Postiamo qui di seguito il link al video realizzato questo agosto 2011 alla casa famiglia Omeobonbon di Fianarantsoa – Madagascar.

Una esperienza forte, intensa, indimenticabile.

 

Nessun commento sulla qualità video – girato con un iPhone
Nessun commento soprattutto sulla qualità della performance ginnica durante la gara con i bambini…

Commenti e domande invece ben accette sull’esperienza. Magnifica. Indimenticabile. Ancora oggi siamo in contatto con loro e se qualcuno volesse aiutare, contribuire o soprattutto andare a vedere con i propri occhi, partecipare ed esserci è ben accetto. Un luogo difficilissimo che raccoglie storie difficilissime, ma al contempo un luogo di sorrisi e di pace dove, anche nel dolore e nella miseria più estreme, bambini senza famiglia e cani abbandonati imparano a vivere insieme e a condividere il rispetto e l’amore.

Omeobonbon

Qui il link al nostro canale video  Aguaplano

 

Grazie Mondo per la buona notizia della liberazione di Paolo Bosusco. Potremmo essere ancora più felici se arrivasse a breve la notizia che anche Rossella Urru tornerà ad essere una persona libera. Dai che ce la fai mondo, fai uno sforzo, noi con te.

www.rossellaurru.it

 

Una buona notizia una volta tanto: Paolo Bosusco, la guida di Condove rapita il 14 marzo scorso dai ribelli Maoisti nella regione dell’Orissa in India, è stato liberato questa notte e si troverebbe già nella capitale della regione. Ne ha dato notizia la TV Indiana NDTV, e poco dopo è arrivata la conferma da parte dell’ambasciatore Italiano in India.

 

Un pensiero per Paolo Bosusco

Nella speranza che Paolo Bosusco presto ritorni libero, vorremmo segnalare qui il suo sito. Per tutti quelli che si fidano solo delle informazioni superficiali della stampa ufficiale  che in questi giorni hanno riportato altrettanto superficialmente notizie su di lui e sul suo modo etico di lavorare. Per tutti quelli che cercano di risolvere semplicisticamente la questione con commenti critici sul suo operato, riportiamo qui di seguito un estratto dal suo sito, nella pagina Avvisi e Consigli, che ci fa capire il suo modo rispettoso di far conoscere la verità di un paese:

Paolo Bosusco in uno dei suoi trekking“La maggior parte dei trekking si svolge in zone completamente incontaminate da qualsiasi tipo di turismo, è necessario perciò avere molta adattabilità e spirito di collaborazione. Ci sono poi alcune regole da seguire, per tutti i trekking tra le popolazioni tribali, particolarmente per i gruppi più isolati.

 Occorre molta discrezione nei rapporti con questi popoli, specialmente con alcune tribù dove ad esempio il rifiuto della fotografia è anche legato a motivi magici. Così, spesso bisogna resistere all’impulso di fotografare qualcuno molto fotogenico, per motivi di sicurezza e incolumità, la propria e quella dell’intero gruppo. Ad esempio con i famosi Bonda (ma anche con i Kutia Khond e con altri gruppi tribali), il rischio di ricevere una freccia in pancia è concreto, anche solo per piccoli sgarbi o scortesie.

Evidentemente dopo essere stati ospiti di un villaggio, ed esserci conosciuti meglio reciprocamente, qualche foto domandando prima il permesso sarà possibile farla. Infine in alcuni villaggi saranno loro stessi a chiedere di essere fotografati, ma sarà solo per curiosità, non per soldi.

Non mercifichiamo il rapporto con i tribali; quindi nessun regalo, neanche ai bambini!

Nella spesa del trekking è già inclusa una quota che sarà versata alla famiglia o al capo villaggio nel caso si dorma in una loro capanna o si acquisti provviste varie o si usi la loro collaborazione per qualsiasi altro servizio. Nei rapporti con i tribali, al di fuori di questa spesa, non dev’esserci nessun altro tipo di transazione commerciale.

All’interno dei villaggi si dovrà sempre cercare di minimizzare il nostro impatto e comportarci con delicatezza. In alcuni villaggi isolati è meglio evitare di toccare oggetti, case o persone, poiché ci sono a volte dei tabù impensabili.

Per quanto riguarda i trekking all’interno dei parchi e santuari naturalistici, l’aspetto più importante da considerare è quello della sicurezza; questo implica un seguire fedelmente le nostre istruzioni. All’interno dei parchi dovremo adattare i nostri ritmi di vita a quelli degli animali, e ciò significherà a volte sacrificare alcune comodità.

Non bisogna aspettarsi una visione di tipo savana africana con migliaia di animali tutto attorno a noi, al contrario le giungle indiane danno al primo impatto una sensazione di assenza di vita, specialmente in alcune ore della giornata. Gli animali ci sono, ma solo con l’esperienza, la conoscenza delle loro abitudini, il minimizzare la nostra presenza e soprattutto pazienza, sarà possibile avvistarli.

L’abbigliamento consigliato è con colori che si mimetizzino con i colori della giungla (da evitare assolutamente il bianco!); occorre inoltre limitare urli, rumori, suoni, ecc.

Chi condivide tutto questo farà un trekking bellissimo, indimenticabile, chi invece non se la sente di assumersi questi piccoli obblighi, farebbe meglio a rivolgersi ad altre agenzie”.

Qui il link al sito di Paolo Bosusco:
www.orissatrekking.com

Ciao Paolo, noi ti pensiamo

 

 

Bolivia – chiude McDonald’s

In Bolivia chiude McDonald's

In Bolivia chiude McDonald's

Sarà la coscienza ambientalista, sarà la vicinanza con l’Amazzonia che la mega catena contribuisce pesantemente a distruggere, sarà il nuovo corso politico, sarà l’abitudine ad altri sapori, sarà la povertà, sarà quel che sarà ma intanto questa è una bella notizia. Perché l’omologazione del fast food, la sua inciviltà, la sua crudeltà sociale, ambientale ed economica ci hanno veramente stufato. Basta.

Sarebbe ora che anche noi dicessimo basta e che prendessimo a monito quello che succede in un piccolo paese dall’altra parte dell’Oceano.

Tra l’altro, per motivi diversi: chiude McDonald’s in Iran e Islanda. Ci associamo a questa curiosa triangolazione geografica.

W lo street food, w il cibo locale, il lavoro puro e lento della terra e dei suoi uomini spesso perduti in una velocità insensata e senza meta.

 

 

Costa Concordia is Missing

La webcam ormai spenta per sempre della Costa Concordia

  • 114.500 tonnellate di stazza e 1.500 cabine
  • L’energia elettrica sarebbe sufficiente al consumo di una città di 50 mila abitanti
  • 5 ristoranti, 13 bar, 5 vasche idromassaggio e 4 piscine
  • 1 teatro alto tre piani, 1 discoteca
  • I rivestimenti in tek potrebbero coprire due campi di calcio,
  • Con le tovaglie a bordo si potrebbe apparecchiare una tavola lunga 27 chilometri

Consumo: 12.000 Kilogrammi di carburante l’ora

Con tutto il rispetto per gli sfortunati che hanno perso la vita in questa tragedia, e per gli operai della Fincantieri che hanno costruito la Costa Concordia, mi chiedo cosa spinga 4000 persone a salire su un tale mostro, per passare delle giornate nel banale mar tirreno (in inverno), tra code, giochi insulsi, concorsi anch’essi insulsi, corsi di ballo, corsi di aerobica e ancora:

- Turni per andare a mangiare (non vi bastano le mense ed i self-service tutto l’anno?)
- Negozi aperti e promozioni in corso (negozi? quelli li avete anche dietro casa)
- Orario d’apertura dei servizi a bordo (reception, ufficio delle escursioni, parrucchiere, estetista, sala fitness)
- Programma e tariffe delle escursioni del giorno (tariffe!)

Orari, turni, code… tutto programmato nei minimi dettagli se pur nel lusso (?) come fosse una caserma o più semplicemente una fabbrica o un ufficio.

4000 persone (un paese intero) chiuso in uno spazio che per quanto grande è comunque minuscolo in rapporto al numero. In pratica un enorme centro commerciale che galleggia.

certo, ero in viaggio di nozze per cui avevo suite samsara, area spa compresa, ristorante privato samsara. allora se spendete bene (valore del mio biglietto 5000 euro in due) avete e sarete trattati benissimo. il ristorante è ok (solo a vedere gli altri ristoranti con caos ecc.. mi veniva male)” (cit. un passeggero)

A questa gente non interessa vedere il mondo, mettersi in gioco, scoprire qualcosa di nuovo… tutto quello che vogliono è avere per una settimana o due la sensazione di essere qualcuno che “conta” salutando con la manina quelli “normali” a terra, per poi ritornare alla routine di sempre tra code, negozi, self service… per un’altro anno.

Se poi non si può fare un’escursione perché a terra c’è della gente che muore sotto le bombe il commento è questo:

La cucina è ok, pulitissima la cabina e la nave, l’animazione a me non interessa, le escursioni erano care ma belle (purtroppo la tappa in tunisia prevista da scalo non è stata effettuata per via della guerra gheddafi). va beh, siamo andati alla valletta” (cit. un passeggero)

No alarms and no surprises

Silent, silent

costa concordia

 


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