5000m in jeep!


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a luce del giorno ci restituisce un poco di forze; giriamo per le strade curiosando qua e là. Sulla piccola piazza centrale i vecchi chiacchierano seduti sulle panchine, i bambini lucidano le scarpe, al centro del giardino una statua che pare la statua della libertà in miniatura. Decidiamo di comprarci calzamaglie di lana e giacca a vento per la prosecuzione del nostro viaggio: nei prossimi giorni raggiungeremo i 5000 metri.

Il negoziante ci racconta che le forti nevicate della primavera hanno isolato alcuni piccoli paesi e ucciso uomini. La vita qui tocca estremi di durezza che noi non immaginiamo neppure. Al pomeriggio ci imbarchiamo sull’ennesimo scasso-bus di turno alla volta di Uyuni. Arriviamo che è buio. Uyuni è un villaggio di frontiera con strade di terra, poverissimo. Vive solo in quanto tappa di partenza per il tour verso il Salar e le montagne circostanti. Prima del sonno ceniamo in un bel posto riscaldato con grosse stufe. Sigfrido assaggia la sua prima bistecca di alpaca.

Il mio vegetarismo mi fa optare per altro anche se in effetti il carnivoro pare decisamente soddisfatto. Io continuo la mia lunga serie di riso con verdure. In effetti in questi luoghi si comincia a ripensare il cibo come una necessità più che un gusto. Dormiamo in una stanzetta grossa come un armadio, col cesso al piano di sotto, il freddo pungente e sempre e solo acqua fredda dal tubo della doccia in comune. Con gli scarafaggi.

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l mattino si forma l’equipaggio della nostra jeep: noi due, due ragazze e un ragazzo di Barcellona, due ragazzi francesi e la nostra guida-autista. Viaggeremo per quattro giorni sulle montagne, alloggeremo in posti tappa prefissati, il cibo e l’acqua saranno solo quelli che la guida ha portato per noi, calcolando il fabbisogno. Speriamo bene. La prima tratta del viaggio è l’attraversamento del Salar de Uyuni, una distesa bianca di sale a predita d’occhio. La luce è accecante, il paesaggio lunare.

Ci fermiamo all’Isla del los Pescadores, un pezzo di terra e rocce completamente ricoperto da cactus giganti e secolari che spunta dal deserto salato. Accanto un villaggio con case e mobili costruiti interamente col sale. Pranziamo con panini e proseguiamo la corsa. La jeep attraversa il bianco seguendo piste tracciate da altre auto, noi potremmo perderci in un attimo. Non si vede nulla all’orizzonte, solo un luccichio che ci circonda a 360 gradi. Viaggiamo tutto il giorno per pianure desertiche, zone rocciose, primi pendii delle grandi montagne che ci circondano. A lato della strada, timide e bellissime, alcune vigogne si spostano in gruppo. Arriviamo alla sera al primo bivacco in un paese minuscolo perso nel nulla di un altipiano.

Pochissime anime vivono qui, lontane da tutto, a ore e ore di auto dalla “civiltà”. Sul limitare del villaggio un piccolo cimitero di croci blu cobalto, cani ululanti qua e là. Mangiamo tutti insieme e ci facciamo una camminata nel buio profondo della notte sotto una volta nero china puntinata di stelle. Freddo ? No, molto di più. L’aria gelida entra nei polomoni come una lama. Nonostante tutto finiamo a bere birra in un locale scaldato da qualche stufa e alta concentrazione umana. Poi a dormire. Domani si parte prima dell’alba.

>>>continua