Il volo delle Volpi


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ecidiamo di lasciare il Royal Hotel per un giorno e di trasferirci sulla minuscola isola di Caqelai  (pr. Tangalai), un atollo sul quale si può pernottare in un unico posto gestito da una famiglia di samoani Metodisti. Formiamo un gruppo misto: una coppia australiana di mezza età, un ragazzo braasiliano e la sua fidanzata americana, un ragazzo svizzero e noi.

Partiamo con una piccola barca che sta insieme per miracolo ma sulla quale è montato un motore Ferrari: il contraccolpo alla partenza ci stampa sul fondo. In mezz’ora siamo sull’isola, ci piazziamo in capanne con pavimento in sabbia e tetto di foglie di palma proprio in riva al mare. Nel pomeriggio ci facciamo portare, sempre con la Ferrari,  su altre piccole isole sparse qua e là per esplorare i fondali a nuoto.

Su uno di questi microatolli incontriamo un personaggio decisamente improbabile: finto alternativo di età indefinita, con pareo e lunghi capelli ossigenati, piccola barca a vela ormeggiata al largo, accompagnato da due “amiche” seminude, decisamente fuso. Per noi è Sandy Marton, fuggito da Ibiza. Sicuro, era identico. Ne siamo certi.
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C

on questa certezza ritorniamo alle nostre capanne, ci facciamo la doccia con secchi d’acqua piovana raccolta in grosse cisterne e aspettiamo l’ora di mangiare. Scatta la partitona di volley: gringos contro figiani. A fondo campo il capo villaggio: una torre umana, circonferenza torace due metri, circonferenza ventrazza incalcolabile.

Alza la palla e colpisce verso il campo avversario con un gesto impercettibile: parte un proiettile nucleare che si schianta in campo occidentale.  Da qui in poi soprassediamo con la cronaca di gioco. L’esito finale è scontato ma i gringos fanno comunque bella figura. Nel mentre io mi faccio a piedi tutta la circonferenza dell’isola con mezz’ora scarsa di cammino, passando su spiagge immacolate e tra radici fitte di mangrovie affondate nell’acqua.

Al tramonto decine di volpi volanti si involano dall’isola di fronte a noi per venire a pernottare sulle palme sopra le nostre teste. All’ ora di cena i religiosi ci chiamano soffiando in una grossa conchiglia dalla quale esce un suono bellissimo e profondo. Tiriamo tardi  tra parole a ruota libera, sigarette e birra e poi ci ritiriamo, ognuno nel suo giaciglio. Nel buio della notte Robinson Crusoe sorride sornione.

>>> continua