Yogyakarta
Y
ogya ci regala un ricco itinerario. L’attuale palazzo del sultano, città nella città in cui vivono e lavorano oltre 25.000 persone, sorge accanto alla città vecchia, l’antica reggia: affascinanti architetture di palazzi, canali, piscine, ora in disfacimento, lasciano trasparire l’antico splendore.Camminando per la città ci salta immediatamente agli occhi la presenza, sulla porta di ogni casa, di gabbie di uccelli che riempiono le vie con il loro canto. Chiedendo informazioni capiamo che, per tradizione, il numero di uccelli posseduti è segno esponenziale di prestigio per le famiglie. Oltre alla conosciuta pratica del combattimento di galli, è qui tipica la gara di canto tra pennuti.
Non può mancare, quindi, una visita, forse la più curiosa a Yogyakarta, al mercato degli uccelli, un mercato in realtà brulicante di animali di ogni specie: pappagalli coloratissimi, tortore, merli, volatili esotici dai colori sgargianti, ma anche serpenti, pipistrelli giganti, gatti selvatici, falchi, iguane, ragni, scimmie, cavallette, formiche e persino larve d’insetti. Consigliato ad anime non troppo sensibili !
Y
ogya pullula di laboratori di batik, forse i più belli tra quelli visti in tutto il viaggio, e bisogna faticare non poco per sfuggire indenni ai venditori. Becak! Becak! L’offerta di biciclette-taxi accompagna tutto il nostro peregrinare.Il non arrendersi ai tempi del viaggio porta inevitabilmente a sbagliare ora, posto e quantità di soldi nel portafoglio: vogliamo completare la giornata visitando il tempio hindu di Borobudur, 42 chilometri a nord-ovest di Yogyakarta.
Il piccolo bus che ci trasporta ci mette il doppio del tempo previsto, giunti sul posto lìarea archeologica sta per chiudere e il ticket d’ingresso ha un prezzo superiore al budget odierno. In tasca non ci restano che poche rupie.
Ci accontentiamo di una visita esterna e ci ripromettiamo di prendercela con più calma. Correre qui in Oriente è controproducente.
>>> continua

