Dodici ore in canoa
D
opo qualche ora scendiamo verso Moni e immediatamente ripartiamo per la tappa seguente: Riung, villaggio sulla costa nord di Flores. Il viaggio è estremamente accidentato: le strade sono forse più dissestate di quelle del giorno precedente e infliggono il colpo di grazia alla nostra jeep. Fermi in un deserto di colline bruciate dal sole ci sentiamo senza via d’uscita.Per fortuna Anjelino ci procura un passaggio alternativo: un improbabile bemo, un piccolo pullmino solitamente usato per spostamenti locali. Meglio di niente! Le due ore di viaggio verso Riung ci creano qualche apprensione: due giovani autisti tatuati che non sanno una parola di inglese, luci decorative intermittenti sul cruscotto, musica country (?!) a tutto volume, solo noi unici passeggeri. Arriviamo indenni che è già buio e l’unico posto dove dormire è un ostello religioso.
Scivoliamo all’istante nel sonno dei giusti tra immagini sacre e rosari. L’alba del giorno seguente ci vede, decisamente più in forma, girovaghi per Riung: un villaggio di pescatori, molto povero ma altrettanto bello. Le poche case sono sparse tra la foresta di palme e quelle vicino al mare sono costruite come palafitte a causa delle frequenti maree. La barriera corallina di fronte al villaggio merita una gita.
Una piccola barca ci trasporta per tutto il giorno da un atollo ad un altro del parco marino delle diciassette isole amministrato dal PHPA (il corrispettivo del nostro dipartimento forestale). L’area del parco marino è semplicemente meravigliosa: fondali ricchissimi di pesci e coralli dai colori stupefacenti, sulle isole le foreste di mangrovie sono l’habitat delle volpi volanti (flying foxes, praticamente pipistrelli di enormi dimensioni). Le spiagge sono bianchissime e incontaminate. Una visita unica e imperdibile.
I
n serata ci accordiamo con una giovane guida locale (Melchiorre!) per trasferirci via mare il giorno seguente a Labuanbajo, all’estremo ovest di Flores. La partenza, manco a dirlo, à prevista per le cinque del mattino a causa della lunghezza del tragitto da percorrere: è ancora buio e al piccolo porto ci siamo solo noi, Melchiorre, il cuoco della barca (Baldassarre!) e il mozzo.E il capitano ? Arriva a cavallo di una moto rombante, trasportando a mo’ di bisacce due taniche di carburante per la traversata. La barca è grossa come una vasca da bagno e noi siamo in sei, la durata del viaggio è di circa dodici ore. Arriveremo vivi? Salpiamo che sta albeggiando, non prima di aver prelevato altro gasolio dalle imbarcazioni ancorate nel porto. I casi sono due: o c’è un accordo tra i vari capitani o stiamo partecipando ad un furto.
Durante il tragitto il giovane mozzo si muove come un agile ragno da un estremo all’altro della bagnarola, il cuoco ci sfama con una sbobba anonima, il capitano guarda silenzioso l’orizzonte e la nostra guida dorme profondamente. Non ci resta che guardare il panorama, anche perché non c’è spazio fisico neppure per alzarsi in piedi. Navigando sottocosta scorgiamo piccoli villaggi raggiungibili solo dal mare, chilometri di terra inabitata, incontriamo i delfini (lumba lumba) e i pesci volanti.
Alla decima ora di viaggio la voglia di ammirare tanta bellezza è tramontata, così come il sole. Arriviamo al porto di Labuanbajo che è quasi buio. Siamo sopravvissuti.
>>> continua

