noi decidiamo che è ora di ripartire. La strada verso Carrigart, dove sosteremo per la notte, è ancora lunga: attraversiamo un passo tra le solite colline-montagne e. in una sosta, ecco in agguato il primo (e per fortuna ultimo) imprevisto del viaggio: il bagagliaio è bloccato: tutti i nostri miseri averi sono per sempre chiusi là dentro…Dopo un attimo si smarrimento, qualche madonna a bassa voce (siamo pur sempre nella cattolicissima Irlanda) ci dirigiamo verso la prima cittadina che possegga una officina: Ardara. Il meccanico, sconsolato, ci comunica che non può fare nulla e ci indirizza al primo concessionario Toyota come la nostra auto. Ci toccano un bel po’ di chilometri extra e giungiamo ad Inver. L’officina autorizzata vuole l’autorizzazione della compagnia di noleggio per scassinarci la macchina; la compagnia di noleggio (con la quale Sigfrido parla al telefono) non ci dà l’autorizzazione e ci comunica che dobbiamo aspettare il loro furgone riparazioni, senza previsione di tempi. Dopo breve consultazione decidiamo di farci letteralmente smontare i sedili posteriori, scassinare il baule e rimontare il tutto come viene. E chi non è con noi, peste lo colga!
R
iprendiamo la strada che ci separa da Carrigart attraversando spazi aperti di natura magnifica, ora parco naturale, che si estende a perdita d’occhio. Giunti vicino alla meta fatichiamo un poco a trovare il nostro B&B (Sonas – Carrigart – Contea di Donegal), che alla fine individuiamo decisamente fuori dal paese, in cima ad una collina bellissima con vista su tutta la valle circostante. Ci aspetta una novità: qui ci riceve non la moglie ma il padrone di casa: il mitico Mr Gallagher, un lungo pennellone vagamente somigliante a Stan Laurel con due orecchie impossibili e il piglio da Padre Borwn: molto simpatico! Ci accomodiamo nelle nostre belle stanze come sempre e come sempre dopo poco usciamo alla caccia della cena: i pub stanno quasi per chiudere! Vaghiamo per la campagna senza speranza fino a che troviamo un enorme ristorante apparentemente molto turistico, l’ Ocean View. Ci accomodiamo in una enorme sala mezza vuota che si affaccia su ampie vetrate vista mare. Fuori piove a dirotto. Siamo preoccupati, ma sbagliamo. La cena è ottima e ben servita. Talmente invitante che persino Valeria decide di infrangere un tabù e dopo mille anni si mangia un piatto di cozze. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ritorniamo che è giò buio da un pezzo a casa Gallagher, veniamo assaltati da un gatto in astinenza di carezze e bacini che non ci vuole più mollare e ci ritiriamo, sazi e stanchi, nei nostri giacigli.>>> continua

