Ai confini del Cile


L

a giornata seguente ci porterà fino alla frontiera con il Cile. Saliamo fino a 5000 metri in una zona di geyser: la terra bolle di fango in grosse pozze tra le rocce. Qua e là il suolo sputa fuori potenti colonne di vapore alte molti metri. Si cammina a fatica a questa altitudine anche perche qui la neve è perenne e sprofondiamo fino al ginocchio. Dopo i geyser riprendiamo la jeep e attraversiamo un deserto di terre rosse.
Passiamo accanto a quelle che chiamano rocce di Dalì, strane formazioni naturali che ricordano nelle forme le sculture dell’artista. La pista ad un tratto diventa come una enorme autostrada di terra in discesa: salgono dalla parte opposta verso di noi enormi camion che sollevano nuvole di polvere. Chi sono? Chiediamo.

Mezzi pesanti a 5000 metri nel deserto delle montagne non sono proprio una visione normale. Contrabbando dal Cile ci dice la guida. Contrabbando di che ? Chiediamo noi. Di camion, ci dice. Ah, ecco. Ineccepibile.
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F

acciamo una tappa ad un secondo lago in quota (Laguna Verde) proprio sotto il vulcano Licancabur (5960 metri dalla base cilena, ma noi dalla parte boliviana siamo già quasi in vetta !). Arriviati alla frontiera un piccolo bus carica alcuni del nostro gruppo che proseguono per il Cile. Noi ripartiamo per l’ultima tappa notturna.

Viaggiamo tutto il resto della giornata e arriviamo col buio a Kulpina Ka, ospitati dai parenti della nostra guida. Una cena frugale, una ennesima notte di gelo e riposo. Qualche inconveniente con un bagno otturato. Tutto nella norma. I nostri ospiti ci raccontano di proprietari occidentali delle miniere circostanti che stanno comprando manodopera sottopagata a colpi di ristrutturazioni pubblicitarie dei paesi.

Rifanno strade e case con quattro soldi e barattano il tutto con gratitudine e disponibilità lavorativa dei locali in cambio di un tozzo di pane. Possibile che l’occidente ricco spadroneggi sempre e ovunque senza etica alcuna? Domanda superflua, risposta scontata.

>>>continua