Volare sul Mistero : Nazca
La mappa del sogno
D
opo un attimo di terrore nell’esatto istante del distacco da terra la paura scompare per lasciare il posto all’emozione del volo. Solo su piccoli aerei come questi si può percepire la vera magia di volare, sospesi come uccelli nell’aria, guardando la terra da un’altra sorprendente prospettiva, sentendo la corrente dei venti che ti sposta, ti sostiene, per alcuni istanti ti lascia cadere per poi riprenderti subito. Si vola verso il deserto, sopra altipiani brulli e ampie distese di nulla. La terra laggiù è grigia e marrone, bruciata di sole, pietrosa come la luna. Gli occhi cercano instancabili di scorgere il primo segno, la prima traccia del mistero. Come dal nulla nella massa confusa di segni sul terreno ecco che all’improvviso compare una forma. L’aereo si piega da su un’ala per poter meglio vedere: laggiù per centinaia di metri si spiegano le immense ali di un condor che pare riflettere il nostro sguardo in volo, più in là una gigantesca lucertola di 180 metri sonnecchia al sole del deserto, a destra, laggiù, il colibrì dal lungo becco dorme accanto al ragno, il cane e la scimmia dalla lunga coda arrotolata si stagliano tra lunghe linee rette a perdita d’occhio. Sotto la parete di una montagna ecco comparire il misterioso disegno dell’astronauta, figura umana che pare provenire dal futuro. Le figure da terra sono impercettibili, ottenute semplicemente spostando le pietre desertiche ai lati delle linee, scoprendo così la terra più chiara e creando in tal modo i disegni. La perfezione geometrica e delle proporzioni cattura lo sguardo. Come potevano i popoli Paracas e Nazca tra il 900 a.C. e il 600 d.C. realizzare opere così perfette e complesse e come potevano soprattutto goderne? C’è chi dice che conoscessero già allora l’arte del volo in mongolfiera, c’è chi sostiene siano calendari astronomici per l’agricoltura, chi le spiega come camminamenti rituali, chi addirittura sostiene siano piste di atterraggio per civiltà extraterrestri: queste ed altre ancora sono le ipotesi formulate nel corso degli anni attorno alle linee di Nazca. Siano quel che siano, da quassù, con lo sguardo del falco, sono l’incredibile, magica e affascinante mappa di un sogno.The Grumpy’s
L
’eco dell’emozione per questa esperienza fatica a spegnersi e una volta tornati a terra si stenta a riprendere contatto con la realtà. Bisognerebbe però non lasciare Nazca troppo in fretta come fanno quasi tutti una volta esaurita l’esperienza del volo. La piccola cittadina che ruota attorno a quest’unica fonte di sostentamento come sola attrazione può svelare angoli neppure troppo nascosti di vera umanità. Può raccontare la vita che scorre ogni giorno tra la polvere di questo deserto. Tra bus di turisti che arrivano e partono in un lampo. Camminando la sera senza meta lungo le vie buie e silenzione ci si può imbattere in un piccolo e semplice ristoro: quattro tavoli di legno, due ragazzi in cucina, la vecchia madre in sostegno ai fornelli. Si può ordinare del buon cibo, una birra fresca e passare la sera a parlare del mondo, delle speranze nel futuro, della difficile condizione di chi, come loro, cerca di costruirsi dal nulla un lavoro, di ricette tipiche, del costo proibitivo dell’accesso alle zone turistiche come il Machu Pichu per i locali, del terribile terremoto di pochi anni addietro che ha distrutto in pochi minuti quasi tutta la città con il suo carico di speranze e fatiche. Ci si può lasciare con una stretta di mano e un pezzo di verità in più.Non bisognerebbe scappare da Nazca dopo il volo, perché altrimenti la mappa del sogno sarebbe incompleta.
"Volare sul Mistero" è stato pubblicato dalla rivista "Il Mappamondo" edizioni EDT nel numero di Novembre 2004.
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