Simon el Libertador
A
ltro giorno, altro aereo: destinazione Sucre, verso sud. Lasciando perdere le indicazioni della guida ci facciamo indicare dal taxista un albergo: ci porta in un hotel praticamente vuoto (forse perché non così centrale), un hotel coloniale con stanze arredate in legno scuro e un bel balcone sulla strada. Il prezzo è veramente irrisorio.E’ nostro! Sucre è piccola e raccolta rispetto a La Paz: una grande piazza centrale, giardini, chiese. L’orgoglio locale ci ricorda ad ogni conversazione con la gente del posto che questa era l’antica capitale della Bolivia, la capitale del Libertador Simon Bolivar, e loro così ancora la considerano.
C
i consigliano tutti una visita al cimitero monumentale, in realtà un piccolo cimitero con cippi e tombe di personaggi che hanno fatto la storia del paese. Nulla di straordinario se non la capacità verbale e mnemonica della nostra guida: un bimbo di circa sette anni che ci sciorina nomi, date, storia locale.V
ince lui su altri dieci bambini che ci assaltano per accaparrarsi il “cliente”. Guadagna la nostra mancia ma si subisce gli altri nove che ci seguono come uno sciame per tutto il tour prendendolo per i fondelli e sottolineando errori e mancanze nel racconto! Sulla strada del ritorno passiamo per la “via degli avvocati”: su ogni porta una targa, “abogado” e sbirciando dentro le stanze aperte sulla via sempre e solo una scrivania, un uomo seduto, giacca e cravatta o camicia a mezze maniche, una macchina da scrivere.P
rofessionisti in attesa. Uno due tre quattro dieci: ma quanti sono? Abogado, abogado, abogado, abogado…..Facciamo una pausa birra con Cerveza Boliviana Nacional in un bar sordido: seduti accanto a noi 6 o 7 uomini in riunione. Pare un clan mafioso. Forse lo è.Facciamoci gli affari nostri. Nel piccolo giardino fa capolino un colibrì colorato e svolazzante. Non ne avevamo mai visti così da vicino! Acquistiamo i biglietti del bus per la tappa successiva: Potosì. Ceniamo in un posto qualsiasi e torniamo a riposarci in albergo. Credo di avere la febbre. Facciamo finta di niente. Domani si parte comunque.
>>>continua

