Tribal Connection!


D

opo una lunga e approfondita ricerca che ci ha impegnato per i gli interminabili mesi invernali siamo giunti alla conclusione che per visitare la Polinesia e la Melanesia poche sono le mete accessibili al portafoglio: si salvano Fiji, Samoa e Tonga. Mica poco. Scegliamo le prime due, iniziamo a risparmiare e a godere solo all’idea. Arriva la tanto sognata data del 23 agosto: partiamo! Ci aspettano quasi 24 ore di viaggio: voliamo da Milano a Francoforte, da Francoforte a Los Angeles, da Los Angeles a Nadi (Fiji).

Dire che è un viaggio interminabile è dire poco: assenza di nicotina, classe economica, pasti sintetici, nuove regole deliranti alla dogana dell’aereoporto americano (ci costringono a uscire in territorio USA e a ritirare il bagaglio per poi rientrare immediatamente, con code di oltre un’ora e mezza…mah). Unica nota di colore: la mitica scritta Hollywood sulle colline di Los Angeles. Esiste. Arriviamo alle 2.30 di notte del 25 agosto a Nadi, isole Fiji.

Il 24 agosto, compreso il compleanno di Sigfrido, ce lo siamo persi per strada. L’aria è umida e fresca. Cerchiamo di farci portare all’albergo prenotato da casa ma non esiste. Incominciamo bene. Nessun problema: ne troviamo un altro grazie al solito taxista tuttofare e ci smaterializziamo sotto le coperte. Abbiamo viaggiato per un giorno intero, da calendario ne sono passati due, è buio ma forse per noi sono le 10 del mattino: e chi ci capisce più niente? Ci penseremo poi.
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B

uongiorno, siamo alle isole Fiji, South Pacific: come, scusa ? Non ho capito. Dico, siamo alle Fiji. Ma va!….Smettila. Guarda fuori: …palme… nuvole bianchissime in campo azzurro…vento…oceano…fiori nei capelli…uomini con il pareo…cavolo, siamo alle Fiji, naaaah… Siamo precisamente sull’isola di Viti Levu, che con Vanua Levu e altre centinaia di isole minori forma l’arcipelago figiano.

Decidiamo di accertarcene definitivamente uscendo per fare un lungo giro a piedi senza meta precisa. Camminiamo lungo la strada principale e arriviamo a Nadi città: tutto è nuovo e da osservare, i colori, le facce, la vegetazione, le cabine del telefono: due lance incrociate ad incorniciare un box di plexiglas. Tribalconnection! Arriviamo sull’oceano e camminando lungo una spiaggia immensa e deserta costeggiata da altissime palme arriviamo ad un piccolo bar che ci consente di inaugurare la nostra prima birra locale: Fiji Bitter! La giornata se n’è andata, il sole sta scendendo.

Ci godiamo la lunga passeggiata del ritorno e, dopo una doccia e un po’ di relax, decidiamo di cenare in albergo. Veniamo “deliziati” da un tristissimo pianista di pianobar in gonna che ci sciorina un repertorio improbabile. Birretta della buonanotte in giardino e poi a dormire.

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