Cile 1998
Come: aereo + mezzi locali
Itinerario:
Aereo:
Milano – Amsterdam – Buenos Aires – Santiago
Bus, Aerei Locali e Jeeps:
Santiago – Iquique – Calama – San Pedro de Atacama – Chuquicamata – Villa del Mar - Santiago
Temuco – Villarica - Osorno - Puerto Mont - Chiloè - Santiago.
U
na ventina di giorni passati a correre come matti su e giù per questo incredibile paese, incredibile sin dalla forma : 80-100 km di larghezza per circa 4000 di lunghezza! Essendo arrivati in aereo a Santiago che si trova… bravi!, giusto nel mezzo, il primo problema è ovviamente decidere se andare a Nord o a Sud, già sapendo di dover sprecare un paio di giorni per tornare al punto di partenza in tutta fretta per andare a vedere cosa c’è dall’altra parte. Ma così è il viaggiatore: per vedere un animale, una leggenda, una montagna, o un viso è disposto a fatiche inenarrabili ed a disagi biblici. Quindi via sul primo pulmann in partenza per il nord (Iquique - 26 ore).

I
quique ha un aspetto veramente impressionante : da un lato una duna gigantesca (ma gigantesca sul serio – circa 600 m di altezza) e dall’altro l’oceano pacifico. Qui (e ad Antofagasta) arrivavano dal deserto dietro la duna i treni carichi di rame e zolfo ed altri minerali da imbarcare. C’è un porto ancora molto attivo, anche se non più per il commercio delle ricchezze del sottosuolo, ormai esaurite o diventate quasi senza valore.C’è anche una via di mezzo tra un mercato ed un supermercato enorme vicino al porto, dove si vende di tutto, dagli stuzzicadenti alle barche. Dopo aver chiesto a qualcuno, capisco di che si tratta: probabilmente per una reminiscenza del periodo d’oro del commercio di minerali, Iquique è Zona Franca, e qui tutto costa molto meno; viene gente da tutto il resto del Paese ed ognuno ha diritto ad un certo quantitativo di merce secondo regole insondabili.
Da Iquique il nostro itinerario ha toccato Calama dove ci sono le miniere a cielo aperto di Chiquicamata (vedi il recente film sul Che), San Pedro de Atacama in pieno deserto (era un’oasi, mi dicono che ora costa come Acapulco). E giù, giù di nuovo verso Santiago.
In pratica il Cile attraversa vari paralleli e le differenze climatiche tra nord e sud sono impressionanti: dal deserto del Nord si passa a laghi e montagne innevate dove si scia e le cittadine (Villarica, Pucon) sembrano costruite dagli Svizzeri! Qualche domanda ai locali, una consultatina alla guida, e si scopre che ai tempi del colonialismo c’erano i tedeschi. Ah, ecco.
Il rammarico più grande di questo viaggio è stato non poter arrivare in Patagonia, poiché la stagione (era Agosto, inverno da queste parti) non lo consentiva... tipo 30 gradi sottozero e venti a 110 km/h! Il patetico tentativo di chiedere alla capitaneria di porto se c’erano navi in partenza mi è fruttato qualche risolino e qualche epiteto tipo “gringo”… Che a dispetto dell’epica di quando eravamo bambini vuol dire più o meno “stupido bianco”.
Se potete andateci a Gennaio o Febbraio, troverete un clima più mite, anche se ci saranno più turisti e attraversare il deserto di Atacama di notte per giungere a San Pedro sarà forse meno poetico.
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