Aran Islands


5 Agosto 2005 - Venerdì

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opo la solita abbuffata di colazione, ci presentiamo al porto per salire sulla barca: la nostra destinazione è Inisheer, una delle più piccole isole dell’arcipelago delle Aran, scelta per evitare la folla. La nostra barca pare in buone condizioni, la ciurma è composta da giganteschi orsi rossi irlandesi dall’aspetto rassicurante. Saliamo: cioè, Paola, Dino e Sigfrido salgono; Valeria rotola giù dalla scaletta della barca con fragore tra lo sguardo attonito degli altri passeggeri. Nulla di che, ma le chiappe dolgono…
Come lasciamo il porto l’Oceano si fa sentire ma per fortuna con dolcezza: un mare tranquillo. Anche la giornata sembra essere dalla nostra parte: il cielo è azzurro e splende il sole. Sembra un altro mondo rispetto a ieri. Durante la traversata viviamo anche un emozionante fuori programma: l’elicottero della Guardia Costiera ci raggiunge e ci sorvola a bassissima quota per una buona mezz’ora. Dallo sguardo preoccupato dei marinai comprendiamo che dal cielo stanno contando i passeggeri per controllare che non ne abbiano caricati troppi. L’apoteosi è raggiunta quando un Guardacoste si cala dall’elicottero direttamente sul pontile della barca: tripudio e applausi dei turisti, supponiamo multa salata per la ciurma!
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ttracchiamo su Inisheer e decidiamo di percorrerla a piedi per gustarci da vicino la sua essenza. Vicino al piccolo porto ci sono alcune case e pub, dove naturalmente facciamo una tappa veloce, e poi ci incamminiamo per un sentiero lungo la costa. Il panorama è meraviglioso: l’isola è completamente ricoperta da una ragnatela di muretti a secco che rendono surreale lo scenario. Ci spingiamo fino sul mare arrampicandoci sulle rocce per poi perderci nel labirinto dell’interno, tra sguardi attoniti di mucche al pascolo, cespugli di piccoli fiori colorati, voli di uccelli, sole, silenzio e nuvole veloci.
Senza quasi rendercene conto camminiamo per più di tre ore e sfiniti ritorniamo al pub di partenza. Ci accomodiamo ai tavoli di pietra all’esterno per una birra e un panino vista Oceano. La pace assoluta!
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el primo pomeriggio riprendiamo il traghetto per la terraferma e dopo l’ora di traversata (più tranquilla dell’andata) siamo pronti per la gita alle Cliffs Of Moher che distano pochi chilometri da Dolin. Arrivando dalla pace e dal silenzio di Inisheer l’impatto è un po’ traumatico. Un enorme parcheggio a pagamento (decisamente caro!), file di pullman turistici, megastore di souvenir. Percorsa una ripida salita sul fianco della collina però il fastidio precedente lascia il passo all’emozione: le scogliere sono imponenti, centinaia di metri di roccia scura tagliati a picco sul mare, casa di centinaia di uccelli che volano sotto di noi. Una meraviglia naturale senza pari. Paola si tiene a debita distanza dal bordo mentre Dino, naturalmente, zampetta vicino al baratro. Facciamo le fotografie di rito e, durante l’ennesima operazione di montaggio e smontaggio del cavalletto Sigfrido lo scassa definitivamente. Tragedia! Passiamo dieci minuti a cercare viti e bulloni tra l’erba, poi desistiamo, con la promessa di un nuova attrezzatura al nostro fotografo ufficiale.
Rientriamo a Dolin e decidiamo di fermarci al B&B almeno per il tempo di una doccia calda. Alla sera proviamo il secondo pub del paese per la cena. Ci accomodiamo al Mc Dermot dove rifocilliamo anima e corpo ben piazzati ad un tavolo conquistato con fatica. Mangiamo in compagnia di una coppia improbabile di Milano: un lui e una lei che si spacciano per turisti “alternativi”, ma dalle unghie laccate della donzella e dalle ordinazioni casuali, paiono un bluff. Lui si ritrova a mangiare baccalà e cavolo (sicuramente credendo di aver chiesto tutt’altro) ostentando soddisfazione, mentre lei lo osserva con sguardo d’odio dal quale trapela senza ombra di dubbio il pensiero: “ma dove cazzo mi ha portato questo qua? Avrei fatto meglio ad accettare l’invito a Sharm El Sheik di Paolo…).
Noi mangiamo, beviamo, fumiamo, pazzeggiamo e poi risaliamo il K2 per la nanna nel nostro caldo e accogliente B&B. Una giornata da non dimenticare.

6 Agosto 2005 - Sabato

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l mattino presto, come una vera macchina da guerra, stiamo già macinando chilometri, destinazione Connemara, Dopo un’ora di strada Valeria si accorge di aver fregato senza volere le chiavi della stanza del B&B di Margaret, nonostante le sue mille rassicurazioni: vabbè, niente di grave…rimedieremo, tornare indietro, giammai!!!
Sulla strada decidiamo di fare tappa a Galway, una città piuttosto grande che ci potrebbe consentire di saziare la fame di cavalletti di Sigfrido. Abbandoniamo la pace delle strade tra la natura e ci tuffiamo nel traffico congestionato cittadino. Lasciata la macchina in un parcheggio multipiano ci incamminiamo a piedi per le vie del centro: anche se noi abbiamo perso il senso del tempo oggi è sabato e la frenesia degli acquisti non ha latitudine: un discreto casino! Ma la fortuna aiuta gli audaci e nella zona pedonale, tempestata di negozi di ogni sorta, ne troviamo uno di foto-cine-ottica: il cavalletto nuovo fiammante è nostro! Naturalmente festeggiamo con una Guinnes, mentre un cantore di strada di una bravura fuori dal comune accompagna con voce e chitarra. Sulla strada dil ritorno verso l’auto le vesciche di Dino e Sigfrido decidono di arrendersi. I due prodi si infilano velocemente in un centro commerciale per cercare un bagno. Paola e Valeria decidono di approfittarne immediatamente per fumare alcune sigarette. I due pisciatori si perdono nei meandri del Centro faticando a trovare una toilette che, una volta raggiunta, chiederà un contributo di 30 centesimi a testa. Una delle pisciate più care della storia. Sul marciapiede le due fumatrici stanno per dare l’annuncio della scomparsa di due italiani a Galway, ma eccoli espulsi dal Centro Commerciale con aria decisamente più rilassata. Verso l’auto e si riparte.
Percorrendo la costa il paesaggio pian piano si trasforma: lasciamo alle nostre spalle le ruvide scogliere oceaniche per addentrarci sempre più in una terra di piccole lagune, nebbie sottili, alberi contorti, anse di mare che si spingono placide tra la terra: il Connemara, la terra delle fate e degli elfi.
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rriviamo al Rush Lake House (Roundstone – Contea di Galway), un B&B molto bello pieno di fiori, con stanze nuove di zecca. Smontiamo il puzzle dei bagagli e ci riposiamo in camera per un poco. Si è fatta quasi l’ora dell’aperitivo. Roundstone è un piccolissimo paese molto accogliente, poche case colorate sulla riva di una laguna salata. Incantati dal luogo non ci rendiamo conto che sono quasi le 18.00 e a breve nessuno ci darà più da mangiare. Ma che orari hanno qui in Irlanda ? Il panico scatta al secondo: no, il ristorante è chiuso… Mai preoccuparsi però, abbandonarsi agli eventi, e così troviamo cibo e birra e comodi divani sui quali stravaccarci per concludere degnamente questa ennesima, splendida giornata.

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