Lima - l'inferno?
I
l nostro viaggio verso la Bolivia e il Peru comincia banalmente dall’ aereoporto di Milano Malpensa, prevede il primo scalo in Venezuela, a Caracas, con tappa successiva a Bogotà – Colombia – e finalmente Lima, Peru. L’aereoporto internazionale di Caracas ci si presenta come un cantiere scalcinato e inospitale, soprattutto per chi come noi, fumatori incalliti, scende dall’aereo dopo ore di astinenza con tre sigarette in bocca. Lo scalo prevede una sosta di sei ore, interamente passate a litigare con poliziotti venezuelani che ci impediscono di fumare anche sulle terrazze esterne.Ma perché ? Rischiamo la rissa e optiamo per sfumacchiare a turno nascosti nei gabinetti. Mah…. Ripartiamo per Bogotà (piccolo scalo decisamente più civile) e arriviamo a Lima all’una di notte. Saltiamo su un taxi e ci facciamo portare in hotel. Il breve viaggio di mezz’ora dall’aereoporto al centro città ci scuote: chilometri di baracche, poi la periferia semidistrutta e ostile. Il buio della notte avvolge palazzi fatiscenti e grigi, falò lungo le strade, disperazione e miseria.
Un forte impatto. Di tutt’altro genere ma sempre straniante l’hotel Sheraton unico prenotato dall’Italia a prezzo irrisorio, torre d’oro e di specchi incastonata nel centro della città. Saliamo al 27esimo piano o sù di lì, naturalmente ci docciamo e dopo uno sguardo dall’alto al mare metropolitano sotto di noi sprofondiamo nel materasso. Domani saremo più lucidi.
A
l mattino, ristorati dal lungo sonno, decidiamo di approfittare della colazione dello Sheraton, un banchetto trimalcionico. La sala breakfast è affollata di manager, turisti snob e avventori in smoking. Dopo un attimo di esitazione decidiamo di fregarcene: scarponi da trekking (abbiamo solo questi, il viaggio è lungo e lo zaino non deve pesare!), pantaloni da esploratore, t-shirt masticata da un cane….pazienza.Mangiamo per cinque (oggi c’è domani chissà) e usciamo nel delirio di Lima. La prima cosa che salta agli occhi è il cielo perennemente grigio, non una giornata nuvolosa, un grigio diffuso, appiccicoso, quella che qui si chiama “garua”, una nebbia densa creata dalla collisione delle acque fredde della corrente di Humboldt con le calde sabbie del deserto di Atacama. Un sudario perenne che avvolge case, cose, persone. Cominciamo a camminare per la città, come sempre girovagando a caso per mescolarci il più possibile alla verità del posto.
A metà giornata ci facciamo portare con un taxi a Miraflores, la zona più turistica, anche perchè dobbiamo acquistare i biglietti per La Paz. Abbiamo deciso di ripartire immediatamente per la Bolivia e fare il viaggio a ritroso da lì verso il Peru. Troviamo i biglietti per la sera successiva, gironzoliamo qua e là per Miraflores, tra ristoranti per turisti, bancarelle varie, finiamo per mangiare una pizza di gomma e bere un caffè in una strana caffetteria gestita da un americano. Che orrore: va bè, abbiamo lasciato l’Italia da poco, dobbiamo ancora disintossicarci!
>>>continua

