La testa dell'Orsacchiotto
11 Agosto 2005 – Giovedì
A
l mattino ci rifocilliamo a dovere al tavolo della colazione, carichiamo i bagagli oramai informi e salutiamo velocemente Gallagher e le sue orecchie: oggi la giornata sarà intensa, come sempre in effetti da qualche giorno a questa parte. Ci inoltriamo attraverso la Fanad Peninsula per strette strade strette tra i campi e la folta vegetazione. Uno dei paesi che incontriamo, Ratmelton, merita una sosta: facciamo quattro passi senza meta. Il paese è attraversato da un piccolo fiume, ci sono alcune case con le finestre curiosamente dipinte a colori vivaci, l’atmosfera è piacevole. Dino come sempre viene inghiottito da qualsiasi esercizio commerciale affacciato sul marciapiede per cercare un giornale italiano (oramai è padrone della lingua, non lo ferma più nessuno…). Dopo qualche foto d’ordinanza riprendiamo la via fino al paese successivo che chiama una tappa birra: ci gustiamo una delle Guinness più buone di tutto il viaggio seduti all’aria aperta, in un posto che pare dimenticato da Dio e dagli uomini (per fortuna), mentre alcuni cani danno spettacolo assaltando in branco le enormi ruote di un trattore in transito. La pausa è breve, dobbiamo ripartire con destinazione Derry (conosciuta anche come Londonderry, ma non ditelo qui se non volete un pronto e immediato calcio nel culo). L’arrivo in città, dopo giorni e giorni di tranquilla campagna, ci crea qualche difficoltà. Traffico, caos, rumore: troviamo un mega parcheggio e decidiamo di incamminarci a piedi. Arriviamo senza fatica nel centro, una bella zona pedonale circondata dalle mura. A guardare bene non sono completamente scomparsi i segni dei duri anni appena trascorsi: le torrette della polizia bombardate di vernice, i lunghi metri di filo spinato. Ci avviciniamo alla periferia del quartiere cattolico, oggi quasi completamente ricostruito, che conserva i bellissimi murales degli anni di guerra civile. Ci fermiamo in silenzio di fronte al piccolo monumento che riporta i nomi delle vittime di quella giornata tristemente nota con il nome di Bloody Sunday. Alla lapide nessuna fotografia. Meglio leggere ogni nome, ogni cognome, ogni diversa data di nascita. E di morte: la stessa. L’esperienza di Derry ci lascia un segno profondo.
T
orniamo sui nostri passi verso l’automobile e ripartiamo per la tappa notturna: Limavady. Arriviamo che ancora fa chiaro al B&B BallyCarton House (contea di Derry). Giunti di fronte alla magione pensiamo di aver sbagliato posto: la casa sembra un piccolo castello immerso in un parco curatissimo, ci riceve la padrona di casa, una bella signora che sembra la sorella di Sidney Rome (Dino conferma). Sidney e consorte (che per non essere da meno pare Lord Synclaire) ci portano le valigie e ci fanno accomodare in stanze da sogno, per offrirci poi il tè in una veranda coperta arredata in stile coloniale. Ci sentiamo dei principi. Battute a parte i padroni di magione sono deliziosamente gentili e ospitale e il Lord ci consiglia per la cena un pub a qualche chilometro di distanza. Nel giro di poco siamo già là: la fame si fa decisamente sentire. Il pub si chiama The Point: in effetti è collocato sulla punta estrema di un molo solitario. Dentro l’atmosfera è molto accogliente: facciamo immediatamente amicizia con una coppia di irlandesi mezzi matti e mezzi alcolizzati che stazionano, probabilmente da ore, su due poltrone vicino ad un camino. Forse sono parte dell’arredamento. La cena è veramente ottima e la serata si trasforma in una mezza festa con un irlandese oversize, simpaticissimo e ubriaco che, con parrucca in testa, invita tutti insistentemente a ballare. Alla fine l’unico che accetta è Dino che, avvinghiato alla panza di Obelix, volteggia come una dama. Un successo!!! Italia-Irlanda: 1 a zero.
12 Agosto 2005 – Venerdì
C
i svegliamo con un lieve mal di testa, causato dai bagordi della sera precedente, nel castello di Sidney che ci serve una colazione impeccabile in un salone di legno massiccio, tappeti orientali e argenteria varia. Cerchiamo di darci un contegno e spazzoliamo ogni cosa. Paghiamo, facciamo la riverenza e ce ne andiamo. Oggi visiteremo le Giant Causeway, la mitica passeggiata del Gigante. All’arrivo ci sembra di essere tornati alle Cliffs of Moher per quantità di folla e di turisti; in effetti questa è una delle mete più classiche dei tour irlandesi, ma la particolarità del luogo merita comunque una visita. Le stranissime formazioni di roccia in riva al mare hanno una forma e un aspetto singolarissimo: sembra impossibile che sia stata la natura e non l’uomo a scolpire centinaia di forme così perfette e geometriche. Camminiamo tra le “orme dei giganti”, ci inerpichiamo per un sentiero a mezza costa e dopo molti passi decidiamo di tornare indietro e ripartire. Nel frattempo Dino si accorge che, in una delle nostre tappe, si è perso il suo maglione preferito per cui invertiamo la rotta nella vana, e naturalmente infruttuosa ricerca. Per depurarci un poco dal bagno di folla delle Giant decidiamo di imboccare una delle nostre solite stradine laterali trovate quasi per caso e arriviamo in un luogo magnifico. Dopo una tappa pipì nei pressi di una improbabile cabina telefonica persa nel nulla presso la quale rifocilliamo due cani pulciosi a colpi di biscotti al cioccolato, ci incamminiamo a piedi su per una ripida collina fino a raggiungere un faro abbandonato che domina tutta la valle e il mare di fronte. Dalla cima si vede vicinissima la costa della Scozia, il mitico Mull of Kintyre di McCartneysiana memoria. Naturalmente ci nasce immediatamente la voglia di proseguire il nostro viaggio verso l’altra parte della costa, ma i giorni a nostra disposizione sono ormai pochi, molto pochi…
A
rriviamo al Glenmore House a Ballycastle, Contea di Antrim e finalmente abbiamo la prima fregatura da un B&B: ci sembrava strano, fino ad ora tutto era stato perfetto. Il Bed & Breakfast in realtà è una specie di albergo ancora mezzo in costruzione, poco accogliente e con proprietari distratti e poco socievoli: a Valeria e Sigfrido viene data una stanza enorme e fredda mal arredata e attrezzata per i disabili, nella stanza di Paola e Dino, grossa come la cuccia di un cane, esplodono una dopo l’altra tutte le lampadine. Perfetto. Decidiamo di prenderla bene e andiamo in paese per la cena. Dopo lunga scelta tra vari locali, uno più triste dell’altro, ci rassegniamo a cenare malissimo pessimamente serviti dalla famiglia Addams in persona. Beh, anche la serata storta non poteva mancare, no?>>> continua

