Attraverso il Titicaca


P

artiamo per Copacabana, quella vera dato che quella brasiliana ha preso il nome da questa. Come lasciamo La Paz e arriviamo a El Alto dobbiamo fare sosta per cambio gomma del bus. L’inizio è inquietante. Dopo qualche ora di viaggio dobbiamo atttraversare un braccio di lago in traghetto, ma non un lago qualsiasi: il mitico lago Titicaca.

Ci emozioniamo ? Certo che sì. Arriviamo verso il primo pomeriggio a Copacabana e troviamo alloggio in un grosso albergone molto spartano sulle rive del lago. Mangiamo qualcosa seduti in giardino ascoltando dal vivo due musicisti locali che cantano e suonano davvero bene. Ci emozioniamo di nuovo ? Certamente. Compriamo il CD ? Neanche da chiedere.

Davanti alla cattedrale ci imbattiamo nel Cha’lla dei veicoli, l’offerta rituale alle divinità che fa sì che Copacabana sia periodicamente invasa da auto, bus, camion che vengono adornati con coloratissime ghirlande e le cui ruote vengono asperse di alcool. Una tradizione tra il religioso e il pagano che appartiene indifferentemente alla cultura inca, aymarà e cristiana.
Peru_IV_36

T

ornati in albergo, dalla finestra della nostra stanza ci godiamo un tramonto infuocato tra grosse nuvole nere che mostra tutta la magia del luogo e chiudiamo la giornata cenando in un piccolo posto scuro e buio scaldato da una stufa fiammeggiamte.

La giornata successiva è dedicata al lago e al trekking sull’Isla del Sol. Partiamo con un traghetto che prende il largo tra vento e pioggia ma noi stoicamente restiamo fuori coperta. Congelati e contenti scorgiamo al largo pure una tromba marina. Certo, siamo su un lago, ma un lago grande come un piccolo mare, e poi non credo si possa chiamare tromba laghina.

Comunque tromba è tromba e l’aspetto è ugualmente minaccioso. Con la barca passiamo accanto all’Isla de la Luna e approdiamo a Isla del Sol. Una tappa tecnica per un corroborante mate de coca e poi in cammino: ci vuole tutta la giornata per attraversare l’isola. Percorriamo alcuni tratti lungo la costa, ci spingiamo nell’interno salendo per sentieri ripidi, incontriamo sul nostro cammino altari votivi precolombiani, bimbi silenziosi con il volto bruciato dal sole e dal gelo, un’alpaca disneyano, tessitori di stoffe, scorci di Titicaca da documentario del National Geographic. L’ultimo tratto del cammino per raggiungere la baia dove ci aspetta la barca del ritorno è una ripida scalinata da percorrere in discesa accanto ad un ruscello.

Risaliamo a bordo del traghetto e rientriamo a Copa…Copacabana…Doccia semifredda produzione Frankenstein, riposino e cena mitica: sfidiamo il cuoco locale e ci facciamo servire il Pique a lo Macho, un misto di carne al sugo, verdure, riso e peperoncino in proporzioni inaudite. Fuori c’è il gelo, nello stomaco l’equatore…..

fine - vai al Peru