Anjelino perso sull'isola di Flores
Rally sul vulcano
E
’ ancora notte quando Mr Angelino si piazza fiero al volante della jeep: dobbiamo salire con lui fino quasi alla cima del vulcano Kelimutu. La situazione è questa: buio, freddo intenso, stampata nella memoria l’immagine della notte precedente con Angelino ubriaco di arak che balla sul tavolo e canta a squarciagola. Salire o non salire ? Saliamo. Dopo le prime curve tra la foresta, due rischi infarto, tre penalità per quasi cappottamento, una ammonizione per derapata irregolare, tre cartellini gialli per contraccolpo da buca trascurata, quindici richiami verbali per eccesso di velocità su terreno fangoso, decidiamo di mandare a cagare Angelino che immediatamente si calma (o forse si sveglia ?!) e riesce a portarci sulla cima indenni. Anche per oggi riusciremo a vedere l’alba.In panne nella pampa
D
opo il rally e l’alba sul Kelimutu la giornata prosegue con un lungo viaggio alla volta di Riung. Chilometri e chilometri di strade che certamente non aiutano la povera auto di Angelino: infatti dopo poche ore necessitiamo di un meccanico. Entriamo nel primo paese e fermiamo la carcassa davanti ad un’officina. Cioè, forse è un’officina: uomini in canotta, cacciaviti, martelli, qualche tubo: sì, deve proprio essere un’officina. Angelino apre il cofano con aria affranta ed inizia il consulto. Attorno al motore si raccolgono un po’ di persone. Ognuno dice la sua, tranne il nostro autista, che di motori non ne capisce proprio nulla. Si fida degli esperti. L’equipe meccanico-chirurgica, dopo varie discussioni, opta per l’estrazione a cofano aperto e senza anestesia del carburatore, che viene appoggiato per terra, nel senso proprio tra la terra, e preso ripetutamente a martellate con foga. A turno, dai vari membri dell’equipe. Probabilmente per finirlo senza sofferenza. No, forse no. Ecco che la massa ferrosa ammaccata viene reinserita, ancora due colpi ben assestati ed ecco fatto. Ripartiamo seguiti dagli sguardi dei meccanici che ci osservano con un misto di compassione, incredulità e derisione. Mentre Angelino ci porta via restiamo con il naso appiccicato ai finestrini, muti, ad osservare la nostra ultima speranza che si allontana.N
eanche un’ora dopo infatti ecco che la jeep emette un ultimo grido strozzato e poi muore sul ciglio della strada. Definitivamente. Angelino non si rassegna: al destino, all’inevitabile, al suo non capire nulla di automobili: ficca la testa nel motore e armeggia a caso per quasi due ore. Cerchiamo di aiutarlo ma neppure ci risponde. Dalla solidarietà e comprensione per il suo disagio passiamo all’esasperazione per la sua ostinazione muta. Anche perché si sta facendo buio e siamo nella pampa più sconfinata e deserta mai vista. Ed ecco l’incredibile: dal nulla sbuca all’orizzonte un furgoncino saltellante: fuggiamo senza indugi.Nell’allontanarci ci sentiamo sporchi traditori, ma in certi casi meglio lasciar fare al buon vecchio istinto di sopravvivenza.
Bye Anjelino, hope to see you soon. Or not ?
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