Verso Doolin


3 Agosto 2005 – Mercoledì

F

reschi e pimpanti dopo il ristoro notturno e la ricca colazione chiudiamo le valigie e carichiamo la macchina. Si parte di nuovo! Fuori piove ma siamo attrezzati con tutto l’occorrente: giacche, maglioni, cappelli, giacche a vento, bandane, ombrelli….niente ci fermerà!
Cominciamo la mattinata facendo compere per la giornata: una presa multipla con attacco inglese che ci permetta di caricare macchina fotografica digitale e cellulari e cibarie varie per il pranzo. Il commesso del negozio di materiale elettrico è un irlandese burbero e simpatico che ci dice: come mai siete qui ? In vacanza, rispondiamo. E lui: ah, noi irlandesi ora siamo in vacanza in Italia e voi qui in Irlanda, crazy world!
Eccoci per strada: Valeria alla guida, Sigfrido navigatore munito di cartina e guida, Paola dietro munita di sigarette, Dino accanto che si chiede (e ci chiede) continuamente come mai questo prato è così verde? Perché quel prato è più verde dell’altro? Ecco, vedi, vedi, quello è ancora più verde…saranno sementi particolari…guarda, guarda quello come è verde…il mio non è così verde…ecco Paola, guarda quello come è verde…Paola fuma.
Dopo aver percorso un po’ di strada la pioggia ci lascia e il sole fa capolino. Un miracolo...
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G

uidando lentamente, osservando con cura il mondo dai finestrini, arriviamo a Dingle. La cittadina è piena di turisti, essendo una delle tappe consolidate dei tour in Irlanda. Un piccolo porto, pub, case e negozi coloratissimi e la storia del delfino Fungie, un delfino solitario comparso in queste acque alcuni anni fa che ha deciso di restare a giocare ogni giorno con tutte le barche che escono dal porto. Siamo tentati di fare i turisti medi e acquistare il Fungie-tour, ma il tempo e poco. Optiamo per un aperitivo Guinness in un bellissimo pub vicino al porto che ci costringe a molteplici passaggi in bagno e ripartiamo.
Proseguiamo lungo la costa verso nord percorrendo la penisola di Dingle. La strada è stretta e tutta curve ma il panorama è splendido. Le scogliere sono sempre più a picco sul mare, sempre più “irlandesi”. Verso l’ora di pranzo ci fermiamo a mangiare un panino “en plain air”. Troviamo un prato vista oceano, una specie di terrazza naturale sospesa sul nulla. Sullo sfondo le isole Blasket. Seduti nell’erba mangiamo, osserviamo il volo dei gabbiani sopra e sotto di noi, scambiamo quattro chiacchiere con una simpatica coppia di Bari in viaggio di nozze e…ci facciamo il nostro primo vero caffè all’estero: fornelletto, moka, bicchierini, zucchero. Siamo attrezzatissimi, neppure le raffiche di vento ci scoraggiano. Bere un buon caffè, seduti sull’orlo del mondo, questa è vita.
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D

opo la pausa la meta per la sera è Ballydavid, contea di Kerry, per dormire al Nic Gerailts B&B. Ballydavid è un piccolissimo paese in parte sul mare e in parte nell’entroterra. Arriviamo vicino alla piccola spiaggia e, per chiedere informazioni, ci fermiamo naturalmente in un pub: che novità! Il tempo è clemente e ci accomodiamo ai tavoli esterni in riva alla spiaggia. Una bella pausa. Troviamo il nostro B&B: ci accoglie Alina, la figlia della proprietaria, una ragazza dolce e gentile che, dopo averci mostrato le nostre camere ci offre un tè nel salotto buono di casa. Tempo per una doccia e siamo di nuovo in macchina: abbiamo deciso di cenare a Dingle, che dista solo pochi chilometri. Ballydavid non offre una grande scelta…
Arrivati a Dingle scatta il primo tour souvenir: Paola, Dino e Valeria escono ed entrano frenetici e indecisi da tutti i negozi possibili, mentre Sigfrido decide di fare l’anti-consumista e scatta un po’ di fotografie qua e là.
La seconda cena irlandese ci ripaga della prima non completamente riuscita. In attesa che si liberi un tavolo finiamo a fare quattro chiacchiere con due ubriaconi da banco che si lanciano nel racconto di una barzelletta incomprensibile. Neppure il nostro traduttore ufficiale Sigfrido riesce a capirci qualcosa. Comprendiamo solo che tutti hanno superato il tasso alcolico da un pezzo.
Giunge finalmente il nostro turno al tavolo e dopo qualche difficoltà di interpretazione del menu riusciamo ad ordinare ad una cameriera (come dappertutto qui nei pub irlandesi) super efficiente e iperattiva. Soddisfatti e rinfrancati, con lo stomaco pieno decidiamo di fare quattro passi digestivi ma veniamo naturalmente risucchiati nell’ultimo pub della giornata per la Guinnes/wisky della buonanotte. Il pub è veramente fantastico: un vecchio negozio di scarpe adattato, tutto in legno, molto accogliente. Al bancone un tizio simpatico e decisamente alticcio, che dice essere originario per madre di Salerno, interroga Sigfrido sulla visione della Madonna fuori dalla finestra. In effetti anche noi la vediamo: o il wisky è molto buono oppure qua fuori, davanti al pub, c’è una chiesa. Chissa…

4 Agosto 2005 - Giovedì

A

l mattino, appena aperti gli occhi, non possiamo che constatare che ci aspetta un’altra grigia giornata di pioggia. Ci consoliamo con una colazione deliziosamente casalinga e come sempre carichiamo la macchina: oramai abbiamo una organizzazione perfetta ed ogni singolo bagaglio ha il suo incastro dedicato. Guai a mutare l’ordine! Una tappa al piccolo market per le provviste della giornata, una tappa a Dingle per un ultimo saluto e poi si parte sul serio. Il primo tratto di strada ci vede impegnati tra curve che si arrampicano su per una montagna (si fa per dire…) e la pioggia battente. Arrivati al punto più alto del passo dovremmo vedere dei laghi. Mah, nebbia e pioggia, nuvole basse e occhiali appannati non facilitano. Laggiù qualche macchia scura, forse sono i laghi…cerchiamo di consolarci con un caffè ma pioggia e vento ci fanno desistere.
Proseguiamo in direzione Tralee per giungere poi a Tarbert da dove partono i ferry per attraversare un piccolo tratto di mare e accorciare il tragitto bypassando la costa che in questa zona non offre nulla di così interessante. La traversata non dura più di mezz’ora, che sfruttiamo per preparare e mangiare i panini senza neppure scendere dalla macchina: fuori diluvia.
Chilometro dopo chilometro giungiamo a Kilkee, un grosso paese ancora sul mare. Ci fermiamo a fare qualche fotografia in riva alla spiaggia: noi vestiti come montanari in mezzo a gente in costume da bagno e ciabattine che si tuffa nell’Oceano gelato sotto la pioggia.
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Q

ualcuno ha sbagliato qualcosa. Scatta l’ora della prima Guinnes della giornata. Ci rifugiamo in un bel pub che si affaccia sulla via centrale del paese. Tappa obbligata al bagno per restituire immediatamente la birra al pub e poi di nuovo in automobile verso Dolin. Arriviamo a metà pomeriggio, ottimamente accolti nel semplice e accogliente B&B Emorhuo di Margaret (Dolin – Contea di Clare). Dalle nostre stanze possiamo ammirare i prati dietro casa sui quali scorrazzano liberi cavalla e puledrino: una visione. Indomiti decidiamo di uscire immediatamente, giusto il tempo di fare un veloce bucato nel lavandino da veri italiani medi per approfittare dei termosifoni accesi come stendibiancheria. Riprendiamo l’auto e scendiamo a Dolin da una strada che definire ripida è poco, una specie di tuffo dal trampolino, immediatamente ribattezzata K2. Sigfrido continua a lottare con le nuvole che, non appena piazza il cavalletto (operazione che impegna dai 10 ai 15 minuti) si piazzano davanti al sole, per poi spostarsi non appena smonta il tutto. Ci dirigiamo al porticciolo per acquistare i biglietti della barca che domani ci porterà alle isole Aran. Sul molo tira un vento gelido mentre la pioggia continua a non dare tregua. Ad acquisto fatto non ci resta che entrare nel pub per la birra-aperitivo e poi restarci fino all’ora di cena. Purtroppo la pioggia battente ha fatto prendere la stessa decisione a tutto il paese e il pub O’Connor sembra un vagone della metro nell’ora di punta. Non importa: il posto è molto bello e accogliente comunque, uno dei pub più storici dell’Irlanda. Tra pinte di birra al bancone, chiacchiere, sigarette fumate sull’uscio, facciamo arrivare l’ora del caffè che, come liceali in gita, ci facciamo di nascosto in camera di Paola e Dino. Domani ci aspettano le isole, good night!

>>> continua